Una riforma costituzionale inutile

 

(di Alessandro De Virgilio)– Non sono fra coloro i quali dicono no alla riforma costituzionale ritenendola un attentato alla democrazia (sebbene renda non elettiva una camera che a questo punto era meglio abolire), ne’ condivido le argomentazioni di chi denuncia che il nuovo sistema estenderebbe ai consiglieri regionali l’immunita’ parlamentare. Si tratta di un’assunto populista come quello che, sul versante opposto, fa perno sulla riduzione dei costi. Semplicemente, la ritengo inutile e credo che non risolvera’, diversamente da quanto afferma il premier, il problema dell’instabilita’ dei governi. La stabilita’ puo’ venire solo da una legge elettorale all’inglese, da adottare, pero’, anche per le consultazioni locali. Un sistema di voto di questo tipo cancellerebbe gruppuscoli e partitini, utili solo per incentivare i cambi di casacca, e ridurrebbe lo schema politico a due, massimo tre partiti.

Parlamento

Bisogna considerare che in Italia si vota con ben sei sistemi elettorali diversi: piccoli Comuni, grandi Comuni, Province (quando si votava), Regioni, parlamento nazionale, parlamento europeo. Questo genera confusione perche’ consente a piccoli gruppi politici, privi di consenso, di ricattare gli esecutivi, cambiando campo da destra a sinistra a loro piacimento.
Con un sistema maggioritario uninominale, un partito come l’Ncd non esisterebbe in quanto i transfughi del Pdl non avrebbero avuto una scialuppa per approdare sull’altra sponda ne’ per tentare la rielezione. Berlusconi non sarebbe caduto (possiamo ovviamente discettare se sarebbe stato un male o un bene a seconda degli orientamenti) e non avremmo avuto Monti, eventualita’ questa sulla quale ritengo possano essere maggiori i punti dicontatto fra diversi schieramenti. Sarebbero stati gli elettori a scegliere una maggioranza chiara, per cui non avremmo avuto nemmeno Letta e Renzi, ma probabilmente Bersani o Berlusconi.

Alessandro De Virgilio

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