“Safe City” : i dubbi, pesanti, di Giglio (Sel) e Capellupo(Pd)


Sul progetto “Safe City”, destinato,nelle intenzioni dell’Amministrazione Comunale a, a  garantire la sicurezza nel capoluogo di regione,sollevano pesanti dubbi i consiglieri d’opposizione Antonio Giglio,capogruppo Sel e Vincenzo Capellupo (Pd).


Riportiamo integralmente la nota

In merito alla delibera di Giunta n. 57 dell’8 marzo 2013, avente ad oggetto “Approvazione dello studio iniziale e offerta di bilancio del progetto “Safe City” della Società Bunkersec, con sede in Israele e mandato al Comandante Municipale di Catanzaro Gen. Dott. Giuseppe Antonio Salerno, per l’attivazione dei procedimenti necessari per il finanziamento dell’intervento presso i competenti uffici regionali”, solleviamo grosse perplessità in merito al Progetto “Safe City” e all’opportunità del suo recepimento per Catanzaro.

Il punto non è, ovviamente, la salvaguardia della sicurezza (il progetto si propone di fornire efficaci strumenti per la lotta alla micro e macrocriminalità); il punto è la proporzione tra obbiettivi, risultati e risorse.

Il progetto, redatto gratuitamente, parla di realizzare, tra le altre cose: Centro di comando e controllo equipaggiato con 15 workstation, videowall, server, strumenti; call center con 4 postazioni per la ricezione delle chiamate; rete privata e dedicata con 25 HUB di comunicazione; 700 telecamere, 200 addizionali fittizie; 35 sistemi di riconoscimento delle targhe automobilistiche a due carreggiate e 10 a una carreggiata; 10 vetture della polizia con sistemi di sorveglianza mobile; 46 piattaforme per il comando computerizzato mobile.

Tutto ciò alla cifra di 23.180.000 euro (escluse comunicazioni mensili via cellulare, tasse, imposte e costi di dogana), somma per la quale è stato dato il via libera per chiedere l’indispensabile finanziamento regionale. I punti critici che poniamo all’attenzione, con grande preoccupazione, riguardano in primo luogo gli aspetti della privacy. Si sbandiera con agghiacciante superficialità l’applicazione di “tecnologie militari in campo civile”, ma nel progetto ci si limita alla più che generica enunciazione “dell’importanza del diritto del pubblico alla privacy”.

Senza scomodare Orwel e il Grande Fratello, ma ci pare che si sottovaluti colpevolmente l’invasività di un tale impianto. Ancora, se si guarda agli obbiettivi, a parte quelli relativi alla lotta a macro e microcriminalità, grande attenzione è data agli scopi di “Supervisionare efficacemente il flusso cittadino del traffico, comprese le infrazioni relative ai parcheggi”; “Accertamento infrazioni al Codice della Strada, verifica veridicità delle dichiarazioni rese in occasione di incidenti stradali”.

E’ necessario spendere 23 milioni e applicare tecnologie militari, per raggiungere obbiettivi minimi di qualsiasi corpo di polizia municipale di qualsiasi città civile? E proprio sul profilo economico, ci chiediamo, con quali risorse si avrebbe intenzione di tenere in piedi questo mastodontico apparato di gestione? Nel progetto nulla è detto riguardo ai costi annuali e ad un ipotetico progetto di spesa. Come potrebbe Catanzaro, che fino all’anno scorso non poteva garantire il servizio di mensa scolastica, che tuttora non può ristrutturare le scuole e riparare le strade, che è in assoluta emergenza infrastrutturale, sociale ed economica, permettersi fantasmagorici costi di gestione? Invitiamo con allarme e preoccupazione la maggioranza di centrodestra a bloccare l’iter e a portare immediatamente la discussione in Consiglio comunale.

Abbiamo la sensazione che si stia trattando con imperdonabile leggerezza questa vicenda, quando siamo invece convinti che per la lotta alla criminalità, ancora di più alle infrazioni al Codice della strada, i mezzi siano ben altri che non un colossale e costosissimo progetto che fa sorgere la ragionevole domanda: ci sono interessi dietro?

Antonio Giglio – Consigliere comunale SEL

Vincenzo Capellupo – Consigliere comunale PD

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