Referendum: Renzi verso dimissioni. In Calabria e a Catanzaro alto numero di “No”. In che misura voto ‘sganciato’ dai partiti?

 

Una valanga di “No” al referendum sulla riforma della Costituzione. Il premier, Matteo Renzi, travolto dal voto del 4 dicembre, nel pomeriggio presiederà una riunione del Consiglio dei Ministri  e poi si recherà al Quirinale per rassegnare le proprie  dimissioni nelle mani del Capo dello Stato, Sergio Mattarella.

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Una  sonora bocciatura dagli elettori, dunque, per la riforma voluta dal Governo Renzi. Ampia la partecipazione alle urne, con medie alte di votanti anche in Calabria.

Nel dettaglio, ha votato complessivamente ( Italia + voto all’estero) il  65,47%  degli aventi diritto, con un “Si” attestato a quota 40,89% (13.432.208 consensi)  ed un  “ No” al 59,11% ( 19.419.507).

Se si considera soltanto il territorio nazionale, i votanti sono stati 68,48% degli aventi diritto, con il 40,05% dei consensi al “ Si” ed il 59,95% al “No”.

In Calabria, affluenza  alle urne sicuramente più bassa rispetto al dato nazionale, anche se la media resta comunque significativa: hanno votato il 54,43% degli elettori. Il 32,98% si è espresso a favore della riforma, il restante 67,02% decisamente per il “No”. Anche la Provincia di Catanzaro, con il suo 56,71% di votanti si è collocata abbastanza lontano dalla media nazionale. Qui i “ Si” hanno raggiunto il 33,83% ed i “No” il 66,17%.

Più alta, ma sempre lontana dalla  media nazionale, la media votanti nella sola città di Catanzaro: 58,51%. Il “Si” ha raggranellato il 30,25% dei consensi ( pari a 12.863 voti), il “ No”, invece, a quota 69,75 % (29.658 consensi).

Ma il voto calabrese  ed anche catanzarese, sia in provincia che in città, si caratterizza per l’ampio consenso riservato ai “No”, con percentuali, come si può osservare, ben più alte rispetto alla media nazionale e complessiva, di oppositori alla riforma costituzionale.

I commenti e gli interventi politici dei  leader dei diversi partiti, nelle prossime ore, potranno forse meglio chiarire l’apporto in termini di partecipazione al voto che questi stessi schieramenti sono stati in grado di garantire. Si comprenderà anche meglio, di conseguenza, quale sia stato invece l’apporto al risultato referendario di elettori che si sono recati alle urne per una scelta di campo, a prescindere da quale, spontaneamente, senza dover necessariamente rientrare in logiche suggerite dai partiti medesimi. Se quest’ultimo dato  dovesse risultare di considerevole entità e considerata la materia per la quale si era stati chiamati alle urne  – la riforma della Costituzione non è certamente argomento di facile fruizione – si potrà anche ragionare,anche in questa regione, su una nuova  “ maturità” da parte dell’elettorato della quale occorrerà tener conto anche nelle prossime  consultazioni  elettorali.

Alfonso Scalzo

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