Pino Daniele: tra ‘mille culure’ e suoni perduti

 

 

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Di sera, in macchina, con Mimmo e Johnny, una vecchia cassetta di Pino Daniele, anni fa… Era l’album omonimo. Quello dell’ottanta dove Pino era ritratto in quattro foto mentre si faceva la barba. Quello di “je so’ pazzo”, “putesse essere allero”, “chillo é nu buono guaglione”… Ricordo che dopo un po’ Johnny ci chiese di fosse quella musica e sentendosi rispondere “Pino Daniele” rimase sconcertato. “Non é possibile! Pino Daniele fa schifo mentre queste canzoni sono bellissime!”.

Erano gli anni novanta e Johnny, arrivato da poco in Italia da New York, conosceva solo quelle note incolori di Pino che in quel periodo trasmettevano le radio. Era il tempo di “che Dio ti benedica…che fica!” delle tute camouflage e delle foto in cui era abbracciato all’immancabile chitarra Avalon. Quel suono magico e “mille culure” di quegli anni a cavallo tra la fine dei ‘70 e i primi ’80  Pino non lo ha più ritrovato. Oggi mi manca ancora di più!

Ezio Munizza

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