Pd: verso Primarie e stagione dei congressi. La riflessione di Salvatore Scalzo

L’analisi spietata ma oltremodo necessaria del voto in Calabria deve essere masticata dal gruppo dirigente più anziano o più navigato del Partito Democratico, presente a maggioranza nelle istituzioni più rappresentative e nelle liste delle ultime elezioni politiche che, non sono state troppo digerite dai calabresi e da molti militanti.
Non è con organismi lottizzati che si fa la strada giusta. Non è così. Altrimenti vorrebbe dire che davvero non abbiamo capito nulla di quello che è successo il 25 febbraio. Occorre andare molto oltre. E’ evidente e positivo, (come stabilito in data odierna) che i congressi si celebrino rigorosamente entro la primavera e necessariamente nel loro ordine naturale – dai circoli, al provinciale, al regionale e non viceversa (evitando al di là di buone intenzioni, la decisione dall’alto di poche vecchie cordate e la cristallizzazione degli assetti esistente che vengono scaricati sui livelli territoriali più bassi), ma questo da solo non basta.
Serve infatti, accanto a questo, la comprensione da parte degli attuali rappresentanti istituzionali di più vecchio corso che si chiude una stagione e che, se hanno a cuore le sorti del Partito, la gran parte deve profondamente mettersi in discussione e maturare un elevato senso di generosità e servizio. I congressi non devono garantire alcun presunto accordo già stipulato, ma favorire l’emergere dal basso di una classe dirigente nuova, libera e svincolata, capace di vincere sulla base della riflessione programmatica che da qui in avanti dovrà condursi.
D’ora innanzi, nel momento in cui il nostro Partito vorrà trovare soluzioni differenti alle problematiche storiche di questa terra, dovrà articolarne le proposte dettagliandone modalità di attuazione, reperibilità delle risorse necessarie e ricadute immediate e a medio termine. Cambiamo vocabolario, ripartiamo da nuove prospettive, favoriamo una visione di partito, assumiamo l’investimento nelle politiche ambientali come chiave per il lavoro in Calabria, battiamoci in prima linea per la tutela del nostro territorio e dei beni comuni, ridiscutiamo da subito come possiamo impegnare i fondi europei per l’avvenire dei calabresi, per convincere più degli altri e amministrare meglio di chiunque, imponiamoci di unire questa regione e i suoi cittadini attorno a valori e progetti condivisi. Dobbiamo essere ambiziosi per incidere sul futuro della Calabria.
 Un nuovo Pd potrà farlo. Per poter accendersi di una vita nuova il Pd dovrà aprirsi come non ha mai fatto alla società civile, al mondo sociale e produttivo della Calabria, per recepirne e promuoverne le spinte propositive. E lo potrà fare solo se tutte le energie positive che ci sono in questo Partito, le buone esperienze amministrative sui territori, le giovani e qualificate leve libere si decideranno a prendere per mano il Pd e a condurlo verso una nuova stagione.
E’ finita. E’ finito il partito degli accordi, il partito conservatore delle correnti e sensibilità coincidenti puramente con gruppi di individui, il partito che attacca sulla stampa per alzare il prezzo dell’accordo sul tavolo delle trattative, il partito dei doppi incarichi, il partito che non riesce a parlare dei problemi quotidiani dei calabresi, il partito dove troppi rappresentanti eletti passano il tempo a difendersi la rendita o a pensare alle prossime elezioni, invece di svolgere il ruolo di opposizione o maggioranza assegnato dagli elettori.
Riduciamo con forza i costi della politica a partire da noi e imponiamo la trasparenza interna come condotta irremovibile. Una nuova stagione della politica è iniziata e occorre prenderne atto. E siccome penso che il Partito Democratico rimane l’ultima ancora di salvezza del Paese, è chiaro che una sua non radicale riforma significa comunicare alla Calabria e all’Italia che non c’è più spazio per fare del bene alla gente attraverso la politica.

 

Salvatore Scalzo 

Capogruppo Pd Consiglio Comunale Catanzaro


 

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