Manifestazione antimafia-Catanzaro: ma quale isola felice?

 

(di Alessandro De Virgilio) –

L’associazione “Libera” ha promosso per domani, a Catanzaro, una manifestazione contro la criminalita’. L’iniziativa scaturisce da una serie di episodi delittuosi che negli ultimi mesi  hanno scosso l’apparente tranquillita’ della citta’ capoluogo della Calabria, un tempo etichettata come “Isola felice” per rimarcarne l’impermeabilita’ al fenomeno della ‘ndrangheta largamente diffuso nella regione. Ancora nei giorni scorsi il questore della citta’,  Giuseppe Racca,  ed il procuratore capo della Repubblica, Vincenzo Lombardo, hanno ribadito che la realta’ catanzarese non e’paragonabile a quella di altre citta’ della regione e della stessa provincia e che la situazione dell’ordine pubblico e’ sostanzialmente sotto controllo.

 

catanzaro panorama

La cautela dei massimi rappresentanti  di magistratura e forze di Polizia e’ senza dubbio dettata dalla logica necessita’ di  infondere nella cittadinanza la massima fiducia nello Stato e nella sua capacita’ di imporre il rispetto delle leggi. Ma al di la’ dell’opportunita’ di una simile posizione, la realta’ dei fatti e’ ben piu’ seria di quanto si possa credere ed il radicamento del fenomeno criminale non e’ nuovo ed e’ ben documentato da atti giudiziari ed operazioni di polizia.

Nel giugno del 1993, con l’operazione Falco-Ghibli, Polizia e Carabinieri disarticolarono  quelle che erano vere e proprie cosche di ‘ndrangheta, sebbene sottoposte alla tutela di “famiglie”  storicamente affermate nel panorama criminale come come gli Arena di Isola Capo Rizzuto ed i Mancuso di Limbadi o i clan del basso Ionio catanzarese.  La locale procura delle Dda, guidata da Mariano Lombardi, con il beneplacito della Procura nazionale Antimafia allora guidata da Bruno Siclari, emise 211 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettante persone accusate di assere affiliate o in qualche modo contigue ai clan dei “Gaglianesi” di Gino Costanzo o ai gruppi capeggiati dai  boss Vincenzo Catanzariti e Giuseppe Critelli. Gruppi, dicevo, satelliti delle cosche piu’ antiche e radicate, ma comunque in grado di imporre in citta’ la legge del pizzo e delle tangenti.

A farne le spese importanti imprese edili impegnate nella costruzione  delle grandi infrastrutture come il tunnel sotto il San Giovanni. Emerse dall’ordinanza che un consorzio di imprese guidate dalla Lodigiani pago’ 200 milioni di lire, piu’ una rata mensile di 30 milioni, per garantire la tranquillita’ di uomini e mezzi impegnati nel cantiere. Fatti, questi, ai quali va aggiunta la serie di omicidi che si erano verificati in citta’. “E Catanzaro scopri’ di essere Mafiopoli”, titolo’ “La Repubblica” , mentre il “Corriere della Sera” esibi’ un altrettanto eloquente “Mafia e appalti nella Calabria degli insospettabili”.

 

polizia immagini 01

“I luoghi comuni sostenevano che Catanzaro fosse una citta’ tranquilla, invece abbiamo verificato, al di la’ delle dichiarazioni dei pentiti, che esisteva un tessuto o connettivo mafioso’” disse Giancarlo Bianchi, il magistrato che chiese e ottenne le misure restrittive.  E Bruno Siclari indico’ chiaramente  il livello politico, spiegando che “non si puo’ sviluppare un fenomeno cosi’, senza connivenze politico-amministrative e senza rapporti con i centri di potere economico”. Insomma, una presenza criminale non proprio estemporanea e passeggera.  Il vuoto di potere  provocato dal blitz del ’93, come emerge chiaramente da successive indagini e dalle relazioni dei procuratori generali in occasione delle inaugurazioni dell’anno giudiziario, e’ stato colmato dai Rom. Uno status sui generis  quello degli zingari: gruppo bene organizzato e impegnato in tutti i traffici illeciti tipici delle mafie, ma non  direttamente riconducibile alla ‘ndrangheta benche’ riconosciuto dalle famiglie ”storiche”.

La recente operazione “Aemilia”, che ha portato in carcere 160 persone in tutta Italia nell’ambito di un’inchiesta incentrata sulle attivita’ di Nicolino Grande Aracri,  capobastone di Cutro, ha confermato la presenza in citta’ di una cellula legata  alla cosca del boss, il cui ruolo di vertice nel panorama mafioso regionale ha raggiunto l’apice con il riconoscimento di una nuova” Provincia” di mafia. Grande  Aracri, scrivono i magistrati  della Dda, controlla una buona parte del territorio catanzarese e del suo hinterland, ma riconosce e garantisce  l’autonomia dei Rom su un’altra parte del territorio. Come dire che le isole, a Catanzaro, sono aumentate. Non sono pero’ “felici”,  bensi’ isole di illegalita’.

Alessandro De Virgilio

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