La Proposta di Ledda: la casa di Emilia Zinzi diventi un museo ….

 

Un modo per ricambiare, almeno in parte, l’attenzione, il prezioso lavoro e l’affetto che la studiosa ha manifestato per Catanzaro e la Calabria. A lanciare la proposta, Quirino Ledda, memoria storica cittadina e responsabile Settore Cultura Legacoop Calabria.

 

Avendo saputo solo oggi perché fuori sede, che la Giunta Comunale ha intitolato l’archivio storico della nostra città alla sua figura, ritengo ciò ripari in parte il debito di riconoscenza ad una delle figure piu significative del novecento calabrese.
L’unico atto precedente fu quello di intitolargli una via in un luogo insignificante. Le pubblicazioni della Zinzi segnano una ricerca scientifica da cui attingere per conoscere e studiare la storia medievale della Calabria, che seppero colmare un vuoto a livello architettonico ed urbanistico ancora da completare.
Lo storico Luca Molignini definì il contributo della Zinzi frutto di decenni di lavoro e di ricerca,che meritano un’alta considerazione degli studiosi e dei cultori di quel periodo storico. Lei scrisse molto e vien difficile sintetizzare la sua opera, ma a chi ha avuto l’onore di conoscerla e di avere una piccola parte dei suoi scritti, ha permesso di avere una conoscenza di luoghi sconosciuti alla maggior parte dei catanzaresi.

 

Nel 1991 studiò in maniera scientifica la complessa problematica storico/territoriale del triangolo Borgia/Stalettì/Squillace ritenendola una delle piu affascinanti nel panorama della ricerca sugli insediamenti del sud europeo. Essa faceva riferimento al parco archeologico greco/romano Skiylletion/Scolacium e dell’insediamento dell’alto respiro mediterraneo monastico cassiodoreo del castrum Scillatium, nel territorio di Stalettì e di Squillace, un sito interno e naturalmente difeso. Dunque un piccolo territorio segnato nei millenni dalla vita degli uomini, dal singolo ai gruppi, alle comunità. Ella continuò la ricerca sui luoghi cassiodorei con una pubblicazione fornita di schede che individuarono l’eccezionalità testimoniale di insediamenti eremitici nel sito del Castellense in piena rispondenza del sesto secolo dopo Cristo.
Molti di questi luoghi sono in totale abbandono nonostante rappresentino luoghi di culto, come la chiesetta di San Martino, Santa Maria del Mare, Santa Maria de Vetere. La Prof.ssa Zinzi dedicò la sua vita al servizio della ricerca per farci conoscere una Calabria in alcuni casi inedita. Voglio concludere con due scritti che riguardano Catanzaro pur essendocene tanti altri: nel 1996 realizzò una scheda sulla chiesa di Santo Omobono, che ne definisce le sue origini permettendogli di essere incaricata da Mons. Cantisani, Arcivescovo di Catanzaro/Squillace di presiedere il comitato scientifico per il suo recupero. Oggi, l’unico manufatto religioso del tardo undicesimo secolo ed i primi del secolo dodicesimo di rito greco, è stato totalmente recuperato. Nel 1979 scrisse la famosa lettera per chiedere agli amministratori comunali, dopo che era stato demolito palazzo Serravalle che si facessero promotori del diritto di prelazione su palazzo Fazzari, vincolato dalla legge 1089,rimase una lettera morta e oggi il suo degrado totale lo conferma. La Zinzi ha amato Catanzaro ma fu volutamente isolata, perchè non si prestò a nessuna operazione speculativa rimanendo una donna libera, anche se fortemente amareggiata. Niente potrà ricambiare il suo contributo all’identità storica di Catanzaro e della sua regione, ma si potrà onorarla decidendo di fare della sua casa in via Bambinello Gesù un museo per i giovani ricercatori calabresi che vogliono conoscere un pezzo importante della nostra storia.

Quirino Ledda Lega Coop Settore Cultura Calabria.

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