I frutti avvelenati della primavera araba

 

La ‘primavera araba’ e l’abbattimento del regime di Gheddafi. L’area mediterranea quanto mai instabile sotto gli effetti del  fondamentalismo islamico. Con un pericolo potenziale alle porte di casa, per Europa e Italia.

 

Il regime libico guidato dal colonnello Muhammar Gheddafi e’ stato abbattuto nel 2011 da un gruppo eterogeneo di rivoltosi sostenuto militarmente dalla Nato e dall’Ue sull’onda di quella che fu frettolosamente catalogata come “primavera araba”. Quest’ultima avrebbe dovuto portare democrazia laddove nessuno la invocava e fini’ col travolgere regimi, dittatoriali si ma laici, che fino a qual momento aveano contenuto il fondamentalismo islamico.  A volere fortemente l’intervento militare furono i governi di Francia e Gemania, allora guidati rispettivamente da Nicholas Sarkozy e Angela Merkel, in nome della necessita’ di evitare ulteriori stragi attribuite al regime contro ribelli inermi, che in realta’ erano armati fino ai denti.

 

cartina mediterraneo 2 bis

 

Il governo italiano, all’epoca guidato da Silvio Berlusconi, tento’ di opporre un’imbarazzata resistenza, dati i cospicui interessi nazionali in gioco e alla luce dell’accordo d’amicizia firmato pochi mesi prima con il governo africano. Ma, gia’ claudicante a causa delle defezioni in atto nella sua maggioranza e della situazione economica, il premier dovette cedere alle pressioni degli alleati, rimangiandosi i patti con lo scomodo vicino africano nel solco di una storica tradizione patria di cambio di fronte in corso d’opera. Alla scelta del governo, secondo quanto dichiaro’ successivamente l’allora premier, contribui’  la volonta’ del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, supportato dal Pd, all’epoca forza d’opposizione, evidentemente piu’ interessato a dare una spallata al premier che al rischio di destabilizzare un’area prossima ai confini nazionali. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, parla di quello libico come di uno “stato al fallimento”, ma sarebbe piu’ corretto definirlo uno stato distrutto dall’intervento militare dell’Europa.

 

gheddafi 05

 

Quell’avventata decisione si sta ritorcendo pericolosamente contro l’Europa e contro l’Italia in particolare. Sono i frutti avvelenati della primavera araba. Naturalmente non c’e’ esponente politico italiano che difenda la scelta di rovesciare Gheddafi – per cui quell’episodio  appare orfano di padre e di madre – ne’ un accenno d’autocritica a livello istituzionale. Io ritengo che il pericolo per la sicurezza del Paese sia molto piu’ concreto di quanto si pensi, il che richiederebbe da parte delle forze politiche un’unita’ d’intenti ed una visione strategica comuni. Ma, a giudicare dalle ultime dichiarazioni di alcuni ministri chiave, nemmeno il governo sa che pesci prendere.

Alessandro De Virgilio

 

Nelle Foto: cartina Mediterraneo e Muhammar Gheddafi

 

 

 

 

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