Grande Guerra: storia e lettere dal fronte del primo caduto catanzarese

 

Nelle settimane successive a quel 24 maggio 1915 destinato a passare alla storia come l’inizio ufficiale del coinvolgimento italiano nel primo conflitto mondiale, giunge a compimento la mobilitazione dell’esercito italiano. Centinaia di migliaia di soldati raggiungono la linea di confine ammassandosi intorno a un punto nevralgico, il corso dell’Isonzo, fulcro, di lì a un mese, della prima di ben dodici cruente battaglie che culmineranno, alla fine del 1917, con la disfatta di Caporetto.

In un’Italia ancora divisa tra accesi fautori dell’intervento e sostenitori della neutralità, l’unico sentore comune riguarda la durata del conflitto: è infatti convinzione ampiamente diffusa che la guerra sarà di breve durata e che comporterà un minimo dispendio di uomini. Invece, proprio a poche settimane da quel 24 maggio, il “nuovo macello di popoli”, crudamente preconizzato dal giornale socialista Avanti nel titolo che annunciava l’entrata in guerra del nostro Paese, inizia d’un tratto a concretizzarsi: per ciascuna città italiana giunge inesorabilmente il momento in cui la guerra diventa tangibile in tutta la sua devastante crudezza.

 

A Catanzaro, il primo impatto con la drammatica realtà del conflitto è rappresentato dalla notizia del primo caduto al fronte, il caporale del 48° Reggimento di fanteria Francesco Lembo di Nicola che, il 4 luglio 1915, all’età di ventisette anni, muore sul campo per le ferite riportate in combattimento.

I giornali locali dell’epoca danno ampio risalto alla notizia della morte di Lembo raccontando del funerale, celebrato nella chiesa del Monte dei Morti e della Misericordia, e della generosa raccolta di fondi promossa dai suoi commilitoni a favore della vedova e della figlia:

La chiesa diretta dai RR.PP. Cappuccini, riccamente parata a lutto ed illuminata  da cento lampade elettriche e da innumerevoli cerei, fra il profumo dell’incenso e della mirra, presenta un colpo d’occhio davvero emozionante per il ricco catafalco sito nel centro ed attorniato da piante e dalle bandiere italo-francesi ed anglo-russe con diverse corone offerte dai figli del Poverello di Assisi. […]. il molto Reverendo guardiano P. Mario da Chiaravalle, fra le lagrime dei parenti del caporale lembo e la profonda commozione dell’immenso pubblico, ricorda le doti dell’eroe catanzarese con una splendida orazione sentitamente elevata e patriottica, che merita le lodi di tutti i presenti, autorità e cittadini, che commossi si accalcano attorno al giovane oratore per stringergli la mano, congratulandosi per il discorso che è un vero inno alla guerra ed all’eroismo del nostro esercito, chiuso al grido di Viva il Re, primo soldato, viva il Pontefice della pace, e di viva l’Italia.

Così il Corriere di Calabria del 28 luglio 1915 riferisce i dettagli della toccante cerimonia funebre per “l’estinto Francesco Lembo […] primo catanzarese immolatosi all’altare della Patria”, morto eroicamente “col nome d’Italia e della famiglia sulle labbra”, alla quale prendono parte, oltre alle autorità civili e militari, “moltissime signore e cittadini di ogni classe”, turbati da un evento luttuoso che porta repentinamente la guerra e la morte nella vita di ogni giorno, a centinaia di migliaia di chilometri di distanza da un fronte sconosciuto e lontano. Un fronte da cui Lembo,  poco tempo prima della sua morte, scriveva una breve lettera al cassiere del Banco di Napoli, riportata da La Giovine Calabria del 27 luglio 1915:

siamo in trincee dove la nostra artiglieria protegie [sic] le nostre avanzate che progrediscono giornalmente, spero fra non molto scrivervi da Trieste che dal posto in cui siamo dista pochissimi chilometri. Il giorno non si fa altro che tirare colpi di fucile contro quel truce nemico che ogni momento ci tormenta.

 

prima guerra mondiale 15

L’eco della morte di Lembo non si spegne subito, dal momento che un mese dopo i fatti, alla fine di agosto, La Giovine Calabria pubblica  la lettera di rimessa al direttore del giornale di una piccola somma (circa 150 lire) raccolta da un gruppo di soldati catanzaresi del 48° Reggimento di Fanteria a favore anche della “orfanella del caporale Lembo Francesco presso la madre Gemma Virgolino (Scesa Carcere)”: un gesto di generosità enfatizzato dal titolo “Cuore Calabrese” che viene ripreso qualche giorno dopo dal Giornale d’Italia per riaffermare “la gentile poesia dell’anima calabrese che, pur nel periglio, riappare soavissima e rifulge!”.

 

Gli effetti personali del caporale Lembo rinvenuti al momento della morte sono attualmente custoditi dal Museo Storico Militare MUSMI di Catanzaro, nella sala del primo piano che conserva raccolte di cimeli della Prima Guerra Mondiale. Non può certo lasciare indifferenti la vista di oggetti di uso quotidiano e personale che, come avviene in analoghe collezioni museali, sintetizzano la struggente umanità delle microstorie di cui si compone quel complesso intreccio di strategie militari, astuzie diplomatiche e piani espansionistici che è sempre e ovunque la guerra. Nelle teche si allineano i silenziosi frammenti di una vita bruscamente interrotta: il portafogli con pochi spiccioli, il calendario art nouveau di un anno destinato a non essere concluso,  una sfilza di santini con le immagini familiari di San Vitaliano e San Francesco di Paola, un pacchetto di spagnolette, le sigarette nazionali con cui al fronte si fraternizzava e si riusciva a spezzare per qualche momento la tensione insostenibile dell’attesa e dell’allerta, e, appena conclusa, una lettera, che non sarà mai più spedita, alla moglie Gemma:

 

Mia carissima  Gemma,

Ti ho scritto sempre  e sarebbe inutile rimproverarmi, ciò significa che non ti giungeranno a destinazione per cui non devi impenserirti.

Che vuoi mia cara Gemma la vita di guerra è molto lavorata ma nulla mi lascia di sconforto sperando che fra non molto sarò di ritorno trionfante e orgoglioso d’una buona vittoria per la grandezza e l’unità della nostra grande Italia.

Dimmi che cosa si è fatto riguardo al sussidio? Se nulla si è potuto ottenere fammelo sapere. Mia cara  Gemma quando sarà quel felice mio ritorno affinché le nostre labra  [sic]potranno unirsi là  d’un solo bacio felice e eterno.

Vorrei dirtene tante ma il mio pensiero me lo vieta in migliori occasioni potrò accennarteli.

Riguardo alla mia salute grazie al Cielo me la passo molto bene come lo stesso spero della tua e quella della mia cara Pupetta a cui io dedico queste poche parole.

Pupetta mia dolce figlia mia come mi sei sempre immente che da più di un mese ti lasciai povera Pupetta mia! Come mi sei sempre nel mio cuore nessuno può darmi conforto che soltanto il mio ritorno.

Dirai alla famiglia Russo che il Sig. Alfredo se la passa molto bene di salute e che scrive sempre.

Finisco perché stanco del lavoro ma porgendo i saluti a tutti i miei amici compreso tutto il personale del Banco, un cordiale saluto alla famiglia Russo e Ciaccio.

A te unitamente alla mia cara Pupetta che mi è di conforto baciandovi e abbracciandovi di vero cuore credami tuo

Francesco

  1. S. Saluti a tutti di casa dove tu stessa darai un bacio da parte mia.

 

 

lettera soldato 01

Poche settimane più tardi, il 18 luglio, Catanzaro dovrà dare l’estremo saluto ad altri due catanzaresi del medesimo 48° Reggimento, la medaglia d’argento al valor militare caporale Giacomo Sinopoli, e il soldato Antonio Parentela, morti sul Carso per le ferite riportate in combattimento. Nel solo primo anno di guerra, dal 24 maggio al dicembre 1915, furono ben 764 i soldati catanzaresi che persero la vita al fronte.

Ricordare oggi le vicende individuali e private di Francesco Lembo e dei primi caduti della nostra città, particolarmente significative per noi che viviamo oggi in quello stesso territorio da cui essi  partirono cento anni fa lasciandosi alle spalle la vita di ogni giorno e i gli affetti più cari, ha un senso  soprattutto se si comprende che tali vicende sono tragicamente uguali a quelle di milioni di italiani che attraversarono faticosamente una penisola mai conosciuta prima di allora per arrivare in luoghi intravisti soltanto sulla carta geografica, accomunati da un destino di morte e dolore, e per diventare testimoni spesso inconsapevoli, attraverso lettere private, diari e tracce della vita di tutti i giorni, di uno dei più grandi massacri della storia recente.

Daniela Pietragalla

Le foto 2 e 3 sono di repertorio

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