Giustizia- Processi a numero chiuso? Cisal : no, grazie…

 

Processi a numero chiuso. Succede a Roma, dove, a causa della grave carenza di personale giudiziario, ” il Presidente del Tribunale e il Procuratore della Repubblica di comune accordo, con il placet del CSM e complice l’assordante silenzio della politica, hanno preso una decisione senza precedenti: lo svolgimento di  non più di 12mila, di processi l’anno”. Ma potrebbe accadere anche in altre aree del Paese.

La Cisal ritorna su una vicenda  balzata agli onori della cronaca  per evidenziare, a livello generale, “una inadeguata gestione” del comparto Giustizia, ritenendo  che “tale decisione non solo non risolverà il problema, ma rischia seriamente di compromettere, definitivamente, il già incrinato rapporto tra i cittadini italiani e la giustizia che non funziona a dovere”.

“Non è ammissibile” scrive in una nota Paola Saraceni,Segretario Generale del dipartimento Ministeri-Sicurezza e Presidenza del consiglio dei Ministri della Cisal-Fpc,  “avere dei processi più urgenti ed importanti, per così dire di serie “A” ed altri, con priorità inferiore, di serie “B”. I processi meno rilevanti  (secondo i criteri d’individuazione che saranno adottati) rischiano di finire dinanzi ad un giudice in tempi biblici, con buona pace dei cittadini che attendono una sentenza”.

Secondo l’organizzazione sindacale, che chiede di poterne discutere con la presidenza del Consiglio e con il ministro competente, “per  porre fine a questo grande caos, occorre una vera e coraggiosa riforma della Giustizia in primis, ma dell’intera Pubblica Amministrazione, più in generale”.

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