Credito: quei soliti noti che causano le sofferenze. Sud in maggiore difficoltà

 

Mezzogiorno in pesante debito d’ossigeno anche per il credito. In particolare, secondo uno studio di Confartigianato imprese, il peso delle sofferenze (somme prestate dagli istituti di credito e difficilmente recuperabili, n.d.r.) in quest’area del Paese ha raggiunto quota 22,9% e 24, 3% nelle isole. Al Nord-Est, tanto per avere un termine di paragone, è al 14,6%, al Nord-Ovest,il 13,3%.

Se estendiamo l’indagine ai paesi Ue, i prestiti deteriorati raggiungono una media del 15,8% in Italia, 6,9% Spagna, 3,6% Francia e 2,5% Germania.
“Secondo il report della Commissione europea per l’Italia la quota di crediti inesigibili nel settore bancario potrebbe rappresentare una fonte importante di rischi di passività a breve termine, mentre non appaiono significativi rischi di stress fiscale di breve periodo, sebbene alcune variabili”, scrive in una nota Salvatore Lucà, segretario Confartigianato e direttore centro studi Pitagora.

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“Sulla base dei dati per classe di grandezza della sofferenza rilevato dal Bollettino statistico di Banca d’Italia pubblicato venerdì scorso si osserva che al III trimestre 2015 il 70,3% delle sofferenze nette – al lordo delle svalutazioni e al netto dei passaggi a perdita eventualmente effettuati – si concentra sopra i 500.000 euro, e si riferisce al 4,7% degli affidati, con un valore medio di 2,2 milioni di euro, maggiormente compatibile con il taglio del finanziamento di medie e grandi imprese. Considerando i prestiti al totale delle imprese, al III trimestre 2015 l’incidenza delle sofferenze è pari al 16,8%; una maggiore incidenza, pari al 27,6%, nelle Costruzioni, segue con il 16,4% il Manifatturiero e con il 13,9% il comparto dei Servizi ad altri”.

“Come volevasi dimostrare l’incidenza maggiore delle sofferenze sono causate dai grandi affidamenti non certo dalle famiglie, artigiani, pmi e partite iva in generale che hanno difficoltà anche per un piccolissimo finanziamento di 5000 euro”, insiste Lucà, “ Il 5% dei grandi imprenditori è causa delle sofferenze in atto nel nostro sistema creditizio e se non si mette fine una volta per tutte a questo modo anomalo di fare si rischia di far scomparire un tessuto produttivo rappresentato dal mondo dell’artigianato e delle piccole e media imprese e da migliaia di dipendenti. Non è più possibile sopportare questo stato di cose, il sistema finanziario ha il dovere di sostenere concretamente il nostro tessuto produttivo e le famiglie, questi numeri confermano invece che le nostre banche operano fuori dalla realtà in simbiosi con un mondo imprenditoriale che non è il nostro”.

“Poi se si vuole favorire e concedere credito ai soliti noti, facciano pure, però dobbiamo certo denunciare cosi facendo la mancanza di etica del sistema finanziario che concede credito ad aziende che hanno sedi all’estero e li pagano le tasse”, conclude il direttore del Centro Studi Pitagora, “un vero paradosso garantito da chi dovrebbe controllare e invece è, per mancanza proprio di controllo da parte della Consob e Banca d’Italia, causa della vicenda Banca Etruria e compagnia. Noi attendiamo determinazioni risolutive sia per il credito che per la tassazione, in caso contrario ognuno si assumerà le proprie responsabilità nei confronti delle famiglie e piccole imprese relegati forzatamente a vivere ormai quasi in povertà e ai margini della nostra Società”.

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