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Volontari Protezione civile Catanzaro: ecco il sito web

È online il nuovo sito web del Gruppo comunale di volontariato della Protezione civile di Catanzaro. L’indirizzo,www.protezionecivilecatanzaro.it, è raggiungibile anche dall’apposito link pubblicato sul sito istituzionale del Comune, www.comunecatanzaro.it, nella sezione “Utilità” dedicata alla Protezione civile (http://www.comunecatanzaro.it/protezione-civile/).

computer 00Sul portale del Gruppo comunale Prociv, coordinato da Pierpaolo Pizzoni e realizzato dall’ing. Marcello Valia, sono consultabili e scaricabili tutti i materiali informativi realizzati dai volontari e dal personale del Comune. È presente anche un link alla pagina web dell’Arpacal per aggiornarsi sulla situazione meteo della giornata in corsa e sulle previsioni per quella successiva.

Oltre a notizie di vario genere relative alle attività del Gruppo comunale (comunicati, mezzi e attrezzature, corsi di aggiornamento e campagne di sensibilizzazione), c’è, soprattutto, l’intero Piano di Protezione civile comunale redatto dall’amministrazione  guidata dal sindaco, Sergio Abramo. Catanzaro è uno dei pochi centri calabresi e di tutto il sud Italia ad avere un Piano aggiornato che comprende le aree di emergenza e i modelli di intervento.

Nella sezione “Prevenzione” è stato realizzato un sunto facilmente consultabile dai cittadini in cui sono segnalati i comportamenti da tenere in caso di incendio, alluvione o terremoto.

 

Referendum 4 dicembre : sorteggiati gli scrutatori

 

Catanzaro –  Sono stati sorteggiati questa mattina, negli uffici elettorale del settore servizi demografici, i 291 scrutatori titolari e i 100 supplenti, che saranno impegnati nei novanta seggi, di cui sei speciali e nove cosiddetti volanti distribuiti sul territorio comunale  in occasione della consultazione referendaria del prossimo 4 dicembre.

comune interni 01La commissione elettorale, riunitasi in seduta pubblica e presieduta dall’assessore  Alessio Sculco,  ha effettuato il sorteggio  tra i diecimiladuecentoventi nominativi compresi nell’apposito elenco.

“La funzione dei scrutatori nominati” – ha ricordato il funzionario  Franco Catanzaro – ” è obbligatoria  e  sono previste delle  sanzioni per chi non ottempera secondo le disposizioni di legge. L’eventuale rinuncia va, tempestivamente, comunicata per iscritto all’ufficio elettorale di palazzo De Nobili, che provvederà, come previsto sempre dalla normativa vigente, alla sostituzione attingendo dall’elenco dei supplenti”.

Le lettere di nomina saranno notificate nei prossimi giorni al domicilio comunicato all’atto della domanda presentata dagli aspiranti scrutatori. Per ogni seggio saranno nominati tre scrutatori. Nei nove seggi  volanti, cioè quelli presenti nelle circoscrizioni dove insistono luoghi di cura con meno di cento posti letto, gli scrutatori sono quattro. La retribuzione prevista per ogni scrutatore è di 104,00 euro,  mentre per gli scrutatori dei sei seggi speciali  il compenso è di 53,00 euro.

Ed ecco gli elenchi degli scrutatori, come riportato in una nota di palazzo De Nobili:

ELENCO “A” DEGLI SCRUTATORI TITOLARI

ELENCO “B” SCRUTATORI SUPPLENTI

Reventino: valorizzare le risorse con i POIC

 

Valorizzazione dei centri storici, B&B e Albergo Diffuso, botteghe di qualità, musei aziendali, tour operator e  guide turistiche, ambientali e culturali.Ma anche servizi navetta e noleggio mezzi, attività artigiane e produzioni identitarie.

agriturismo 01Sono i settori al centro di un progetto, nell’ambito dei POIC (Progetti Operativi per l’Imprenditorialità Comunale), promossi dalla Regione Calabria (Dipartimento Sviluppo Economico) e gestiti da Fincalabra, presentato da Soveria Mannelli, in qualità di capofila, assieme ai comuni di Bianchi, Carlopoli, Cicala, Decollatura, San Pietro Apostolo e Serrastretta.

I POIC hanno la finalità di sostenere e incentivare l’occupazione e la nuova impresa nei territori comunali in un’ottica di filiera dello sviluppo locale e di valorizzazione delle identità locali in una logica di innovazione.

L’idea strategica che sta alla base del progetto presentato è quella di valorizzare un territorio omogeneo per caratteristiche geo-morfologiche, naturalistiche, demografiche ed economiche, attraverso le sue vocazioni produttive (agricole, artigianali e manifatturiere), la tutela del suo patrimonio ambientale, della sua cultura e delle sue tradizioni rurali, creando un nuovo “racconto turistico”, nonché spazi e luoghi interessati da nuove dinamiche di tipo economico e sociale.

A fronte di un finanziamento richiesto di oltre 11 milioni di euro, si dovrà dunque creare nuova imprenditorialità e sviluppo, con i conseguenti risvolti occupazionali, una maggiore qualificazione del capitale umano e un incremento della ricchezza del territorio nel suo complesso.

<<Le aree interne della Calabria, e tra queste quella del Reventino, risultano sempre più strategiche per lo sviluppo complessivo dell’intera Calabria>>, ha detto il sindaco di Soveria Mannelli, Leonardo Sirianni, <<occorre perciò valorizzare l’esistente, inteso come territorio e cultura del fare, introducendo nel contempo innovazioni capaci di andare oltre l’offerta tradizionale di prodotti e servizi, integrandoli con un mix di componenti destinati a creare valore aggiunto per i potenziali clienti.>>.

Foto di repertorio

Mimmo Rotella: documentario su Sky Arte e iniziative comunali

 

Decimo anniversario della morte di Mimmo Rotella. L’omaggio delle pagine culturali del Corriere della Sera, mentre quattro mostre sono in corso a Milano. Venerdì 7 ottobre, ore 19.50, Sky Arte trasmetterà  il documentario “Mimmo Rotella, l’arte dello strappo”. A produrlo è stata la Fondazione Mimmo Rotella, offrendo così  al grande pubblico televisivo l’occasione di riscoprire l’autore degli inconfondibili manifesti strappati e la sua carriera vissuta a stretto contatto con la Pop Art, tra Europa e America. L’iniziativa si aggiunge al fitto programma di attività condivise dall’amministrazione comunale in onore del grande artista catanzarese e che si estenderanno fino al 2018, anno del centenario della nascita.

progetto-rotella-muralTanti sono stati gli eventi pubblici che negli ultimi mesi hanno contribuito a rinsaldare il legame tra Mimmo Rotella e la città: la scopertura in piazza Rotella della targa disegnata dal progettista Franco Zagari nello spazio che il Comune ha inteso intitolare alla memoria dell’artista e che rappresenta un piccolo museo con l’installazione di quattro pannelli dedicati ad altrettante opere del maestro; un annullo postale speciale; la costituzione del Comitato per le celebrazioni rotelline, di cui fanno parte la Fondazione, l’Institute Rotella e l’Accademia di Belle Arti che, tra i suoi obiettivi primari, ha posto al centro la riqualificazione del mural realizzato da Mimmo Rotella sulla facciata del Palazzo delle Poste su Corso Mazzini. Una delle più importanti opere pubbliche attribuite a Rotella scoprirà una nuova luce grazie all’idea progettuale elaborata, a titolo completamente gratuito, dall’architetto Giulia Brutto, e condivisa da Comune e Fondazione Guglielmo, che ha trovato il pieno apprezzamento da parte di Poste Italiane. Dopo il parere positivo della Soprintendenza, l’iter legato al progetto prosegue speditamente e nel mese prossimo partiranno i lavori che prevedono la sostituzione del parapetto in cemento armato con una vetrata, in modo da favorire una migliore visione dell’opera, e l’eliminazione del pilastro centrale della pensilina, con accesso garantito da una scalinata artistica.
“Sono certo che l’intervento sull’opera murale”, ha commentato il sindaco Sergio Abramo”, contribuirà a valorizzare la preziosa testimonianza che Rotella ha voluto lasciare alla sua città (…)”.

 

Lamezia, studenti preparano manifestazione 7 ottobre

 

“La generazione ingovernabile, quella che si ribella al sistema attuale che mira alla privatizzazione della scuola, scenderà nelle piazze, le riempirà di colori, di gioia, di speranza e fiducia nel futuro.
Il sette ottobre, come nel resto d’Italia, studenti medi e insegnanti di Lamezia Terme faranno sentire la loro voce contro le politiche che il governo Renzi sta attuando sulla scuola pubblica”.

7ottobreE’ quanto riportato in una nota a firma Studenti Medi di Lamezia Terme, in relazione alla manifestazione contro la Buona Scuola,che si terrà, oltre che nella città della Piana, anche in numerose piazze italiane.

“La protesta riguarderà anche tematiche locali quali i disservizi del trasporto pubblico che quotidianamente interessano gli studenti pendolari e la sicurezza delle scuole lametine”, si legge ancora nella nota, ” un messaggio chiaro anche in vista del prossimo referendum del 4 dicembre, quando con il nostro NO alla riforma costituzionale, avremo l’occasione di esprimere un NO sociale a tutte le politiche del governo, soprattutto in tema di scuola, lavoro, casa e grandi opere”.
“Purtroppo dobbiamo segnalare il tentativo di intimidire gli studenti messo in atto da alcuni presidi: ci arriva notizia, infatti, che in alcune scuole gli studenti hanno ricevuto l’avvertimento di provvedimenti disciplinari in caso di partecipazione al corteo”, continuano i firmatari del documento, “ci preme ricordare quanto accaduto qualche anno fa quando un preside sospese tutti gli studenti assenti il giorno del corteo studentesco. In quell’occasione le proteste successive annullarono qualsiasi effetto di quei provvedimenti (…)”.
“Per questi motivi invitiamo gli studenti medi a scendere in strada il 7 ottobre partecipando al corteo con concentramento previsto alle 8:30 davanti al liceo Tommaso Campanella.Buona scuola, trasporti carenti, caro libri, alternanza scuola lavoro, test invalsi, scuole non sicure, presidi sceriffi… c’è chi dice no!”.

 

Amministrazione penitenziaria: Cisal incontra Buffa

 

La volontà di risolvere in brevissimo tempo i casi esposti, tra cui quello delle croniche carenze di personale esistenti, sia nell’area amministrativo-contabile che in quella della Sicurezza (Polizia Penitenziaria) della Casa Circondariale di Crotone e quello dell’inquadramento con trasferimento di tutto il personale della soppressa C.C. di Lamezia Terme.

Fabio Schiavone, interviene a un recente convegno Cisal - foto archivioE’ quanto emerso, si riporta in una nota della Cisal, nel corso di un incontro tra i rappresentanti della stessa organizzazione sindacale e il direttore generale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Pietro Buffa.

All’incontro ha preso parte, tra gli altri, il segretario nazionale Funzione Pubblica Cisal, Fabio Schiavone.

Buona Scuola, protesta anche in Calabria

 

I Partigiani della Scuola Pubblica parteciperanno il 7 ottobre, nelle piazze di tutta Italia, alle manifestazioni, che si terranno anche in Calabria, contro la Scuola Pubblica promossa dal Governo Renzi. Saranno, come sottolineano in una nota, accanto agli studenti UDS, Studaut, Coordinamento studenti medi, FGC), ” per rivendicare una scuola che sia gratuita e di qualità, al servizio dei futuri lavoratori e non piegata alle esigenze delle imprese private”.

buona scuola referendum

“Chiediamo la sostituzione della legge 107”, sostengono gli stessi Partigiani della Scuola Pubblica, ” con  la LIP, la legge di iniziativa popolare per una riforma alternativa della Scuola, già depositata 2 volte in Parlamento”.

 

18 agosto 1946: tragedia sulla spiaggia di Vergarolla, 65 morti. La questione dei territori contesi dalla ex Jugoslavia

 

… Ci sarà un sacco di gente alla Pietas Julia. La Coppa Scarioni la vogliono vedere tutti.

Ma così saremo gli unici noi a non vederla. Umberto è già andato avanti con sua madre e ci aspetta sulla spiaggia di Vergarolla.

Non so cosa dirti, Sergio. Ho promesso alla mamma di aspettarla.

Magari a lei non interessa e ci viene malvolentieri

Neanche per sogno! Per lei la Coppa Scarioni non è una gara sportiva, è un avvenimento politico.

Ci sarà tutta la città: un’altra occasione per dimostrare che a Pola gli vogliono rimanere in Italia […]

Scendemmo al porto quasi correndo e, una volta saliti in barca, il papà si mise a remare con tutte le forze per recuperare il tempo perduto in quella domenica di agosto. Eravamo quasi di fronte alla spiaggia di Vergarolla quando si udì un boato che neppure durante i bombardamenti avevo sentito forte. Il cielo diventò nero, la spiaggia sembrò sollevarsi, intorno a noi piovvero sassi, rami, pezzi di sedie e di tavoli. Sentimmo urlare, piangere, chiedere aiuto, e appena la colonna di sabbia si disperse tra il mare e la terra, vedemmo la gente correre impazzita da ogni parte…

Questa è la descrizione fatta da Stefano Zecchi dell’attentato che si consumò sulla spiaggia di Vergarolla a Pola il 18 agosto del 1946, in cui persero la vita 65 persone, nel suo romanzo dal titolo Quando ci batteva forte il cuore dedicato alle tristi vicende degli italiani in Istria dopo il 1945.

caduti di Vergarolla

L’episodio di Vergarolla si incardina in quel contesto internazionale che si andò a profilare, a conclusione del secondo conflitto mondiale, quando parte dell’Italia orientale, l’Istria e Dalmazia, venne divisa e contesa tra le truppe angloamericane e gli armati titini jugoslavi, in attesa che le trattative diplomatiche decidessero del destino di quei territori e di quelle popolazioni.

Nello specifico, il destino di Pola in quell’ agosto del 1946, sotto il controllo inglese, ancora non era stato deciso. A Parigi nulla ancora era stato determinato per quanto riguardava i confini orientali d’Italia e, così, mentre la maggioranza della popolazione italiana manifestava, con qualsiasi pretesto e forza, la volontà affinché Pola rimanesse italiana, i titini erano decisi a bloccare tali istanze con tutti i mezzi.

In quei mesi, come ricorda la giornalista Lucia Bellaspiga in un suo articolo, vi furono numerosi episodi tendenti a colpire qualsiasi manifestazione italiana organizzata a Pola e nelle zone occupate dagli angloamericani: a giugno 1946 militanti filo jugoslavi assaltarono il Giro d’Italia, in una manifestazione a Gorizia armati jugoslavi lanciarono bombe a mano, a Trieste, una settimana prima di Vergarolla, durante una gara di canottaggio, una bomba non scoppiò per un difetto al detonatore.

Quel 18 agosto di settanta anni fa, i polesi si recarono sulla spiaggia di Vergarolla per assistere alle gare della Coppa Scarioni di nuoto organizzate dalla società canottieri Pietas Julia, dal nome dell’antica colonia romana a Pola, manifestazione con un forte connotato patriottico che prendeva il nome di Franco Scarioni , pilota di aereo che perse la vita nella prima mondiale (che come segretario della Federazione Italiana Nuoto istituì le “Popolari di Nuoto”, manifestazioni natatorie aperte a tutti da lui iniziate mettendo in palio nel 1914 la “Coppa Scarioni”).

Poco dopo le 14 la deflagrazione provocata da numerosi ordigni bellici disinnescati ma non rimossi dalle truppe angloamericane sulla spiaggia. La potenza dello scoppio fu così elevato che molti corpi non furono più ritrovati. Immediatamente, nella popolazione italiana di Pola si insinuò il sospetto che l’episodio non fosse stato un incidente ma un attentato dell’ OZNA, i servizi segreti jugoslavi di Tito. Lo stesso Consiglio Comunale di Pola inoltrò una vibrante ed indignata protesta al Comando Supremo alleato nel Mediterraneo, al Comando del 13° Corpo d’Armata al quale appartenevano le truppe di stanza a Pola, all’AMGVG di Trieste (Lino Vivoda L’Arena di Pola Associazione del “Libero Comune di Pola in esilio” 13 agosto 2013).

Ma al di là di una conferma ufficiale inglese sul fatto che gli ordigni furono deliberatamente fatti esplodere da persona o persone sconosciute, mai si conobbe la verità su chi aveva provocata quella strage a Vergolla.

L'arena di Pola su Vergarolla 01

Da quel giorno, però, gli italiani di Pola capirono come fosse illusoria la speranza che alla fine il territorio della loro città venisse assegnato al territorio Libero di Trieste, anche alla luce delle decisioni che si stavano prendendo a Parigi sulla scelta della linea francese, che imponeva il passaggio della maggior parte dell’Istria alla Jugoslavia. Da quel momento si diede impulso da parte italiana al progetto di abbandonare la città di Pola, anche con la Costituzione del Comitato Esodo di Pola. Ancor prima della firma del trattato di pace a Parigi, migliaia di italiani iniziarono a lasciare le terre istriane, con qualsiasi tipo di mezzo e in qualsiasi modo. Migliaia di persone si ritrovarono in una Italia non preparata a quell’esodo, e dovettero affrontare numerose difficoltà in una società ancora duramente provata dalla fine della guerra.  Lo stesso Partito Comunista Italiano ebbe un atteggiamento del tutto negativo all’inizio dell’esodo dei profughi, considerando quelle persone come semplici fascisti. Solamente nel 1947 fu costituito un Comitato nazionale per i rifugiati con presidente onorario Alcide De Gasperi, trasformato in Opera per l’assistenza ai profughi giuliani e dalmati, quando l’arrivo di persone dall’Istria si trasformò in un vero e proprio esodo (che si concluse ufficialmente solo nel 1956) (Storia di un esodo di Fabio Todero in Giorno della Memoria 2010 a cura di D.Pietragalla – MUSMI) Grazie a questo organismo che furono con il tempo realizzate quelle opere che portarono finalmente ad integrazione dei profughi, ma, come scrive lo studioso Raoul Pupo è vero ‘il dramma dell’Esodo non creò dunque sacche di emarginazione sociale, e anche tale circostanza favorì la rimozione dell’accaduto dalla memoria degli italiani. Rimase invece, negli esuli, al di là delle fortune personali, la convinzione che la loro tragedia non era stata sufficientemente avvertita dal resto della comunità nazionale, e ciò rese più amaro l’esilio’.

Allora, oggi, ricordiamoci dei caduti di Vergolla e di tutti coloro che furono costretti ad abbandonare quella che consideravano la propria città semplicemente perché si trovavano su delle terre che in quarant’anni passarono dall’Impero Asburgico, al Regno d’Italia, al dominio del terzo reich, ai quaranta giorni dell’amministrazione jugoslava, a Trieste, Gorizia, Pola, all’Internazionalizzazione di quei territori.
Salvatore Scalise

Vallefiorita: bimbi in primo piano con la cultura itinerante de “La Valle delle Storie”

Una settimana dedicata alla creatività, alla creatività, alla parola,alla scrittura, all’arte ed alla musica. Concluso a Vallefiorita il Festival “La Valle delle Storie”.

vallefiorita la valle delle storie 1 bisIn primo piano i laboratori centrati sulla manipolazione di materiali: carta, cartone, giornali e riviste, garze, sacchi di juta, colori, bottoni, fili colorati, lane e stoffe. Collage a strappo in sovrapposizione e successivo decollage; assemblaggi; dripping; colori in libertà per scatenare la fantasia. Una giornata dedicata alla narrazione in cui uomini e donne, grandi e piccoli hanno potuto incontrare scrittori e scrittrici e raccontare le loro storie. Due incontri con l’autore Valerio De Nardo, del collettivo Lou Palanca, e Assunta Morrone, autrice di numerosi libri per bambini. Poi, la Notte degli illustratori con la partecipazione dell’illustratrice cosentina Jole Savino e una cerimonia di premiazione con reading, proiezione di video-poesie e un Concerto del Quintetto per flauti Aulos del Magna Graecia Flute Choir.

Ancora, una mostra di arte informale dell’artista Rocco Bruno “La poetica della materia”. La presentazione da parte della Casa dei matti di musiche inedite dedicate all’eruzione di Pompei. L’incontro con Mauro Lamanna, attore e regista che ha presentato il video integrale di Eman “Il mio vizio”.
Il Festival si è svolto nelle sale e nell’open space della biblioteca comunale, ma anche nei bar del paese e in pizzeria, perché la biblioteca non vuole perdere la sua connotazione errante. Quest’anno tutto è stato centrato sulla promozione dei più piccoli, dei giovanissimi: dai poeti in erba che, dopo la pubblicazione dei “Comincia l’avventura” (raccolta di haiku, limerick e filastrocche prodotte nel corso di un laboratorio di scrittura creativa), hanno visto la stampa di alcune loro produzioni su lastre di ceramica. “Quasi delle pinakes” – dice Patrizia Fulciniti – “che non rappresentano un’offerta votiva alla divinità, ma si offriranno agli occhi dei visitatori per segnare ogni strada e ogni vicolo di parole e di emozioni, perché il sogno che condividiamo da anni, con Gianni Paone, è di trasformare Vallefiorita nel Paese della Poesia“.

vallefiorita la valle delle storie 2Gianni Paone, Presidente dell’Associazione Terra di Mezzo precisa che “l’istallazione delle ceramiche verrà realizzata nel mese di settembre e si comincerà dai muri perimetrali della biblioteca per poi spostarsi nei vicoli vicini con le poesie dei vincitori delle varie edizioni di Versi d’Agosto.”
Quest’anno il Concorso, giunto alla sua sesta edizione, è stato vinto per la sezione video-poesia da Gennaro Carraro autore di L’ultima stanza; per la sezione libro edito da Verdiana Maggiorelli con il libro Innumerevole fermento; per la sezione poesia da Maria Antonietta D’ Onofrio autrice della silloge Tu che mi dovevi amare, una raccolta di poesie che denuncia, con lirismo e rara potenza espressiva, la violenza alle donne. Segnalazioni speciali sono andate a Cristian Nonnis per il libro Divina Figlia, dialogo tra un padre e una figlia che non ha voce, in cui una grave disabilità diviene un’occasione di scoperta del sé e dell’altro; a Doina Strulea poetessa moldava per la video-poesia Bătrînii (I vecchi); ad Alessandro Vonella per la video-poesia Ballata in tre tempi della mancata metamorfosi testo di Simone Rizzi e Alessandro Vonella, colonna sonora, regia e montaggio di Lorenzo Calzaretti, voce recitante Anna Vanzetti.
Ospite d’onore è stato Luigi Bianco, che ha incantato i presenti con la lettura di due sue poesie, e ha premiato la vincitrice assoluta della sezione Poesia Maria Antonietta D’Onofrio. A Luigi l’Associazione Terra di Mezzo ha voluto consegnare una targa per ringraziare il poeta, performer, “medicante” residente a Squillace, dell’attività svolta per decenni sul territorio calabrese.

“Luigi è un intellettuale che ha orrore dell’indifferenza, un poeta che ama la provocazione, che gioca con le parole e il loro suono, uno scrittore di grandi capacità critiche e analitiche; un uomo che, nonostante la salute precaria, riesce ad essere una miniera di energie e una fonte inesauribile di stimoli per chi lo ascolta”, sottolineano i promotori dell’iniziativa. A Squillace vive in quella che grazie a lui e alla collaborazione del ceramista Giuseppe Cerullo, è diventata la “casa della poesia”, meta turistica, come il Castello e il Duomo.

 

8 agosto: si ricorda sacrificio lavoro italiano nel mondo. Dopo la tragedia, 60 anni fa, di Marcinelle: tra i 262 morti, anche 4 calabresi

L’8 agosto è la “Giornata Nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo”. La data, istituita dal governo nel 2001, su proposta dell’allora ministro degli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, nasce allo scopo di perpetuare la memoria del sacrificio di tanti nostri connazionali emigrati all’estero.

corriereLa data prescelta per tale commemorazione è legata all’8 agosto 1956, data in cui si consumò la più grave sciagura mineraria mai verificata in Europa: a Bois du Carier nei pressi di Marcinelle (attualmente nei sobborghi di Charleroi città della regione belga della Vallonia, area con la maggior presenza di emigrati italiani) persero la vita 262 minatori di cui 136 italiani (4 provenienti dalla Calabria, uno di questi dalla provincia di Catanzaro, precisamente da Petrizzi, Pietro Pologruto).

L’incidente all’interno della miniera avvenne alle 8:30 di quell’ 8 agosto, quando un vagone utilizzato per il trasporto del carbone urtò una trave in legno tranciando un tubo delle condutture dell’olio utilizzato per l’ascensore; immediatamente si scatenò l’inferno. Ad una profondità di oltre 900 metri si sprigionò un incendio che, alimentato dalle condutture di ventilazione, non diede scampo ai minatori intrappolati in quelle gallerie invase dal fumo e dalle fiamme. La situazione si aggravò, ancor di più, quando gli addetti alla sicurezza decisero di lanciare acqua dall’ingresso della miniera nel tentativo di spegnere le fiamme, con il disastroso risultato di allagare le gallerie, non dando così nessuno scampo ai poveri minatori che vi rimasero bloccati.

Le cause accidentali della sciagura nascondevano, in realtà, cause più profonde. La commissione d’inchiesta nominata per far luce sui fatti accaduti, successivamente portò a conoscenza dell’opinione pubblica le condizioni in cui lavoravano i minatori. Scarsissime misure di sicurezza, inesistenza di manutenzione delle strutture della miniera, mancanza di vie di fuga, un unico pozzo di risalita e di discesa, porte stagne in legno, minatori non dotati di maschere con l’ossigeno. I corrispondenti dei giornali italiani inviati a Marcinelle, già nei giorni successivi alla tragedia, facevano trapelare la scarsa sicurezza in cui operavano i lavoratori. Il Corriere della Sera, in un articolo del 9 agosto 1956, polemizzava scrivendo: l’Italia può esportare dei lavoratori, ma non degli schiavi. In effetti, le condizioni dei lavoratori italiani in Belgio (i macaroni) erano difficilissime, vigevano regole sociali molto ferree, e non esisteva alcuna forma di protezione né garanzie di sicurezza sul posto di lavoro.

Come scrive Toni Ricciardi nel suo libro “Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone” (Donzelli Edizioni): ‘quella degli italiani in Belgio fu in quegli anni una vera e propria emigrazione di Stato’.

L’Italia, infatti, a conclusione della seconda guerra mondiale, aveva una assoluta urgenza di carbone per far ripartire la produttività dell’industria nazionale, e un’urgente necessità di trovare opportunità di lavoro per alleggerire la forte disoccupazione. In Europa, paesi come la Francia ed il Belgio avevano l’esigenza di reperire manodopera per far ripartire l’estrazione del carbone.

accordoCosì dal 1946 l’Italia, con il governo De Gasperi, sottoscrisse dei trattati (prima con la Francia e successivamente con il Belgio) con cui si impegnava a favorire l’emigrazione verso le zone minerarie francesi e belghe in cambio di carbone. Nello specifico, l’accordo con il Belgio prevedeva la vendita di 2,5 tonnellate di carbone all’Italia per ogni 1000 operai inviati. Certamente, non tutti quelli che si recavano in Belgio veniva inviati a lavorare in miniera, solo a coloro che superavano gli esami da parte dei responsabili medici e considerati idonei al lavoro veniva concesso il permesso di lavoro B, della durata di un anno rinnovabile e che vincolava il lavoratore a cinque anni di attività ininterrotta nel settore minerario con un  alloggio presso campi di lavoro utilizzati per i prigionieri di guerra durante il conflitto, […] con salari che composti da una parte fissa ed una parte proporzionale alla produzione, un sistema che, esortando gli operai all’aumento smisurato del rendimento, aumentava la pericolosità del mestiere (vedi Flavia Cumoli http://storicamente .org). Solo con la tragedia di Marcinelle, l’emigrazione, attraverso trattati ufficiali, ebbe termine.

Sono passati 60 anni da quella tragedia, ma mai come in questo nostro tempo è giusto ricordare i nostri connazionali che si sono sacrificati con il proprio lavoro all’estero, che hanno pagato un prezzo troppo alto per consentire ai propri familiari e ai propri connazionali di poter vivere in una nazione migliore. Un sacrificio che ha contribuito a rendere l’Italia una delle massime potenze economiche mondiali. Si, ricordiamoli oggi, ma soprattutto, ricordiamoci chi eravamo pochi decenni fa. Ricordiamoci degli ultimi, degli umili, di coloro che, con nessun tipo di esperienza o specializzazione, hanno consentito a tutti noi di vivere una vita migliore e di costruire un’Europa unita.

Più in generale, in questa quotidianità difficile, in questa epoca di crisi dove ogni giorno si cerca di smantellare il sistema di protezione sociale e lavorativo nato affinché non si verificassero più tragedie come quelle di Marcinelle,  ricordiamoci delle parole di Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica Laborem Exercens ‘lo scopo del lavoro, di qualunque lavoro eseguito dall’uomo – fosse pure il lavoro più di <servizio>, più monotono, nella scala del comune modo di valutazione, addirittura più emarginante –  rimane sempre l’uomo’… e non la finanza o il PIL.

Salvatore Scalise