Category: STORIA E STORIE

Silvestro Bressi : un viaggio nel tempo ascoltando i contastorie…

 

Una personalità poliedrica, con interessi  a  tutto campo, dal Brigantaggio alle Tradizioni Popolari, dai ‘rumors’ oseremmo dire, raccolti intorno a  personaggi realmente esistiti ma che hanno del leggendario, allo studio di fatti della storia ai più sconosciuti.

Tutto ciò alla luce di una qualità fondamentale, che sembra anch’essa essersi persa nel tempo: la capacità di ascoltare. Ed ecco  che Silvestro Bressi  interroga i discendenti  di alcuni di questi personaggi, o consulta persone informate sui fatti : un ‘sentito dire’, confermato da più fonti e che diventa il nucleo di una piccola grande storia. Una storia orale degli avvenimenti, che altrimenti, con il susseguirsi della generazioni, sarebbe andata perduta.

Storie, che trovano spazio nell’attività pubblicistica di Bressi,  nei suoi libri, nel teatro e nella musica. Da oggi, lo ringraziamo per questo, anche su CatanzaroPolitica.

 

Bressi, come concilia la sua attività  lavorativa quotidiana, orientata in tutt’altro campo, con i suoi interessi ed i suoi studi?

Dedico il mio tempo libero, che non è molto, ad incontri con “contastorie” ed alle mie ricerche il biblioteche ed archivi. Mi aiuta il fatto che dormo molto poco. Per cui le ore serali le utilizzo per catalogare i frutti delle mie ricerche.  Conto poi sulla collaborazione di molti amici, anch’essi impegnati in studi similari, e su quella dei figlioli Andrea e Alessio, che si interessano principalmente di  musica popolare.  Collaboro inoltre con l’antropologo Vito Teti.  Nel suo libro dedicato al peperoncino c’è un capitolo interamente dedicato alla nostra Città dove si parla in particolare del morzello ed al quale ho dato il mio modesto contributo.

Come struttura gli ascolti delle fonti per la tradizione orale? 

La mia ricerca , limitata all’areale catanzarese, è indirizzata alla ricerca di usanze e tradizioni locali. Preferisco organizzare incontri causali con i miei “contastorie” , alcune volte passeggiando in macchina.  I nostri anziani così facendo si esprimono con più naturalezza. In questa fase poi si registrano delle “scintille” che creano in me stimoli per ricerche su argomenti  di cui non mi ero mai interessato.

In base a quali criteri opera le sue scelte?

Diciamo che prediligo le tematiche che mi appassionano di più e che maggiormente mi aiutano a conoscere il nostro passato.

Attività pubblicistica, libri, teatro popolare, musica, collezionismo:  qual è per lei il  filo conduttore  che anima  questi diversi modi di esprimersi?

Sicuramente le nostre tradizioni e il nostro vernacolo.

Quanto è importante per una città e per i suoi abitanti la conoscenza della propria storia, delle proprie tradizioni?

La conoscenza del  passato ritengo sia di aiuto ad affrontare meglio il futuro.

Qual è il livello d’interesse su questi aspetti, riscontrabile nel capoluogo di regione?

In Città si guarda con interesse alle nostre tradizioni. Prova ne sono le significative presenze agli spettacoli dei gruppi etnici e alla rappresentazioni teatrali in vernacolo. Ritengo inoltre che sia necessario da parte delle amministrazioni pubbliche maggiore attenzioni verso chi opera in questo settore.  Non dimentichiamo che anche il turismo e legato alle tradizioni locali e Catanzaro  attualmente ai villeggianti non offre molto.

 

Il “ Chi è” di Silvestro Bressi

Geometra, lavora in RFI con la qualifica di specialista tecnico.

Nel 1993 il Presidente Scalfaro lo nomina Cavaliere della Repubblica Italiana per l’impegno profuso nel sociale.

Iscritto dal 1994 all’albo dei Giornalisti pubblicisti, sin da giovanissimo ha incominciato a dedicarsi all’indagine del dialetto e delle tradizioni popolari offrendo a riguardo contributi a riviste, giornali e libri.

E’ il direttore artistico della Compagnia teatrale dialettale ’A Trambìa di Catanzaro. Per un decennio è stato il segretario nazionale dell’ENAT, Ente Nazionale Arti e Tradizioni Popolari di Roma. E’ consigliere dell’Associazione Calabrese di Filatelia e Collezionismo vario.

Tra le pubblicazioni:

– Una volta a Catanzaro, Raccolta di tradizioni popolari – Edizioni Ursini

– Umberto Scalise , Un intellettuale di Marcellinara – Associazione culturale Teura

– Il brigantaggio nel Catanzarese – Edizioni Ursini

E’ coautore delle pubblicazioni:

–                     Dal Tirreno allo Jonio: la ferrovia da S. Eufemia Lamezia a                                                                                     Catanzaro Marina (1899-1999) – Edizioni Ursini

–                     A farza ‘e carnalavara – Edizioni Ursini

–                     Antonio Scalise, U strolacu – Associazione culturale Teura

–                     Catanzaro: memorie e passioni, Ursini Edizioni, novembre 2013

Attualmente sta ultimando una ricerca su “Iconografia e religiosità popolare dei Catanzaresi” di prossima pubblicazione.

Menzione speciale al premio Donnu Pantu 2002

Finalista al premio Feudo di Maida anno 2000

 

 

 

 

 

Gimigliano : scontro tra due treni di pendolari. Diversi feriti, ma poteva essere una strage

 

VIDEO : I SOCCORSI

 

Gimigliano – Per strada l’eco delle sirene di ambulanze, vigili del fuoco e forze di polizia. Poi la pioggia insistente,che rende più difficili i soccorsi.

Nell’area la solita folla di curiosi, che però assiste composta ed in silenzio. Per arrivare al luogo dello scontro, nei pressi del Santuario Madonna di Porto,  bisogna inerpicarsi per un sentiero reso scivoloso dalla pioggia e pieno di fango. Anche lì un andirivieni di persone e di ambulanze.

Poi le facce tirate dei soccorritori, gli squarci dei treni. Sono le 15.30 circa, quando riusciamo ad arrivare sul luogo dell’incidente ferroviario. Più tardi la nebbia coprirà tutto.

Una giornata difficile per il capoluogo di regione e Gimigliano. Una strage sfiorata – pare che la maggior parte dei passeggeri fosse scesa alla fermata prima – e due treni di pendolari che si scontrano. Diversi i feriti , ma per fortuna nessuna vittima. Al momento dello scontro le cause del quale sono in corso d’accertamento, pare viaggiassero sui due treni circa una cinquantina di persone.

 

Sul posto anche un elicottero per i soccorsi urgenti. Le operazioni di salvataggio sono comunque state concluse. Adesso si attende un bilancio completo del disastro.

Alfonso Scalzo

Catanzaro: L’identità perduta e la demolizione dei simboli urbanistici. L’intervista a Quirino Ledda

Un piccolo viaggio virtuale,collegato alla stretta attualita’, per conoscere meglio la propria citta’ e i fatti  che l’hanno interessata nella sua storia più recente. A partire dallo scempio urbanistico,per arrivare alle scelte di sviluppo possibile. La nostra intervista a Quirino Ledda, ‘memoria storica’ della città, apre questo spazio,che vorremmo fosse aperto al contributo di tutti, com’è naturale in una discussione. Con le risorse di cui dispone una giovane testata d’informazione  come CatanzaroPolitica e con l’aiuto prezioso di studiosi ed appassionati, cercheremo di documentare diversi aspetti della vita cittadina.

Una recente pubblicazione, “ La Strettoia della Nostalgia”*, ha riproposto antichi dubbi e perplessità su certe scelte urbanistiche, ma non solo, che vennero fatte in quegli anni, per il capoluogo di regione. Quelle scelte sembrano aver condizionato pesantemente lo sviluppo possibile per la città. Qual è il suo parere al riguardo?

Questa pubblicazione su palazzo Serravalle pensavo documentasse un fatto eccezionale per il capoluogo di regione. Poi però, verificando la storia della città e gli strumenti urbanistici che riguardavano la Catanzaro di un tempo, si scopre come siano stati regolarmente abbattuti altri simboli ed altre testimonianze altrettanto preziose.
Penso all’antica Porta di Mare, che rappresentava l’ingresso meridionale per il centro città. Divenne Scesa Gradoni , con numerose botteghe artigiane. Demolita nel 1936 dall’amministrazione fascista, oggi è uno spazio prevalentemente utilizzato per le auto in sosta. Penso anche al Teatro Comunale, l’antico Real Francesco, chiamato “San Carlino” per la similitudine delle strutture interne, tre file di palchi e loggione superiore, con il più famoso San Carlo di Napoli.


Le Amministrazioni Comunali della città, avevano tendenze distruttive nei confronti della simbologia urbanistica della città. Palazzo Serravalle, abbattuto da un’amministrazione di centro-sinistra nel 1975, era il vero cuore pulsante della città. Pieno di attività commerciali ristoranti, alberghi. Ricordo l’Albergo Italia, sovrastante il ristorante “ Giardini Reali”. Ed anche il Vittoria, meta preferita di attori, cantanti, musicisti. C’era persino il circolo dei cacciatori. E c’era anche la sezione del Pci che frequentavo essendo arrivato da qualche anno in città.

Fu distrutto un simbolo vitale per Catanzaro. Una struttura di riferimento. Ci fu una ferma opposizione al provvedimento, ma Inutilmente. Il palazzo venne distrutto con tutte le cose preziose che conteneva.
L’altra distruzione- simbolo il mercato, un centro fiorente di commercio che dava lavoro a centinaia di persone. La Città viveva il rapporto con il mercato come occasione di vita collettiva. Non era solo un fatto commerciale, ma culturale. Non è mai più stato ricostruito. Oggi ci sono i mercatini rionali, ma non è la stessa cosa.
Ancora più vergognoso l’abbattimento del Cinema-Teatro Politeama, uno dei pochi, a livello nazionale, ad avere una copertura mobile, azionabile elettricamente.

In sostanza, i cittadini di Catanzaro avevano a pochi passi l’una dall’altra, strutture autentiche di riferimento: cinema-teatro, mercato, giardino comunale e Comune.

In tempi molto più recenti, è stato completamente distrutto il cementificio del quartiere sala. Era una testimonianza dell’unico vero nucleo operaio della città. Legacoop aveva chiesto di conservarne almeno una parte, a testimonianza di quella stessa cultura operaia, ma non c’è stato nulla da fare. E’ vero, l’edificio era privato, ma ci sono sulla vicenda responsabilità politiche amministrative molto serie.
Poi c’è l’ex gasometro un complesso realizzato nel 1878 che consentiva, attraverso la produzione del gas, l’illuminazione pubblica e delle case. Ormai sta crollando, nel totale disinteresse di tutti.

Altro gravissimo fatto, il degrado di palazzo Fazzari che ha al suo interno decorazioni per la quasi totalità risalenti al periodo 1870-1874 e subisce un progressivo degrado. Ha una struttura urbanistica di tipo rinascimentale e la sovrintendenza regionale che avrebbe dovuto tutelarlo non lo ha fatto.
Abbiamo chiesto che il Comune ne diventasse proprietario: il piano superiore è di proprietà della Regione, che lo ha concesso in effetti al comune per 10 anni. Intanto, nell’ultimo anno tutti i mobili di origine fine 800 sono stati acquistati dalla Camera di Commercio di Catanzaro. Rischiamo di ritrovarci un palazzo storico degradato e spoglio di mobilio..
Che fine farà, poi, l’ ex ospedale militare? Il Convento dell’Osservanza, con i suoi duemila metri di superficie ed il chiosco composto da venti arcate che permettono, tra l’altro, un’acustica particolare . rappresenta un periodo storico della citta ma è inserito dallo Stato, che ne è proprietario, nell’elenco degli ospedali militari da vendere. La Legacoop ha proposto, proprio per bloccare la vendita, si facesse una delibera comunale nella quale si specificasse che tale struttura non poteva essere modificata all’interno. Chi avesse voluto acquistarlo per farci un palazzo o magari un supermercato, avrebbe avuto così dei vincoli precisi, da sconsigliarne l’acquisto. Si parla di 5 milioni di euro necessari per il recupero. Potrebbe essere usata dal comune per una facoltà universitaria, per un polo significativo della cultura catanzarese e quindi per rivitalizzare il centro storico.

Ledda, aldilà delle diverse maggioranze di governo che si sono alternate alla guida della città, ci sono stati a suo giudizio dei cambiamenti sostanziali, escludendo naturalmente quelli dettati dal normale trascorrere del tempo, nel capoluogo di regione, negli ultimi 30-40 anni? Mi riferisco al dibattito culturale, al rapporto cittadini-politica, al senso di appartenenza verso la città?

Si è determinato un aggravamento della situazione. Quando lo stesso sindaco afferma che la città di Catanzaro ha un tessuto urbano uguale a Napoli, da l’idea di come questo tessuto urbanistico abbia subito la speculazione peggiore. Non si è mai voluto regolare il progetto di espansione: ne è nata una città senza identità. Esiste una dimensione urbana che non consente la costruzione di vincoli comunitari. La città è spersonalizzata se non vi sono questi vincoli e risulta ridotta anche la Democrazia. Prevale la volontà del Consiglio Comunale, non dei cittadini. La città è formata da aree che non si sentono accomunate dagli stessi vincoli d’appartenenza. In molti quartieri, ancora oggi e non sono solo i più anziani a dirlo, quando si vuole indicare che si sta per andare in centro, si dice “ vado a Catanzaro”…
Identità perduta, crescita in periferia solo di insediamenti abitativi privi di servizi : il cittadino catanzarese come un qualsiasi abitante, una realtà senza volto e che ha come conseguenza la totale distruzione dell’intelletto critico collettivo.

Si punta con insistenza alla rivitalizzazione del centro storico: lo si è prima svuotato, in particolar modo allontanando la popolazione studentesca verso il campus nell’area di Germaneto, poi cercando di riportare questi stessi studenti nel nucleo cittadino centrale. I negozi, intanto, chiudono. A volte, si ha l’impressione di una città deserta. Che fare?

Bisogna cercare di cambiare rotta in questa città, cosa difficile, perché il Campus è accompagnato dalla Cittadella Regionale e si sta realizzando una nuova città satellite a Germaneto. Tra poco avremo una città divisa in due: a Germaneto ci sono, tra l’altro, il Campus Universitario, la Cittadella Regionale, il mercato e la protezione civile. Occorre un piano straordinario di ristrutturazione del centro storico: abitazioni, chiese, palazzi, strutture, con interventi stato-privati sostenuti dalla Comunità Europea. Oggi nascono supermercati che hanno cinema e persino chiese al loro interno. Sono piccole cittadelle rispetto alla città storica. Quest’ultima area ha smesso di essere il “salotto della città”, come ama definirlo ipocritamente una borghesia inesistente culturalmente e che ha pensato solo ad arricchirsi economicamente. I negozi e le attività commerciali chiudono ed il degrado andrà aumentando…

Alfonso Scalzo

 

Il “Chi è “ di Quirino Ledda

Una carriera politica e sindacale lunghissima, iniziata con la scuola di partito, il Pci , alle Frattocchie, a Roma. Lì il giovane Ledda, “sardo di nascita, ma calabrese d’adozione”, come egli stesso ama sottolineare, ha studiato prima di diventare segretario provinciale della Gioventù Comunista di Catanzaro e successivamente segretario regionale.
Dopo alcuni suoi interventi contro l’espulsione dei ‘dissidenti’ il gruppo ‘capitanato’ da Luigi Pintor che poi diede vita a ‘il Manifesto’, fu inviato dal partito a ‘maturare’ nel vibonese, quale segretario provinciale della Federbraccianti. In seguito, segretario regionale della stessa organizzazione di rappresentanza dei braccianti agricoli, fino al 1980, quando, candidato al Consiglio Regionale calabrese risultò il secondo degli eletti. Il 17 marzo ’82, l’attentato esplosivo alla sua abitazione, con conseguenze gravissime alla sua famiglia. Le autorità parlarono di un tentativo di strage. Successivamente, alle politiche dell’83, la proposta fatta dallo stesso Pci di un seggio in Parlamento, rifiutata “ perché non fosse interpretata come fuga di fronte alla mafia”. Nell’85, la vicepresidenza del Consiglio Regionale e poi la lunga esperienza nelle Legacop calabrese, della quale è attualmente dirigente.

a.s.

Note :  

“La Strettoia della Nostalgia”, di Carlo Maria Elia, Sergio Ferraro, Bonaventura Zumpano. Testi di Corrado Iannino. ed. Istante,2013

Le foto storiche di questo articolo sono state gentilmente concesse da :

Carlo Maria Elia ,Sergio Ferraro e Bonaventura Zumpano.

Sandra Savaglio : calabrese,laureatasi nella propria regione, in Italia
non trova lavoro. All’estero diventa un riferimento importante
per l’Astrofisica. L’Università
della Calabria le affida la cattedra
per chiamata diretta

Chiamata diretta per il professore ordinario di Astrofisica, Sandra Savaglio, da parte dell’Università della Calabria.

L’ateneo calabrese ha utilizzato una  legge nazionale, per poter offrire la cattedra alla studiosa, al termine di un lungo procedimento burocratico che l’aveva costretta,pur essendo vincitrice di concorso, a trasferirsi all’estero per trovare lavoro. Sandra Savaglio lavora al Max-Planck Institute di Garching in Germania, e in precedenza è stata allo Space Telescope Science Institute di Baltimora negli Stati Uniti e prima ancora, dal settembre 2001 a febbraio 2006, presso la John Hopkins University della stessa citta’.

Ha svolto a partire dal 1994, un’attività di ricerca  rilevante sulla Cosmologia ed in particolare sulle galassie distanti, sulla storia dell’arricchimento metallico dell’universo e sui raggi gamma. Su questi temi ha prodotto oltre 100 lavori su riviste internazionali. Alcuni dei suoi lavori particolarmente significativi sono stati pubblicati sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, come “Nature” e “Astrophysical Journal”. Sandra Savaglio è stata, inoltre, responsabile di diversi progetti finanziati dalle principali Agenzie di ricerca internazionali.

Sulla vicenda, l’assessore regionale alla Cultura, Mario Caligiuri, ha detto : “ E un segnale di svolta il rientro in Calabria di Sandra Savaglio, una delle ricercatrici italiane più importanti e conosciute, rappresenta un’importante possibilità di crescita per l’università della Calabria in un settore di ricerca particolarmente significativo”.

Dopo aver conseguito la laurea e il dottorato di ricerca in Fisica proprio all’’Università della Calabria, Savaglio, ch’è nata a Cosenza, ha sistematicamente svolto nei più prestigiosi centri di ricerca internazionali la sua attività, conseguendo risultati che l’hanno portata ad essere indicata come uno dei casi esemplari di ricercatori europei impegnati  negli Stati Uniti. Di lei si è a suo tempo occupato il “Times”, pubblicandone la foto in copertina.

Nostra intervista a Giuseppe Rachetta: Catanzaro ed i Segreti passaggi, il dovere di riscrivere la storia…


La Catanzaro che non ti aspetti, anche se i riferimenti nei racconti dei più anziani erano e sono evidenti,  quella sotterranea. Un dedalo di cunicoli e gallerie che servivano probabilmente a collegare alcune delle più rilevanti strutture nella città di un tempo.

Abbiamo chiesto a chi in questi sotterranei è già sceso di parlarcene:chissà che la voglia di far luce sulla storia nascosta del capoluogo di regione non dia il giusto impulso alla proposta rilanciata da CatanzaroPolitica  nei giorni scorsi e che era stata,nel recente passato, avanzata anche  da altri settori della vita cittadina.

L’Intervista a Giuseppe Rachetta 

 

Nel “Ragno” c’è già stato. Abbiamo visto il suo interessantissimo documentario “ Segreti Passaggi, Catanzaro Sotterranea” e ascoltato il parere di due studiosi intervistati nel corso del suo viaggio nei cunicoli. Quali misteri cela ancora, a suo parere, l’altra Catanzaro, quella al momento nascosta?

Non è corretto dire che io sia stato nel “Ragno”. Per “Aragnu”(così lo chiamano gli anziani) va intesa tutta la rete sotterranea della città vecchia: quella rete che con il mio docufilm ho cercato di proporre all’attenzione della gente. Io ho percorso soltanto dei brevi tratti, ma ho anche visto dei varchi per quel mondo sconosciuto che non ho documentato nel mio lavoro, nella speranza di poterli riproporre in un successivo documentario. Tutto ciò che resta nascosto si presta ad esser interpretato in modo misterioso;da questo punto di vista il rischio più grosso quando si affrontano certi argomenti è quello di cadere nel sensazionalismo, soprattutto quando, come nel caso di Catanzaro, non esiste alcuna documentazione a riguardo. Per  mio lavoro ho seguito una rigorosa linea d’indagine storico-archeologica basata sull’analisi comparativa con le realtà di altri borghi medievali e ho tracciato una linea narrativa che si è proposta in primo luogo di evidenziare , appunto, quelle realtà necessariamente connesse allo sviluppo, nei secoli,  di un borgo medievale, e di proporre, in secondo luogo gli elementi per una ricerca archeologica e storica. Il grande consenso che sta ottenendo “Segreti Passaggi” è un mix di ricerca storica, intuizione e proposta narrativa: sono quegli elementi che il compianto maestro Vittorio De Seta ha tanto apprezzato e per i quali mi ha convocato per complimentarsi. Quell’incontro e quel riconoscimento hanno segnato la mia determinazione nel portare a conoscenza della gente l’argomento.   E’ lo stesso mix che ha attirato l’attenzione di una nota attrice e autrice Rai, Metis Di Meo, che mi ha proposto d’inviare l’opera  ad un festival di cinematografia on line – CinemaClick – perché convinta che la potenzialità del messaggio del documentario dovesse avere ampia diffusione. E così sta avvenendo, con migliaia e migliaia di visualizzazioni sul web e con tanti messaggi che mi arrivano dall’estero e anche da chi con la città non è legato da un senso di appartenenza.

 

In che modo questi ‘segreti’ possono essere disvelati ? Come possono, delle condotte sotterranee aiutare a ricostruire la storia antica cittadina?

I “segreti”possono essere disvelati soltanto attraverso lo studio e la ricerca. Potrei dire che la creazione della sceneggiatura è nata da tredici parole inserite in una nota di un libro che ho studiato e che facevano riferimento a un leggendario fiume sotterraneo, l’Abisso. Solo tredici parole inserite in una piccola nota di un libro! E’ partito tutto da lì, e navigando fra leggenda e analisi sono arrivato a capire che l’”Abisso” era una porta d’accesso a una storia nascosta e dimenticata. Le condotte sotterranee sono il frutto dell’opera dell’uomo per lo sviluppo di una comunità: io ipotizzo , per una serie di considerazioni di carattere storico che non possono essere sviluppate in questa sede, che il borgo abbia avuto, sin dall’inizio una rete di canalizzazione delle acque, mentre la versione della storiografia ufficiale dice che la città, fino alla fine del 1800 si sia rifornita d’acqua soltanto attraverso pozzi. Poter accedere a quel mondo sotterraneo potrebbe aiutarci a trovare antiche tracce di canali che ci porterebbero fino ai primi decenni di sviluppo del borgo, e cioè a quel periodo non documentato di possibile “convivenza” fra mondo bizantino e arabo. Sarebbe una scoperta straordinaria ; ma se non si cercano quelle possibili tracce tutto resterà sepolto per sempre. Di più, c’è tutta quella rete sotterranea di passaggi segreti necessariamente connessi a un borgo di questa tipologia. C’è un mondo che racconta secoli di storia, laggiù; continuare ad ignorarlo significa continuare ad ingannare la propria coscienza storica!

Dunque le narrazioni ed i racconti che i cittadini più anziani hanno tramandato finora hanno un profondo radicamento con la realtà…

Assolutamente! Da un anno a questa parte, e cioè da quando il documentario è online ricevo centinaia e centinaia di messaggi di persone che mi ringraziano per essere riuscito a dare una “collocazione” storica e non solo favolistica, nel loro immaginario, di quelli che erano gli antichi racconti dei loro nonni. Ma, di più, ricevo messaggi di chi ha percorso, sia pure con mezzi di fortuna e con spirito avventuroso alcuni tratti di quei tunnel. Nel corso dei miei sopralluoghi, nella fase di preparazione del documentario, ho parlato con degli anziani in cui ho visto accendersi lo sguardo alla notizia che qualcuno stava interessandosi a quel mondo nascosto: “cercate…cercate…che c’è da vedere”, è questo che tante volte mi sono sentito rispondere!

 

Ma, come le è venuto in mente di inoltrarsi nei sotterranei cittadini? Quali difficoltà ha incontrato?

Occorre curiosità, passione e  una buona dose di determinazione. C’è una frase di Oscar Wilde che rappresenta il mio modo di vedere le cose:”l’unico dovere che abbiamo nei confronti della storia è di riscriverla”. Tutto ciò che è stato nascosto o oscurato va riscoperto e riletto, perché rappresenta la nostra coscienza storica. E’ per questo che il documentario raccoglie consensi e curiosità da parte di catanzaresi e non:si propone d’indagare in ciò che ci sfugge per dare un volto nuovo alle cose. Le difficoltà sono quelle legate,come in tutte le cose, alla mancanza di questa coscienza da parte di dovrebbe supportarti nella realizzazione dei progetti: se non si percepisce la mancanza di quella coscienza, manca poi tutta la passione e l’interesse, che sono l’anima della ricerca!

Sarebbe disponibile a ritornare nei  sotterranei, alla ricerca dell’ Aragnu ?

Sarebbe fantastico! Poter accedere a quel mondo e raccontarlo alla gente lo riterrei un privilegio.Ricevo in continuazione messaggi di gente che si augura che ciò possa avvenire presto. Potrei anche contare sul pieno appoggio di centinaia e centinaia di cittadini pronti ad aiutarmi con le loro testimonianze.C’è un entusiasmo nella gente che potrebbe esser capito se solo rendessi pubblici i messaggi che ricevo. Perché ciò possa accadere occorrerebbe, però, il pieno supporto delle istituzioni, col pari entusiasmo e passione mostrato dai cittadini. Io mi auguro che ciò avvenga, ma fino ad oggi, dagli uffici direttivi devo solo segnalare il più assoluto silenzio. Va registrato come qualche giorno fa sia stato ripulito il tunnel di Villa Margherita, quello che i Catanzaresi chiamano “la grotta”. Quella cavità è da sempre interdetta  al pubblico, chiusa, di fatto, dal dopoguerra, e destinata a funzioni di deposito! Ma quel sito è uno dei punti focali dell’indagine del mio “Segreti Passaggi” e avrei considerato un privilegio poter esser tra i primi a visitarlo finalmente ripulito. E’ indubbio che l’opera di pulizia sia avvenuta in seguito  al consenso suscitato dal mio lavoro, ma di ciò io ne ho avuto notizia solo attraverso la stampa: se vogliamo, possiamo considerare un mistero anche questo!

 

Alfonso Scalzo

 

Il “chi è” di Giuseppe Rachetta

Avvocato, ma con la passione per la storia e la ricerca, Giuseppe Rachetta ha sempre preferito il mondo della comunicazione all’esercizio della professione legale. Dopo attività di consulenza e pubbliche relazioni, è passato alla regia e conduzione di trasmissioni e reportage. Dal 2007 si è dedicato alla documentaristica. Il suo ultimo film-documentario, “Segreti Passaggi – Catanzaro Sotterranea” , ha ricevuto ampi consensi, tra gli altri, da un Maestro, purtroppo scomparso, quale Vittorio De Seta. E’ in fase di progettazione di altri film-documentari ed è in uscita, in questi giorni, un videoclip musicale a sua regia. 

Note: il documentario è stato finalista all’edizione 2012 del festival di cinematografia online CinemaClick(presieduto dal premio Oscar  per  “Amadeus” Murray Abraham ) e presentato, fuori concorso, alla serata conclusiva del MagnaGraecia FilmFestival 2012.

Per la visione del trailer : http://www.youtube.com/watch?v=Bli4FKkXfS8

Per la visione del documentario  online : http://vimeo.com/46483657#at=0

Pagina facebook: https://www.facebook.com/pages/SEGRETI-PASSAGGI-Catanzaro-Sotterranea/446083488767365

 

 

 

Catanzaro: un pò di storia (ed una targa) per ricordare i marinai Merolla e Artese,affondati con il ‘Pietro Micca’

Una targa posta accanto al monumento “ Ai caduti del Mare”, sul lungomare di Catanzaro. Ricorderà il sacrificio dei marinai Catanzaresi Alfonso Merolla e Giuseppe Artese, morti tragicamente il 29 luglio del 1943, a bordo del sommergibile “Pietro Micca” affondato dal sommergibile inglese “Trooper”.
La cerimonia avrà luogo domani, domenica 28 luglio, alle 19.30.
Lo ricorda una nota diffusa dall’avv. Jole Le Pera, dall’Associazione ‘Catanzaro in Movimento’ che, citando lo storico catanzarese, Angelo Di lieto, scrive .
“Artese Giuseppe, classe 1923, nato a Catanzaro Marina,(…) allo scoppio della 2ª Guerra Mondiale, venne imbarcato come motorista navale sul “Pietro Micca”. Il giovane Merolla Alfonso, anch’egli di Catanzaro Marina, nonché compagno di scuola del marinaio Artese, venne destinato su di un altro sommergibile”.” .
I due marinai, però, riuscirono a farsi trasferire sullo stesso sottomarino, che, però, durante un’operazione nel Mediterraneo, a causa di un’avaria subì seri danni. Conseguentemente, Il “Pietro Micca”, non potendo immergersi, il 29 luglio del 1943, al promontorio di S. Maria di Leuca fu facilmente colpito da un siluro inglese, lanciato dal sommergibile “Trooper”.
“Il sommergibile colpito, affondò repentinamente e si adagiò su un fondale di 72 metri, a quasi tre miglia dalla costa, dove per due giorni i componenti dell’equipaggio riuscirono con gli strumenti di bordo, a farsi sentire all’’esterno, nella speranza di poter ricevere qualche intervento straordinario per la salvezza di tutti”, continua la narrazione del prof. Di Lieto.
“A 72 metri di profondità lentamente morirono 54 giovani, ad eccezione, del Comandante, del vicecomandante e di 16 marinai, probabilmente perché all’atto del siluramento si trovavano sulla torretta in osservazione o in prossimità di essa. (…) Nulla si potè fare per salvare i 54 marinai rimasti intrappolati, nonostante si sentissero rumori che documentavano all’esterno la loro esistenza in vita; qualche testimone sostenne pure che al terzo giorno dall’affondamento erano stati sentiti venire dallo scafo dei colpi d’arma da fuoco. Molto probabilmente qualcuno, piuttosto che soffrire per la mancanza d’aria una lunga agonia o perché ferito, pienamente consapevole dell’impossibilità di essere salvato, preferì togliersi la vita (…)”.
“Altro particolare drammatico fu che il padre Artese ebbe la notizia della morte del figlio la sera del 12 Agosto 1943, notizia che tenne segretamente per sé per qualche giorno, perché il dì successivo aveva una figlia che, ignara, a Catanzaro Marina contraeva matrimonio”.
Il sommergibile “Pietro Micca”, si trova ancora nel posto dov’è stato silurato: ad appena 72 metri di profondità. Nessuno ha pensato di recuperarlo.

 

Catanzaro: un’altra politica, mi pagano senza che possa lavorare? Ed io mi dimetto….

Non è un fatto usuale: un assessore, in questo caso della Provincia di Catanzaro, si dimette perché il suo assessorato, ai Trasporti ed alla Protezione Civile, non è operativo. Nel senso che i mancati trasferimenti delle competenze e degli strumenti finanziari necessari, dalla Regione alla Provincia hanno reso impossibile alcun tipo d’intervento concreto sulle delicate materie di competenza. Vincenzo Fulvio Attisani,del Partito Repubblicano, di professione avvocato, non ci ha pensato due volte: non gli andava di percepire un’indennità di carica ‘a vuoto’  mentre tante famiglie, proprio per problemi economici ,non ce la fanno ad arrivare a fine mese.Più che incuriositi, abbiamo rivolto all’assessore dimissionario, alcune domande…

 

D.: Attisani, ci hanno davvero colpito molto le sue dichiarazioni : lei si è dimesso perché il suo assessorato, quello ai Trasporti ed alla Protezione Civile, non è operativo, a causa delle inadempienze regionali. Non voleva  percepire l’indennità di carica ‘a vuoto’. Di questi tempi sembra incredibile…

V.A.: Per quanto possa sembrare incredibile, è vero. Ricoprire la carica di assessore ai Trasporti ed alla Protezione Civile, in mancanza delle dovute deleghe e dei trasferimenti anche finanziari che una legge regionale del 2002 aveva stabilito di trasferire alla Provincia ed a tutt’oggi non è stato fatto, rendono non operativo l’assessorato stesso. Gli interventi  che dovrei fare, sia nell’emergenza che nell’ordinaria amministrazione mi sono impediti. E allora mi chiedo:  che cosa ci sto a fare?

Per il settore Trasporti, ad esempio, ho partecipato ad una riunione per le Ferrovie della Calabria, indetta da un Comitato di cittadini, a Decollatura, alcuni mesi fa. Si discuteva del progressivo depotenziamento  delle ferrovie stesse. Sono 5o anni, in effetti, che questa azienda viene depredata: negli Anni Cinquanta, c’erano circa 700 chilometri di strada ferrata per le Ferrovie Calabro-Lucane ( come si chiamavano allora, n.d.r.),che sono stati progressivamente ridotti. Non è una questione di partiti, ma la politica cui ho assistito su questo versante non è l’amministrazione della polis a vantaggio della collettività, è tutt’altro. Quella realtà ha rappresentato un servizio vero per i cittadini, perché collegava le zone montane con i capoluoghi regionali. Invece si  è preferito privilegiare il trasporto su gomma, creando problemi economico-finanziarii, ma anche di tipo ambientale. Dissi che sarebbe possibile ,con i finanziamenti comunitari, potenziare la strada ferrata, evitando gli inconvenienti di cui abbiamo parlato .Ma nessuno mi ha dato ascolto. Poi, Alitalia, dal 1° ottobre ha deciso di cancellare il volo Lamezia –Bologna, sempre pieno di persone che viaggiano. Una cancellazione,,nel silenzio generale. Ed io continuavo a chiedermi, che ci sto a  fare?

D.: Lei ha subito escluso il fattore politico dalla sua decisione   di dimettersi…..

V.A.: Assolutamente si E’ solo un problema legato all’operatività del mio incarico. Altro  esempio: Protezione Civile. Dopo, le alluvioni che il territorio catanzarese ha subito negli ultimi anni, la mia possibilità d’intervento era praticamente ridotta a zero. E’ crollata una strada di collegamento tra Cardinale  e Satriano lasciando famiglie, aziende ed intere comunità  isolate. E’ stato richiesto un mio intervento : con il presidente dell’Amministrazione Provinciale, Ferro, abbiamo cercato di trovare i  finanziamenti necessari per aprire una pista d’emergenza  per il collegamento dei due centri al resto del territorio. Ma abbiamo dovuto raschiare il fondo del barile, sottraendo ad altre voci del bilancio la modica somma di 14 mila euro necessaria. Io stesso ho dovuto pregare la dirigenza perché trovassero questi euro. E la domanda che mi ponevo, era sempre la stessa: che ci sto a fare?

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D.: Ed il suo partito, il Pri, come ha reagito alla sua decisione? Perdere un assessorato alla Provincia di   Catanzaro ,non deve essere stato troppo facile da digerire..

 

V.A.: Sicuramente no. Ne ho parlato con il mio coordinatore provinciale, che stimo molto, sottolineando che si trattava di una questione etico-morale. Percepire un’indennità per un lavoro che non potevo svolgere è contrario ai miei principi. Io vivo della mia professione di avvocato: se avessi potuto partecipare a riunioni, battere i pugni sul tavolo, dire la mia ,insomma e d ottenere dei risultati avrei continuato con il mio impegno di assessore. Non me la sono sentita, soprattutto quando pensavo alle persone, alle famiglie che non hanno il necessario per tirare avanti. Ancora oggi ci sono i viaggi della salute: la gente è costretta a spendere un mucchio di soldi per potersi pagare un collegamento aereo tra Lamezia e Milano, o Roma. Ed io non posso fare niente. Che ci sto a fare?

Anche  per la Sanita : si tagliano posti letto ma non i costi.. ci vuole un intervento serio .Prendiamo l’Asl di Catanzaro: ci sono strutture in fitto a Soverato, montepaone,  o  altre, come quella di Girifalco, abbandonate a  loro stesse. Basterebbe utilizzare i fitti pagati in un anno, per  rimettere in piedi quest’ultima  struttura e offrire un servizio adeguato ai cittadini, risparmiando. Se si pensa poi alle persone che lavorano all’assistenza domiciliare: un servizio indispensabile, ma non percepiscono stipendio da mesi.. Ecco io vorrei dare un segnale : c’è bisogno di un’altra politica, in quella attuale non mi ci identifico.

D.: Beh, e adesso  cosa farà? Abbandona l’impegno politico?

V.A.: Assolutamente no: per me  è una passione. Tutti abbiamo avuto la possibilità di andar via: penso che solo chi ha più coraggio rimane a lottare, con tutte le difficoltà che ci sono. Sono veramente innamorato della Calabria. E sono uno stramaledetto Meridionalista: c’è un’Italia a due velocità che va avanti dal 1860 e vuole restare così. Per noi calabresi è stato fatto un sottile lavoro psicologico inducendoci a  pensare che siamo figli di un dio minore. Occorre un nuovo modo di approcciarsi alla politica: tutti noi, uniti , dobbiamo fare squadra, senza colorazioni politiche che ormai nom hanno più senso: penso ai casi Lazio, Emilia ,Puglia e quant’altro:  è un sistema dal qual occorre uscire. In fretta…..

Alfonso Scalzo