Category: L’INTERVENTO

Nuova Politica e politici nuovi : Soriero(Pd),” Ci si mette molto tempo a diventare giovani”

La politica come passione,aldilà del “potere per il potere”. Un rinnovamento necessario senza passare per la ‘rottamazione’ dell’esperienza. Una voglia di nuovo che coinvolge anche il Partito Democratico,alla vigilia delle Primarie.

La Testimonianza di Giuseppe Soriero, politico di lungo corso,attuale dirigente del Pd, schierato  decisamente per le  Primarie del Centrosinistra e che sintetizza il rapporto con i più giovani citando Picasso.

Continuo a impegnarmi con tanta passione, anche al di fuori delle aule parlamentari.

Oggi, proprio chi ha accumulato più esperienza deve essere chiamato a contribuire positivamente per aiutare i giovani a sperimentare una nuova dimensione della politica.

Solo rifiutando  la rincorsa cinica del “potere per il potere”, si può dare impulso alla ricerca originale di nuove mete condivise, rimotivando il contributo prezioso di ciascuno per aiutare tutti a sentirsi parte di una nuova “comunità” politica e culturale.

Ho respirato un clima nuovo in queste settimane di forte dibattito sul valore delle elezioni “Primarie” nel confronto inedito tra Bersani, Renzi,Vendola e gli altri concorrenti.

Partecipando a Roma ad alcune iniziative, in quanto presidente dell’Associazione IL CAMPO idee per il futuro, ho potuto verificare che a livello nazionale la sinistra si è aperta all’ascolto,al dialogo; al confronto vero con le associazioni culturali; alla impegnativa ricerca per  approfondire i programmi e preparasi all’azione di governo.

Domenica prossima voterò per Bersani, che ho imparato a stimare sin dalla comune esperienza nell’ambito del primo governo guidato da Romano Prodi.

E mi auguro che il risultato delle Primarie dia impulso anche in Calabria ad una spinta poderosa per rinnovare non solo le persone, bensì innanzi tutto i metodi e il modo concreto del far politica.

In Calabria avverto infatti ritardi derivanti forse da approcci ancora troppo burocratici e dal permanere di “cerchi magici” autoreferenziali.

Qui non basta una manifestazione importante ogni tanto.

Qui ci vuole un lavoro politico più continuo, tenace e rigoroso per rendere credibile un profilo di governo della sinistra e di tutta l’area democratica, di fronte alla crisi grave della destra ormai evidente, dal comune di Reggio alla Regione Calabria. Chiedo perciò esplicitamente al mio partito  che si riaprano i circuiti del confronto, senza timori sulle candidature, che non devono condizionare la libera dialettica su come debba essere riqualificato il rapporto tra i cittadini e la politica.

Il sostegno a Bersani insomma non dev’essere il paravento dietro cui eternare metodi verticistici, vecchie o nuove aggregazioni correntizie.

Auspico perciò che dopo il 25 novembre ci sia piena coerenza tra lo spirito delle Primarie nazionali e la vita democratica del PD in Calabria.

Chi dirige, dopo le riunioni ristrette, deve avere la lungimiranza di confrontarsi in riunioni più larghe per coinvolgere tante energie, altrimenti sottoutilizzate ingiustamente, per superare le barriere della diffidenza e costruire assieme valide esperienze comuni.

A tal fine, vorrei incoraggiare i giovani, ricordando loro le suggestive parole di un grande artista, Pablo Picasso, che amava ripetere: “ Ci si mette molto tempo a diventare giovani”, sottolineando così il valore dell’esperienza e della conoscenza che aiuta a sentirsi giovani al di là dell’età anagrafica.

 

Giuseppe Soriero, Dirigente PD

 

Il Chi “è” di Giuseppe Soriero

Lunghissima ed intensa l’attività politica di Giuseppe Soriero. Esemplifichiamo,ricordandole la rappresentanza in  Parlamento dal ’92 al 2001. Sottosegretario ai Trasporti, con il Governo Prodi,dal ’96 al ’98. Ex Segretario Regionale del Pds in Calabria,nel 2010,con l’Amministrazione Olivo,è chiamato all’  incarico di assessore all’ Urbanistica. Dal ’97 al 2000 è stato presidente del Comitato Interministeriale per l’area ed il porto di Gioia Tauro.Altrettanto ricca la vita culturale: Docente di Storia dell’intervento pubblico nell’economia del Mezzogiorno presso l Università Magna Graecia, è anche componente della Consulta per il Mezzogiorno del CNEL Nel Giugno del 2003 fonda l’Associazione “il CAMPO idee per il futuro”.

 

Mario Casaburi : Per una “nuova” Italia

La Gerontocrazia come male endemico per Belpaese e Calabria?  La nazione  invecchia, mentre una generazione intera ha saltato l’appuntamento con la vita produttiva. La politica non fa eccezione e il ricambio non arriva. E’ necessario ‘Rottamare’  ? 

L’ Intervento di Mario Casaburi *

 L’Italia, e non solo, è una nazione retta, a vari livelli e nei vari settori, da una gerontocrazia, che non è disposta a cedere neppure una piccolissima parte del proprio potere, che non è disposta  ad avvicendamenti di sorta, che non è disposta a dare spazio ai giovani.

     E’ fisiologico che il ricambio generazionale, soprattutto nelle posizioni sociali ed economiche più alte, sia caratterizzato da contrapposizioni tra vecchi e giovani, tra chi vuole continuare a detenere il Potere e tra chi vuole sottrarlo e subentrare ad esso.

     Quello che in proposito  sta accadendo nella nostra attuale società è, però, patologico, soprattutto nel campo della politica. Il rischio, concreto e, purtroppo, già ben visibile, è corso da una generazione di giovani che non si inserirà nel mercato del lavoro, che non lavorerà mai, con tutti i risvolti e le nefaste conseguenze sul piano psicologico, sociale, economico.

     Nel campo della politica, poi, il fenomeno è molto diffuso, il ricambio è assolutamente inesistente.

     Da oltre tre decenni assistiamo al permanere, in Parlamento, negli enti locali, nelle società collegate, nel sottobosco politico e partitico, delle stesse donne e degli stessi  uomini, che, vecchi in età, idee, comportamenti, difendono a spada tratta  le proprie  posizioni,  i propri privilegi, le proprie “poltrone”.

     La conclamata “rottamazione” è solo un auspicio, è e sarà molto difficile scalzare  la vecchia classe politica, anche per il disinteresse della maggior parte dei giovani e  le notevolissime difficoltà e gli insormontabili ostacoli frapposti.

     Nel frattempo l’Italia, statica,  “invecchia” in studio, ricerca, mentalità, comportamenti, innovazioni, assenza di scelte, entusiasmo,  capacità di rischiare: pessimo segno per i giovani e il loro futuro.

     Eppure sono numerosissimi i giovani preparati, responsabili, seri, disposti a lavorare per se stessi e per l’Italia e alcuni per il bene comune.

 Mario Casaburi , 4 novembre 2012    

*  Il “Chi è” di Mario Casaburi

Mario Casaburi, già docente di italiano e latino nelle scuole secondarie di secondo grado e incaricato di Didattica delle Lingue Moderne presso l’Università degli Studi «Magna Graecia» di Catanzaro, si occupa di storia moderna e contemporanea. Tra i suoi libri: Per una storia della Calabria contemporanea. Da Melissa a Locri (2006), Il processo contro l’’Intendente de Mattheis (2009), Borghesia mafiosa. La ‘‘ndrangheta dalle origini ai giorni nostri,2010.

Nuova Politica: Maria Grazia Caporale, se un politico svolge bene il suo compito, perchè cambiarlo?

La politica ed il rapporto tra anziani e giovani. Definizioni che andrebbero attribuite alle idee, piuttosto che all’anagrafe, ma che spesso sono usate in modo improprio. E poi il termine “rottamazione”, che quantunque lo si voglia smussare o depotenziare nel suo impatto sonoro, non lascia margini a dubbi…

Abbiamo chiesto un intervento su queste tematiche a Maria Grazia Caporale, una vastissima esperienza politica alle spalle e che recentemente ha ricoperto gli incarichi di vicesindaco e assessore all’ Urbanistica, nella breve esperienza della Giunta Comunale Traversa.

Sono una  persona che crede  fermamente nel  valore della politica: ci sono i politici buoni ed i politici cattivi, come in tutte le categorie. Ma  la politica è necessaria , perché  quando è ben fatta, si occupa dei problemi della gente.  Oggi si  parla tanto di rottamazione: anche questo è diventato uno slogan. Perchè  l’esperienza non può esser accantonata nè buttata nella spazzatura: è necessaria per il futuro. I Giovani  devono prendere il testimone da noi, che abbiamo fatto politica per tanti anni. Lo abbiamo fatto  nel bene e nel male, con risultati buoni  e altri meno buoni:  siamo noi a dovere fornire ai giovani la ricchezza della nostra esperienza , perchè  ne facciano tesoro, per una società migliore.

Io credo fermamente nel passaggio tra anziani e giovani, ma dev’ essere un passaggio morbido, non una guerra civile. Non possiamo imitare Guelfi e Ghibellini: la società ha bisogno dell’ esperienza e delle forze giovani, sempre però facendo riferimento al passato: nessuna società potrà mai avere un futuro se non fa riferimento ai propri trascorsi, con gli errori e le cose ben riuscite, con luci ed ombre. Largo ai giovani, dunque, ma senza  nessuna rottamazione, perchè la società ha bisogno di tutti. Guai ad una società che arriva a rinnegare il proprio passato.

Intanto, potrebbe essere una soluzione quella di affidare ad un politico un numero limitato di mandati. Ma bisogna tener  conto che un progetto politico serio ha bisogno di tempo per realizzarsi .Non si può concludere in un anno o due. Certo, dopo due mandati, massimo tre, si comincia  a mostrare la corda, anche per la stanchezza, parlo soprattutto dell’amministrazione, che comincia a pesare.

Non possiamo reiterare i mandati all’infinito, non possiamo avere lo stesso sindaco per 50 anni o governatori per 20. Però dipende anche dalle capacità: se un politico è efficientissimo e svolge bene il suo compito, perché cambiarlo? Se gli amministrati stanno bene, se l’esperienza  di governo ha dato buoni frutti, perché rinnegarla? Il cambiamento non è sempre sinonimo di miglioramento….

Maria Grazia Caporale

Nuova Politica: Celi, anche l’esperienza può essere un valore importante…

La politica tra contributo dell’esperienza e la voglia di emergere dei più giovani. Passando per un termine un pò abusato come ” rottamazione”. A Rispondere su queste tematiche, Giuseppe Celi, che rappresenta l’ Udc-Area di Centro, in Consiglio Comunale, nel capoluogo di regione.  Il suo intervento:

 

La politica va fatta in funzione delle idee, dei contributi  che tutti possono dare, indipendentemente dall’ età anagrafica. Certo, la presenza dei giovani nella politica è importante,  in una situazione di grave disagio come quella in cui oggi ci troviamo, l’entusiasmo, la  creatività dei giovani  può dare un contributo importante e deve essere espressa pienamente. Però è necessaria anche l’esperienza di chi ha vissuto fasi cruciali per il nostro Paese, a partire da dopoguerra e ricostruzione, per arrivare agli anni 60-70- e 80. In tempi  cioè, di miseria, di sacrificio, soprattutto nella fase precedente al boom economico, ma anche tempi in cui anche l’operaio più povero poteva veder il figlio laureato..

E’ un concetto che mi piace ripetere, questo , a simboleggiare una società in cui ognuno ha il diritto di progredire, di aspirare ad un futuro migliore.

Il termine rottamazione, invece, mi suggerisce qualcosa di estremamente negativo. Rottamare significa buttare via per sempre qualcosa che non serve più .Io non  condivido. Credo che anche una persona che è stata tanti anni in Parlamento  o comunque nelle Istituzioni, sia in grado di dare il suo apporto alla causa comune, dipende dai valori di riferimento e che esprime. Naturalmente è anche importante che si capisca quando è il momento opportuno per farsi da parte, per far posto ai giovani ed al loro contributo di idee. Ma cancellare in un solo colpo  tutto ciò che ha contribuito a costruire l’Italia e la Calabria di oggi non mi pare giusto.

Giuseppe Celi

Nuova Politica: Giglio, sono le idee che rendono giovani

Nuova politica e politici nuovi. E’ indispensabile passare attraverso la “rottamazione” ? Quale può e deve essere il contributo dei giovani in un settore dove la stagnazione è prassi consolidata? Un  intervento di Antonio Giglio,giovanissimo rappresentante di Sel in Consiglio Comunale a Catanzaro.

 

È importante che le nuove generazioni abbiamo amore per la Politica, visto che chi le ha precedute ha in larga parte conosciuto solo il lato dell’interesse. Ma attenzione a buttarla solo sul piano anagrafico. Ciò che può fare la differenza è la qualità delle idee,  la coerenza, il coraggio, la tenacia, e l’intelligenza di chi le utilizza. Idee vecchie possono albergare in teste giovani, e viceversa. Tra l’altro, un giovane che fa politica ha, in teoria, più problemi che facilitazioni: l’inesperienza su tutti. Ma se è libero,genuino, coerente, intraprendente e onesto può compensare qualsiasi gap di partenza. Il punto è è che non sempre questo avviene. Quindi quando si considera solo il piano dell’età si rischia di non centrare il problema.

“Rottamazione” è un termine forte e per certi versi molto brutto. Le persone non si rottamano. Preferisco pensare ad un patto tra generazioni, che non ad una pericolosamente autoreferenziale “rottamazione”. Se però si coglie lo spirito buono, la provocazione che c’è in questa parola, qualche considerazione va fatta. In un dibattito così complesso bisogna tenere presente che c’è una avanzata degenerazione dei partiti, dove alcuni posti di gestione (interni ed esterni) sono occupati da decenni, e dove la meritocrazia è un miraggio. Quella che noi chiamiamo “Casta” è effettivamente un ciclo
che si autoalimenta (spesso, peraltro, con l’appoggio della cosiddetta società civile, che non può sempre chiamarsi fuori dalle responsabilità). E nei casi peggiori è solo con una rottura che si puòscardinare questo stato di cose. Sarà un caso (io non credo) ma finalmente in molti stanno passando la mano dopo decenni di cariche ininterrotte, o dopo clamorosi e ignorati fallimenti.In molti discorsi che si fanno, “rinnovamento”, “forze giovani”, sono espressioni inficiate dalla micidiale ipocrisia di chi le pronuncia e che, per un verso parla di rinnovamento, per l’altro adopera mezzi
subdoli di delegittimazione nei confronti delle nuove leve. Ma io sono convinto che le vecchie idee, le idee marce, perdenti, ammuffite, possano e debbano essere sconfitte con le idee nuove, con gli argomenti, altrimenti tutto sarà stato vano, sarà stato come “cambiare  tutto per non cambiare niente”.

Le nuove generazioni hanno il dirittodi essere di parte, ma il dovere di non essere faziose. Spesso esperienze di Governo, anche localmente, sono fallite perché a causa di faziosità e di miseri istinti di autoconservazione si guardava la pagliuzza nell’occhio dell’avversario e non si vedeva la trave nel proprio occhio. Se le nuove generazioni sono libere, devono (dobbiamo!) dimostrarlo coi fatti. Abbiamo il dovere di usare le idee per affrancarci dagli elementi negativi del passato. Altrimenti lo scenario sarà quello della Fattoria degli animali di Orwell. Un po’ di entusiasmo e agitazione iniziale, e poi “Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.

Antonio Giglio

Lodari: ci vuole una politica nuova, basta con chi occupa la stessa poltrona a vita…

Rottamare,non rottamare. Aldilà del significato che si vuole dare al termine, abbiamo cercato – anche citando il caso aperto dal sindaco di Firenze, Matteo Renzi – se davvero oggi esiste un problema di semplice contrasto generazionale tra ‘anziani’ e ‘giovani’ della politica. Se veramente il nuovo, passa attraverso una pura questione anagrafica, o c’è dell’altro.

Apriamo su CatanzaroPolitica, un piccolo spazio dedicato a questo argomento,aperto alle riflessioni di tutti, aldilà dell’appartenenza partitica. Proporremo di volta in volta il pensiero di chi vive quotidianamente  la politica e chi invece con essa ha un rapporto diverso. Sono graditissimi i commenti.

Tra i più solleciti a rispondere al nostro invito, Alcide Lodari ,ex consigliere comunale,attualmente impegnato a sostegno della candidatura Renzi.

 

Renzi  sta portando una ventata di novità in un momento  storico in cui c’era un appiattimento generale, un rifiuto, da parte degli elettori, di andare a votare. Non a caso il voto su Grillo è un voto di protesta. Grillo lo conosciamo come comico, non come amministratore, non ha mai fatto politica prima. Io credo invece  che Renzi  porterà consensi al partito, il Pd, da parte  di diverse aree politiche, anche dal Centrodestra, attualmente in gravi difficoltà e che  ha portato l’Italia alla situazione di disastro attale.

Per quanto riguarda il termine “rottamazione”, si fraintende  sempre. Forse è un po’ rozzo e magari forte, ma non significa buttare la gente dal balcone. Chi ha dato per un certo periodo in un Ente, deve farsi da parte, altrimenti la politica diventa una professione a vita e non va bene. Chi ha fatto il deputato, il consigliere regionale, per 3- 4 legislature, non può continuare a farlo per sempre, dovrà trovarsi un altro incarico..

Credo comunque che questo discorso  abbia iniziato ad essere compreso: lo ha capito Veltroni  (che ha annunciato i non volersi ricandidare in Parlamento,n.d.r.), che pure è uno de fondatori del Pd, un leader, non uno qualsiasi: L’ha seguito, anche con qualche polemica – ed io penso che faccia meglio a stare zitto- anche D’alema.  Non è un problema anagrafico come qualcuno vuole fare intendere, assolutamente no. Non è  un problema di  rapporto anziani-giovani, ma solo di presenza eccessiva su una stessa poltrona, di cariche che  durano a vita. La professione di deputato, non deve  esistere. La gente vuole una novità, un cambiamento e del  resto le condizioni dell’ italia oggi sono sotto gli occhi di tutti..

Se non si  cambia rotta, se non si cambiano le persone corrotte, non si va avanti. Non è una questione di colore politico, nè di territorio. Basti vedere considerare il caso Lombardia, la “Svizzera italiana” come molti la definiscono, che sembrava essere al  riparo, un feudo sicuro dove non c’era mafia, né voto di scambio, né malaffare. E’ stata la prima regione ad essere colpita dagli scandali…

Oggi, ci vuole un cambiamento reale: solo così resituiremo la politica ai cittadini.

Alcide Lodari

Volontariato : Nunzia Coppedè (Fish), su diritti e bisogni non possiamo sostituirci allo Stato

Le associazioni di Volontariato della Provincia di Catanzaro a  convegno . Nella nella sede del CSV (Centro Servizi Volontariato) del capoluogo di regione, nei giorni scorsi hanno tenuto una importante riunione per fare il punto sulla situazione di settore. Tutto questo, aspettando                 la Conferenza Nazionale, in programma ai primi di ottobre a l’Aquila. Sull’argomento, nostra intervista a Nunzia Coppedè, presidente  Fish (Federazione per il superamento dell’handicap) Calabria.

D.: Qual è la situazione per il Volontariato nella Provincia di Catanzaro, alla luce dei tagli operati dal governo centrale e dalla spending  review?

N.C.: Lo stato d’arte del Volontariato è quello di chi si sente molto richiesto, perché il settore viene comunemente visto come una possibile opportunità, alla luce proprio dei tagli di cui si parla. Noi, comunque, non ci stanchiamo di dire che non deve sostituirsi allo Stato: i diritti sono diritti e come tali vanno rispettati. Il volontariato è una realtà molto vitale ed importante perché comunque è presente laddove ci sono i bisogni, riesce  a dare innovazione e servizi laddove ci sono le emergenze . E’ comunque un Volontariato non solo di fare, ma è un volontariato che dice, pensa, ch’è cittadinanza attiva. Nella Provincia di Catanzaro, come in tutte le altre province: è importante dargli visibilità.

D.: Il progetto di funzionamento  in rete del volontariato, cioè tutte le associazioni che collaborano tra loro per migliorare i servizi, è già operativo nella Provincia Di Catanzaro?

N.C.:   Ci sono diversi soggetti.  Csv, ad esempio, promuove molto la rete: tutti i bandi di settore, del resto, richiedono questo tipo di aggregazione. Per le singole associazioni  non è così scontato, d’altra parte, che possano lavorate in rete ad un obiettivo comune, con le altre. Il Csv ha fatto un grosso lavoro in questo senso,anche mettendo a disposizione piccole somme per interventi e progetti in rete. Ha  messo poi a disposizione pure il suo staff, ormai formato adeguatamente da tempo..

 

D.: Si è innescato un circolo vizioso: dal governo centrale vengono tagliati fondi destinati agli  enti locali , questi non hanno nulla da spendere o quasi: come si difende il Volontariato da tutto questo?

N.C.: Non è facile, comunque anche i comuni dovranno scegliere cosa tagliare. Il Volontariato è una realtà che riesce a far comprendere, quando interagisce con i comuni, dove sono le emergenze  più importanti. Si può ragionare su queste cose. Non ‘è detto che bisogna tagliare sui diritti: vi sono delle priorità da rispettare.

D.: Non si può riversare tutto il peso della tutela  dei diritti, sulle spalle del Volontariato..

N.C.: Noi lo vorremmo evitare, se mi permette. Comunque , il Volontariato laddove ci sono situazioni di bisogno non è che stia a guardare: però non è la sua mission ,quella di sostituirsi allo Stato.

D.: Ci sono dei dati utili per quanto riguarda le persone che lavorano nel settore e quale tipo di utenza è interessata, nel territorio provinciale catanzarese?

N.C.: Non dati  specifici. Ma, pensi che solo al CSV di Catanzaro aderiscono più di 100 associazioni… Le risposte sono ad ampio raggio, non solo assistenza, ma anche rispetto dell’ambiente, protezione civile, assistenza sanitaria e sociale, povertà ò disabilità, donne, tossicodipendenze  e Immigrati: e l’elencazione potrebbe continuare… Gli ambiti cui risponde il volontariato sono tanti e coprono una grossa parte di bisogni. Molte associazioni di settore s’ispirano   a motivazioni religiose, altre no.In tutte c’è una logica di tutela dei  diritti umani, e civili, molto presente. E’ un  Volontariato che affronta le emergenze  e che però lavora perchè  queste stesse emergenze non restino tali tutta la vita…

Alfonso Scalzo

Catanzaro- crisi del Commercio,P.Abramo : servono i “Centri Commerciali Naturali”

Nostra intervista al presidente della Camera di Commercio del capoluogo di regione. Che ribadisce: i piccoli  operatori  economici devono cambiare mentalità, oppure  non c’è scampo.Commercianti e artigiani devono comportarsi come buoni condomini….

 

D.: Il settore Commercio, nel capoluogo di regione, dal punto di vista economico, sembra essere uno dei più colpiti dalla crisi. Perchè?

P.A.: Perché è la parte finale di un sistema produttivo: se tutti i comparti sono in difficoltà, basti pensare al Manifatturiero e all’Artigianato, figuriamoci ill Commercio, che rappresenta la parte terminale di questo stesso sistema e quella numericamente più consistente. Ogni 10 aziende industriali, ce ne sono 5o dell’Artigianato, ma ben 200-300 del Commercio. Percentualmente le piccole imprese del Commercio sono la parte più consistente del sistema  produttivo e pagano lo scotto maggiore di una crisi che però è mondiale. Una crisi, inoltre, generalizzata ai diversi settori, come testimonia l’annuale ricerca fatta dalla  Camera di Commercio. In Calabria poi. produciamo poco e importiamo molto. In questo modo non si produce ricchezza  e le imprese commerciali, le più numerose, sono quelle che  avvertono di più la crisi.

La camera di commercio ha attivato di recente un “Fondo Rischi”. L’intenzione è quella di dare una boccata d’ossigeno alle imprese, in particolar modo alle piccole e medie imprese dell’Artigianato e del Commercio, che non hanno potere contrattuale con il sistema bancario e rischiano di soffocare. Attraverso l’erogazione del fondo rischi alle piccole e medie imprese della Provincia di Catanzaro, che ammonta a un milione di euro e i 400 mila euro già stanziati in precedenza dalla stesso ente camerale, come credito attinente gli investimenti, vogliamo dare un po’ di sollievo al settore.

 

D.: La crisi di uno dei settori trainanti dell’economia cittadina ha prodotto anche un effetto desertificazione, del capoluogo. Basta passeggiare per  c.so Mazzini, in pieno  centro storico, per rendersene conto…Cosa fare?

P.A.: Non c’e una risposta precisa, perché sono molti i fattori che incidono sulla crisi e sulla mancata ripresa. Ho già avuto modo di dire che la crisi stessa non sarà a breve termine, ci sono piccoli segnali di ripresa, ma talmente irrilevanti da apparire una specie di specchietto per le allodole. La ripesa ci sarà, ma non è vicina.

 

D.: Quali sono le cifre della difficile situazione economica?

P.A: Diciamo che si sono abbassati i consumi dei generi di prima necessità ,mediamente del 20%.Ma si arriva anche a percentuali più alte per altri generi:  ci sono imprese che hanno fatturato fino al 50% in meno rispetto allo scorso anno.

 

D.: Molti sostengono  che alla base dell’attuale situazione economica del comparto, vi sarebbe la gran quantità di centri  commerciali nelle immediate periferie cittadine…..

P.A.: Ci sono due scuole di pensiero:  la prima che crede debbano sopravvivere solo i piccoli centri commerciali  e le piccole aziende di settore; altri ritengono che all’interno dei grossi centri commerciali si possano realizzare  i criteri adeguati ad una realtà sociale diversa dal passato. Voglio  spiegarmi:  i piccoli commercianti protestano per gli effetti che producono sulle loro attività la Distribuzione Organizzata(D O)e la  Grande Distribuzione Organizzata (GDO). La verità sta in mezzo:  la nostra società non può più, per ragioni di tempo, gestire gli acquisti come si faceva 50 anni fa: comprare la stoffa in Merceria, l’olio …..Oggi si esce a far spesa una volta la settimana e si vuole tutto a portata di mano. Attenzione però: non è la società che si è adeguata alla logica d’acquisto dei grossi centri commerciali. Semmai è  il contrario: sono state le grandi strutture commerciali ad adeguarsi alle mutate esigenze della società dei consumatori, tant’è che anche i piccoli centri commerciali sono in crisi, surclassati dai grandi. Non più il supermercato, ma l’ipermercato ed i centri per lo shopping, le pizzerie, i cinema. Nel centro commerciale si trascorre un’intera giornata, purtroppo.E dico così perché a perderci non è soltanto il piccolo commerciante, ma anche la cultura…

 

D.: Quali le direttive  lungo le quali muoversi per uscire dalla stagnazione?

P.A.: Intanto costruire  nel centro storico di Catanzaro un sistema che la Camera di Commercio ha già  offerto al Comune ,cioè il progetto per un Centro Commerciale Naturale . Non è dissimile dagli altri centri commerciali  (è denominato naturale perché all’aperto) e tiene conto di precisi fattori.. Intanto la vivacizzazione del luogo, con spettacoli ,animazioni e quant’altro. Il Centro si deve dotare di un sistema diffuso di condominio. Mi spiego: i centri commerciali funzionano in sostanza con un sistema di tipo condominiale, con un vertice che può essere paragonato ad un amministratore e gli operatori, che si comportano come condomini, pagando una retta per la pulizia del luogo, la corrente elettrica e pure l’animazione, per attirare i consumatori. Allo stesso modo di quanto fanno queste strutture commerciali “chiuse” devono fare i centri commerciali naturali. Bisogna realizzare una formula condominiale tra gli operatori ,commercianti e artigiani, che abbiano interesse a  realizzare una struttura del genere. I commercianti del centro storico catanzarese debbono metabolizzare  il nuovo metodo, altrimenti non c’è scampo. E chiaro, però, che occorre prioritariamente l’intervento del comune, con l’iuto di altri patners, quali la Camera di Commercio, ad esempio…

D.:Il progetto è già sulla buona strada?

 

P.A.: Con l’amministrazione Olivo è partito il cosiddetto “Parco Commerciale”, era stato anche nominato il Consiglio d’Amministrazione. Però, secondo il mio parere, non è stato sufficientemente seguito dall’amministrazione comunale. Ma non sono stati sufficientemente perseguiti nemmeno gli obiettivi per i quali il Parco era nato: nonostante gli sforzi , si sono addirittura creati di problemi che hanno inficiato l’attività stessa del consorzio. Non c’è stata, comunque, una grande cultura del consociativismo, da parte degli addetti ai lavori. Occorre una formula sinergica tra Comune di Catanzaro e Istituzioni, ma in primo luogo debbono essere gli stessi operatori economici ,che sono i commerciant,i a recepire e attuare questa stessa formula.

 

Alfonso Scalzo

 

Il “Chi è” di Paolo Abramo

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Attuale presidente della Camera di Commercio del capoluogo di regione, è anche presidente della Camera Arbitrale della stessa  CCIAA( Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura).Dal ’94 è componente della Giunta di Confindustria  Calabria e della Giunta di  Confindustria Catanzaro. E stato presidente del Confidi interprovinciale degli industriali e ha avuto lo stesso ruolo per Fidimpresa e Unioncamere  regionali. Nel 2003 è stato insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica dal presidente Ciampi.

 

P.s. Sulle tematiche proposte da questa intervista, vi invitiamo a leggere i commenti di Ugo e Silvano, nella tradizionale vignetta di Zoon Politikon, nella nostra stessa home page. 

Veraldi: il comparto costruzioni in ginocchio

Nel capoluogo di regione chiudono cantieri,mattonifici e storiche realtà produttive.Necessario attrarre investimenti,mentre si attendono Cittadella Regionale e nuovo ospedale

Catanzaro – Un comparto,quello delle Costruzioni,nel capoluogo di regione,sicuramente in crisi.Una crisi che risente chiaramente della situazione economica complessiva a livello nazionale e internazionale. Ma come si fa ad uscirne? Lo abbiamo chiesto a Luigi Veraldi, segretario  generale della Fillea-Cgil Calabria.

Veraldi -Sicuramente è una crisi  globale.Il settore Costruzioni risponde a circuiti economici complessivi,con una matrice comune in tutto il Paese,nella nostra regione e nella Provincia di Catanzaro.Si tratta soprattutto di interventi sulle opere pubbliche e sui grandi appalti che sono venuti meno e poi del fatto che non abbiamo potuto contare su quegli investimenti che non avrebbero dovuto rispondere solo alla necessità di costruire opere pubbliche ed edilizia sociale,ma ancheagire in funzione “anticiclica”, che è stata sempre un’esigenza preminente del settore Costruzioni.

D:Senza scomodare grandi economisti come keynes o uomini politici come F.D.Roosevelt ed il suo “new deal”,il ricorso alla costruzione di opere pubbliche è da sempre un primo intervento per cercare di rimettere in moto economie in debito d’ossigeno… 

Veraldi : Abbiamo già effettuato un presidio unitario sindacale,recentemente,presso il ministero per lo Sviluppo Economico,proprio per rivendicare alcuni interventi per il settore,tra i quali quelli che riguardano la nostra regione e la Provincia di Catanzaro.Penso all’A/3, a pezzi e tratti della strada statale 106,così come penso alle gravi responsabilità del governo regionale per il ritardo nelle misure per l’Edilizia Sociale e per quanto riguarda la costruzione dei nuovi ospedali.Catanzaro dovrebbe essere destinataria di una delle 4 nuove strutture ospedaliere che si dovranno edificare in Calabria.Occorrono misure atte a favorire investimenti pubblici, ma anche quelli privati.Secondo dati delle Casse Edili,nelle tre provincie di Catanzaro,Crotone e Vibo valentia,sono andati perduti 5 mila posti di lavoro.20 mila,invece,nell’intero territorio regionale.

D:La Cittadella Regionale… 

Veraldi: Sulla Cittadella Regionale si stanno assommando ritardi.Penso che questo sia un fatto grave,perchè l’idea nostra è che un appalto pubblico,proprio per quanto riguarda opere di grande utilità sociale come la Cittadella,eviterebbe lo spreco di fitti pagati per i locali che ospitano gli uffici regionali.Questi stessi uffici,con la Cittadella Regionale, avrebbero una sorta di allocazione unica,per una burocrazia moderna.

D:La crisi del settore minaccia di far sparire interi pezzi delle strutture produttive che avevano caratterizzato questa economia.I cantieri,anche a Catanzaro,chiudono: è una crisi irreversibile?  

Veraldi: Siamo abituati a vedere imprese e lavoratori impegnati a periodi,il famoso “periodo di cantiere”.Ora le difficoltà stanno aumentando: la griglia degli ammortizzatori sociali,messa in essere con le riforme legislative,non è garantista come in precedenza.Queste imprese sono,nella Provincia di Catanzaro,praticamente le uniche realtà industriali esistenti.Siamo sicuri che ci sarà una ripresa per loro,perchè tutte le opere da eseguire sul territorio non sono,com’è intuitivo,delocalizzabili.Quello che ci preocupa,invece, è la possibile scomparsa della “Filiera di Corredo”,del settore Costruzioni: laterizi,lapidei,cemento,legno:le imprese che vivono con la produzione di questi materiali e sono estremamente piccole per riuscire a sopportare la crisi.In più,grava sul comparto anche la scelta di qualcuna delle imprese di costruzione,che acquista altrove,dove il costo del lavoro è inferiore,le materie occorrenti a terminare un’opera.Si perde quindi un pezzo importante della storia  di Catanzaro: le vecchie fornaci di mattoni,ad esempio.Si dovrebbe discutere con la Regione innanzitutto di questo problema.

D: Come può intervenire,su questo versante,l’amministrazione comunale del capoluogo di regione?

Veraldi:L’amministrazione ha dei ruoli di responsabilità,di concerto con le altre istituzioni.Se vuole garantire un futuro alla propria esperienza ed ai propri cittadini,sotto il profilo del lavoro e delle politiche industriali,deve mettersi in condizione di poter rivendicare gl’investimenti necessari.Abbiamo una realtà molto disordinata dal punto di vista urbanistico ed un patrimonio immobiliare,nella Provincia ed in città,che andrebbe messo in sicurezza,perchè invecchiato.Abbiamo la necessità di rivalorizzare il nostro centro storico con un intervento adeguato nella cura urbanistica.Questi sono sicuramente interventi che potrebbero attrarre investimenti e proposte di sviluppo nel nostro settore.

Alfonso Scalzo

“Chi è” Luigi Veraldi

Attuale segretario generale della Fillea-Cgil Calabria,ha alle spalle una lunghissima carriera nel sindacato.Tra gl’incarichi ricoperti,quello di responsabile regionale del Dipartimento Mercato del Lavoro Cgil e di segretario per la Calabria della Funzione Pubblica,per la stessa organizzazione sindacale.