Category: L’INTERVENTO

“Certi Diritti”: la famiglia non è solo quella eterosessuale…

Dibattiti e confronti della società civile, improntati sulla famiglia come centro di discussione, dovrebbero non limitarsi  a considerare come tali solo i nuclei eterosessuali, ma anche “tutte le altre forme familiari”.

A ribadirlo,  Marco Marchese, responsabile, Osservatorio Politiche di Genere e Pari Opportunità di  Catanzaro e componente di “ Certi Diritti” Calabria, nello scrivere una lettera aperta, prendendo spunto da un convegno incentrato proprio sui temi della famiglia  e tenutosi nei giorni scorsi a Lamezia Terme.

“Le varie formazioni che compongono il tessuto sociale italiano, non sono fra loro contrapposte o alla ricerca di una posizione egemone, semmai fanno a pieno titolo parte della stessa società e spessissimo condividono i medesimi problemi”, sostiene Marchese, “ purtroppo questo è un errore in cui incappa molto frequentemente l’attività convegnistica sulle famiglie, come se il modello eterosessuale sia circondato e sotto attacco da spinte o altri modelli che in realtà non esercitano queste pressioni”.

“Il quadro delle famiglie italiane è una rappresentazione multiforme, per cui possiamo facilmente riconoscere la famiglia formata da una coppia eterosessuale con o senza figli, ed anche quelle non meno importanti di altre formazioni familiari, come quelle basate su una coppia di persone dello stesso sesso, le famiglie di fatto che non possono o non vogliono accedere a istituti giuridici e le famiglie allargate”, sottolinea lo stesso Marchese, ” noi, riteniamo che l’evoluzione della società, non sia composta da forze contrapposte o da formazioni che per definizione occupano uno spazio sociale a scapito di altre formazioni e quindi non crediamo che la multiformità delle famiglie italiane sia composta da attori fra loro in competizione; anzi tutte andrebbero alla stessa maniera studiate, tutelate, valorizzate. Riteniamo inoltre che questa multiformità sia un valore che arricchisce la società e non il contrario”.

 

Pd e vitalizio ai consiglieri regionali. Dopo i dubbi espressi dalla ‘base’, Scalzo: una pagina terribile della politica regionale

Ieri l’intervento di Michele Gigliotti e Marco Gentile, (http://catanzaropolitica.it/pd-non-rappresentate-nessuno), rispettivamente segretario del Partito Democratico di Simeri Crichi e iscritto al partito, su unPd che sembra, in alcune sue componenti, aver perduto il contatto con la’ base’ e con i cittadini, anche in merito alla vicenda dei vitalizi per i consiglieri regionali.
Sull’argomento, ritorna oggi il Capogruppo Pd in Consiglio Comunale, a Catanzaro, Salvatore Scalzo. Ne pubblichiamo il testo:
Ho trovato di particolare forza e intensità l’articolo di Gigliotti e Gentile di ieri, due belle certezze del Pd catanzarese. Hanno avuto coraggio e dimostrato passione. Quella del mantenimento del lauto vitalizio per i consiglieri regionali è stata una pagina terribile della politica regionale che la base e l’opinione pubblica non perdoneranno. A destra come a sinistra. Nel momento in cui la politica doveva dare risposte forti e concrete nella direzione dell’esempio il palazzo si è chiuso. Interamente. A destra e a sinistra. Mentre i giovani non trovano lavoro o se lo trovano acquisiscono una retribuzione di poche centinaia di euro al mese, c’è chi ritiene possa essere giusto non solo continuare a percepire circa 10.000 euro mensili a Palazzo Campanella più ulteriori spese per strutture e attività ma addirittura un lauto vitalizio di diverse migliaia di euro dopo qualche anno di consiglio regionale. Eppure i giovani una pensione non la vedranno forse mai e le pensioni minime di 500 euro sono ormai regolarità per un elevatissimo numero di over 65 calabresi. Non va per nulla. Trovo giusta la proposta di scendere nelle piazze calabresi per una grande raccolta firme. Offro da subito il personale sostegno. Si potrebbe trattare di una raccolta firme dell’indignazione che veda i cittadini protagonisti, magari assieme al Movimento 5 Stelle che ha promosso il referendum e tutte le forze politiche sane che vorranno mostrare alla politica regionale, quanta sproporzione esiste tra i privilegi di pochi e la vita reale, tra la politica diversa che la gente auspicava e la tristezza che abbiamo spesso sotto gli occhi.
Salvatore Scalzo, capogruppo PD Consiglio Comunale di Catanzaro

Pd: non rappresentate nessuno…Ancora voci dalla ‘base’ del partito,dopo la vicenda del ‘vitalizio’ ai consiglieri regionali. E non solo…

La bocciatura in Consiglio Regionale della proposta di referendum abrogativo per l’abolizione del ‘vitalizio’ ai consiglieri  regionali calabresi, presentata dal Movimento CinqueStelle, non è piaciuta a molti esponenti della base (e non solo), del Partito Democratico. Non è piaciuto, in particolare, che il loro stesso partito, il Pd, appunto, si sia schierato compatto a difesa della ‘casta’, bocciando la proposta.

Molto duro in questo senso, l’intervento del Pd di Simeri Crichi, attraverso il suo segretario. Michele Gigliotti e un iscritto, Marco Gentile. Il rigetto della proposta referendaria, diventa così l’occasione per fare i conti con una rappresentanza politica che “ è altro dal  vero partito…”. Il tutto,alla vigilia dell’Assemblea Nazionale dei democratici, che si terrà a Roma,domani e dopodomani,20 e 21 settembre.

Ecco il testo dell’’intervento:

Esprimiamo vivo disappunto per la scelta dei consiglieri regionali di bocciare la proposta di legge sull’abolizione dei vitalizi. La scelta infatti annichilisce la nostra identità politica, fatta di battaglie a fianco degli ultimi, ed ispirata a valori di uguaglianza e giustizia. Un’identità che ha fatto della diversità dagli avversari la propria pietra angolare e della vicinanza ai disagiati il connotato distintivo. Questo giacimento di valori per noi giovani democratici è tuttora vivo e, nel solco tracciato da Moro e Berlinguer, costituisce la bussola funzionante con cui orientiamo l’agire quotidiano.

Avviene il contrario in Calabria, dove il PD in consiglio regionale si distingue negativamente, votando contro l’iniziativa referendaria per l’abolizione dei vitalizi di fine mandato, alla stregua della compagine guidata dal Presidente Scopelliti.

Quest’ultimo atto marca un ulteriore e siderale allontanamento dei consiglieri  dalla base del PD e dai dirigenti che nei territori si ispirano a valori veri. Segretari di circolo, militanti e simpatizzanti sempre vicini ai problemi della gente e ai temi che la politica dovrebbe affrontare con coraggio e diversità, provando ad adeguarsi ai connotati di una temperie turbata da una gravissima crisi economica.

I consiglieri regionali ignorano che ormai un ceto medio insoddisfatto e sotto-garantito è presente in tutte le regioni, e la ricetta è condita da una disoccupazione inarrestabile. I figli del ceto medio partorito dal boom economico conducono una acerrima lotta per evitare di cadere in quella condizione subalterna da cui la generazione precedente sembrava esser riuscita a evadere. Dato questo quadro, delle due l’una: o i massimi esponenti del PD, a livello regionale, sono incapaci di leggere la realtà sociale e le sue trasformazioni, oppure preferiscono fingere inconsapevolezza fino alla scadenza di questa legislatura.

E’ ingiustificabile censurare la proposta di abolizione dei vitalizi, perché ingiustificabili e antistorici sono quei privilegi. Tale atteggiamento è ascrivibile tanto alla miopia dei Consiglieri Regionali quanto ad una distorta concezione della politica, declinata alla stregua di una professione. Ma non vi sono albi professionali per politici!!!

 

 

Osserviamo comunque che la scelta di mantenere i propri appannaggi ha una volta per tutte svuotato di senso gli slogan e le frasi fatte che logorano i copioni elettorali dei Consiglieri Regionali.

Dov’è il rispetto per quel popolo di sinistra che riempie le piazze anche sotto la pioggia e, soprattutto, per quelle famiglie che, al netto della retorica pentastellata, e in mancanza di mezzi per vivere decorosamente, rappresentano il corpo elettorale. Quell’elettorato che al seggio suffraga candidature evidentemente sbagliate. La scelta era quindi un atto dovuto nel rispetto della più intima dignità dei Calabresi onesti.

Con il vostro operato avete invece mostrato un’appartenenza di comodo, completamente sconnessa dalla nostra tradizione storica, attenta ai benefit e più prossima ai vostri interessi personali che ai ceti deboli.

Perché lo zelo giuridico, usato per rigettare e giustificare una proposta utile, ignora l’esigenza di una rigenerante spending review?

E considerato che la vostra scelta vi rende simili ai nostri avversari, sussiste ancora sintonia tra voi e il Partito?

Di fatto voi non rappresentate il PD. Il partito vero è altro da voi, perché composto da gente che vive con i nostri elettori, e vede ciò che a voi sfugge: i cambiamenti radicali di una società che chiede più uguaglianza e dignità. Non è possibile quindi accettare in silenzio una scelta oligarchica, da parte di chi rappresenta un ancien regime , che, bocciato dal voto del 2010, patologicamente trasversale e in pieno dissolvimento, continua a mortificare il sano operato di anonimi ma essenziali dirigenti. Loro hanno  più valore di un vitalizio!

Non condividendo il vostro operato faremo a meno di voi, ma chiediamo l’intervento immediato dei livelli centrali del PD, affinché assumano misure utili a scongiurare il ripetersi di tali scelte. Diversamente, vorrà dire che stimoleremo adeguate iniziative politiche.

Difenderemo fino in fondo la dignità del PD e dei suoi elettori, perché avvertiamo il dovere di provare a voltare pagina, agevolando davvero il ricambio di una classe dirigente ostinatamente attaccata allo scranno. E’ per tutte queste ragioni che preannunciamo una raccolta di firme utile a ripresentare la richiesta di abolizione dei vitalizi al Consiglio Regionale. Per fare ciò chiediamo la collaborazione di quei cittadini che con la politica coltivano la passione, rivolgendoci alle forze referendarie, soprattutto alle energie a 5stelle ringraziandoli per la battaglia e rilanciando un’azione congiunta di firme per suscitare assieme la giusta indignazione.

Michele Gigliotti

Marco Gentile 

 

 

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Lostumbo su trasporti

Un capoluogo di regione che, per essere realmente competitivo,non può prescindere da un efficiente sistema dei trasporti. Le carenze attuali,penalizzano fortemente anche il settore del Turismo Culturale.

L’intervento di Rosario Lostumbo, consigliere  comunale e presidente Commissione Consiliare Politiche Sociali.

 

“Il momento di forte tensione che si è creato nei mesi scorsi, ha distolto da quelli che sono gli interessi e le problematiche di una città che cerca di ripartire, nella speranza che gli animi si plachino; nella funzione di consigliere comunale di questa città, ritengo che al di sopra di quell’andirivieni polemico e, a volte anche sterile ci deve essere la lungimiranza di restare sempre vigili sulle  problematiche che  mortificano la nostra città e i confini territoriali, attivandosi per la loro risoluzione.

E’ mia premura soffermarmi e nel contempo sollecitare un incisivo intervento dei nostri rappresentanti politici ad ogni livello, al fine di risolvere l’atavico problema dei trasporti  che opprime  il capoluogo regionale e che a quanto pare, si va  ad aggravare sempre  più. Ci troviamo nella comune consapevolezza di quanto sia disagevole partire o raggiungere il nostro territorio. Nell’analizzare qualsiasi offerta di trasporto, ci rendiamo conto come oramai siamo fuori da ogni limite,  a iniziare da quella ferroviaria che ad oggi è inadeguata in termini di qualità e di tempistica, visto che l’ultimo convoglio utile in sosta dalla stazione di Lamezia Terme Centrale per raggiungere la Capitale  è in partenza alle ore 16:20,  dovendo precisare che  la gran parte delle corse ferroviarie  che provengono dalla Sicilia  risultando fortemente affollate  e con accumuli di ritardi insostenibili;  Immaginiamo quanto risulta  più difficoltoso raggiungere le città del Nord Italia!

Lo stesso dicasi per il trasporto su gomma,  unico servizio che garantiva il collegamento diretto tra il capoluogo di regione  e le principali città italiane, ma anche questo è stato pesantemente ridotto .

E, dulcis in fundo  il trasporto aereo, l’esclusione dello  scalo di Lamezia Terme dal piano strategico degli aeroporti internazionali rappresenta l’ennesima mortificazione per  la città di Catanzaro “capoluogo di regione” in primis, per la città di Lamezia e altresì per l’intera regione Calabria;se diamo uno guardo al traffico interno notiamo come su determinate tratte è stato ridotto; per citare, sulla tratta Lamezia Roma, l’unica compagnia attualmente attiva è l’ Alitalia che non  avendo concorrenza ha pensato bene di far lievitare i costi.

Le altre compagnie che effettuano scali nelle città del Nord Italia (al di là delle offerte)  non disdegnano. Credo che bisogna attivarsi al fine di tutelare al meglio il diritto dei cittadini alla mobilità sia extra regionale che interregionale,  è improrogabile un tavolo di concertazione  tra esponenti politici  e amministratori coinvolti, è necessario l’approvazione del piano dei trasporti in Calabria ancora non varato.

E’ urgente, a mio avviso, ripristinare il collegamento ferroviario tra la stazione  di Lamezia Terme e la nostra città.

Sarebbe auspicabile, se guardata  in un’ottica  di forte slancio dell’offerta turistica del  territorio provinciale, la realizzazione  di una linea ferroviaria diretta tra l’aeroporto di Lamezia Terme e la città di Catanzaro riaprendo eventualmente la stazione di Catanzaro Sala. Non si può parlare di ruolo competitivo del nostro territorio nel settore del turismo/culturale o di incremento del  flusso turistico, già al disotto delle aspettative,  se il trasporto attuale risulta essere inadeguato.

A tutti i nostri politici regionali e nazionali che  sono a conoscenza delle problematiche teste citate , e che sono certo hanno a  cuore la risoluzione delle stesse; chiedo che intervengano più velocemente e incisivamente al fine di mettere  in atto le necessarie azioni strategiche finalizzate  alla realizzazione di una mobilità sostenibile”

Rosario Lostumbo, consigliere  comunale e presidente Commissione Consiliare Politiche Sociali.

 

“Safe City” : i dubbi, pesanti, di Giglio (Sel) e Capellupo(Pd)


Sul progetto “Safe City”, destinato,nelle intenzioni dell’Amministrazione Comunale a, a  garantire la sicurezza nel capoluogo di regione,sollevano pesanti dubbi i consiglieri d’opposizione Antonio Giglio,capogruppo Sel e Vincenzo Capellupo (Pd).


Riportiamo integralmente la nota

In merito alla delibera di Giunta n. 57 dell’8 marzo 2013, avente ad oggetto “Approvazione dello studio iniziale e offerta di bilancio del progetto “Safe City” della Società Bunkersec, con sede in Israele e mandato al Comandante Municipale di Catanzaro Gen. Dott. Giuseppe Antonio Salerno, per l’attivazione dei procedimenti necessari per il finanziamento dell’intervento presso i competenti uffici regionali”, solleviamo grosse perplessità in merito al Progetto “Safe City” e all’opportunità del suo recepimento per Catanzaro.

Il punto non è, ovviamente, la salvaguardia della sicurezza (il progetto si propone di fornire efficaci strumenti per la lotta alla micro e macrocriminalità); il punto è la proporzione tra obbiettivi, risultati e risorse.

Il progetto, redatto gratuitamente, parla di realizzare, tra le altre cose: Centro di comando e controllo equipaggiato con 15 workstation, videowall, server, strumenti; call center con 4 postazioni per la ricezione delle chiamate; rete privata e dedicata con 25 HUB di comunicazione; 700 telecamere, 200 addizionali fittizie; 35 sistemi di riconoscimento delle targhe automobilistiche a due carreggiate e 10 a una carreggiata; 10 vetture della polizia con sistemi di sorveglianza mobile; 46 piattaforme per il comando computerizzato mobile.

Tutto ciò alla cifra di 23.180.000 euro (escluse comunicazioni mensili via cellulare, tasse, imposte e costi di dogana), somma per la quale è stato dato il via libera per chiedere l’indispensabile finanziamento regionale. I punti critici che poniamo all’attenzione, con grande preoccupazione, riguardano in primo luogo gli aspetti della privacy. Si sbandiera con agghiacciante superficialità l’applicazione di “tecnologie militari in campo civile”, ma nel progetto ci si limita alla più che generica enunciazione “dell’importanza del diritto del pubblico alla privacy”.

Senza scomodare Orwel e il Grande Fratello, ma ci pare che si sottovaluti colpevolmente l’invasività di un tale impianto. Ancora, se si guarda agli obbiettivi, a parte quelli relativi alla lotta a macro e microcriminalità, grande attenzione è data agli scopi di “Supervisionare efficacemente il flusso cittadino del traffico, comprese le infrazioni relative ai parcheggi”; “Accertamento infrazioni al Codice della Strada, verifica veridicità delle dichiarazioni rese in occasione di incidenti stradali”.

E’ necessario spendere 23 milioni e applicare tecnologie militari, per raggiungere obbiettivi minimi di qualsiasi corpo di polizia municipale di qualsiasi città civile? E proprio sul profilo economico, ci chiediamo, con quali risorse si avrebbe intenzione di tenere in piedi questo mastodontico apparato di gestione? Nel progetto nulla è detto riguardo ai costi annuali e ad un ipotetico progetto di spesa. Come potrebbe Catanzaro, che fino all’anno scorso non poteva garantire il servizio di mensa scolastica, che tuttora non può ristrutturare le scuole e riparare le strade, che è in assoluta emergenza infrastrutturale, sociale ed economica, permettersi fantasmagorici costi di gestione? Invitiamo con allarme e preoccupazione la maggioranza di centrodestra a bloccare l’iter e a portare immediatamente la discussione in Consiglio comunale.

Abbiamo la sensazione che si stia trattando con imperdonabile leggerezza questa vicenda, quando siamo invece convinti che per la lotta alla criminalità, ancora di più alle infrazioni al Codice della strada, i mezzi siano ben altri che non un colossale e costosissimo progetto che fa sorgere la ragionevole domanda: ci sono interessi dietro?

Antonio Giglio – Consigliere comunale SEL

Vincenzo Capellupo – Consigliere comunale PD

Una grandissima irresponsabilità

Le elezioni  sono terminate, sono iniziati i “giochi” tra i partiti per la costituzione di un nuovo governo.

I risultati elettorali non consentono la formazione di un governo, il porcellum ha continuato a produrre i suoi devastanti effetti, gli appelli di Napolitano sono a lungo  rimasti inascoltati.

L’irresponsabile comportamento dei partiti, tutti anche se in diversa misura, gli inaspettati  risultati elettorali, una parte di elettorato sensibile a promesse mai onorate e avvezzo e soddisfatto di  suggestivi ma vuoti paroloni, la ripetizione di abusati e vecchi “riti” della vecchia classe politica, la volontà di perpetuare vecchi privilegi, l’irruente e talora poco comprensibile atteggiamento dei grillini  stanno portando l’Italia nel baratro.

Il prezzo è stato già salato soprattutto per chi vive di stipendio e di pensioni e per i disoccupati in costante aumento, il prezzo sarà salatissimo per  gli stessi.

Siamo, purtroppo, governati da una classe politica irresponsabile, attenta solo alla propria sopravvivenza. Il bene comune è  solo  un irraggiungibile miraggio. E’ in atto un sicuro declino

Ci stanno togliendo anche la speranza.

Mario Casaburi

 

Pd: verso Primarie e stagione dei congressi. La riflessione di Salvatore Scalzo

L’analisi spietata ma oltremodo necessaria del voto in Calabria deve essere masticata dal gruppo dirigente più anziano o più navigato del Partito Democratico, presente a maggioranza nelle istituzioni più rappresentative e nelle liste delle ultime elezioni politiche che, non sono state troppo digerite dai calabresi e da molti militanti.
Non è con organismi lottizzati che si fa la strada giusta. Non è così. Altrimenti vorrebbe dire che davvero non abbiamo capito nulla di quello che è successo il 25 febbraio. Occorre andare molto oltre. E’ evidente e positivo, (come stabilito in data odierna) che i congressi si celebrino rigorosamente entro la primavera e necessariamente nel loro ordine naturale – dai circoli, al provinciale, al regionale e non viceversa (evitando al di là di buone intenzioni, la decisione dall’alto di poche vecchie cordate e la cristallizzazione degli assetti esistente che vengono scaricati sui livelli territoriali più bassi), ma questo da solo non basta.
Serve infatti, accanto a questo, la comprensione da parte degli attuali rappresentanti istituzionali di più vecchio corso che si chiude una stagione e che, se hanno a cuore le sorti del Partito, la gran parte deve profondamente mettersi in discussione e maturare un elevato senso di generosità e servizio. I congressi non devono garantire alcun presunto accordo già stipulato, ma favorire l’emergere dal basso di una classe dirigente nuova, libera e svincolata, capace di vincere sulla base della riflessione programmatica che da qui in avanti dovrà condursi.
D’ora innanzi, nel momento in cui il nostro Partito vorrà trovare soluzioni differenti alle problematiche storiche di questa terra, dovrà articolarne le proposte dettagliandone modalità di attuazione, reperibilità delle risorse necessarie e ricadute immediate e a medio termine. Cambiamo vocabolario, ripartiamo da nuove prospettive, favoriamo una visione di partito, assumiamo l’investimento nelle politiche ambientali come chiave per il lavoro in Calabria, battiamoci in prima linea per la tutela del nostro territorio e dei beni comuni, ridiscutiamo da subito come possiamo impegnare i fondi europei per l’avvenire dei calabresi, per convincere più degli altri e amministrare meglio di chiunque, imponiamoci di unire questa regione e i suoi cittadini attorno a valori e progetti condivisi. Dobbiamo essere ambiziosi per incidere sul futuro della Calabria.
 Un nuovo Pd potrà farlo. Per poter accendersi di una vita nuova il Pd dovrà aprirsi come non ha mai fatto alla società civile, al mondo sociale e produttivo della Calabria, per recepirne e promuoverne le spinte propositive. E lo potrà fare solo se tutte le energie positive che ci sono in questo Partito, le buone esperienze amministrative sui territori, le giovani e qualificate leve libere si decideranno a prendere per mano il Pd e a condurlo verso una nuova stagione.
E’ finita. E’ finito il partito degli accordi, il partito conservatore delle correnti e sensibilità coincidenti puramente con gruppi di individui, il partito che attacca sulla stampa per alzare il prezzo dell’accordo sul tavolo delle trattative, il partito dei doppi incarichi, il partito che non riesce a parlare dei problemi quotidiani dei calabresi, il partito dove troppi rappresentanti eletti passano il tempo a difendersi la rendita o a pensare alle prossime elezioni, invece di svolgere il ruolo di opposizione o maggioranza assegnato dagli elettori.
Riduciamo con forza i costi della politica a partire da noi e imponiamo la trasparenza interna come condotta irremovibile. Una nuova stagione della politica è iniziata e occorre prenderne atto. E siccome penso che il Partito Democratico rimane l’ultima ancora di salvezza del Paese, è chiaro che una sua non radicale riforma significa comunicare alla Calabria e all’Italia che non c’è più spazio per fare del bene alla gente attraverso la politica.

 

Salvatore Scalzo 

Capogruppo Pd Consiglio Comunale Catanzaro


 

Centro Storico di Catanzaro: un declino inarrestabile?


Una riflessione del capogruppo di  Sel, Antonio Giglio sui destinidell’area nevralgica del capoluogo di regione. Un invito alla discussione per risollevare quello che dovrebbe essere ‘il salotto buono’ della città.
Il declino economico e di identità del Centro storico di Catanzaro appare sempre più cupo e, soprattutto, inarrestabile. Proviamo, però, a sollevare alcuni problemi e ad entrare nel merito di nodi irrisolti che ormai sembrano caduti nel dimenticatoio.
Punto primo, preliminare. È difficile, se non impossibile, che un’area che perde sempre più la propria identità e vocazione possa dare segnali di vitalità. Quali sono i progetti sul Centro storico, se esistono?
Punto secondo. Una delle società partecipate del Comune di Catanzaro è il Parco commerciale “Il Corso”, che oltre ad avere accumulato perdite (ben documentate anche dalla Corte dei conti nella deliberazione n.96/2012) non sembra avere svolto, nel tempo, alcuna significativa funzione. Dalla (recente) nomina dell’avv. Marcello Furriolo da parte dell’Amministrazione Abramo, nomina già criticata dalla minoranza nel metodo, poiché effettuata senza il doveroso passaggio in Consiglio comunale, cosa è cambiato? Quali sono le iniziative o gli orientamenti che l’Amministrazione Abramo, in accordo con tale società partecipata, ha intenzione di portare avanti?
Punto terzo. Anche la questione cinema è scivolata nell’oblio, dopo qualche segnale di vitalità. A suo tempo si fece presente che l’apertura del multisala, avvenute con deroghe sul PRG in ragione dell’interesse pubblico riconosciuto, fu accompagnata da un accordo di programma con la società proprietaria del multisala stesso, consistente nell’offerta del proprio know how per collaborare nel progetto di valorizzazione del centro storico. L’Amministrazione comunale ha mai ritenuto di dovere usufruire di tale diritto/servizio?
Punto quarto. Pare ormai un dogma, e quindi indiscutibile, che trasferire uffici dell’Università in centro possa portare chissà quale beneficio alla Città. La direzione, invece, potrebbe essere un’altra, e lo andiamo dicendo da tempo. E’ noto che gran parte delle case del Centro sono disabitate. Perché non si realizza un piano di agevolazioni fiscali a chi mette in fitto la propria abitazione del Centro a studenti?
Punto quinto. Il vero dogma, quello che ormai è indiscutibile a tutti gli effetti, è la totale, smisurata e incontrollata apertura al traffico del Centro storico. Aspetti come la deturpazione del Centro (invaso da centinaia di macchine), unita alla limitazione della qualità della vita (un Centro già angusto che ha perso quasi totalmente il pregio estetico e la comodità), e all’azzeramento dei diritti per diversamente abili (per un disabile in carrozzella, ma anche per chi ha un passeggino, è praticamente impossibile uscire a piedi), erano stati proposti (imposti) come necessari e indispensabili per dare ossigeno alle attività commerciali del Centro. E’ di tutta evidenza che così non è stato, e la ragione è semplice: mancando un vero progetto, vivendo alla giornata, si assiste ugualmente alla chiusura e alla crisi di moltissime attività commerciali, e per di più il Centro è sempre più svilito e mortificato. A ciò si aggiunge una politica dei prezzi delle strisce blu che è oltremodo esagerata e costosa (dati alla mano, costa di più parcheggiare in Piazza Prefettura che davanti al Colosseo). Su tale questione, peraltro, sono allo studio potenziali parametri di illegittimità che saranno posti all’attenzione dell’Ufficio legale del Comune.
Problemi, questi ed altri non citati (uno su tutti, il Masciari), che denotano uno stato di crisi fortissimo e pauroso. Del resto, quando una risorsa, anziché essere tale, diventa un problema, vuol dire che esiste qualcosa di gravemente sbagliato alla radice. Ragion per cui, nessuno chiede o si aspetta bacchette magiche e colpi di prestigio. Sarebbe disonesto. Ma, quantomeno, dei problemi bisogna discuterne. E per discuterne non ci sono altre vie, per chi sta nelle Istituzioni, che quelle della trasparenza amministrativa, dell’onestà intellettuale e del dialogo costruttivo. Ma ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, specie chi governa. Attendiamo risposte.
Antonio Giglio – Consigliere comunale Capogruppo SEL

Dopo il Voto: Scalzo,Pd al bivio tra missione storica e “governissimo suicida”

 

Il dopo voto  e  la fase  di stallo creatasi nel Paese, subito dopo il 24 e 25 febbraio. Ma anche le difficili scelte del Partito Democratico, tra tentazioni di “governissimo” con il Centrodestra e un’apertura di credito al  ‘nuovo’  Movimento Cinque Stelle. L’analisi  del capogruppo Pd di Catanzaro, Salvatore Scalzo.

 

L’esito del voto del 24 e 25 febbraio non lascia dubbi al fatto che l’Italia sia a un bivio tra il caos istituzionale, la conservazione o un inaspettato laboratorio di cambiamento. Queste elezioni ci consegnano due indicazioni certe da parte degli italiani. In primo luogo una diffusa, maggioritaria, rabbiosa richiesta ai partiti e alle istituzioni di riforma radicale della politica, testimoniata sia dal massiccio risultato del Movimento 5 stelle sia dal livello storico di astensione che nel Mezzogiorno arriva a sfiorare punte imbarazzanti. Per riforma radicale della politica si intende mutamento del suo linguaggio, delle sue pratiche, dei suoi tempi, delle sue abitudini, dei suoi luoghi di produzione, del suo personale e della natura e dei valori dei suoi rappresentanti. Si potrebbe addirittura aggiungere che, nella richiesta persino di cambiamento del sistema economico si sottende un metaforico schiaffo alla politica, un invito a svegliarsi e a riprendersi con autorevolezza un ruolo di guida della società, di mediazione positiva degli interessi rifiutando la subalternità alle lobbies economiche che frenano lo sviluppo, alle rendite, forti e durature, che paralizzano la Repubblica.

Il secondo elemento è che, pur nell’esiguità del margine di differenza, il Partito Democratico è la forza delegata dagli Italiani a “dare le carte”, a prendere l’iniziativa, a guidare il difficile momento storico; ad assumere l’iniziativa di governo. Il PD è un partito sull’orlo di una crisi di nervi, non ha colto il risultato sperato, ma è in quella “opzione di prima mossa” che si gioca la partita decisiva che riguarda la propria identità e il proprio ruolo. Come sempre avviene nei momenti di estrema difficoltà, capiremo davvero di che pasta è fatto il nostro partito, su che fondamenta è stata costruita la creatura nata nel 2007. Il partito nel quale io credo è quello che ha deciso di fare proprie le grandi tradizioni e sensibilità che hanno scritto la Costituzione italiana raccogliendo una missione storica di cambiamento dell’Italia in una visione riformista di tipo europeo, ancorata ai valori di solidarietà e giustizia sociale. A questa missione storica abbiamo assegnato, negli ultimi anni, una vocazione ulteriore, cioè fare del PD una punta avanzata di servizio nei confronti del civismo e delle nuove forme organizzate di partecipazione politica, sperimentata di recente con i referendum, le elezioni amministrative o il movimento “Se non ora quando”. Tutto questo è il PD da costruire, in cui io e milioni di Italiani abbiamo voluto credere.

Queste pazze elezioni ci offrono una possibilità forse inaspettata: ottenere una riforma della politica e del Paese contando su un’ampia convergenza parlamentare che concordi su pochi e radicali punti programmatici. In una tale congiuntura il PD non può che rivolgersi anzitutto agli eletti del Movimento 5 Stelle, che rappresentano, pur in un’identità politica ancora da trovare a pieno, un insieme di persone libere e positive e comunque unite dal desiderio di riforma della politica. Altre vie non ne esistono. Il “governissimo” con il PDL sarebbe la morte del PD, riproporrebbe lo stallo, il protagonismo di improbabili e obsolete personalità, di ventennali tessitori trasversali e di tattiche e strategie che rientrerebbero dalla finestra nonostante il voto le abbia spazzate via dalla porta principale. Insomma, disegnerebbe forme che nel paese reale non esistono, non rappresentano nessuno e soprattutto si dimostrano prive della mentalità, della passione e dell’interesse necessari a compiere quella rivoluzione copernicana di cui l’Italia ha profondamente bisogno.

Ho molto apprezzato l’apertura coraggiosa del PD di alcuni giorni fa. Anche i 4 punti di programma esposti (Riforma delle istituzioni, riforma della politica, moralità pubblica e privata, difesa dei ceti più esposti alla crisi e impegno per una politica europea centrata su lavoro e sviluppo) sono una base per ricostruire il Paese. Sono l’inizio di un governo. E voglio capire chi si tirerà fuori. Occorre che il partito sostenga questa linea con convinzione, chi non lo vuole lo dica alla nostra gente e agli iscritti. Un dibattito aperto, sincero, all’altezza del compito si impone. Io penso che si possa aprire una sfida di straordinario fascino, la democrazia italiana, può piacerci o no, domenica e lunedì ha posto il nostro partito in una condizione storica favorevole a un cambiamento di portata radicale. La scelta sta tutta nel PD, non fuori, ma tutta nel PD. Perché alla fine gli eletti del Movimento 5 stelle su una linea di cambiamento non potranno dire di no. E se lo faranno se ne assumeranno la responsabilità davanti a tutti gli italiani. Ne sono convinto e spero di non sbagliarmi. Il passaggio è stretto ma può e deve essere percorso.

Mi sono reso conto in questi mesi, parlando con le persone, che il “nuovo” in politica viene inteso in una precisa accezione: privilegiare, espressamente, l’interesse comune rispetto a quello personale o di gruppo. Per questo, penso che tra la possibilità di cambiare concretamente l’Italia e l’illusione di prendere qualche voto in più alle prossime legislative, i parlamentari che vogliono realmente rappresentare qualcosa di vero e di nuovo privilegeranno decisamente la prima via. C’è un cammino fatto di scelte coraggiose da compiere per lasciarci alle spalle quest’ultimo complicato ventennio della storia italiana.

Salvatore Scalzo
Capogruppo Pd consiglio comunale Catanzaro