Category: APPROFONDIMENTI

Credito: quei soliti noti che causano le sofferenze. Sud in maggiore difficoltà

 

Mezzogiorno in pesante debito d’ossigeno anche per il credito. In particolare, secondo uno studio di Confartigianato imprese, il peso delle sofferenze (somme prestate dagli istituti di credito e difficilmente recuperabili, n.d.r.) in quest’area del Paese ha raggiunto quota 22,9% e 24, 3% nelle isole. Al Nord-Est, tanto per avere un termine di paragone, è al 14,6%, al Nord-Ovest,il 13,3%.

Se estendiamo l’indagine ai paesi Ue, i prestiti deteriorati raggiungono una media del 15,8% in Italia, 6,9% Spagna, 3,6% Francia e 2,5% Germania.
“Secondo il report della Commissione europea per l’Italia la quota di crediti inesigibili nel settore bancario potrebbe rappresentare una fonte importante di rischi di passività a breve termine, mentre non appaiono significativi rischi di stress fiscale di breve periodo, sebbene alcune variabili”, scrive in una nota Salvatore Lucà, segretario Confartigianato e direttore centro studi Pitagora.

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“Sulla base dei dati per classe di grandezza della sofferenza rilevato dal Bollettino statistico di Banca d’Italia pubblicato venerdì scorso si osserva che al III trimestre 2015 il 70,3% delle sofferenze nette – al lordo delle svalutazioni e al netto dei passaggi a perdita eventualmente effettuati – si concentra sopra i 500.000 euro, e si riferisce al 4,7% degli affidati, con un valore medio di 2,2 milioni di euro, maggiormente compatibile con il taglio del finanziamento di medie e grandi imprese. Considerando i prestiti al totale delle imprese, al III trimestre 2015 l’incidenza delle sofferenze è pari al 16,8%; una maggiore incidenza, pari al 27,6%, nelle Costruzioni, segue con il 16,4% il Manifatturiero e con il 13,9% il comparto dei Servizi ad altri”.

“Come volevasi dimostrare l’incidenza maggiore delle sofferenze sono causate dai grandi affidamenti non certo dalle famiglie, artigiani, pmi e partite iva in generale che hanno difficoltà anche per un piccolissimo finanziamento di 5000 euro”, insiste Lucà, “ Il 5% dei grandi imprenditori è causa delle sofferenze in atto nel nostro sistema creditizio e se non si mette fine una volta per tutte a questo modo anomalo di fare si rischia di far scomparire un tessuto produttivo rappresentato dal mondo dell’artigianato e delle piccole e media imprese e da migliaia di dipendenti. Non è più possibile sopportare questo stato di cose, il sistema finanziario ha il dovere di sostenere concretamente il nostro tessuto produttivo e le famiglie, questi numeri confermano invece che le nostre banche operano fuori dalla realtà in simbiosi con un mondo imprenditoriale che non è il nostro”.

“Poi se si vuole favorire e concedere credito ai soliti noti, facciano pure, però dobbiamo certo denunciare cosi facendo la mancanza di etica del sistema finanziario che concede credito ad aziende che hanno sedi all’estero e li pagano le tasse”, conclude il direttore del Centro Studi Pitagora, “un vero paradosso garantito da chi dovrebbe controllare e invece è, per mancanza proprio di controllo da parte della Consob e Banca d’Italia, causa della vicenda Banca Etruria e compagnia. Noi attendiamo determinazioni risolutive sia per il credito che per la tassazione, in caso contrario ognuno si assumerà le proprie responsabilità nei confronti delle famiglie e piccole imprese relegati forzatamente a vivere ormai quasi in povertà e ai margini della nostra Società”.

Treni, in Calabria tra tagli e soppressioni

 

 

Un Paese a due velocità quello che emerge dal rapporto “Pendolaria 2015”, presentato stamattina da Legambiente.A Nord, treni moderni e veloci con un’offerta sempre più ampia e articolata che si muovono tra Salerno, Roma, Torino e Venezia, e dall’altra la progressiva riduzione dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza su tutte le altre direttrici nazionali, dove, per i tempi di viaggio, si è rimasti fermi agli anni Ottanta.

Ogni giorno i treni regionali che circolano tra Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna sono meno di quelli della sola Lombardia (1.738 contro 2.300). Non solo, quei treni sono anche più vecchi al Sud rispetto al Nord (20,4 la media di età contro 16,6) e sono più lenti, perché larga parte delle linee sono a binario unico e non elettrificate. In alcuni territori sono invece proprio scomparsi i treni, visto che in questi anni sono stati chiusi 1.189 chilometri di linee ferroviarie in tutta Italia.

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Legambiente chiede al Governo di dare subito un segnale al Sud di cambiamento, intervenendo sulle 8 linee ferroviarie principali per velocizzare i percorsi e acquistando nuovi treni.
“Tra le 10 peggiori tratte ferroviarie d’Italia, al quinto posto troviamo la Reggio Calabria – Taranto. L’età media dei treni in Calabria è di oltre 21 anni. Circolano, infatti, convogli con carrozze vetuste, con porte guaste e senza aria condizionata. E ancora, spesso si verificano problemi ai finestrini ed ai servizi igienici, ritardi e soppressioni a causa dei treni vecchi.A causa del taglio di 20 milioni di euro della Regione Calabria al contratto di servizio con Trenitalia, la linea jonica ha visto la soppressione di 26 treni regionali (poi diventati 16) con un conseguente enorme disagio per la costa jonica lucana. Tra il 2010 e il 2015 il taglio al servizio ferroviario è stato pari al 26% in Calabria”, asserisce Legambiente, “la notizia di tre nuovi treni ATR 220 “Swing” che Trenitalia ha destinato al servizio ferroviario regionale sulla linea Jonica Sibari/Reggio Calabria rappresentano un primo buon risultato”.

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L’ennesimo grave taglio dei treni sulla linea jonica aveva addirittura stabilito a fine 2012 che la tratta Sibari-Taranto non doveva essere più servita da treni viaggiatori ma soltanto da autobus (5 coppie al giorno) su questa tratta della jonica e l’aspetto più grave riguardava le motivazioni di questo autentico disastro nel trasporto pubblico locale ed interregionale, causato dal mancato accordo tra le Regioni interessate”, insistono i rappresentanti dell’associazione ambientalista, “dopo mesi di trattative furono ripristinate nell’Aprile 2013 due coppie di treni, mentre dal 2014 si è ritornati addirittura ad un solo collegamento Intercity. Il problema principale di questa tratta è quella di essere concepita come ausiliare del trasporto su autobus, quando generalmente avviene il contrario.

Da quanto si  Nel corso degli ultimi due anni la Regione Calabria ha tagliato circa 20 milioni di euro al Contratto di Servizio con Trenitalia. In seguito a questa decisione a partire dalla metà del 2014 è stata decretata la soppressione di ben 26 treni regionali solo sulla linea Jonica tra Reggio e Metaponto e tra Catanzaro Lido e Lamezia. In seguito alle trattative tra Regione e Trenitalia i tagli sono poi diventati 16, con 10 corse ripristinate”, aggiungono gli autori del rapporto, “ma allarmano le notevoli riduzioni su alcuni linee, come la già citata Jonica e la linea Rosarno-Lamezia Terme Centrale via Tropea”.

Migliora la situazione della linea Catanzaro Lido-Lamezia Terme. Infatti, dopo un taglio di circa 10 milioni di Euro da parte della Regione sul Contratto di Servizio avvenuto nel 2014 la linea Catanzaro Lido-Lamezia Terme Centrale fu classificata come tratta a scarso traffico e vedeva 10 collegamenti al giorno (per senso di marcia) di cui solo 3 con treni regionali. Nel 2015 si è tornati almeno ad incrementare i treni regionali arrivando a 7 coppie al giorno. Il resto rimane comunque sostituito con autobus. Nonostante sia una linea, di 42 km, a binario unico, risulta strategica perché unisce i versanti tirrenico e jonico della Calabria tanto da aver fatto proporre la sue elettrificazione più volte negli ultimi anni. I disagi rimangono per un’area, quella jonica, già martoriata sul fronte del trasporto ferroviario e che da anni non è collegata in modo diretto in treno con Lamezia Terme Centrale, avendo spezzato i collegamenti Regionali provenienti dalla Jonica sud(Reggio Calabria/Roccella Jonica) e da Crotone/Sibari, a Catanzaro Lido.

Anche per questa Regione sono numerose le proposte sollevate dai Comitati e dalle Associazioni dei pendolari. Ad esempio il treno regionale Roccella Jonica-Catanzaro Lido in partenza alle ore 6 risulta totalmente inutile all’utenza studentesca diretta a Soverato, che ne usufruiva fino allo scorso dicembre 2014.

Banche: in Calabria costo del credito per le imprese doppio rispetto alla media nazionale

 

Un sistema bancario che si allontana sempre di piu’ dalle esigenze del territorio e che non “ tiene in considerazione come dovrebbe le esigenze ed i desiderata delle Famiglie, degli Artigiani e dei Piccoli Imprenditori”.
E’ quanto asseriscono Confartigianato e Centro Studi Pitagora ribadendo che “ il sistema creditizio non aiuta più il nostro sistema produttivo, non finanzia più idee e progetti dei nostri giovani e dei nostri imprenditori a meno che le garanzie rilasciate da questi ultimi non azzerino il rischio per le banche che, pertanto e per definizione, non scommettono più sul tessuto produttivo che per anni le ha rese ricche e grasse”.

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“Questo trend, tanto per confermare la tendenza della Calabria a stazionare agli ultimi posti di ogni qualsivoglia classifica, è catastrofico in Calabria. Come era già stato rilevato da una indagine pubblicata ad Agosto 2015 dal Centro Studi Pitagora, si continua a registrare un calo netto del credito erogato nei nostri territori (al meridione solo il 16,5% contro l’83,5% del centro-nord). L’analisi del costo del credito a livello provinciale mostra i livelli più elevati nel Mezzogiorno”, afferma Salvatore Lucà, direttore del Centro Studi Pitagora, “di seguito qualche esempio: Enna (9,50%), Reggio Calabria (9,20%), Cosenza (9,03%), Crotone (9,00), Agrigento (8,89%), Messina (8,87%) Vibo Valentia (8,83%) e Catanzaro (8,30%). All’opposto i tassi più bassi ed inferiori al 5% si registrano a Biella (3,24%), Alessandria (4,32%), Cuneo (4,32%), Bolzano (4,49%), Torino (4,60%), Pordenone (4,60%), Milano (4,60%), Novara (4,63%), Vercelli (4,83%), Reggio Emilia (4,83%), Roma(4,91%), Mantova (4,91%) e Treviso(4,97%). In base a questi valori l’indicazione chiara e netta è quella che il costo del credito per un’impresa di una provincia calabrese è quasi doppio di quello medio nazionale (5,53%) e triplo rispetto al tasso minimo rilevato a Biella (3,24%)”.

 

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“Alla tragica situazione del basso livello di erogazione di credito, soprattutto per imprese e professionisti, si aggiungono ora anche tutte le incertezze per i risparmiatori dovute al caso Banca Etruria, Banca Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti”, continua Lucà, ” la disinvoltura da parte delle banche italiane nel vendere ai propri clienti retail, prodotti finanziari il cui rischio dovrebbe vederli destinati ad un tipo di clientela più addentro alle logiche della finanza, è disarmante. Ma è ancora più disarmante come anche questa volta il sistema bancario si sia autotutelato, coadiuvato da una politica sempre generosa, a discapito dei soliti risparmiatori ,sarebbe meglio dire “degli ultimi”.

“E chi doveva tutelare ed evitare questa situazioni a dir poco spiacevoli? I vertici della Consob, della Banca di Italia, dell’Abi? Tutti al loro posto! Quasi come se vittima di questa sciagura fossero stati anche loro”.

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“Le vicende nazionali di queste ultime settimane, ove ce ne fosse ancora bisogno, confermano chiaramente che le prese di posizione degli ultimi anni nei confronti di un settore avulso e assente, dedicato a fare altro, non sono e non erano infondate”, conclude lo stesso Lucà, “ alla luce di questa situazione gravissima, anche a seguito di una serie di indagini effettuate nelle basi associative di Confartigianato Crotone e Catanzaro e non solo, si è manifestata quasi all’unanimità l’esigenza seria e concreta di tenere insieme famiglie, artigiani e piccoli imprenditori in un confronto continuo con un mondo che non può fare più e solo quello che gli aggrada. Insieme, rappresentanze sindacali e operatori singoli, devono d’ora in avanti fare le pulci a questo sistema i cui operatori, dagli Amministratori ai Dirigenti, non meritano quella fiducia che negli anni con molta leggerezza gli è stata concessa.”

E-Commerce: Calabria ancora in coda. Lucà, senza Web non c’è lavoro

 

In crescita l’E-commerce ( + 22,8%). Le piccole imprese che vendono online aumentano, ma non in Calabria.

E’ quanto risulta da una serie di interviste e indagini di studio condotte da Confartigianato e Centro Studi Pitagora.

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Esaminando recentissimi dati Istat, “nel 2015 si osserva una crescita di un punto e mezzo della presenza delle piccole imprese sul web, con la quota che sale al 68,9% dal 67,4% del 2014; (…)In salita anche la quota delle piccole imprese che vendono on-line i propri prodotti o servizi che nel 2015 è rilevata al 9,0%, con un aumento di 1,7 punti rispetto al 7,3% dell’anno precedente, equivalente ad una crescita del 22,8% delle imprese attive nel commercio elettronico”, osservano Confartigianato e Centro Studi Pitagora, “ su questo fronte rimane ancora limitata la quota di fatturato online che è del 2,6%, in salita di 0,3 punti rispetto il 2,3% dell’anno precedente”.

In aumento anche la quota di piccole imprese presenti sui social network – tra i quali Facebook, Linkedln, Xing, Viadeo e Yammer – che dal 28,5% del totale nel 2014 sale al 34,2% del 2015, con una variazione del 19,8%; inoltre sale dall’8,9% al 12,1% l’uso fatto da piccole imprese di risorse per la condivisione di contenuti multimediali, tra i quali YouTube, Flickr, Picasa e SlideShare

Ma se si porta l’analisi economica su base regionale, si osserva una netta differensazione tra “le regioni italiane più performanti”, quali  Lombardia, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio e Veneto e quelle in coda alla classifica:  Valle d’Aosta, Sardegna e Calabria.

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Più nello specifico, negli ultimi anni si è assistito ad un aumento consistente del numero di negozi virtuali, con ordini in crescita. Anche in tal caso le regioni più attive sono Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte e Toscana. Le regioni del Sud Italia sembrano invece più restie con percentuali sensibilmente inferiori.

“Sul fronte della domanda nel 2015 crescono i cittadini che acquistano on-line per uso privato. La quota di navigatori nella Rete che acquistano on line sale al 48,7%, oltre quattro punti superiore al 44,6% dell’anno precedente”.  Ma anche qui, profonde differenze: “ la quota di internauti con più di 15 anni che hanno acquistato in rete negli ultimi tre mesi è più elevata nel Nord-ovest (33,1%), seguito dal Nord-est (30,5%) e dal Centro (28,9%) mentre è più distanziato il Mezzogiorno che presenta una quota (18,0%) inferiore di quasi dieci punti percentuali rispetto alla media nazionale.  Nel dettaglio regionale la quota più elevata di internauti che hanno effettuato acquisti online negli ultimi tre mesi si rileva in Valle d’Aosta con il 38,2%,(…) In Calabria si registra solo il 16,2%”.

Semplici le conclusioni di Confartigianato – Centro Studi Pitagora, la Calabria sempre in coda alle classifiche sia lato offerta che lato domanda. “Ma soprattutto alla luce dalla volontà percepita dagli imprenditori nostrani e soprattutto dai giovani interpellati, si evince un dato: le imprese esistenti devono innovarsi. I giovani in cerca di lavoro devono avviare progetti innovativi e sfruttare il canale del commercio elettronico per superare tutti quei fattori ostativi (isolamento logistico, bassa domanda interna, servizi locali di bassa qualità, credito quasi sempre col contagocce, etc) che finora hanno penalizzato le imprese “classiche” in una concorrenza sempre più globale. Vi è una forte esigenza di offrire i nostri prodotti di eccellenza e i nostri servizi fuori dai confini calabresi sfruttando soprattutto le nuove tecnologie dell’informazione. E di questo è necessario prenderne coscienza”.

“Combattere la disoccupazione e la crisi passa per forza di cose da questo settore innovativo”, conclude Salvatore Lucà, in rappresentanza di Confartigianato e Centro Studi Pitagora, “ i giovani che pensano di restare e lavorare in Calabria con attività che non riguardano il web, dispiace dirlo, avranno solo la possibilità di emigrare e cercare in altre regione o nazioni  lavoro e benessere, lo stesso dicasi per i tantissimi artigiani e piccoli imprenditori”.

Carceri: delegazione Radicale nelle strutture calabresi

 

Le condizioni di vita dei detenuti nelle carceri calabresi al centro di una serie di visite, la prima delle quali proprio oggi, 24 dicembre, alla casa circondariale di Castrovillari, da parte di una delegazione Radicale,che poi a Capodanno sarà con i “detenuti della casa circondariale di Rossano. Siamo stati autorizzati dal DAP a visitare tutte le carceri calabresi grazie all’interessamento dell’onorevole Rita Bernardini. Il tour avrà lo stesso motto utilizzato dal Congresso di Nessuno Tocchi Caino svoltosi nel carcere di Opera: spes contram spem, esser soggetto speranza contro ogni speranza oggetto”.

Rocco Ruffa (Comitato Nazionale di Radicali italiani) e Giuseppe Candido segretario associazione “non mollare”, entrambi militanti del Partito Radicale e dell’associazione Nessuno Tocchi Caino, ricordano l’apertura dell’ anno giubilare della Misericordia e citano Papa Francesco e l’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano nei loro interventi contro la pena di morte ed i richiami alla possibilità di un’amnistia e comunque a misure atte a migliorare la condizione di vita nelle carceri  per i  detenuti.
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“Come Radicali, andremo in tutte le carceri della Calabria, cominciando le visite giovedì 24 a Castrovillari e proseguendo il 26 dicembre mattina a Palmi e nel pomeriggio a Vibo Valentia“, affermano Candido e Ruffa, ” Continueremo il 27 a Reggio dove la mattina visiteremo il carcere cittadino Panzera e, nel pomeriggio, entreremo in quello di Arghillà. Martedì 29 dicembre saremo in visita ai detenuti della casa circondariale Ugo Caridi di Siano a Catanzaro e mercoledì 30 entreremo in quella di Crotone. A Capodanno saremo al carcere di Rossano Calabro, il 2 gennaio torneremo nel reggino al carcere di Locri; concluderemo il tour domenica 3 gennaio visitando la mattina il carcere di Paola e il pomeriggio quello di Cosenza“.
“Le visite tenderanno a verificare le condizioni di detenzione, all’ascolto dei detenuti e alla raccolta dei dati relativi al questionario carceri (elaborato dall’onorevole Bernardini) sui detenuti presenti distinti per grado di giudizio(…) e valutare percentuali di sovraffollamento, carenze strutturali con particolare riferimento alle condizioni inumane e degradanti e le carenze di organico della polizia penitenziaria nei diversi istituti di pena calabresi”,concludono i due rappresentanti radicali, “inoltre cercheremo di capire come e quanto si può effettivamente lavorare, come e quanto è possibile studiare e come ci si può curare nelle carceri calabresi. Al termine delle visite terremo una conferenza stampa sulle condizioni di detenzione rilevate”.

Legambiente: anche Calabria contro abusivismo

 

Dopo le demolizioni avvenute in Sicilia, in Puglia e nel Lazio, ora è la volta della Calabria dove, grazie all’intervento della Procura di Reggio, è iniziato l’abbattimento delle costruzioni fuorilegge. La Procura e la sezione di polizia giudiziaria del Corpo Forestale hanno individuato 686 abusi edilizi, commessi tra gli anni ’80 e ’90. Sono inoltre 22 i comuni interessati dal fenomeno, tra quali prevale quello di Reggio Calabria con 328 abusi (47%) e Bagnara Calabra con 166.

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“La demolizione delle opere abusive che sta avvenendo in queste ore nell’hinterland del comune di Reggio Calabria, oltre ad essere una bella notizia e una vittoria per l’ambiente, rappresenta un importante passo di cambiamento che restituisce bellezza e legalità ad una regione, dove il cemento illegale ha prosperato per anni”, dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente ,”lL’abbattimento delle costruzioni fuorilegge è la migliore cura preventiva contro il vecchio e nuovo abusivismo, una cura resa possibile anche grazie alla preziosa e fondamentale azione delle Procure della Repubblica che, spesso da sole, si occupano delle demolizioni degli immobili fuorilegge. Dopo la legge sugli ecoreati, è dunque fondamentale che il Parlamento approvi al più presto una legge contro l’abusivismo edilizio che semplifichi e renda più efficace e tempestivo l’iter delle demolizioni prevedendo tra l’altro pene più severe”.
“In questo territorio”, ha aggiunto Francesco Falcone, presidente di Legambiente Calabria,” per anni le ruspe non sono mai arrivate e l’abusivismo ha prosperato indisturbato, tanto che nei dossier della campagna di Legambiente “Abbatti l’abuso”, su quasi duemila ordinanze di demolizione emesse tra il 2000 e il 2011 a Reggio Calabria, città sciolta per mafia nel 2012, non ne è stata effettuata nemmeno una. Oggi c’è finalmente un inversione di tendenza: la determinazione di un magistrato, il procuratore De Raho, dimostra che lo Stato c’è, che non si gira dall’altra parte(…)”.

Calabria troppo povera, anche per i migranti…

 

Le due velocità del Paese, con una Calabria muro del pianto per i dati economici. Nell’analisi di Salvatore Lucà, Direttore del Centro studi Pitagora,che ospitiamo volentieri, emerge persino una perdita di attrattività della regione per gli immigrati (-38%) e l’aumento invece delle migrazioni di calabresi verso altri territori ( +8,2%).

 

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Quello che avevamo preannunciato nei giorni scorsi sul gravissimo problema del Mezzogiorno e nella fattispecie della Calabria sul rischio povertà (quasi la metà dei residenti nel Sud e nelle Isole (45,6%) è a rischio di povertà o esclusione sociale) è confermato dal dato Istat del Pil per abitante: 32mila euro (NORD) contro 17mila (MEZZOGIORNO).

E’ evidente che esistono due Italia, con la conseguenza che i consumi si riducono nel Mezzogiorno mentre concretamente ripartono nelle aree settentrionali. Di fatto rileviamo un ‘Italia che è in netta ripresa ( Nord) e un Mezzogiorno che soffre terribilmente per non parlare della nostra Calabria abbandonata a se stessa in un silenzio assordante di una classe politica istituzionale che cerca solo di declamare e enfatizzare le tante piccolezze che quotidianamente vuole propinare impropriamente come iniziative importanti e determinanti ( vedasi acquisto di una semplice PET da parte dell’ospedale di Cosenza) ad un popolazione prostrata e depressa.
Anche i consumi si riducono terribilmente nel Mezzogiorno, mentre ripartono nelle aree settentrionali, infatti nel 2014 al Sud va segnalato il calo più marcato del Prodotto interno lordo (-1,1% a fronte di una media nazionale pari a -0,4%), mentre continua la flessione degli occupati (-0,9%). Al Centro-nord gli occupati aumentano invece dello 0,4% secondo l’Istat. Anche i consumi si riducono solo al Sud, dove perdono lo 0,5%, mentre al Centro e al Nord-ovest crescono dello 0,8% e dello 0,6% al Nord-est. Che deve succedere al Sud per ricevere la giusta attenzione dalla Politica?

 

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L’Italia non solo ha perso attrattività per gli immigrati e infatti gli arrivi dei migranti negli ultimi cinque anni nel nostro Paese si sono ridotti del 38%, nei cinque anni scorsi, raddoppiano invece gli italiani emigrati , infatti in cinque anni il numero di italiani emigrati è più che raddoppiato. I nostri connazionali che hanno deciso di trasferirsi in un Paese estero sono aumentati dell’8,2% nel 2014 rispetto al 2013 e più che raddoppiati rispetto a cinque anni prima. Le principali mete di destinazione per gli italiani che hanno lasciato il Paese nel 2014 sono la Germania, il Regno Unito, la Svizzera e la Francia. Sono stati 45mila i giovani con almeno 25 anni che hanno deciso di emigrare, ben oltre 10mila in possesso di laurea. Il Regno Unito è la meta preferita per i laureati (oltre 3 mila), subito dopo viene la Germania, meta di 2.400 laureati.

Alla luce di questi dati riconfermati dall’Istat è evidente che se si dovesse continuare su questo trend, il Mezzogiorno d’Italia è destinato a soffrire, anzi forse questa ripresina nazionale, tanto per essere positivi, per assurdo può diventare negativa per regioni come la Calabria che non dispone di mezzi e misure idonee per restare in linea col resto del Paese. Sanità con un Commissario ( SCURA) di cui a distanza di tantissimi mesi disconosciamo i suoi veri obiettivi, mobilità, credito alle imprese e alle famiglie, rifiuti che sono diventati una spesa inaccettabile per una gestione ancora antica e non in linea con le altre zone virtuose, burocrazia sempre più complicata e tassazione degli enti locali completano un’opera di vessazione a cui le nostre comunità non possono più far fronte.

Si auspica un cambio di passo dei nostri rappresentanti politici istituzionali, in caso contrario nei prossimi mesi non dovremo parlare più di statistiche e quant’altro ma di una situazione socio economico che potrebbe causare un malessere dilagante in una società meridionale che ormai è veramente alla frutta.

Salvatore Lucà – Direttore Centro Studi Pitagora

Dopo “Erga omnes”: circolo cittadino chiede nuova politica e nuovo Pd

 

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“Nessuna analisi politica questa volta. La situazione è talmente oscura e grave che le chiacchiere stanno a zero. La preoccupazione montante e il rispetto verso i cittadini calabresi non possono essere taciuti. Il fattore tempo diventa determinante. Adesso, chi ha assunto le responsabilità politiche ed istituzionali, deve solo fare chiarezza e, soprattutto, urgono decisioni nette, chiare e definitive. Da militanti democratici chiediamo questo. Chiediamo con forza di cambiare verso davvero. Nelle istituzioni e, soprattutto, nel Partito Democratico”.

Vitaliano Caracciolo, Antonio Barberio, Rosario Cardamone, Umberto Mancino, Fabrizio Merola del Circolo PD Santa Maria, a Catanzaro, individuano un punto fermo per il rinnovamento  della politica, intesa in senso ampio e del proprio partito.

“Si incominci da coloro i quali in tutti questi mesi, rispetto agli attori di questa “stagione breve”, sono stati contigui, vicini e compagni stretti di viaggio sui trenini montani con il vestito da rivoluzionari e con ai piedi le infradito. Coloro che hanno frequentato le anticamere di coloro i quali sono coinvolti ed investiti dall’inchiesta Erga Omnes. Si badi bene, non si tratta di essere o meno garantisti, si chiedono chiarezza e spiegazioni. Come iscritti del PD chiediamo gesti e non dichiarazioni di facciata. Chiediamo le dimissioni immediate di chi, in qualsiasi misura, è coinvolto. Le chiediamo come iscritti del Pd e come calabresi che non vogliono più vergognarsi di una classe politica inadeguata e, ahinoi, sputtanata. Vogliamo continuare a fare politica senza venire additati come i compagni di partito di questo o quel soggetto. Vogliamo che ci sia pulizia totale, a partire dalla nostra città dove la chiarezza diventa ancora più urgente. Non ci basta più la rottamazione, vogliamo l’azzeramento. Vogliamo un partito che non abbia niente a che spartire con i nostalgici degli schemi logori dell’inciucio velato e con i “servi sciocchi” dei colonizzatori(…).

Ed i componenti del circolo Pd chiedono in particolare “ iniziative sul campo per parlare di legalità e della quotidianità dei cittadini che vivono con dignità le difficoltà economiche e sociali. Sulla strada, fra i vicoli, aperti al dialogo con tutti, senza chiudersi nelle stanze a sistemare scontrini e a crogiolarsi di una vittoria dal sapore antico(…) Vogliamo frequentare i luoghi reali del disagio delle periferie dimenticate non solo dalla politica ma anche dal nostro partito(…)”.

 

Commissioni,cura dimagrante in arrivo ed è già tempo di critiche

 

 

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Stretta sui costi delle commissioni consiliari. Dopo le polemiche che hanno investito varie città italiane anche Catanzaro sta per correre ai ripari. Dalle attuali dieci, si scenderà a cinque perché, nonostante manchi ancora la conferma ufficiale, sembra essere questa la ricetta individuata dal presidente del Consiglio, Ivan Cardamone, per fornire una risposta positiva alle sollecitazioni del sindaco, Sergio Abramo.

In una lettera, infatti, il primo cittadino ha posto Cardamone dinnanzi ai problemi, a quanto pare, sempre più stringenti di spending review. Insomma, i trasferimenti statali calano a ogni legge di stabilità e per far quadrare i conti anche gli organismi paraconsiliari devono dare il loro contributo. Da qui la richiesta formale, di cui è stata messa naturalmente a conoscenza anche la segretaria comunale, Vincenza Sica, di «avviare una verifica sull’organizzazione delle commissioni e di individuare le soluzioni più opportune per una razionalizzazione e ottimizzazione del lavoro» di organi che – per Sergio Abramo – restano «essenziali per il buon andamento dell’amministrazione».

Quel che vuole il numero uno di Palazzo de Nobili, dunque, si farà, ma non senza polemiche. Sì, perché se le commissioni scenderanno a cinque pare essere altrettanto vero che i componenti di ciascuno organismo saliranno a 16. In ogni struttura sarà praticamente presente metà del Consiglio comunale. Un dettaglio, questo, che, ai più critici, non è affatto sfuggito. Certo, fino alle determinazioni finali, tutto può ancora cambiare, ma se le indiscrezioni dovessero essere davvero confermate dai fatti non si può escludere che qualcuno decida di dare battaglia su una razionalizzazione che gli scettici hanno già bollato come «di facciata». È una cura dimagrante che – lasciano intendere – non ridurrebbe i costi della democrazia, semmai rischia di aumentare gli introiti di chi si troverà membro di tre commissioni e potrà, perciò, racimolare il massimo dei compensi consentiti dalla normativa vigente.

Accuse forti che la maggioranza respinge senza remore. Lo scontro ormai estivo a Palazzo de Nobili, dunque, sembra essere destinato a continuare e, anzi, ad acuirsi anche su questo tema.

Antonella Scalzi

Catanzaro: nuovo depuratore, attese decisioni dal Tar. Ma, l’iter prosegue

 

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La vicenda del nuovo sistema depurativo del capoluogo di regione finisce dinnanzi al Tar.

Le imprese Compunet srl, Cisaf spa, Ro.Gu. costruzioni srl, Scutieri costruzioni srl, Concolino costruzioni srl e Sandro Greco srl hanno, infatti, chiesto al Tribunale amministrativo regionale l’annullamento dell’aggiudicazione definitiva per la parte in cui esclude il servizio di bollettazione. L’associazione temporanea di imprese che si è aggiudicata l’appalto, insomma, vuole di più, ma l’amministrazione Abramo non sembra avere alcuna intenzione di fare passi indietro. Anzi, proverà a non farsi trovare impreparata. Da qui la scelta di affidare all’avvocato Valerio Zimatore il monitoraggio del ricorso.

Per quasi 7 mila euro sarà lui ad affiancare gli uffici nell’adozione di qualsiasi atto amministrativo in merito alla problematica del nuovo depuratore. La realizzazione della struttura, insomma, torna nell’occhio del ciclone mentre una città intera attende ormai da anni la svolta che faccia dire addio all’impianto esistente.

Ecco perché l’amministrazione Abramo ha deciso di tenere la barra dritta rispetto a un’opera essenziale sotto il profilo della salvaguardia ambientale del territorio comunale, che costerà circa 25 milioni di euro.

L’aggiudicazione definitiva permise a Palazzo de Nobili di risparmiare quasi il 5,27% sul canone di concessione annuo e di ottenere la riduzione, di venti giorni, del tempo di esecuzione della progettazione definitiva senza dimenticare i dieci giorni in meno per l’esecuzione della progettazione esecutiva, la consegna anticipata di tre mesi e la riduzione di un anno del tempo di concessione della gestione del servizio depurativo e fognario. Proprio in questi giorni, d’altronde, sarà indetta una conferenza dei servizi nel corso della quale saranno verificati i requisiti della ditta aggiudicataria e sarà approvato il progetto preliminare.

Ora la palla passa al Tar, ma il sogno di ridurre il rischio di sversamenti di liquami sul lungomare continua, anche grazie ai finanziamenti ottenuti. Parte della somma necessaria per realizzare la struttura, con annesse reti fognarie, che sorgerà a Germaneto, sulla sponda sinistra del fiume Corace, è stata messa a disposizione dal ministero dell’Ambiente e dal Comitato interministeriale di programmazione economica. Più di 14 milioni e mezzo. Il resto, invece, sarà finanziato dai privati. Intanto, in attesa delle determinazioni del Tar, al Comune prosegue il lavoro riguardo alla manutenzione, alla gestione e all’attività da porre in essere per evitare l’inquinamento che di certo non giova alla stagione estiva.

Antonella Scalzi

 

Foto repertorio