Category: RIFLESSIONI

Che non siano solo poltrone…

 

Alle precedenti elezioni regionali del 2010, avevano votato ( ricordiamo che si poteva andare alle urne nell’arco di due giorni) il 59,26% degli elettori. Oggi, ha espresso la propria preferenza meno del 45% degli aventi diritto.

 

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Un dato sul quale riflettere, sicuramente. Più di un elettore su  2 ha scelto ( per convinzione, noia o semplicemente per ‘stanchezza’ accumulata) di non recarsi a votare. A scanso di equivoci lo diciamo a seggi elettorali appena chiusi: il nuovo presidente della Giunta Regionale calabrese, non potrà gioire troppo del risultato ottenuto. Se l’obiettivo di queste consultazioni elettorali non era la semplice  conquista della ‘poltrona’ – e questo vale anche per i consiglieri regionali che saranno eletti – il nuovo governatore dovrà fare il possibile e anche oltre, per ridare fiducia ad una regione e ai suoi cittadini, in pesantissimo debito d’ossigeno.

Non è solo, si fa per dire, la disoccupazione. Non il mancato sviluppo, nè le statistiche  che di volta in volta documentano di  percentuali mortificanti rispetto al presente ed anche al futuro della Calabria e dei calabresi.

Certo, tutto questo incide,fortemente. Ma,forse, una delle ragioni più forti nella disaffezione dei cittadini alla politica sta nella violenta esposizione a parole e comportamenti  di una parte di essa, che, saltando a piè pari concetti come meritocrazia,dignità, rispetto per il cittadino come tale, continua a dispensare arroganza e arrivismo. Una classe politica ‘ senza qualità’, non nella sua interezza, ne siamo certi, arroccata su se stessa, pronta ad utilizzare ogni mezzo necessario per difendere il’ fortino’.

Eppure, governare bene ed essere amati – cogliendo gli aspetti più idilliaci del pensiero machiavelliano – è possibile. Come dimostrano gli esempi di alcuni sindaci, calabresi – tanto per restare nei confini regionali- e la ‘Primavera’ reggina di Italo Falcomatà: non a caso rieletto tre volte alla guida dell’Amministrazione Comunale, prima che venisse a mancare  ai suoi cari ed ai cittadini.

Concretezza, capacità di compiere  piccoli ma costanti passi in avanti e uno specchiato rigore morale: sono le prime caratteristiche che dovrà avere il nuovo presidente regionale. Insieme alla reale volontà di far ritornare alle urne una gran parte degli astensionisti.

Alfonso Scalzo

Adozione Bimba da coppia lesbo : differenti posizioni pro e contro anche in Calabria

 

Il Tribunale per i minori di Roma ha riconosciuto, nei giorni scorsi, l’adozione di una bimba che vive in una coppia di donne omosessuali, figlia biologico di una delle due conviventi. Si tratta del primo caso in Italia di «stepchild adoption», già consentita in altri paesi.

La coppia, che vive a Roma dal 2003, ha avuto una bimba all’estero anni fa con procreazione assistita eterologa.

Sull’argomento, del quale si è tanto discusso, proponiamo due riflessioni di tono completamente opposto, che tuttavia possono contribuire a capire…

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SI LEGGA:

http://catanzaropolitica.it/ciancio-decisione-scellerata/

http://catanzaropolitica.it/marchese-un-atto-di-civilta/

 

Ciancio: decisione scellerata

 

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Con una decisione scellerata, anti-democratica e incostituzionale il Tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto l’adozione di una bimba nell’ambito di una coppia lesbica. Così facendo si autorizzano implicitamente per vie giudiziarie, e si legittimano – senza il consenso popolare e l’assenso del Parlamento (che rappresenta il popolo)-,  non solo le adozioni gay ma anche la pratica del mercato degli uteri in affitto e della fecondazione eterologa. Una deriva etica che “sommerge” la famiglia naturale .

E’ quanto dichiara il giovane esponente  del mondo cattolico calabrese Sebastian Ciancio, già Presidente degli universitari cattolici di Catanzaro.

Il tutto porterà soltanto alla soddisfazione del desiderio della coppia lesbica che, oltre a cercare e ottenere all’estero il matrimonio omosessuale, ha preteso poi la genitorialità sulla bambina avuta con la fecondazione eterologa. Un precedente giudiziario che creerà un diritto “nuovo” in materia. Ennesimo caso di giudici malati di protagonismo. Ennesimo caso di decisioni assunte in via non-democratica poiché non votate in Parlamento.La Costituzione Italiana considera fondamentale e insostituibile il compito svolto dalla famiglia e dedica diverse disposizioni alla sua disciplina ed alla sua tutela.

In primo luogo, l’articolo 29 definisce la famiglia come una «società naturale fondata sul matrimonio». Ma- di questo passo- rimarranno solo ricordi su un pezzo di carta!!

Possiamo ritenere che la famiglia Made in Italy – oggi- non è una famiglia, non è una società naturale e non è fondata sul matrimonio.

 

Marchese : un atto di civiltà

 

marco marchese

 

La recentissima sentenza che autorizza l’adozione in Italia a una coppia gay è un primo atto di civiltà e giustizia che non necessita in se di ulteriori commenti. In realtà non si tratta dell’apertura a tutto tondo alle adozioni da parte di famiglie omogenitoriali, cosa che l’Associazione Radicale Certi Diritti auspica fortemente e sulla quale è impegnata con le sue iniziative politiche, ma alla c.d. step child adoption, cioè la possibilità da parte del partner omosessuale di adottare il/la figlio/a biologico/a del partner in un contesto familiare consolidato.

Ormai sono numerosi gli studi scientifici che dimostrano che i figli nelle famiglie omoaffettive crescono esattamente come nelle famiglie eteroaffettive e solo uno studio statunitense ne metteva questo esito in discussione nel 2012, salvo scoprire che il campione adottato era sbagliato, per stessa ammissione del docente Mark Regnerus, dell’università del Texas, autore dello studio. Citiamo la fonte (Corriere della Sera): http://27esimaora.corriere.it/articolo/genitori-gay-se-la-scienza-sceglie-di-alimentare-il-pregiudizio/

Lasciamo a chiunque abbia buona volontà la curiosità di leggere gli studi in materia, che dimostrano che i figli in contesti familiari omoaffettivi, crescono nello stesso modo che nei contesti familiari eteroaffettivi, con le stesse gioie e le medesime difficoltà; suggeriamo quattro parole chiave per i motori di ricerca: “australia figli famiglie gay”. Generalmente chi afferma il contrario è colui il quale cerca di imporre, in maniera del tutto arbitraria e illiberale, una propria opinione sotto la spinta ideologica e moralista che sovente ha anche una radice religiosa di fondo; dimenticando che la nostra società è fatta di credenti, diversamente credenti e non credenti, tutti uniti sotto la stessa Carta Costituzionale e mentendo spudoratamente, quando si afferma che il riconoscimento delle famiglie omoaffettive lederebbe in qualche maniera la famiglia “tradizionale” eteroaffettiva, perché costoro non sanno fare un solo esempio di lesione, al di la di una visione moralista, religiosa e ideologica, alla sacra famiglia immaginata in stile pubblicità “Mulino bianco”.

Marco Marchese, Direttivo Associazione Radicale Certi Diritti, Roma, e responsabile dell’Osservatorio sulle politiche di genere e pari opportunità di Catanzaro

 

 

 

 

 

Perchè Bergoglio piace anche ai non credenti…

“Una  giornata particolare”, potrebbe definirla Ettore Scola. Per molti calabresi lo è stata davvero. E crediamo lo sia stata, in fondo, anche per il Papa.

Un tour de force tra le carceri di Castrovillari, visita  agli anziani e  celebrazione della messa  davanti ad una folla sterminata, passando alla mensa dei poveri per il pranzo. Dovendo anche masticare amaro per due avvenimenti accaduti nei mesi scorsi  e che hanno avuto il  loro peso sulla giornata calabrese del Pontefice: due efferati omicidi ai danni di un bimbo di appena 3 anni, Cocò e di  un sacerdote,  don  Lazzaro Longobardi.

Il Papa ha parlato con i familiari del bimbo assassinato e visitato la stele dedicata a don Lazzaro.

Una giornata particolarmente calda ed i continui impegni, l’affaticamento, che, due giorni fa, l’ha costretto a rinunciare alla tradizionale processione del Corpus Domini, da San Giovanni in Laterano alla Basilica di Santa Maria Maggiore.

E’ apparso un po’ stanco, Bergoglio, in qualche momento. Mai ,però quando si è trovato a contatto con la gente. Quando ha distribuito carezze e gesti affettuosi a tutti.

E’ una figura davvero anomala, quella di Francesco. Intanto è il primo Papa, in epoca moderna, succeduto  ad un altro, senza che quest’ultimo fosse deceduto. Ratzinger, resta comunque una figura importante, un Papa emerito.

Forse la ‘doppia’ presenza, però, allontana  inconsciamente nel fedele l’immagine dogmatica del Papa infallibile cui si può chiedere,  proprio in ragione del suo naturale distacco dalle cose e dalle debolezze terrene, il miracolo.

La straordinaria  carica umana di Francesco, “ pregate per me, che sbaglio molto”, ha detto anche a Cassano, d’altro  canto, fa  già di se stesso un miracolo. E’ riuscito ad uscire indenne,,trascinandosi dietro la Chiesa, da una inusitata dimissione papale e da una coda di veleni  non ancora esauritasi. Ha di volta in volta aperto capitoli importanti, non ancora definitivi certo, ma accennati, a volte “ studiati”, su diritti umani, diritti civili, rispetto per il prossimo.  Ripete e si comporta conseguentemente, di essere un uomo con le sue debolezze con i suoi errori. Si muove tra gli altri con naturalezza, senza paura di ‘scoprirsi’  in qualche modo simile.

Ai calabresi  non è nemmeno venuto in mente di chiedere miracoli o benefici . Coloro i quali hanno  partecipato alla giornata  del Papa in questa regione hanno avuto netta la consapevolezza di aver incontrato qualcuno che non dimentica i loro problemi  e che, paradossalmente, può meglio comprenderli in quanto ha rinunciato a gran parte dello status che il ruolo gli garantirebbe.

Se davvero Papa Francesco è il Papa degli ultimi, in Calabria ha trovato la posizione ideale, per spingere gli atri alla ripartenza. Tutti gli indicatori economico-sociali, da qualsiasi fonte provengano,  confermano la coda della classifica per la ‘punta dello stivale’.

Evitando fronzoli e giochi verbali ha subito puntato al nocciolo della questione : ndrangheta , che va allontanata, scomunicando i mafiosi ( non è cosa da poco, basti pensare a quanto, in molti centri, i boss locali facciano a gara nell’apparire accanto al sacro, siano statue in processione o elargizioni della serie ‘pecunia non olet’ ) e la dignità garantita dal lavoro.

La visita ai detenuti, agli anziani, le parole pronunciate,  non sono state per Papa Francesco singoli punti di un programma di giornata. Crediamo che tutto ciò sia  perfettamente visibile. Ed è piacevolissimo constatarlo.

Alfonso Scalzo

 

 

Ora Renzi si faccia sentire in Europa

Chi vince ha ragione e Renzi ha stravinto. Il consenso per il Pd ed il suo leader e’ andato oltre ogni aspettativa e insieme con il crollo di Forza Italia ed il mancato aggancio da parte dei Cinquestelle e’ questo il dato di politica interna piu’ evidente. Il movimento di Beppe Grillo e’ il secondo partito del Paese. Dal punto di punto prettamente numerico e’ un successo per un movimento nato dal nulla mediatico che e’ il web. Ma e’ stato il suo leader a trasformarlo in una sconfitta, ponendo come condizione per il successo quello di acquisire un voto in piu’ del Partito Democratico. Grillo non ha sputo approfittare sella crisi del berlusconismo, che apriva praterie sul suo cammino. Ha scelto di estremizzare ulteriormente le sue posizioni, soprattutto sul piano comunicativo, lasciandosi sfuggire l’elettorato del centro-destra in rotta, composto in buona misura da moderati.
Mantengo inalterate le mie riserve su Renzi, sul suo progetto economico liberista e, sul piano politico, sulle riforme messe in cantiere, a partire da quella elettorale ( che i risultati delle europee dovrebbero aver cancellato) per arrivare a quella del Senato e delle Province, sottratti al suffragio popolare. Ma sarebbe sbagliato attribuire al consenso tributato al premier una volonta’ popolare di conservazione. Chi ha seguito Renzi nelle sue uscite pubbliche, al netto di interpretazioni superficiali, ha constatato che sulla sua figura si concentrano molte aspettative. E’ un dato di fatto. Che la fiducia sia bene o male riposta e’ un altro aspetto. Renzi ha portato il partito oltre il 40% dei consensi e, come e’ stato ampiamente sottolineato, e’ un fatto senza precedenti in Italia. Nella famiglia del Partito Socialista Europeo avra’ il gruppo parlamentare piu’ consistente. In piu’, fra i capi di governo del continente, e’ l’unico ad aver ottenuto una legittimazione fortissima, superiore a quella di Angela Merkel il cui partito e’ rimasto saldamente primo in Germania ma sembra aver esaurito la capacita’ di espandere i consensi. Questo dovrebbe dare al presidente del consiglio italiano una forza contrattuale notevolmente potenziata sullo scenario europeo ed e’ auspicabile che ne faccia buon uso contrattando condizioni piu’ razionali per le economie dell’eurozona, che era la vera posta in palio di queste elezioni.
Lo scivolone di Forza Italia al terzo posto e’ il segno del declino del suo leader. Messe insieme le forze di centro-destra compongono la seconda coalizione del Paese, ma e’ un dato solo numerico perche’ l’area dei cosiddetti moderati e’ ormai priva di guida e progetti. A destra e’ rilevante il risultato della Lega Nord, il cui segretario, Mateo Salvini, ha saputo cavalcare l’antieuropeismo e il malessere, ancora contenuto nel Paese, verso il fenomeno dell’immigrazione. Attraverso un accordo politico con la destra nazionalista, Salvini ha raccolto un qualche consenso pure nel Mezzogiorno, gettando le basi per un futuro movimento lepenista italiano. A sinistra e’ da annotare il risultato della lista Tzipras, che, superando lo sbarramento del 4%, manda in Europa un pugno di deputati che faranno fronte comune con i rappresentanti del partito del leader della sinistra greca.

Alessandro De Virgilio

Catanzaro, Ledda : recuperare
“le rughe”

 

Rivitalizzare il centro storico di Catanzaro. L’intervento di Quirino Ledda, ex vice presidente del Consiglio regionale  e dirigente del settore Cultura Legacoop, che auspica  il recupero del cuore della città, conservandone  e rilanciandone gli aspetti che nel corso del tempo hanno contribuito al formarsi di una cultura identitaria nel capoluogo.

 

 

Il progetto dell’Amministrazione comunale “Ridisegnare la città” dedica poco più di qualche pagina senza quel  respiro culturale, architettonico e produttivo necessario  per il recupero del centro storico.

In attesa che i lavori di completamento  per  Piazza Matteotti  – dati  i tempi di realizzazione si sarebbe potuto costruire il Colosseo e  la costruzione del muro di cinta dell’area del San Giovanni si è in parte concretizzata in un orribile muro di cemento –  l’unico e importante risultato concreto è la sede della facoltà universitaria di Sociologia, tutto il resto rimane lettera morta.

L’idea di rafforzare l’immagine di Catanzaro come città accademica sarà il sogno di chi non sa neanche tutelare i pochi beni architettonici esistenti.

 

 

Ripropongo, come richiesto più volte dalla Soprintendenza di Catanzaro, che i portali più significativi vengano bonificati dall’ingabbiamento provocato dai cavi elettrici dell’Enel, dai tubi in metallo dell’Italgas e dai cavi degli impianti e centraline telefoniche della Telecom, che rappresentano una grave offesa alla nostra città.

Abbiamo potuto constatare invece che, in questi ultimi anni, per  Palazzo Ferrari e  Palazzo Anania, in Via De Grazia, Palazzo De Palma, in piazza S.Nicola, Meneghini ,in via Raffaelli 1, Palazzo Pugliesi, in discesa Alberghi, Palazzo Gironda Veraldi , in Via G.Veraldi 2 etc. anzichè eliminare questa vergogna, si è aggiunto altro materiale improprio.

In attesa che si faccia un bando pubblico per la parte meno significativa di Palazzo Fazzari ed il recupero del complesso Monastico dell’Osservanza così come del  Teatro Masciari, come catanzarese pongo la necessità del recupero delle “rughe”, che sono il cuore, insieme al corso centrale, della città: i Coculi “u Carmine” a Matalena” a Stidda” a “ Porta Marina” a “Filanda” u “Pianicellu” etc. che nel recente passato garantivano l’identità della comunità, debbono essere recuperati con un qualificato piano speciale e rese vivibili utilizzando tutti i canali  finanziari europei, regionali e comunali.

Non si tratta di un romantico ricordo, ma è in discussione  la Sopravvivenza  del centro storico.

Scriveva il prof. P.Barcellona nel 1998 su Catanzaro:

“Il rischio estremo che corrono i cittadini di questa città conquistata dalla logica della spersonalizzazione della merce e del consumo , è quello un’alienazione molto più pesante e totale rispetto a quella puramente economica. Il nuovo personaggio della città, il qualsiasi abitante è in realtà un uomo senza volto. Il rischio è la totale distruzione dell’intelletto critico collettivo. E d’altro canto si produce una sorta di adattamento passivo, per cui ciascuno pensa che questa invivibilità riguardi solo l’esterno e che privatamente ci si possa ancora salvare”.

Oggi la situazione è ancora più grave.

 

Quirino  Ledda 

ex Vice presidente Consiglio Regionale

 

 Foto: Particolare del Centro storico. Quirino Ledda

“Da consumarsi entro…” L’Unione Europea e la data di scadenza
dei prodotti

 

 

I tentativi, alcuni purtroppo riusciti, sono tantissimi. Si va dalle fascette ,quelle che un tempo contenevano le ricottine e quant’altro, nocive alla salute e sostituite con cilindri di plastica, alla pizza, che provocherebbe danni all’organismo se fatta con il forno a legna. Dal cioccolato, al succo d’arancia,  che debbono contenere una  quantità di cacao o di agrume in costante diminuzione.

L’UE, sempre molto attenta a non urtare la suscettibilità delle multinazionali che producono plastica e quant’altro, sforna una novità al giorno, in questo senso. Chiunque abbia avuto la fortuna di gustare certi prodotti della tavola mediterranea  riesce ad apprezzare le sfumature  a livello di  gusto ma anche olfattive, che certe tradizioni messe sotto attacco dalle lobby internazionali  determinano. Persino il popolarissimo Commissario Montalbano, dialogando con il simpatico dottor Pasquano in uno degli  episodi scritti da Andrea Camilleri – uno che le cose non le manda  a dire – ironizzava sui materiali  destinati a contenere le ricottine fresche.

L’ultima boutade, che però tale non è, riguarda la scadenza dei prodotti. Sinora, gli acquirenti più avveduti, hanno  potuto beneficiare di una data impressa sul bene da acquistare, a garanzia della freschezza del cibo. In una prossima riunione a livello europeo, Olanda e Svezia, con il sostegno di Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo, – tutti Paesi i cittadini dei quali, quando vengono in Italia consumano di tutto e di più, anche ciofeche impresentabili, mostrando soddisfazione a piè sospinto – chiederanno  l’esenzione dell’obbligo di indicare sull’etichetta  la classica dicitura : “ da consumarsi entro…” per prodotti come pasta, riso e caffè.

La Coldiretti  intanto lancia l’allarme, ricordando che il cibo, ”con il passare del tempo, perde le proprie caratteristiche nutrizionali in termini di contenuto in vitamine, antiossidanti e polifenoli ,che fanno bene alla salute, ma anche quelle le proprietà’ organolettiche, di fragranza e sapore dal quale deriva il piacere di stare a tavola”.

Concetti  elementari da comprendere,  per chiunque. Ma l’ Unione Europea…

 

Alfonso Scalzo

 

Piaccia o no, Renzi ispira fiducia


Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e’ stato in Calabria due volte in tre mesi, annunciando una presenza assidua in fondo allo Stivale, in linea con un analogo impegno assunto con le popolazioni di Campania e Sicilia, le regioni, insieme con la nostra, piu’ sofferenti per la crisi economica e per la presenza pervasiva delle mafie. A Reggio il premier ha annunciato l’ istituzione di una cabina di regia presso la presidenza del consiglio “sulle specificita’ calabresi”; si e’ impegnato a concretizzare in tempi brevi una misura finalizzata a dare una boccata d’ossigeno al mondo del lavoro asfissiato dal blocco dei fondi destinati agli ammortizzatori in deroga; ha sventolato sotto gli occhi di amministratori regionali e sindaci la ricca torta comunitaria, quasi a esorcizzare lo spettro di un’Europa matrigna capace solo di imporre lacrime e sangue. Ha parlato chiaro e senza incamminarsi su percorsi lessicali tortuosi. Ammontano, ha fatto rilevare il premier, a oltre 185 miliardi gli euro messi a disposizione del sud Italia per colmare i ritardi storici accumulati rispetto ai paesi europei piu’ avanzati, aggiungendo che se le Regioni non li spendono il capro espiatorio non puo’ essere trovato ne’ a Bruxelles ne’ a Berlino.

 

A Scalea, il 13 marzo scorso, la piazza lo aveva accolto freddamente se non in modo ostile, salutandone l’arrivo con una salva di fischi, analogamente a quanto era avvenuto in quegli stessi giorni in altre situazioni. A Reggio, ieri, ho sentito qualche fischio, ma la gran parte delle due-trecento persone che lo attendevano davanti alla prefettura con le bandiere dei sindacati lo ha invocato e, quando si e’ avvicinato a loro, lo ha applaudito, senza grande entusiasmo, ma con la convinzione, mi e’ sembrato, di avere davanti un interlocutore disposto ad ascoltare ed in grado di rispondere. Renzi, insomma, ispira fiducia. Non avveniva, penso, dai tempi della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi.

Il modello politico “blairiano” incarnato dall’ex sindaco di Firenze non mi entusiasma. La superficialita’ con cui liquida i sindacati e l’appiattimento sulla Confindustria non sono consoni ad una formazione politica che, come il Pd, aderisce all’internazionale socialista e che nel simbolo evidenzia il logo del Pse. Non condivido le critiche di chi gli rinfaccia l’accordo, peraltro assai precario, con Berlusconi sulle riforme, ma su questo terreno il governo procede senza un quadro di riferimento, a contrattazione privata e spesso al ribasso, com’e’ avvenuto in riferimento alla legge elettorale. Seguendolo nelle due visite effettuate nella nostra regione, tuttavia, ho ricavato l’impressione di trovarmi davanti a un politico atipico, lontano dagli schemi e dalle consuetudini a cui la palude italiana ci ha abituati. Il premier rifiuta l’approccio dei giornalisti, come a rimarcare che l’agenda della politica non deve essere dettata dai giornali; non si fa accerchiare dal tradizionale codazzo di portavoce e portaborse – sebbene non manchi mai chi sgomita per marciare al passo con il capo – non rifiuta e anzi cerca il contatto con i cittadini trasmettendo l’impressione di una personalita’ convinta di cio’ che dice e fa. Sono impressioni, certo. La prova del fuoco e’ nei risultati. Prendo pero’ atto del fatto che la sua presenza in giro per l’Italia suscita speranza. Di questi tempi non e’ poco.

Alessandro De Virgilio

Discutendo di presidenzialismo

 

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, con una lettera al “Corriere della Sera” pubblicata ieri, ha rilanciato il tema della grande riforma delle istituzioni, attraverso l’introduzione del sistema presidenziale. Non mi soffermo sui vantaggi e gli svantaggi di questo sistema istituzionale, che non demonizzo, limitandomi a segnale un errore storico in cui, dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a diversi commentatori, in molti continuano a incorrere: e cioe’ che in Italia il presidenzialismo sia stato invocato soltanto dalla destra.

 

 


E’ il caso di ricordare che nell’immediato Dopoguerra fu il Partito d’Azione, all’epoca forza non irrilevante nel quadro politico scaturito dalla Resistenza di cui i suoi esponenti furono tra i principali animatori, a proporre il presidenzialismo, individuando nel capo dello stato eletto dai cittadini il fattore unificante e fondante di un nuovo patto nazionale, dopo il trauma rappresentato dalla dittatura fascista e dagli eventi conseguenti al 25 luglio del ’43. Gli azionisti, peraltro, proponevano un modello presidenziale di tipo americano, dunque con un presidente eletto che assommasse le funzioni di capo dello stato e primo ministro, e i cui poteri fossero bilanciati da una forte autonomia a livello regionale. La proposta fu avanzava in sede di Costituente. Lo storico Giuseppe Tamburrano, qualche anno fa, ricordava che fu Pietro Calamandrei ad avanzarla.

 

“Calamandrei – scriveva Tamburrano – motiva la sua proposta di Repubblica presidenziale su un punto centrale: i governi di coalizione sono instabili e questo difetto, che può minare le basi della democrazia, può essere corretto solo con un esecutivo che non dipenda dagli umori (o interessi) dei vari partiti, ma sia ancorato e legittimato dalla investitura popolare. La perorazione di Calamandrei restò vox clamans in deserto. Il Partito d’Azione, del resto, dopo la scissione di La Malfa e Parri, andava verso la dissoluzione e la confluenza nel Psi. Il Partito d’ azione – faceva rilevare Tamburrano- si è impegnato per la Repubblica presidenziale non solo con il discorso di Calamandrei. Prima della scissione, agli inizi del 1946, il Partito d’Azione organizzò un convegno nel quale la maggioranza si pronunciò per la Repubblica presidenziale fondata su larghe autonomie . Alle elezioni del 2 giugno 1946 il partito andò con un programma organico di Rinnovamento radicale dello Stato nel quale – ricordava Tamburrano- c’era la proposta di Repubblica presidenziale (questa parte fu redatta da Valiani)”.
Un altro storico, Giovanni De Luna, nella sua Storia del Partito d’AIone, scrive che “gli azionisti affidarono le loro residue energie alla capacità di mobilitazione della proposta di Repubblica presidenziale unico modo per impedire il prevalere dei grandi partiti sul Parlamento”. Dunque, allo strapotere dei partiti, preconizzato gia’ agli albori della Repubblica, il Partito d’Azione contrapponeva il presidenzialismo. Fu poi Craxi a riproporre la “grande riforma” negli anni Ottanta guadagnandosi spazio nelle vignette di Gorattini che lo raffigurava in camicia nera e stivaloni. E’ quindi inesatto dire che la “sinistra” ha sempre osteggiato il presidenzialismo. Fu infatti, solo una parte di essa a osteggiare l’elezione diretta del capo della stato, alla luce anche di obiezioni non infondate. Ho scritto in altre occasioni che, a mio modesto giudizio, alla realta’ italiana si adatterebbe meglio un sistema imperniato sulla figura del primo ministro all’inglese, piu’ confacente alla trazione parlamentarista del nostro Paese, accompagnato da un sistema elettorale imperniato sull’uninominale maggioritario. Ma tra la proposta confusionaria di Berlusconi, che rivendica l’elezione popolare del presidente della Repubblica e il contemporaneo rafforzamento dei poteri del premier, e la pasticciata e antidemocratica legge elettorale in gestazione, rimane poco spazio per previsioni ottimistiche su una riforma organica dell’assetto repubblicano.

Alessandro De Virgilio

*Nelle Foto: il simbolo del Partito d’ Azione e Pietro Calamandrei