Category: RIFLESSIONI

Basta con i ‘leghismi di quartiere’ : occorre una visione d’insieme della città, lontano dai provincialismi

Lettera aperta di riflessione sul rilancio del  centro  storico e della città nella sua interezza, lontano da provincialismi di comodo. A scriverla, “ da semplice cittadino”, Pierpaolo Pisano di FI Catanzaro.

La pubblichiamo integralmente

Da semplice cittadino entro in punta di piedi nel dibattito riguardante la “rivitalizzazione” del centro storico di Catanzaro. Quotidianamente la discussione aperta su stampa e non, si alimenta di proposte alcune interessanti, alcune onestamente incomprensibili.

Ma spesso le proposte, nel bene e nel male, vengono inquinate da quella frenetica attività ormai divenuto una sport facente riferimento all’individuazione delle responsabilità. Una attività fine a se stessa quindi improduttiva. Alcune associazioni hanno fatto riferimento alla mancanza di attrattività del centro storico. Anche questa teoria ha delle solide basi.

Catanzaro, panorama

La mia riflessione, da semplice cittadino che vive il centro storico a prescindere, si fonda esclusivamente su un approccio “nuovo” che passi per il recupero delle tradizioni, identità e radici. Ritengo che il centro storico possa diventare un polmone culturale ed economico. Per far ciò tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, amministratori, politica, associazioni, commercianti e cittadini. Ripartire dalla nostra storia.

Mi si consenta però di fare un appunto al consiglio comunale, maggioranza e opposizione. La carica di consigliere comunale di una città come la nostra, di un Capoluogo di regione, penso sia qualcosa di così nobile ed all’alto significato civico in quanto destinata e finalizzata allo sviluppo ed alla crescita sociale, culturale ed economica della stessa. Chi siede in consiglio secondo il mio modesto parere spesso è “intralciato” dal proprio quartiere di provenienza.

Lo dico con umiltà ed estrema franchezza, senza essere frainteso, i quartieri sono le ramificazioni sociali e culturali che contribuiscono alla formazione dell’Identità della città. Ma la maggior parte dei  consiglieri comunali, vivono troppo spesso il loro ruolo più come rappresentanti dei quartieri che come consiglieri di tutta la città. Occorre, lo dico sommessamente, recuperare una mentalità ed una visione della città nel suo insieme. Il rischio è quello di deludere divenendo il rappresentante del quartiere x e non più il consigliere comunale.

Tornando al centro storico, questo non è un semplice quartiere, ma il cuore pulsante di una città dall’ identità purtroppo smarrita. L’esempio pragmatico di ciò che qui rappresento è la scarsa attenzione per il 16 luglio, festa del Santo Patrono. Gli scorsi anni, è stata finanziata la Notte Piccante, un evento che spesso ha scimmiottato o a cercato di farlo, le notti bianche di altre città. Con il tempo la cosa è andata a scemare e non solo per un problema di finanziamenti ma di progettualità. Basta scopiazzare, ripartiamo dalle nostre radici, dalla nostra storia. Tante importanti realtà lo fanno non capisco il motivo per cui non possa essere così anche da noi.

comune catanzaro 15

Le amministrazioni comunali che si sono succedute nel tempo, hanno patrocinato feste di quartiere, dal nord al sud della città senza discriminazione, ma non sono mai riuscite a dare dignità alla festa più importante, quella in cui tutti dovrebbero riconoscersi. Certo al consigliere comunale di turno avere il patrocinio e qualche spicciolo per la festa o sagra rionale fa comodo con tanto di spendibilità elettorale. Mi chiedo se può continuare ad essere questo il modus operandi di chi opera nel civico consesso della nostra città. Poi è semplice lamentarsi della mentalità troppo provinciale del catanzarese. Saremo noi stessi a fomentarla?

Uscite pubbliche per riparazione di buche, installazioni di lampadine fulminate, derattizzazioni e diserbo. Certo anche di questo ci si occupa, è giusto. Ma quando ci decideremo a volare alto? Quando dai banchi della maggioranza e dell’opposizione deciderete di avere quello slancio che vada oltre al “leghismo di quartiere”? Quando i cittadini tutti vorranno cambiare mentalità premiando chi lavora per quella visione di Catanzaro? Fare cultura e mentalità scommessa difficile da prospettiva di lungo periodo quella che una certa miope politica non ha.

Giusto inquadrare le responsabilità politiche del problema, sbagliato pensare che il ruolo di ognuno di noi, di ogni cittadino possa essere quello di chi punta l’indice dimenticando di essere compartecipe.

Pierpaolo Pisano

 Fi Cz

 

“Catanzaronelcuore”, Masterplan per il Sud? Si, ma …

Matteo Renzi dopo aver  invitato il Sud ad evitare i ‘piagnistei’, ha annunciato  un Masterplan per quest’area del Paese.

Secondo il Movimento civico “Catanzaronelcuore”, il Piano dovrebbe, almeno per quanto riguarda la Calabria ed il capoluogo di regione, articolarsi lungo delle direttrici precise.

Catanzaro 13-10-12 - Tangenziale

Tra  i punti proposti al Premier, “ misure adeguate per difendere il capoluogo di regione dal sistematico processo di erosione dei suoi ruoli e delle sue funzioni”, insieme  al “ripristino della scelta originaria di allocare a Catanzaro la Scuola Superiore della Magistratura per il CentroSud”.

L’alta velocità che potrebbe essere realizzata lungo l’asse jonico, mentre  un migliore collegamento tra l’autostrada  sa-rc e la statale 106 darebbe un notevole impulso al traffico su ruote. Costruzione, infine, “della tratta ferroviaria tra l’aeroporto di Catanzaro e la città, in modo da permettere un collegamento diretto e veloce col capoluogo di regione”. Ancora sul versante delle infrastrutture, completamento del porto di Catanzaro  e la progettazione di un “nuovo grande porto turistico “.

Sempre secondo “Catanzaronelcuore”,  occorre affrontare  il problema parcheggi con, tra l’altro, la  costruzione di un silos all’interno della rotatoria Gualtieri”, la realizzazione di un nuovo acquedotto a Catanzaro ed  il recupero storico-urbanistico del centro cittadino.

Manca un nuovo ospedale e occorre “potenziare  la facoltà  di Medicina e Chirurgia dell’Ateneo Magna Graecia mediante l’offerta di tutte le scuole di specializzazione”. Infine, un Piano per l’assetto idrogeologico del territorio.

 

 

 

Qualcosa che ricordi Quirino Ledda: due proposte

 

 

Quirino Ledda 11

 

Decine e decine di messaggi, con le massime autorità istituzionali della regione  e del suo capoluogo, a ricordare quanto Quirino Ledda, da sindacalista, da uomo politico e da dirigente del settore cooperativistico si sia speso per  Catanzaro e per la Calabria.

Crediamo, nella nostra infinita piccolezza, sia il caso che la Calabria e Catanzaro, adesso, si spendano un po’ per Quirino Ledda.

Due suggerimenti.

Anche se siamo certi che lui non approverebbe, un qualcosa che lo ricordi. Che rammenti soprattutto  ai più giovani come la  buona politica e l’impegno per la comunità di cittadini non siano concetti astratti. Lo decida il Consiglio Comunale, magari pensandoci subito dopo quel ‘minuto di silenzio’ che l’Aula Rossa di palazzo De Nobili intende tributargli in occasione della prossima assemblea. Magari in pieno accordo con la Commissione Toponomastica, attiva da tempo.

E poi l’istituzione di uno spazio adeguato per la celebrazione del  funerale laico e la realizzazione di un impianto di cremazione nel capoluogo, così da evitare, anche a chi ha un’idea della morte un po’ diversa da altri, cerimonie di commiato fatte in luoghi non idonei e  costosi viaggi, fuori dal territorio regionale, ai familiari dell’estinto.

Una richiesta civile, in linea con il suo spendersi per gli altri, rinnovata più volte nel corso degli anni dallo stesso Ledda. Realizzarla è praticamente un dovere.

Alfonso Scalzo

Manifestazione antimafia-Catanzaro: ma quale isola felice?

 

(di Alessandro De Virgilio) –

L’associazione “Libera” ha promosso per domani, a Catanzaro, una manifestazione contro la criminalita’. L’iniziativa scaturisce da una serie di episodi delittuosi che negli ultimi mesi  hanno scosso l’apparente tranquillita’ della citta’ capoluogo della Calabria, un tempo etichettata come “Isola felice” per rimarcarne l’impermeabilita’ al fenomeno della ‘ndrangheta largamente diffuso nella regione. Ancora nei giorni scorsi il questore della citta’,  Giuseppe Racca,  ed il procuratore capo della Repubblica, Vincenzo Lombardo, hanno ribadito che la realta’ catanzarese non e’paragonabile a quella di altre citta’ della regione e della stessa provincia e che la situazione dell’ordine pubblico e’ sostanzialmente sotto controllo.

 

catanzaro panorama

La cautela dei massimi rappresentanti  di magistratura e forze di Polizia e’ senza dubbio dettata dalla logica necessita’ di  infondere nella cittadinanza la massima fiducia nello Stato e nella sua capacita’ di imporre il rispetto delle leggi. Ma al di la’ dell’opportunita’ di una simile posizione, la realta’ dei fatti e’ ben piu’ seria di quanto si possa credere ed il radicamento del fenomeno criminale non e’ nuovo ed e’ ben documentato da atti giudiziari ed operazioni di polizia.

Nel giugno del 1993, con l’operazione Falco-Ghibli, Polizia e Carabinieri disarticolarono  quelle che erano vere e proprie cosche di ‘ndrangheta, sebbene sottoposte alla tutela di “famiglie”  storicamente affermate nel panorama criminale come come gli Arena di Isola Capo Rizzuto ed i Mancuso di Limbadi o i clan del basso Ionio catanzarese.  La locale procura delle Dda, guidata da Mariano Lombardi, con il beneplacito della Procura nazionale Antimafia allora guidata da Bruno Siclari, emise 211 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettante persone accusate di assere affiliate o in qualche modo contigue ai clan dei “Gaglianesi” di Gino Costanzo o ai gruppi capeggiati dai  boss Vincenzo Catanzariti e Giuseppe Critelli. Gruppi, dicevo, satelliti delle cosche piu’ antiche e radicate, ma comunque in grado di imporre in citta’ la legge del pizzo e delle tangenti.

A farne le spese importanti imprese edili impegnate nella costruzione  delle grandi infrastrutture come il tunnel sotto il San Giovanni. Emerse dall’ordinanza che un consorzio di imprese guidate dalla Lodigiani pago’ 200 milioni di lire, piu’ una rata mensile di 30 milioni, per garantire la tranquillita’ di uomini e mezzi impegnati nel cantiere. Fatti, questi, ai quali va aggiunta la serie di omicidi che si erano verificati in citta’. “E Catanzaro scopri’ di essere Mafiopoli”, titolo’ “La Repubblica” , mentre il “Corriere della Sera” esibi’ un altrettanto eloquente “Mafia e appalti nella Calabria degli insospettabili”.

 

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“I luoghi comuni sostenevano che Catanzaro fosse una citta’ tranquilla, invece abbiamo verificato, al di la’ delle dichiarazioni dei pentiti, che esisteva un tessuto o connettivo mafioso’” disse Giancarlo Bianchi, il magistrato che chiese e ottenne le misure restrittive.  E Bruno Siclari indico’ chiaramente  il livello politico, spiegando che “non si puo’ sviluppare un fenomeno cosi’, senza connivenze politico-amministrative e senza rapporti con i centri di potere economico”. Insomma, una presenza criminale non proprio estemporanea e passeggera.  Il vuoto di potere  provocato dal blitz del ’93, come emerge chiaramente da successive indagini e dalle relazioni dei procuratori generali in occasione delle inaugurazioni dell’anno giudiziario, e’ stato colmato dai Rom. Uno status sui generis  quello degli zingari: gruppo bene organizzato e impegnato in tutti i traffici illeciti tipici delle mafie, ma non  direttamente riconducibile alla ‘ndrangheta benche’ riconosciuto dalle famiglie ”storiche”.

La recente operazione “Aemilia”, che ha portato in carcere 160 persone in tutta Italia nell’ambito di un’inchiesta incentrata sulle attivita’ di Nicolino Grande Aracri,  capobastone di Cutro, ha confermato la presenza in citta’ di una cellula legata  alla cosca del boss, il cui ruolo di vertice nel panorama mafioso regionale ha raggiunto l’apice con il riconoscimento di una nuova” Provincia” di mafia. Grande  Aracri, scrivono i magistrati  della Dda, controlla una buona parte del territorio catanzarese e del suo hinterland, ma riconosce e garantisce  l’autonomia dei Rom su un’altra parte del territorio. Come dire che le isole, a Catanzaro, sono aumentate. Non sono pero’ “felici”,  bensi’ isole di illegalita’.

Alessandro De Virgilio

Intimidazioni: non servono misure speciali

 

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 ( di Alessandro De Virgilio) –

Davanti al ripetersi di atti intimidatori contro amministratori locali, calabresi e non, si continua da piu’ parti a invocare iniziative straordinarie. Il parlamento ha istituito un’apposita commissione conoscitiva che, al di la’ del valore della parlamentare che la presiede, a me non pare determinante per reprimere il fenomeno. Oggi un’altra parlamentare calabrese, prendendo spunto dall’incendio dell’auto di un sindaco del Catanzarese, propone, anche in questo caso certamente con spirito costruttivo, l’istituzione di una “task force”. Le intimidazioni che si verificano nel Mezzogiorno, e in Calabria in particolare, sono spesso frettolosamente fatte risalire alla criminalita’ organizzata, mentre il piu’ delle volte sono da ricondurre a dissidi e rancori locali non per questo meno gravi.

L’accertamento dei fatti e’ compito della magistratura e delle forze dell’ordine, non sempre adeguatamente sostenute in termini di dotazione di personale e mezzi, ma e’ solo e soltanto su questo piano che e’ possibile dispiegare un’azione repressiva e, dove possibile, preventiva, efficace. Allo Stato e’ anche richiesta la necessaria funzione educativa, in assenza della quale prosperano i delitti, cosa che richiede il potenziamento delle agenzie culturali e della scuola innanzitutto. Una decisa azione culturale e formativa, accompagnata da una vigorosa attivita’ investigativa, e’ indispensabile al fine di sottrarre il Mezzogiorno al cono d’ombra dell’ illegalita’.

Leggi e interventi speciali hanno sempre manifestato limiti che nel Sud hanno prodotto disillusione rispetto all’intervento pubblico.

 

Alessandro De Virgilio

Nella Foto: manifestazione di Solidarietà ad Amaroni, dopo l’incendio di due  auto al consigliere regionale Arturo Bova

I frutti avvelenati della primavera araba

 

La ‘primavera araba’ e l’abbattimento del regime di Gheddafi. L’area mediterranea quanto mai instabile sotto gli effetti del  fondamentalismo islamico. Con un pericolo potenziale alle porte di casa, per Europa e Italia.

 

Il regime libico guidato dal colonnello Muhammar Gheddafi e’ stato abbattuto nel 2011 da un gruppo eterogeneo di rivoltosi sostenuto militarmente dalla Nato e dall’Ue sull’onda di quella che fu frettolosamente catalogata come “primavera araba”. Quest’ultima avrebbe dovuto portare democrazia laddove nessuno la invocava e fini’ col travolgere regimi, dittatoriali si ma laici, che fino a qual momento aveano contenuto il fondamentalismo islamico.  A volere fortemente l’intervento militare furono i governi di Francia e Gemania, allora guidati rispettivamente da Nicholas Sarkozy e Angela Merkel, in nome della necessita’ di evitare ulteriori stragi attribuite al regime contro ribelli inermi, che in realta’ erano armati fino ai denti.

 

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Il governo italiano, all’epoca guidato da Silvio Berlusconi, tento’ di opporre un’imbarazzata resistenza, dati i cospicui interessi nazionali in gioco e alla luce dell’accordo d’amicizia firmato pochi mesi prima con il governo africano. Ma, gia’ claudicante a causa delle defezioni in atto nella sua maggioranza e della situazione economica, il premier dovette cedere alle pressioni degli alleati, rimangiandosi i patti con lo scomodo vicino africano nel solco di una storica tradizione patria di cambio di fronte in corso d’opera. Alla scelta del governo, secondo quanto dichiaro’ successivamente l’allora premier, contribui’  la volonta’ del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, supportato dal Pd, all’epoca forza d’opposizione, evidentemente piu’ interessato a dare una spallata al premier che al rischio di destabilizzare un’area prossima ai confini nazionali. Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, parla di quello libico come di uno “stato al fallimento”, ma sarebbe piu’ corretto definirlo uno stato distrutto dall’intervento militare dell’Europa.

 

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Quell’avventata decisione si sta ritorcendo pericolosamente contro l’Europa e contro l’Italia in particolare. Sono i frutti avvelenati della primavera araba. Naturalmente non c’e’ esponente politico italiano che difenda la scelta di rovesciare Gheddafi – per cui quell’episodio  appare orfano di padre e di madre – ne’ un accenno d’autocritica a livello istituzionale. Io ritengo che il pericolo per la sicurezza del Paese sia molto piu’ concreto di quanto si pensi, il che richiederebbe da parte delle forze politiche un’unita’ d’intenti ed una visione strategica comuni. Ma, a giudicare dalle ultime dichiarazioni di alcuni ministri chiave, nemmeno il governo sa che pesci prendere.

Alessandro De Virgilio

 

Nelle Foto: cartina Mediterraneo e Muhammar Gheddafi

 

 

 

 

Catanzaro: stadio “Ceravolo” : si continuano a buttar soldi pubblici

Rifare il look al “Ceravolo”, nel capoluogo di regione costa 5 milioni di euro. Ma ne vale davvero la pena? Non sarebbe stato meglio costruirne uno nuovo ed efficiente,in altra area? 

Una riflessione di Alessandro De Virgilio

La partita di supercoppa italiana e’ stata giocata ieri in uno stadio da 15.000 posti a sedere, dotato di ogni comfort, aria condizionata compresa; il presidente della Reggina calcio, Lillo Foti, uomo a cui lo sport calabrese deve molto, ha indicato fra i suoi obiettivi la costruzione di un nuovo impianto sportivo, anche in questo caso da 15.000 posti a sedere, come passaggio necessario verso la rifondazione della sua societa’.

 

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A Catanzaro le istituzioni continuano a buttare soldi pubblici nel fatiscente stadio “Ceravolo” che non sara’ mai all’altezza delle aspettative di una comunita’ che davvero volesse tornare nell’Olimpo del calcio. I vecchi vizi, nel capoluogo di regione, vittima di uno sviluppo urbanistico irrazionale, arroccato sui suoi interessi speculativi, riaffiorano inevitabilmente. Il “Ceravolo”, come tutti sappiamo, e’ localizzato in un’ area soffocata dal cemento, privo di viabilita’ e di parcheggi e le partite che la squadra gioca in casa comportano il blocco totale della circolazione in una vasta zona della citta’. Lo stadio e’ fatiscente sotto ogni punto di vista; e’ scomodo, non e’ coperto, ha servizi igienici da terzo mondo. E’ da radere al suolo o al massimo da mantenere come sede di eventi sportivi minori, a vantaggio di un impianto moderno, localizzato in un’area accessibile da tutta la regione. Mi chiedo, come ebbi modo di affermare quando ancora la scelta era reversibile, se i 5 milioni di euro che si stanno spendendo, e che non produrranno mai una struttura adeguata, non avrebbero potuto essere impiegati meglio.

 

 

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Quando si parla dello stadio, a Catanzaro, emergono nostalgie e suggestioni legate al passato della squadra di calcio locale. Il “Ceravolo” e’ uno scrigno di ricordi esaltanti, ma sui ricordi non si costruisce niente. Lo dimostra il fatto che societa’ ben piu’ prestigiose di quella giallorossa hanno compiuto il passo come tappa necessaria per stare al ritmo dei tempi. Si e’ detto che i soldi per costruire un nuovo stadio non ci sono; e’ facile far rilevare che in tutte le citta’ italiane le risorse occorrenti sono state trovate senza troppi problemi. Non capisco perche’ a Catanzaro non si possa fare altrettanto.

 

Alessandro De Virgilio

Regionali : tutto bloccato,fino a quando?

 

Sembra incredibile. Due sezioni, pare  la 7 e la 10, del Comune di Castrolibero, alle porte di Cosenza, bloccano il risultato elettorale.

Chiaramente una vicenda delicata, com’è sempre quando si tratta di  ufficializzare i risultati della chiamata alle urne dei cittadini. Un rigore ed una prudenza dovuti, in ossequio ai principi di legalità e di rispetto dell’elettorato.

Ma, considerando che a Castrolibero  gli aventi diritto al voto sono stati, in quest’ultima tornata per le Regionali, circa 8.700, che di questi ha votato  poco oltre il 69% e che le sezioni in predicato sono solo due, resta da chiedersi cosa sia successo perchè a due giorni dal voto ( ricordiamo che i seggi elettorali sono stati chiusi domenica 23 alle 23.00), non sia stato ancora reso noto il risultato ufficiale.

 

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Intanto, mentre sono in corso i doverosi  controlli e fatta comunque salva l’elezione di Mario Oliverio a presidente della Giunta Regionale, sono abbondantemente noti la stragrande maggioranza dei nuovi o riconfermati consiglieri regionali. Restano alcuni nomi in predicato, legati proprio al dato di Castrolibero, come resta da chiarire – con interpretazione giurisprudenziale  della nuova Legge Elettorale calabrese – se i due  candidati battuti da Oliverio, Wanda Ferro e Nico D’ascola, debbano o meno sedere sugli scranni di Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale.

Per tutto ciò ci sarà ancora da aspettare. Ma quanto?

e.s.

 

 

 

 

Regionali: Oliverio stravince. Ma, inizia la parte più difficile


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” E adesso cambiamo la Calabria” posta Mario Oliverio, neo presidente della Giunta Regionale Calabrese. I numeri per poter agire in tal senso li ha: ha ottenuto oltre il 61% dei consensi ( in una regione, però dove ha votato meno del 45% degli aventi diritto) ed il suo partito, il Pd, è saldamente il primo in Calabria, con quasi il 24% dei consensi.

Non è renziano, il governatore. Ma parte, più del premier (che ha sinora ottenuto i suoi consensi alle  sole Primarie) da una posizione forte elettoralmente, sia pure con la gravissima crisi emorragica di partecipanti al voto.Dunque,può.

Se riuscirà a dare una svolta, con una politica che dia la netta percezione di movimenti concreti,senza inutili  proclami dei quali non si ha davvero bisogno, potrà agire anche in direzione del doveroso recupero di un astensionismo che non può essere ignorato.

La composizione dell’esecutivo che dovrà governare la Calabria, il primo,decisivo banco di prova.

Altro elemento non trascurabile,quello relativo al capoluogo di regione, oggetto del desiderio,confessato, di continue pratiche spoliative ai danni di strutture e servizi. Oliverio,della Provincia di Cosenza, ha ottenuto nel capoluogo oltre il 51% dei consensi.Contro il 29% del suo diretto ‘avversario’, Wanda Ferro,catanzarese. Forse è un’occasione buona per mettere una pietra tombale  anche su certi campanilismi.

e.s.

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Regionali: in Calabria vota meno della metà degli elettori


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Meno di un elettore su due alle urne, in Calabria. Alle 23.oo, chiusura dei seggi elettorali, ha votato in tutta la regione il 44,10% degli aventi diritto. In Emilia Romagna,altra regione interessata dal voto,si sono recati alle urne solo il 40,9% dei cittadini.

Alle precedenti elezioni,il 28 marzo 2010, avevano votato (nell’arco dei due giorni previsti) il 59,26% degli elettori.

Anche il dato per singole realtà territoriali conferma il forte dato astensionista,con il calo di votanti anche rispetto alle ultime consultazioni del 2010: Catanzaro(-16% ); Cosenza ( – 13% ); Reggio Calabria(-18% ); Crotone (-11%  ); Vibo Valentia ( -16%  ).

 

Sull’argomento, SI LEGGA :

http://catanzaropolitica.it/che-non-siano-solo-poltrone/