Category: RIFLESSIONI

Una riforma costituzionale inutile

 

(di Alessandro De Virgilio)– Non sono fra coloro i quali dicono no alla riforma costituzionale ritenendola un attentato alla democrazia (sebbene renda non elettiva una camera che a questo punto era meglio abolire), ne’ condivido le argomentazioni di chi denuncia che il nuovo sistema estenderebbe ai consiglieri regionali l’immunita’ parlamentare. Si tratta di un’assunto populista come quello che, sul versante opposto, fa perno sulla riduzione dei costi. Semplicemente, la ritengo inutile e credo che non risolvera’, diversamente da quanto afferma il premier, il problema dell’instabilita’ dei governi. La stabilita’ puo’ venire solo da una legge elettorale all’inglese, da adottare, pero’, anche per le consultazioni locali. Un sistema di voto di questo tipo cancellerebbe gruppuscoli e partitini, utili solo per incentivare i cambi di casacca, e ridurrebbe lo schema politico a due, massimo tre partiti.

Parlamento

Bisogna considerare che in Italia si vota con ben sei sistemi elettorali diversi: piccoli Comuni, grandi Comuni, Province (quando si votava), Regioni, parlamento nazionale, parlamento europeo. Questo genera confusione perche’ consente a piccoli gruppi politici, privi di consenso, di ricattare gli esecutivi, cambiando campo da destra a sinistra a loro piacimento.
Con un sistema maggioritario uninominale, un partito come l’Ncd non esisterebbe in quanto i transfughi del Pdl non avrebbero avuto una scialuppa per approdare sull’altra sponda ne’ per tentare la rielezione. Berlusconi non sarebbe caduto (possiamo ovviamente discettare se sarebbe stato un male o un bene a seconda degli orientamenti) e non avremmo avuto Monti, eventualita’ questa sulla quale ritengo possano essere maggiori i punti dicontatto fra diversi schieramenti. Sarebbero stati gli elettori a scegliere una maggioranza chiara, per cui non avremmo avuto nemmeno Letta e Renzi, ma probabilmente Bersani o Berlusconi.

Alessandro De Virgilio

Quando Ciampi incontrò i ragazzini a Catanzaro

( di Alessandro De Virgilio)– Credo che Carlo Azeglio Ciampi sia stato, dopo Pertini, tra i presidenti della Repubblica piu’ popolari e spontanei. Proveniente dal Partito d’Azione, apparteneva ad una cultura liberaldemocratica che vedeva in un mercato temperato il sistema economico migliore per garantire lo sviluppo senza traumi sociali, il che lo rendeva un tecnocrate un po’ anomalo. Ministro dell’Economia prima e presidente del consiglio dopo, benche’ rigoroso nella difesa dell’equilibrio dei conti pubblici in linea con i suoi trascorsi di governatore di Bankitalia, lancio’ la concertazione, convinto com’era che le riforme economiche non potessero essere realizzate senza il coinvolgimento delle parti sociali.

ciampi-01Mi permetto di ricordare qualche aneddoto legato a una sua visita a Catanzaro che da’ un’idea del suo carattere aperto. Sul corso della citta’, accompagnato dalla moglie Franca, fermo’ il corteo presidenziale diretto in prefettura, incuriosito dalla presenza di alcuni ragazzini che, grazie all’inatteso giorno di vacanza regalato loro proprio dalla sua presenza, giocavano all’altezza della scuola “Galluppi”. Li chiamo’ e li intrattenne rivolgendo loro qualche domanda da nonno. Fra loro c’era Roberto, mio nipote.
Successivamente, giunto in prefettura, come mi fu riferito da un testimone, all’epoca amministratore locale, zitti’ un ministro in carica che lo sollecitava a indire le elezioni. “La data – gli rispose – la decide il Capo dello Stato, non il governo”. Un presidente, non un fantoccio.

Alessandro De Virgilio

Carlo Azeglio Ciampi si è spento questa mattina a Roma. Aveva 95 anni. E’ stato Presidente della Repubblica dal 1999 al 2006.

Cittadella, ridimensionata e senza nome

 

(di Alessandro De Virgilio)- L’espressione “cittadella regionale” fu coniata dall’allora presidente della Regione Pino Nistico’ per dare un’indicazione provvisoria del complesso di edifici che avrebbe dovuto costituire, nella valle del Corace, alle porte di Catanzaro, il centro direzionale della citta’. Una vera e propria Brasilia, edificata dal nulla nel cuore della Calabria, con un corollario di servizi rappresentati da complessi alberghieri e da un grande auditorium da costruire davanti all’edificio a forma di U che ospita presidenza ed assessorati regionali.

cittadella regionale (2)Il progetto, com’e’ ampiamente noto, e’ stato ridimensionato: scomparso l’auditorium, scomparsi gli alberghi, scomparsa la torre dei servizi. Restano le grandi infrastrutture viarie realizzate dall’Anas al servizio del polo regionale e la stazione fantasma che avrebbe dovuto essere connessa alla rete delle Ferrovie della Calabria per essere collegata al centro citta’. In attesa della costruzione della metropolitana cittadina, che avra’ necessariamente tempi lunghi, resterebbe un passo formale che coronerebbe il disegno, sebbene monco, a suo tempo pensato da Nistico’ ed avviato quando alla guida dell’amministrazione municipale c’era il compianto sindaco Benito Gualtieri: dare un nome al palazzo della Regione che abbia un nesso con la storia. La citta’ si e’ espressa attraverso un sondaggio “on line” promosso dal Comune, indicando come nome ideale per la “cittadella” quello di Palazzo degli Itali, proposto dallo storico Aldo Ventrici. In onore al re del popolo italico insediato nell’istmo catanzarese.
Dopo l’inaugurazione dei locali della Giunta regionale alla presenza del capo dello stato, sulla vicenda e’ calato il silenzio. Il governatore Mario Oliverio, che ha il merito di aver trasferito, armi e bagagli, le sedi del governo regionale, sparse da un capo all’altro del capoluogo, a Germaneto, fa orecchie da mercante. Impegni piu’ pressanti, del resto, richiamano la sua attenzione.
Il presidente non e’ un uomo brillante nei modi; non ricerca frasi e atteggiamenti a effetto; e’ prolisso negli interventi pubblici, ma e’ secco e perentorio nel liguaggio e nei modi al limite della ruvidita’. Appare a tratti pacato, di tanto in tanto alza la voce, e l’aria da burocrate d’apparati di altri tempi non lo aiuta. E forse la definizione generica e monumentale di cittadella regionale, che evoca imponenti mausolei di tradizione sovietica, meglio risponde allo spirito dell’attuale stagione politica regionale ed all’aria stagnante che si respira nel palazzo del governo.

Alessandro De Virgilio

Paralimpiadi: un mondo perfetto …

 

Qui è tutto perfetto, voglio restare … L’entusiasmo contagioso di Beatrice Vio, giovanissima medaglia d’oro della scherma, specialita’ fioretto, sintetizza bene nel corso dell’intervista a Rai Sport, citata a memoria, il clima che si vive a Rio de Janeiro. Se non bastasse, si riveda l’abbraccio affettuoso e sincero che la cinese Zhou, pur ‘sconfitta’ dalla stessa ‘Bebe’ proprio nella finalissima, le ha riservato.
Che belle le Paralimpiadi! Intanto costituiscono oggi una delle poche strutture organizzate dove la divisione in classi ha assolutamente ragione di esistere, anzi, favorisce la democraticità della competizione. Poi si fa il tifo per tutti, a prescindere dai colori rappresentati. Sul teleschermo di Rai Sport – doverosa la scelta di dare visibilità ai giochi, con risultato complessivo da vero servizio pubblico – si susseguono le lacrime di Alex Zanardi, uno abituato a vincere proprie e altrui battaglie, e degli altri eroi olimpici. Sfilano volti sconosciuti ai più, ma che lasciano il segno. Contrariamente agli standard cui ci hanno abituato nel corso degli anni i cosidetti ‘normodotati’, anche le interviste sportive appaiono spesso non banali.

assunta-01Quindi una figura mitica, Assunta Legnante, ennesima medaglia d’oro nel lancio del peso, che si aggiunge al cospicuo bottino finora capitalizzato dagli atleti paralitici italiani. Una figura imponente “Assuntina”, in tutti i sensi. A cominciare dalla scelta di indossare, lei cieca, la maschera con gli occhi di Diabolik. Geniale.
E ancora, ci sono tutti gli atleti che sono arrivati quarti, quinti o ultimi. Definizioni contraddittorie, considerato che qui, alle Paralimpiadi , continuano a vincere tutti. Ti tengono incollato alla tv e gara dopo gara e scopri un mondo nuovo. Storie incredibili e una ‘levità’ nell’affrontare la sofferenza che ti porta ad osservare l’universo dalla giusta angolazione.
Emozioni forti. Forse più del solito scemodotato nostrano che non ci penserà due volte a riportare la situazione alla normalità del quotidiano, tanto per cominciare occupando con tracotanza il parcheggio auto che non gli compete o bloccando il marciapiede attrezzato per l’uso delle carrozzine. Una dimostrazione ulteriore che è proprio la qualità delle relazioni sociali a rendere insopportabili problemi altrimenti superabili, come da messaggio lanciato dalla manifestazione sportiva in corso in Brasile. Magari, una bella visione obbligata delle Paralimpiadi, modello “Arancia Meccanica” di Kubrick, potrebbe migliorargli la percezione del mondo.Anche di quello perfetto.
Alfonso Scalzo

Unioni Civili: Aleni (Fi), legge criticabile

 

Unioni Civili, l’approvazione della normativa fa discutere. Sull’argomento una breve riflessione di Norma Aleni, Responsabile Provinciale Forza Italia Scuola, Università, Cultura, che pubblichiamo.

montecitorio camera

La legge sulle Unioni Civili ci farà capire a breve quanto questa legge sia criticabile per parecchi aspetti.
La prima che salta agli occhi è la norma delle pensioni di reversibilità. Ma come, fino ad ora non si era messa in discussione la reversibilità per i vedovi e le vedove?
E dovrebbe chiarirsi meglio anche Tito Boerio, presidente dell’Inps, che fino a ieri ha allarmato gl’Italiani per il bilancio in rosso dell’Inps, anche per il buco di 600 milioni per il bonus assunzioni ed oggi, su tutti i giornali, afferma che i costi per la reversibilità delle coppie gay sono sostenibili. Ma allora i soldi di noi contribuenti ci sono o no nelle casse dell’Inps?
La legge sulle Unioni civili, è stata concepita come una norma senza morale, come se per gli omosessuali non fossero importanti la dignità e l’etica, che non si misurano dalle scelte sessuali, ma dall’intelligenza e dal rispetto verso la persona umana.
Se io fossi lesbica, mi sentirei offesa da quanto la Cirinnà ha espresso con la sua legge, che introduce l’obbligo di reciproca assistenza morale e materiale, il diritto di eredità, la possibilità di chiedere gli alimenti in caso di separazione, ma non l’obbligo alla fedeltà. E, allora, io mi chiedo cosa intende la Cirinna per obbligo morale, se un\una patner può tradire il compagno o la compagna? Che cos’è la morale per lei o per la Boschi, che oggi appaiono abbracciate su tutti i quotidiani, come se avessero partorito il codice di Hammurabi?
In questa legge sono menzionati solo i diritti? Ed i doveri?
L’obbligo alla fedeltà è un dovere sacrosanto. E’ tutto: è un concetto che racchiude il rispetto, il sentimento, l’impegno, il sacrificio, la fiducia, la dedizione fisica e spirituale. E’, in una sola parola, lealtà.
Ma questa è l’unica parola bandita dal Governo Renzi, come ben sappiamo noi Italiani.
Norma Aleni
Responsabile Provinciale Forza Italia
Scuola, Università, Cultura

Unioni Civili: Anddos, è caduto il muro sui diritti

(foto) la senatrice Monica Cirinnà e il presidente Marco Canale di ANDDOS

“Da oggi l’Italia è un Paese più giusto. Finalmente la legge che aspettavamo da almeno 20 anni, che ci vedeva in difetto con la giurisprudenza dell’Unione Europea. E’ caduto il muro sui diritti, un grazie anche a chi in passato ha lottato senza poter vedere ora questo momento. Un passo che era indispensabile, una misura di civiltà che arricchisce tutti e tutte senza togliere nulla a nessuno”.

E’ il commento  di Marco Canale ( nella foto con la sen. Monica Cirinnà), presidente Anddos, l’Associazione Nazionale Contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale, dopo l’approvazione a Montecitorio della legge sulle Unioni Civili.

“Ci teniamo, infatti, ancora una volta a sottolineare che l’approvazione di tale legge non intende assolutamente modificare o alterare il riconoscimento dei diritti della famiglia tradizionale con cui non siamo affatto in contrapposizione. Riteniamo, pertanto, un grosso errore quello dei vescovi italiani di aver scelto il terreno delle unioni civili per rivendicare i valori della famiglia cattolica”, continua Canale, ” ma è evidente che la vera battaglia avrà inizio adesso e che questa legge dovrà essere ora il punto di partenza per la piena uguaglianza. L’unica strada da seguire è, infatti, quella della piena parità per tutte le coppie, estendendo il matrimonio civile a tutti i cittadini. E’ compito delle istituzioni garantire alle persone i diritti civili e sociali senza discriminazioni di sorta. I diritti di ogni persona sono fondamentali per la crescita civile, culturale e sociale di un Paese”.

 

Nuovo Ospedale ”Pugliese”: perchè non pensare ad un’altra localizzazione?

 

Catanzaro costruisce male e ricostruisce peggio. Ne è la prova la determinazione del sindaco e del Comune di realizzare il nuovo ospedale – se mai si farà – nella stessa area che ospita il vecchio.

ospedale pugliese 13

Il “Pugliese” fu il frutto di una scelta urbanistica insensata che, in nome della speculazione fondiaria, spinse la citta’ a crescere disordinatamente verso la Presila, anzichè lungo la proiezione naturale che porta al mare. L’area dell’ospedale è intasata dal traffico e dal cemento e l’eventuale costruzione nella stessa zona (peraltro non si capisce bene dove, sulle macerie del “Pugliese”?) aggiungerebbe disordine al disordine e farebbe il paio con il folle investimento di 5 milioni di euro sul vecchio stadio “Ceravolo”.

Perchè non pensare ad un’altra localizzazione dell’ospedale? Di recente la Corte dei Conti ha bacchettato la Regione, proprietaria dei terreni a suo tempo acquistati per la costruzione della nuova sede che la Giunta Chiaravalloti aveva dirottato da Germaneto al Sansinato e oggi improduttivi. Potrebbero essere occupati dal nuovo ospedale, considerato che si trovano a ridosso del centro.

Ma temo che l’esperienza dei decenni passati non abbia insegnato nulla a una comunita’ cieca e sorda, priva di stimoli innovativi e di idee, destinata a svolgere un ruolo sempre piu’ subalterno rispetto alla altre città calabresi, nonostante il pennacchio di “capitale” di una regione inesistente.

Alessandro De Virgilio

 

Catanzaro, acqua: oltre ai disservizi, anche la beffa per i cittadini?

 

Un giorno sì e l’altro pure. I diversi quartieri di Catanzaro, puntualmente ed a turni quasi regolari, si ritrovano con i rubinetti a secco.

carenze idriche

Lo schema classico che si ripete stancamente nel tempo – nota informativa del Comune sui disagi/ comunicazioni della stampa/ rabbia dei cittadini che il servizio idrico lo pagano, disfunzioni comprese – subisce adesso una netta inversione di rotta.

“In seguito a controlli eseguiti in mattinata dall’ufficio acquedotti di Palazzo De Nobili si è appreso che la Sorical sta riscontrando alcuni problemi all’impianto di potabilizzazione di Santa Domenica, nella zona di Magisano”, si legge in una nota dell’Amministrazione comunale, ” dell’esistenza di queste problematiche la Sorical non ha provveduto ad avvisare per tempo il Comune. Se nelle prossime ore dovessero verificarsi disagi nell’erogazione del servizio idrico nelle zone di Mater Domini, Cavita e centro storico, questi saranno imputabili alla non corretta programmazione degli interventi di riparazione da parte di Sorical”.

Da quanto riportato, s’intuisce nell’immediato di rapporti non proprio idilliaci tra Comune e Sorical ( società di gestione degli impianti idrici), che rischiano di ricadere proprio sui cittadini.

Finora, veniva annunciata l’interruzione del servizio idrico in una o più aree del capoluogo regionale, si accennava alla causa, si evidenziava un generico ma parzialmente tranquillizzante ” i tecnici sono già al lavoro, la ripresa del servizio entro…”. Adesso cambia tutto. Si annuncia un possibile problema in tre popolose aree della città, centro storico compreso, si aggiunge che qualora ciò avvenisse dovrebbe essere imputato a… e si lascia irrisolto un problema fondamentale: la tutela dei cittadini.

Alla casalinga che aprendo il rubinetto non è gratificata dal ‘miracolo’ quotidiano di vedere scorrere l’acqua, quest’ultimo tipo di informazione non interessa molto. Non potrebbe comunque  intervenire per affrontare il problema… e  tutto ciò può essere tranquillamente ritenuto  valido anche per gli altri componenti la famiglia, alle prese con le stesse difficoltà.

L’individuazione delle responsabilità è una questione che riguarda altri settori della società civile. Se necessario vi si ricorra. Ma ai cittadini si lasci la sola incombenza, già pesante considerati i tempi di ristrettezza economica, di pagare le tasse, magari in cambio di servizi efficienti.

a.s.

Catanzaro: capoluogo da difendere. Anche dall’indifferenza

 

Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, Direzione Regionale della Motorizzazione Civile, Anas e Agenzia Unica per le ispezioni sul lavoro. Non è un elenco qualsiasi ma solo l’ultima lista delle possibili spoliazioni che il Governo centrale sta architettando contro la città di Catanzaro, Capoluogo della Regione Calabria.

Situazioni del genere, che si ripetono da anni ed hanno spogliato progressivamente la città di Catanzaro da molte delle prerogative che le spettano a termini di legge, mettono in luce, oggi più che mai, non solo l’inadeguatezza di una classe politica locale incapace di reagire con la forza necessaria – senza distinzioni di partiti e di schieramenti – ma anche un “disegno” a livello di Governo nazionale che non trova, “da Roma” alcuna spiegazione. Intanto, mentre a Roma non si degnano di manifestarsi per spiegare le ragioni di questo continuo atteggiamento ostruzionistico, altre città calabresi godono dei regali concessi dal Governo. E la “deputazione” sul territorio si limita alle interrogazioni parlamentari.

Catanzaro,panorama

Ma è bene ricordare una cosa: nella precedente legislatura c’è stato un intervento molto concreto per ridare alla città di Catanzaro il ruolo che merita. Il Disegno di Legge “Catanzaro Capitale” è rimasto in attesa di discussione in Commissione Affari Costituzionali per cinque anni e lo ha presentato un senatore della Lega Nord di Verbania, Enrico Montani.

Il Disegno di Legge, che l’associazione “Catanzaro nel Cuore” – tra le poche attive periodicamente sul territorio cittadino, oltre a difendere la città nell’ambito delle sue funzioni legittime di Capoluogo – diffuse presso i principali referenti politici, economici e sociali di Catanzaro, ebbe un’attenzione assai discontinua, nel senso che i cittadini paiono sempre poco interessati – e in questo non hanno idea del danno che fanno alla città – alle sorti del capoluogo. E neanche la politica fa di meglio. Solo adesso ci si accorge della stringente necessità di rilanciare l’area centrale della Calabria e con essa il Capoluogo. E a farlo è addirittura il consigliere regionale di centro-sinistra di Crotone, Flora Sculco, nell’ambito di un convegno-iniziativa che si terrà prossimamente, il 9 ottobre a Catanzaro, e della quale siamo curiosi di conoscere gli esiti e soprattutto le adesioni.

E i politici di Catanzaro? Nel recente passato sono stati spesso silenti o defilati con motivazioni fumose e alquanto improbabili. Basti pensare a un ex deputato della scorsa legislatura, che ha ricoperto incarichi politici e soprattutto amministrativi piuttosto rilevanti a Catanzaro e Provincia, il quale, sollecitato dalle associazioni cittadine all’epoca della presentazione del Disegno di Legge Montani affermò: “Trovatemi una maggioranza e mi impegno personalmente a fare andare avanti il disegno di legge”. Di solito è compito dei parlamentari creare una maggioranza, e soprattutto è piuttosto strano che un deputato deleghi alle associazioni quello che è il suo compito, anzi, il suo mestiere. Ci fu, invece, un notissimo imprenditore di Catanzaro, che fu senatore nel corso della scorsa legislatura, il si rivolse all’allora capogruppo al Senato di Forza Italia, Gaetano Quagliariello, il quale rispose: “Per Catanzaro ci vuole un altro tipo di disegno di legge”. Oggi Quagliariello è senatore e coordinatore nazionale del Nuovo Centro Destra, ma quell’altro tipo di Disegno di Legge lo stiamo ancora aspettando.

Aurelio Fulciniti

 

Catanzaro: un uomo solo è al comando ?

 

Il titolo scelto non è sicuramente originale. Ma ci pare renda adeguatamente  il senso della situazione in atto nel capoluogo, ricordando pure la passione del sindaco per il ciclismo.

Il problema è che la celeberrima frase del cronista Rai, Mario Ferretti, ben si adattava a simboleggiare l’impresa di un fuoriclasse assoluto come Fausto Coppi, che, nella tappa Pinerolo-Cuneo del Giro d’Italia del 1949, montò sulla sua bici lasciando solo la polvere agli altri.

Abbandonando la leggenda e ragionando sul piano più terreno della politica, la scomoda  posizione dichiarata dallo stesso Sergio Abramo, nel corso di recenti riflessioni pubbliche, non si presta, come per Coppi, a commenti altrettanto positivi. Cosa del resto, crediamo, non fosse nemmeno nelle intenzioni del  sindaco.

E si ripropone il punto ‘interrogativo della titolazione iniziale:  l’uomo solo di palazzo De Nobili,  è  al comando?

abramo 120

Nelle sue ‘esternazioni’,  Abramo fa riferimento, com’è noto, alla personale solitudine  rispetto  anche alla stessa maggioranza di governo, alla burocrazia ( tanto lenta e farraginosa, a suo dire, da costringerlo a compilare da se stesso gli atti necessari da presentare alle altre Istituzioni, per ottenere i finanziamenti corrispettivi).

Alla politica, che proprio ieri, ricordava il sindaco, deve stare fuori, ad esempio, dalla gestione delle società pubbliche (letteralmente: società a partecipazione pubblica, che si chiamano così perché appunto, il settore Pubblico, in questo caso il Comune, partecipa con propri capitali accanto al privato nella gestione di un servizio). Al di là di ottimi risultati che il singolo manager  può ottenere ed anche al di là delle  proprie capacità ed integrità personali, chi garantisce i cittadini che i loro soldi, quelli che attraverso le tasse mettono a disposizione del Comune, saranno gestiti per il meglio?

Un normale cittadino, che ogni giorno si reca a far la spesa, accompagna i figli a scuola, fa i conti con bilanci familiari spesso ristretti, non è tenuto a conoscere quale sia il manager più indicato a gestire una certa attività. Lo devono scegliere per lui  e attivare i necessari meccanismi di controllo, i politici eletti democraticamente. Quelli per i quali, in sostanza, ha votato e anche quelli per i quali non ha espresso preferenza, ma che debbono rappresentarlo, al meglio, ugualmente. Loro sì, in ragione del mandato ricevuto, devono essere capaci di individuare quelli che sono gli interessi ( in senso nobile, s’intende) dei propri rappresentati. Cioè dell’intera collettività, a prescindere dallo schieramento politico d’appartenenza.

Tornando alla riflessione iniziale, dunque, l’esclusione  della ‘politica’ da scelte e controlli manageriali, ci sembra un fatto improponibile. Altro, naturalmente,  è l’appetito  scatenato nei partiti per la gestione del potere. Quello, però, è un diverso discorso. La ‘politica’, conserva e deve conservare una sua anima nobile. Non può essere ricondotta ad un marciume indistinto di corrotti-nullafacenti.

Dunque, come cittadini, non ci si può sentire adeguatamente tutelati  in una situazione in cui il sindaco è costretto, come da sue stesse affermazioni, a dover ricorrere al “ faccio tutto io”.  Dagli atti garantiti dalle leggi, quali  le nomine di Giunta, a quelli invece di competenza di tecnici retribuiti per questo compito. Per  le normali operazioni burocratiche, ma anche per quelle più delicate. Un funzionario dovrebbe essere al suo posto proprio in virtù di capacità che altri non hanno.

Che le riflessioni di Abramo siano state prese molto seriamente e non poteva essere altrimenti considerato anche il suo ruolo, lo confermano le valanghe di interventi da parte politica e delle stesse associazioni cittadine. Curioso il fatto che seguano di pochi giorni, altre riflessioni, pure ‘forti’, sull’aria che si respira in città, fatte dal parroco don Massimo Cardamone, durante la cerimonia di riapertura della Chiesa del Carmine. Cardamone era stato successivamente pure ricevuto dallo stesso Abramo, nella sede municipale.

Adesso, però, dopo i commenti  occorre  una soluzione. Che deve passare necessariamente per il Consiglio Comunale.

Anche Coppi, prima di partire per le sue scalate, si assicurava fossero garantiti i rifornimenti adeguati e almeno il necessario per riparare la ruota, in caso di foratura.

Alfonso Scalzo