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Catanzaro: auto distrutta dalle fiamme

 

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Catanzaro – I vigili del fuoco del comando provinciale del capoluogo di regione sono intervenuti questa mattina intorno alle ore 6:30 per un incendio autovettura.

L’auto è andata completamente distrutta. L’intervento ha evitato che le fiamme si propagassero alle altre auto vicine ed alle abitazioni.

E’ morto Umberto Eco. Siamo tutti un po’ meno intelligenti …

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Una petizione per i giornalisti assassinati in Messico

 

Fare informazione con la schiena dritta è particolarmente pericoloso, in Messico. Dopo l’uccisione di Ruben Espinosa, avviata una petizione, tramite avaaz.org, a favore della libertà di stampa in un Paese dove sono già 14 i giornalisti assassinati.

CatanzaroPolitica ha scelto di rilanciarla.

 

Il corpo torturato e senza vita del giornalista Rubén Espinosa ci ricorda tristemente che il Messico è uno dei posti più pericolosi al mondo per chi racconta la verità. Unisciti alla lettera di centinaia di giornalisti e scrittori contro la violenza sui giornalisti, la pubblicheremo con un milione di firme da tutto il mondo sui giornali più importanti del Messico:

firma ora


ruben

il corpo torturato e senza vita del mio collega Rubén Espinosa è stato trovato pochi giorni fa assieme a quello dell’attivista per i diritti umani Nadia Vera, e a quelli di altre tre donne.

Se vuoi raccontare la verità in Messico, una delle prime democrazie dell’America Latina, oggi rischi la vita: Rubén è già il 14esimo reporter assassinato nello Stato di Veracruz, dove i giornalisti vengono minacciati apertamente dal governatore locale. E quasi nessuno di questi crimini viene risolto.

Ma questo caso ha scatenato una reazione senza precedenti, con migliaia di persone per le strade, e la notizia su tutti i giornali nazionali e internazionali. In pochi giorni, centinaia di artisti, scrittori e giornalisti, tra cui Noam Chomsky, Gael García Bernal e Salman Rushdie, hanno firmato una lettera aperta chiedendo giustizia per tutti i giornalisti messicani, uccisi solo per aver fatto il proprio lavoro.

Il governo ora è in difficoltà, e noi possiamo aggiungere un’enorme pressione internazionale con oltre un milione di firme, pubblicando la lettera sulle prime pagine dei quotidiani messicani, e dimostrando che da tutto il mondo siamo pronti a lottare per la libertà d’espressione in Messico. Sottoscrivi subito anche tu l’appello:

https://secure.avaaz.org/it/ruben_global_l/?bDkDfgb&v=63663

Il Messico sarebbe una democrazia ma è anche uno dei posti più letali al mondo per i giornalisti, al pari di Paesi in guerra come Iraq, Afghanistan e Somalia. E da quando c’è il presidente attuale, Peña Nieto, gli attacchi contro i media sono aumentati dell’80 per cento.

Negli ultimi dieci anni i Cartelli hanno devastato il Paese con una violenza senza precedenti per controllare il mercato della droga, assassinando una sfilza di giornalisti che investigavano su di loro. Ma la maggior parte è stata uccisa per aver denunciato il coinvolgimento di politici corrotti. Io parlo per esperienza personale. Le minacce di morte hanno accompagnato tutta la mia vita da giornalista in Messico e mi hanno obbligata ad abbandonare più volte il mio Paese. Sono stata anche torturata e sbattuta in carcere da politici corrotti.

Rubén lavorava da anni nello Stato di Veracruz, dove da quando è diventato governatore il losco Javier Duarte sono già stati assassinati 13 giornalisti. Duarte minaccia sistematicamente e apertamente i reporter e l’ultima foto scattata da Rubén l’aveva così indispettito che aveva fatto ritirare la rivista che l’aveva pubblicata da tutte le edicole della capitale.

A giugno Rubén aveva confidato ad alcuni colleghi di essere seguito da uomini in divisa. Qualcuno dal governo lo aveva minacciato direttamente, dicendogli: “piantala di fare foto, se non vuoi finire come Regina” riferendosi a Regina Martinez, giornalista, assassinata nel 2012.

Ma la tragica morte di Rubén può essere decisiva per mettere fine a questa violenza. Migliaia di persone si sono radunate a Città del Messico per chiedere giustizia, e se ci uniamo a loro e pubblichiamo questa lettera sulle prime pagine di tutti i giornali, metteremo un’enorme pressione al governo dimostrandogli che persone da tutto il mondo vogliono giustizia ed azioni concrete contro la violenza. Unisciti all’appello affinché i giornalisti in Messico e in tutto il mondo possano svolgere il proprio lavoro senza rischiare la vita:

https://secure.avaaz.org/it/ruben_global_l/?bDkDfgb&v=63663

Ogni volta che la libertà di espressione è stata in pericolo, la comunità di Avaaz è sempre stata presente. Ora possiamo sostenere chi con coraggio difende verità e diritti umani in Messico. Ricordiamogli che non sono soli: questa è vera solidarietà internazionale, che dà a chi è in prima linea il coraggio per cambiare anche la realtà più atroce.

Noi non rimarremo in silenzio.

Lydia Cacho, giornalista messicana ed attivista per i diritti umani, insieme al team di Avaaz

PS – se sei giornalista o scrittore, usa questo link apposito per unirti alla campagna.

MAGGIORI INFORMAZIONI

Uccidi il messaggero: Rubén, Nadia e la strage dei giornalisti in Messico (Huffington Post Italia)
http://www.huffingtonpost.it/fabrizio-lorusso/ruben-nadia-strage-dei-giornalisti-messico_b_7955348.html

Messico, l’appello di 400 intellettuali: “Fermate le violenze contro i giornalisti” (Corriere della Sera)
http://lepersoneeladignita.corriere.it/2015/08/18/messico-lappello-di-400-intellettuali-fermate-le-violenze-contro-i-giornalisti/

Messico, le foto scomode che hanno ucciso Ruben (La Stampa)
http://www.lastampa.it/2015/08/03/esteri/messico-le-foto-scomode-che-hanno-ucciso-ruben-MazF0ehzQQQMpkX8AINAdL/pagina.html

Celebrato il funerale di Rubén Espinosa, ultimo giornalista ucciso in Messico (Internazionale)
http://www.internazionale.it/notizie/2015/08/04/celebrato-il-funerale-dell-ultimo-giornalista-ucciso…

Messico, migliaia in piazza per il fotoreporter ucciso e torturato (Adnkronos)
http://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2015/08/03/messico-migliaia-piazza-per-fotoreporter-ucciso-sul-corpo-aveva-segni-tortura_AjO9uwpbVC7OsI6bCRRRbK.html

Messico, dove si uccide la libertà di stampa (DW – in inglese)
http://www.dw.com/en/opinion-mexico-where-freedom-of-the-press-is-being-killed/a-18633241

Presidente Peña Nieto: investiga gli assassini dei giornalisti messicani e proteggi le loro vite (PEN – in inglese)
http://www.pen.org/blog/president-pe%C3%B1a-nieto-investigate-murders-journalists-mexico-and-establi…

 

Asfalto sul vuoto …

 

Catanzaro – Al momento è soltanto un buco nell’asfalto. Ma da quanto ci segnalano alcuni residenti nel quartiere S.Antonio, sotto c’è il vuoto.

 

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In sostanza, se un mezzo pesante dovesse transitare per via P.Schettini ( la strada  che s’immette sull’arteria principale, via Tommaso Campanella), il sottile strato di asfalto potrebbe cedere, con conseguenze immaginabili.

 

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La strada in questione, pur essendo secondaria, è molto trafficata, ospitando l’area alcune decine di famiglie.

La Foto

maltempo 40 bis

 

Temporale improvviso e violento, sul capoluogo di regione.Già ieri, in alcune aree cittadine si erano fatti sentire gli effetti del più classico degli acquazzoni estivi.

Gli esperti meteo avevano previsto, da oggi, un caldo africano.

 

Consiglio: aspettando inizio lavori. Foto Gallery

 

Catanzaro – Temi economici e la Tasi, tra i punti da discutere da parte dell’Assemblea di palazzo De Nobili.

Dopo il consueto ritardo… lavori appena iniziati per il Consiglio Comunale

Catanzaro: pulire i parchi con il “glutton electric”

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Ha un’autonomia che varia dalle 8 alle 14 ore. Creato da un’azienda belga è capace di raccogliere lattine, bottiglie, foglie secche ed anche i bisogni dei cani, che il proprietario non ha provveduto a rimuovere.

Il “ glutton electric”, un maxi-aspiratore, in sostanza, a partire dai prossimi giorni sarà impegnato per la pulizia dei parchi pubblici, a Catanzaro. A presentarlo, nella Villa Comunale, la ditta “Sieco spa”, proprietaria della macchina.

Corsa contro il tempo per salvare 150 balenottere

 

 

 

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Rilanciamo una petizione internazionale diffusa attraverso Avaaz.org. Ci sono da salvare 150 balenottere destinata al massacro e degli attivisti che stanno cercando d’impedirlo.

 

In Islanda stanno per dare il via al massacro di 150 balenottere, una specie a rischio estinzione, ma abbiamo trovato il modo in cui un minuscolo paese caraibico potrebbe salvarle, fermando una nave carica di carne di balena che in teoria dovrebbe partire tra 3 giorni. Firma subito e condividi con tutti per aiutarci a convincerli:

Firma la petizione

 

In Islanda stanno per dare il via al massacro di 150 balenottere, una specie a rischio di estinzione. Con le nostre campagne abbiamo già colpito duramente il raccapricciante mercato della carne di balena e ora possiamo fermarli per sempre.

Mentre in queste ore i balenieri stanno per partire, l’uomo che ha in mano il commercio della carne di balena sta cercando di spedirne un enorme carico in Giappone. Ma ormai quasi tutti i porti mondiali si rifiutano di accettare navi che contribuiscono a questa strage, e così il trasporto è sempre più complicato: tanto che questa volta basterebbe che il minuscolo stato di St. Kitts & Nevis decidesse di togliere la sua bandiera dalla nave per bloccarla definitivamente! Ed è un’isola isola caraibica che vive di turismo: possiamo convincerli a farlo con un’enorme e improvvisa pressione internazionale.

Ma abbiamo solo 3 giorni prima che la nave riparta.

Anche grazie alla pressione di Avaaz, molte nazioni europee hanno già detto stop a questo commercio vergognoso. Ora possiamo convincere anche il piccolo Stato di St. Kitts. Firma subito e condividi questa petizione con tutti: la consegneremo direttamente al nuovo Primo Ministro, e se non arriverà una risposta in tempi brevi faremo in modo che tutti i potenziali turisti conoscano il ruolo che stanno avendo nella caccia delle balene.

L’Islanda è ormai uno degli ultimi posti al mondo dove si accetta ancora la caccia alle balenottere, e lì tutto il mercato è praticamente in mano a un uomo solo. Ma grazie alle vittorie ottenute in passato contro questa pratica abberrante, gli affari non gli vanno benissimo e se riusciremo a fermare il carico che sta cercando di spedire in questi giorni in Giappone possiamo davvero farlo andare in bancarotta! E l’idea di fare pressione su uno Stato per fargli togliere la bandiera e bloccare navi che mettono in pericolo l’ambiente ha già funzionato: tutto quello che dobbiamo fare è far montare lo scandalo e l’indignazione in tempo per impedire a questa nave di arrivare in Giappone.

Oltre all’Islanda, pochi altri stati al mondo sfidano ancora i divieti di commercio delle balene. Uno di questi è il Giappone che sta per riprendere la caccia direttamente in una delle principali aree protette dell’Oceano Antartico dicendo che è per “ricerca scientifica”, una scusa debole che è già stata smontata. E anche qui il voto di St. Kitts & Nevis alla Commissione Internazionale sulla caccia alla balena può essere decisivo. Con la nostra pressione su questo piccolo Stato possiamo quindi sia bloccare il carico islandese sia impedire la caccia giapponese!

Ormai la pressione sui balenieri è globale. Potremmo essere a un punto di svolta per fermare per sempre questo commercio e salvare le balene dall’estinzione. Non esiste un modo per uccidere questi maestosi ed enormi animali senza incredibili sofferenze, e assieme abbiamo la forza e la possibilità di mettere fine a tutto questo. Firma ora questa petizione urgente:

https://secure.avaaz.org/it/days_to_save_whales_loc/?bDkDfgb&v=61121

Sappiamo come vincere questa battaglia. Nel 2013 dopo una nostra petizione da 1 milione di firme il governo olandese decise di chiudere i suoi porti alle navi che trasportavano carne di balena. Assieme a Greenpeace abbiamo convinto la Germania a rispedire indietro le navi. Da allora le principali compagnie si rifiutano di trasportare carne di balena. Un pezzo alla volta stiamo rendendo sempre più difficile avere un profitto da questo commercio. Ora serve il colpo finale.

Con speranza e determinazione,

Lisa, Danny, Alice, Ricken, Mel, Nick, Rewan e tutto il team di Avaaz

 

Sono disabile, lasciatemi correre….

 

 

Un grave incidente sul lavoro e Francis Desandrè’, 47 anni, ha subito l’amputazione di una gamba. Vorrebbe fare dello sport, ma,allo stato manca una normativa precisa che gli permetta di esprimersi come vorrebbe.

Per questo motivo lancia una petizione attraverso Change.org, che CatanzaroPolitica ripropone, nell’interesse esclusivo di Francis.

 

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“Ho sempre abitato in montagna, ci ho lavorato, ci passavo ore felici e serene. Dopo l’incidente questo non è stato più possibile, ad eccezion fatta per lo sci. Ho iniziato a praticarlo prima con degli specifici ausili sulle stampelle e senza la protesi, era un vera impresa. Poi la ricerca ha permesso l’utilizzo di materiali più performanti per le protesi ed ho potuto così lasciare le stampelle e sciare direttamente con la protesi. Un successo sia per la minor stanchezza che per la propria dignità”.
Ora voglio tornare a camminare in montagna, a praticarci dello sport. Da oltre un anno mi interesso al trekking ed il trail (corsa sui sentieri di montagna). Ho deciso di creare un progetto sportivo www.gambainspalla.altervista.org) che portasse l’opinione pubblica a cambiare nei confronti della disabilità, che portasse a capire che in buona parte dei casi l’aggravante della disabilità è il pregiudizio di chi ci circonda.

Ho coinvolto le istituzioni in questo progetto e ho preso contatto con l’organizzazione di un endurance trail a cui volevo partecipare. Purtroppo per me quella gara è finita, è finita prima di iniziare. E’ finita perché l’istituzione non ha tutelato il disabile a causa di un vuoto normativo, è finita perché l’organizzazione della gara non può lasciarmi correre per mancanza di una normativa che regoli l’accesso al disabile a questo genere di specialità e che tuteli sia l’organizzazione che l’atleta disabile.
Con questa petizione voglio chiedere al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, all’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Comitato Paralimpico Italiano, alla Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali e alla UISP, di intervenire e regolamentare l’accesso di tale specialità alle persone disabili, accompagnate e non.

 

Firma la petizione

 

8 giugno: Giornata Mondiale degli Oceani

 

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Giornata Mondiale degli Oceani. Secondo il WWF, questi sono attualmente davvero poco protetti e le riserve marine non sono sufficienti a tutelare il polmone blu del pianeta.

Tra i fattori di rischio, inquinamento e mutazioni del clima, pesca che distrugge gli habitat naturali dei pesci e degli organismi marini.