Category: CULTURA

Museo Marca: Motorhead, ovvero l’arte abbinata al caffè

 

Anche il gesto rituale di  bere un  caffè può essere abbinato correttamente ad un altro rito, quello della creazione artistica.

Il Marca di Catanzaro ospita dal 13 novembre al 09 gennaio, MotorHead Art 2519. La sostanza che attiva lo sguardo, mostra collettiva che vede coinvolte l’industria Caffè Guglielmo e l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.

70x100 per stampa

La mostra, a cura di Simona Caramia, Giuseppe Negro, Raffaele Simongini, intende proporre un dialogo insolito tra riti differenti, che possono trovare terreno comune nell’esperienza estetica. Il progetto coinvolge 19 studenti dell’Accademia e Sten e Lex, artisti che concepiscono in modo rigoroso la funzione dell’arte quale centro di aggregazione della comunità.
“Accanto alla sperimentazione dei materiali e all’intensificazione dell’esperienza estetica, la mostra pone accento su un altro spetto importante: lo stupore del processo creativo che non risiede più nell’intimo isolamento dell’artista nello studio”, si legge in una nota di presentazione dell’evento, ” ma nella sua entusiastica adesione alla realizzazione di opere pubbliche per la collettività, finalizzate ad una attiva partecipazione delle persone ad  un rituale contraddistinto dall’esperienza estetica”.

 

Concolino: ecco come Catanzaro ricorda Emilia Zinzi

Ricordare una persona che, con le proprie capacità ha dato lustro ai luoghi d’origine o dove ha comunque vissuto. In certi casi, tale manifestazione di gratitudine può essere del tutto negativa. Come si evince dalla esplicativa nota a cura del consigliere comunale Domenico Concolino, che pubblichiamo integralmente.

Domenico Concolino
Sulla scorta della nobile e significativa iniziativa delle ultime ore – intitolazione dei Giardini a Lea Garofalo – credo sia giunto il momento di dedicare maggiore attenzione alla memoria della professoressa Emilia Zinzi. Pur ritenendo apprezzabile la recente decisione di intitolarle l’Archivio Storico, la mia proposta, alla commissione consiliare Servizi Demografici e all’Assessore al ramo, sarà di modificare l’attuale toponomastica stradale partendo dall’impellente necessità di revocare l’irrispettosa intitolazione della stradella secondaria, polverosa e dissestata, che si inerpica tra Viale dei Bizantini e Via D. M. Pistoia, che versa in uno stato di assoluta incuria da parte dell’amministrazione, e di dedicarle una strada principale o una piazza.

via emilia zinzi

Si tratterebbe di un ulteriore segno di riconoscenza e stima verso un’intellettuale raffinata, il cui impegno per la ricerca storica e le battaglie per la difesa di alcuni luoghi simbolo della Calabria ne hanno fatto una donna simbolo per la nostra città, un esempio per le future generazioni. Insomma una studiosa di immense qualità, internazionalmente riconosciute, il cui ricordo non può essere svilito e oltraggiato accostando il suo nome ad una mulattiera.
Il grado di civiltà espresso dalla città natale della professoressa Emilia Zinzi, stante così le cose, non risulta all’altezza della grandezza di una delle sue figlie.

Domenico Concolino

                                            Consigliere Comunale Catanzaro

Editoria, Giancarlo Trapanese e i misteri ‘paralleli’ di “CHI MI HA UCCISO?”

 

Mistero e atmosfere oscure, dove realtà ed irrealtà sono indistinte. Diciannove tra uomini e donne, ricevono un invito per un breve periodo di soggiorno in una villa settecentesca. Tutto è avvolto nel mistero, eppure essi accettano. Prima della cena ‘rivelatrice’, però, un omicidio complica ulteriormente le cose.
Ha scelto il ‘giallo’, sia pure arricchito ed irrobustito da incursioni in sconosciuti ‘universi paralleli’, Giancarlo Trapanese, per il suo nuovo romanzo “ CHI MI HA UCCISO?” edizioni Italic Pequod.

chimihaucciso giancarlo trapanese

Il libro sarà presentato, in prima nazionale, domenica 8 novembre, ore 17.45, nella sala convegni della Federazione Italiana Gioco Calcio , in via Schiavoni, ad Ancona.

“Sarà una presentazione-spettacolo particolare grazie alla collaborazione di tanti amici, artisti di primissimo piano nazionale e di relatori straordinari”, assicura l’autore, “un vero e proprio evento per sottolineare l’uscita di un libro al quale sono molto legato perchè si tratta di un giallo molto speciale ed insolito”.

Giancarlo Trapanese 01

Scrittore, giornalista professionista, vice capo redattore della sede Rai per le Marche, professore a contratto di Teoria e tecnica del linguaggio radiotelevisivo presso Scienza della Comunicazione – Università di Macerata ( dal 2008 al 2011 ). Dal 2011-2012 professore a contratto del Laboratorio di Comunicazione scritta – Scienza della Comunicazione Università di Macerata.

Sono soltanto alcune delle esperienze professionali di Giancarlo Trapanese, che vanno dallo sport al mondo della cultura in genere, alla psicologia. Ha anche scritto numerosi racconti per i più noti siti internet.
Numerosissime le pubblicazioni, la più recente tra le quali, nel 2013 “La giusta scelta” (Italic-Pequod editore). Altrettanto numerosi i riconoscimenti, per un autore decisamente poliedrico e che non smette di ‘sorprendere’ i lettori.

Alfonso Scalzo

Catanzaro capoluogo di regione: De Virgilio, un ruolo menomato dalla mancanza di progettualità

 

Catanzaro ed il suo ruolo di capoluogo regionale. Uno status che sembra essere messo in discussione, ancora oggi, da significativi ridimensionamenti delle funzioni. La storia delle rivendicazioni per il capoluogo di regione,del resto, ha datazione antecedente al 1970, quando scoppiò la nota rivolta di Reggio Calabria. Un precedente, importante e sconosciuto a molti,va ricercato nella protesta svoltasi 20 anni prima e documentata dal  giornalista Alessandro De Virgilio, nel suo libro “Le quattro giornate di Catanzaro. 25-28 gennaio 1950, la citta’ in rivolta per il capoluogo” , edito da Rubbettino. Allora, però una cittadinanza unita, sotto  la guida di una classe dirigente autorevole, provò a far valere le proprie ragioni. Oggi, sarebbe ancora possibile?

 

L’intervista.

Alessandro De Virgilio 01

Partiamo da una data: 25 gennaio 1950. Iniziano quattro giornate di lotta, a Catanzaro. Migliaia di persone, nelle piazze, nelle strutture culturali, unite da uno stesso obiettivo: il riconoscimento dello status di capoluogo di regione. Al di là di quelle che furono le risultanze, le quattro giornate rappresentano comunque un momento storico di forte coesione sociale, tra politici, intellettuali e cittadini. Un’ unità d’intenti, per certi versi riscontrata successivamente solo allo stadio, alle partite di calcio…

“Quell’episodio e’ stato dimenticato, soppiantato dagli eventi del Settanta. Gli stessi catanzaresi hanno perso la memoria della loro storia e del ruolo che la loro citta’, ben prima dell’istituzione della Regione, ha svolto come punto di riferimento per i calabresi . Paradossalmente, il decadimento della citta’ e’ iniziato proprio a partire dalla legittimazione ufficiale del suo ruolo di capitale della Calabria, risultato menomato dalla mancanza di un progetto che riempisse di contenuti un articolo dello statuto regionale”.

Le Quattro Giornate... 02

Catanzaro senza una propria “ identità” , citando Quirino Ledda, con un profondo scollamento tra centro e periferie. Perchè?

“Intanto un pensiero commosso a Quirino. Lui, che calabrese non era, ha amato Catanzaro piu’ di tanti catanzaresi. Lo scollamento fra centro e periferie e’ un fattore ancora decisivo, purtroppo destinato ad aggravarsi con la costruzione del polo direzionale e universitario a Germaneto, cioe’ fuori dall’asse centro-S. Maria-Lido. Catanzaro non e’ una realta’ urbana, bensì una galassia di nuclei abitativi realizzati intorno al centro in modo irrazionale, senza quei servizi che avrebbero dovuto colmare le distanze. Il risultato e’ stato lo spostamento a valle di decine di migliaia di cittadini, destinati ad occupare quartieri-dormitorio privi di funzione sociale. La questione urbanistica e’ stata decisiva. La citta’ e’ cresciuta solo in ragione di interessi fondiari e speculativi che hanno penalizzato la grande ricchezza rappresentata dal mare, spingendo la crescita edilizia verso la Sila. Catanzaro non ha saputo dialogare con i comuni confinanti. Il centro storico e’ stato in buona parte demolito per fare spazio a palazzoni o edifici pubblici avulsi dal l’assetto architettonico, modesto ma armonioso, della vecchia Catanzaro. Il palazzo Serravalle, con la caratteristica strettoia, e’ il simbolo delle violenze subite dalla citta’, abbruttita da obbrobri come il palazzo delle Poste, la galleria Mancuso, i palazzi della Banca d’Italia, del Banco di Napoli o della stessa Provincia. Costruzioni che in un altro contesto sarebbero stati apprezzabili ma che nel cuore della citta’ vecchia rappresentano uno scempio e basta”.

Largo serravalle


E’ mancato, forse, quel necessario legame tra classe politica e mondo della cultura ? Ma perché, tornando ai contenuti del l libro, 65 anni fa, laddove anche i mezzi di comunicazione di massa disponibili offrivano potenzialità sicuramente diverse da quelle attuali, si riuscì comunque a coinvolgere la città unitariamente, sia pure intorno ad una rivendicazione? Oggi una simile condivisione d’intenti sembrerebbe impossibile, o quasi…

“Catanzaro oggi e’ priva di rappresentanti istituzionali autorevoli, a tutti i livelli. Un tempo in consiglio comunale sedeva il meglio della societa’ catanzarese; oggi vi entrano personaggi in qualche caso improbabili e improponibili. I parlamentari catanzaresi – faccio solo un esempio – sono appena due, a riprova del crollo di ruolo anche politico della citta’. I ceti professionali sono alla ricerca di incarichi e consulenze, non partecipano alla vita sociale e, perseguendo solo interessi individuali, vivono al traino della politica. Quanto alla cultura, e’ stata da tempo soppiantata dagli affari. Allora Catanzaro era una citta’ caratterizzata da una certa, sebbene limitata, vivacita’ economica e commerciale, pur uscendo profondamente ferita dalla guerra”

Il-grido-della-Calabria-300x225

Le continue ‘ spoliazioni’, lamentate spesso da associazioni e comitati rispetto al ventilato trasferimento di importanti uffici da Catanzaro verso altre città, la ‘difesa’ del ruolo di capoluogo regionale e la stessa partita che si gioca su un settore fondamentale come la Sanità, potranno costituire nuovi elementi di coesione sociale nella Catanzaro di oggi?

“Sarebbe auspicabile. Il processo di impoverimento e progressiva sottrazione delle funzioni del capoluogo e’ frutto di quel decadimento di cui parlavo prima. La “rivolta” del 1950 fu partecipata e vivace, anche perche’ sollecitata da una classe dirigente autorevole, fatta di giuristi e professionisti stimati, ma non raggiunse mai livelli insurrezionali. Ci furono incidenti, ma furono provocati dalla Celere, allora molto energica, piu’ che dai manifestanti. Bisognerebbe tornare a quello spirito, non di ribellione ma di rivendicazione; mobilitare i catanzaresi chiamandoli all’impegno civile, ma mancano figure autorevoli in grado di esercitare sulla popolazione il carisma necessario”.

Alfonso Scalzo

 

Il “Chi è “ di Alessandro De Virgilio

Alessandro De Virgilio è nato a Catanzaro. Giornalista professionista, è stato redattore de “Il Giornale di Calabria” e del quotidiano economico-finanziario romano “Ore 12-Il Globo” oltre che corrispondente dalla Calabria dell’agenzia di stampa Asca. Ha collaborato con periodici locali e nazionali, tra cui il settimanale “Agrisole” de “Il Sole 24 Ore”. E’ responsabile della redazione dell’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) della Calabria.

 

Foto:Largo Serravalle, dopo la demolizione. Edizione straordinaria de “Il Grido Della Calabria” (1950); 

Catanzaro: ultimi preparativi per la serata di domani,26 settembre. Riflettori puntati sul centro storico

 

Non ha ancora una denominazione precisa. Quella più ricorrente, a livello ufficiale, è “serata a costo zero”, ma non è proponibile come indicazione da dare agli amici  per un appuntamento comunque  festoso.

In sostanza, la serata del 26 settembre, cioè domani, quella per intenderci che ha ‘ sostituito’  ” La Notte Piccante” – dalle  parti dell’Amministrazione Comunale ribadiscono solo temporaneamente ed a causa della  carenza di fondi disponibili per il rispetto del Patto di stabilità imposto dal governo agli enti locali-resta comunque all’attenzione generale.

notte piccante 30Palazzo De Nobili parla di sinergia  con  Festival d’Autunno e Coni, dalla quale è nato il programma previsto  per la serata di domani. Una serie di eventi che avranno ancora l’obiettivo di catalizzare  le attenzioni di tutti sul centro storico cittadino.

Evento centrale il concerto-spettacolo di Antonio Castrignanò, uno dei musicisti folk  più apprezzati  e animatore  della “Notte della taranta” di Melpignano. Il concerto rappresenta il primo appuntamento del “Festival d’autunno” diretto da Antonietta Santacroce.

Dietro la chiesa del Monte, lo spazio è tutto per “Don’t cry for me Pianicello”, organizzato dal team di ALT!Rove e dell’associazione “Wake up” fra Santa Maria del Mezzogiorno e il largo Pianicello. Il menù prevede una giornata di eventi, fra bancarelle di artigianato e vintage, proiezioni video e lo spettacolo musi-gastronomico delle “Resistenze gastrofoniche viaggianti”( chi  vuole leggere l’intervista di CatanzaroPolitica a quest’ultimo gruppo : http://catanzaropolitica.it/coltivatori-di-musica-cibo-e-musica-anche-per-la-mente/).

Per “Sport in piazza”, la manifestazione che avrà luogo in  Galleria Mancuso e ai giardini Nicholas Green a partire dalle 17.00, previste le dimostrazioni e le esibizioni di 18 diverse discipline sportive: calcio, ciclismo, ginnastica ritmica, nuoto (con una dimostrazione di salvamento), basket, pallavolo, rugby scherma, tennis da tavolo, sport da combattimento (arti marziali), atletica leggera, danza, fitness, arrampicata sportiva, football americano, subbuteo, scacchi e arti medievali.

In occasione della serata alcuni ristoratori hanno deciso di sostenere l’iniziativa dell’Amministrazione comunale, applicando nei propri bar e ristoranti prezzi ridotti rispetto a quelli usuali per cene e aperitivi.

Domani sera, inoltre, dalle 16.00 alle 22.00, si potrà visitare anche il Museo del Rock, in via Alessandro Turco.

 

Catanzaro: Museo Marca, Andy Warhol visto da Aurelio Amendola

Ventidue ritratti fotografici dedicati da Aurelio Amendola, al padre della Pop Art, Andy Warhol, scattati in due periodi differenti, l’ultimo dei quali prima che  lo stesso Warhol Morisse.

Amendola Andy Warhol

Sono in esposizione al Museo Marca di Catanzaro, per la mostra “ Aurelio Amendola Andy Warhol” che si protrarrà fino al prossimo 12 ottobre. L’inaugurazione  è  avvenuta ieri, anticipata peraltro da una conferenza stampa, alla presenza,tra gli altri, dello stesso Amendola e del critico d’arte Alan Jones.

???????????????????????????????

Alcune delle foto sono inedite. La mostra che sarà visitabile tutti i giorni dalle 9.30 alle 13.00  e dalle 16.30 alle 21.00 (eccetto il lunedì) sarà accompagnata da un apposito catalogo e da un’intervista ad Aurelio Amendola – uno dei più grandi fotografi d’arte  a livello internazionale, autore di una galleria molto nutrita di ritratti celebri – di Gianluigi Colin.

AMENDOLA  Warhol

Andy Warhol( 1928- 1987),ha lasciato il segno in diversi campi artistici: pittura, scultura, cinema e musica, solo per citarne alcuni. Fondò, tra l’altro, la Factory, che  concedeva largo spazio ad artisti spesso ancora sconosciuti. Celeberrimi i ritratti di Mao e Marilyn Monroe, le famose lattine per  la Campbell’s Soup, la copertina del primo disco dei Velvet Underground, con la banana sbucciabile. Ma sono solo degli esempi nella sterminata produzione di Warhol.

Dopo Catanzaro, l’esposizione artistica verrà riproposta  a Torino e Londra.

Vitaliano Teti, tra Catanzaro e Ferrara,”Inseguendo il cinema che spacca i cuori”. NOSTRA INTERVISTA

In occasione dell’uscita del suo primo lungometraggio, abbiamo incontrato Vitaliano Teti, regista catanzarese di nascita e ferrarese d’adozione. Ne è nato un vero e proprio racconto d’amore verso questa forma d’arte capace di farci sognare ad occhi aperti, il cinema.

vitaliano teti [33882] 01

Come e quando nasce la tua passione per il cinema?

Ho cominciato in Calabria. Negli anni 85-86 ho fatto un corso dove ho imparato a fare video legati più che altro al mondo dell’educazione e della scuola. In questi due anni ho imparato le tecniche di ripresa, di montaggio, di regia che poi mi sono servite per fare cinema, video e anche televisione. La passione per il cinema c’è sempre stata! Passione per il cinema d’autore piuttosto che per quello commerciale anche se poi non ho mai disdegnato come spettatore di andare a vedere qualche commedia o altro. Da questo punto di vista, il film che mi ha cambiato la prospettiva con cui successivamente ho cominciato a vedere il cinema  è “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders che ho visto in un cineforum che all’epoca si teneva a Catanzaro. Per cui questa mia grande passione, questa mia voglia di scoprire dell’ottimo cinema è nata a Catanzaro. Poi negli anni  novanta per questioni di lavoro mi sono trasferito a Ferrara e li ho approfondito, e forse la voglia di realizzarlo il cinema è nata lì.

Ecco! Agl’inizi degli anni 90 hai preparato la tua valigia, hai lasciato Catanzaro e ti sei trasferito a Ferrara. Cosa c’hai messo dentro e soprattutto quanti spazi vuoti c’erano? E se c’erano sei riuscito a riempirli?

Da Ferrara ho ricevuto una proposta di lavoro di sei mesi che poi si sono trasformati in 25 anni. Per cui, nella valigia c’ho messo tutta la mia professionalità, il mio carattere e la voglia di far bene nel lavoro e nella vita…

Gli spazi che avevo lasciato vuoti negli anni sono riuscito a riempirli tutti. Quello che mi mancava era la possibilità di andare ad una grande mostra, andare all’opera, mi mancava vedere della danza professionale,vedere del buon cinema… Quando sono arrivato a Ferrara andavo al cinema anche tre-quattro volte a settimana. Mi mancava tutto quell’aspetto culturale che la mia città, la mia famiglia, i miei amici e la mancanza di un lavoro non riuscivano a riempire. Cose che non erano dei sogni ma delle vere e proprie mancanze. Spazi vuoti che andavano riempiti anche perchè avevo bisogno di costruire Vitaliano Teti anche dal punto di vista personale, umano e culturale. Diciamo pure che stando a Ferrara, e anche frequentando altre città non molto distanti, mi è stato più semplice riempire questi spazi vuoti di tutta quella cultura che prima non avevo.

Quando hai pensato di voler esser parte del cinema?

Quando sono arrivato a Ferrara, ho cominciato a lavorare nella produzione video che è molto vicina al cinema. Oggi che il cinema è diventato digitale si fa con la stessa tecnologia usata per fare video e televisione. Non c’è differenza se non nel fatto che su una produzione low budget posso usare anche una telecamerina mentre nel cinema, se voglio fare una cosa seria, ho bisogno di una telecamera digitale di un certo rilievo. Quindi, nel momento in cui inizi a lavorare professionalmente in questo campo e avendo contatto diretto con strutture di produzione, con registi, con attori e fotografi cominci a credere che partendo dal cortometraggio o dal documentario potresti cercare di raggiungere il sogno, ovvero realizzare il film, il lungometraggio della tua vita.

Sappiamo del tuo impegno per la videoarte.

Il mio lavoro principale, in questi ultimi 15 anni, è stato all’Università di Ferrara dove oltre che insegnare ho anche fatto il regista, il montatore e talvolta l’operatore di camera. Quindi ho lavorato nel video a tutto campo nell’Università, occupandomi di diversi generi. La videoarte è un genere che fa parte delle varie discipline video.

A Ferrara è esistito l’unico e il più grande centro produttivo istituzionale di videoarte, di altissimo livello. Quando, sul finire degli anni 60 inizio 70, la videoarte comincia a svilupparsi, questa viene prodotta principalmente da gallerie o comunque istituzioni private. A Ferrara invece l’esperienza è nata all’interno del Comune, nel Palazzo dei Diamanti, dove fu costituito un centro di videoarte che ha prodotto grandi artisti italiani come, ad esempio, Fabrizio Plessi. Ma da li è passata gente come Marina Abramović e Ulay di cui esistono copie di performance fatte proprio a Ferrara. Il fatto che Ferrara avesse questo background così importante legato alla videoarte ha fatto si che in qualche modo io mi avvicinassi a questo genere. Tant’è vero che ho ideato, organizzato e diretto per otto anni un festival internazionale di videoarte che si chiama “The Scientist”. Lo abbiamo fatto fino allo scorso anno. Nel nostro festival abbiamo portato opere di grandi autori. Basti pensare agl’italiani Laurina Paperina, Botto e Bruno,i Masbedo, Marinella Senatore che sta ricevendo un grande consenso, la bolognese Federica Farancia con cui abbiamo fatto una bellissima performance, Alessandro Amaducci che a mio avviso è il videoartista italiano che usa il media digitale in un modo assolutamente originale e creativo. Con “The Scientist” siamo stati per tre anni al Loop di Barcellona che è il festival di videoarte più importante d’Europa. Abbiamo avuto compilation di videoarte dalla Germania… Si! La videoarte fa parte del mio percorso! Otto anni di direzione sono stati molto belli anche se molto duri. Anche perchè organizzare un festival di tre giorni, oltre che trovare i fondi, non è semplice.

Due cose rilevanti mi rimangono di questo festival. Nel 2012 siamo stati in America con una collettiva di artisti. In quella’occasione ho selezionato una videoartista italiana, una mia ex studentessa, che si chiama Claudia Carboni, che ha fatto un’ottima opera, “Real lusion”, che si rifà proprio ai lavori performativi iniziali di Fabrizio Plessi. Nello stesso anno con la collaborazione degli altri membri e la curatela di mio fratello Marco ho fatto un libro, “Alchimie Digitali – Linguaggi, estetiche e pratiche video-artistiche al tempo dell’immagine numerica” (parafrasando il titolo del famoso libro di Walter Benjiamin)  uscito per le “Edizioni Del Sole” di Reggio Calabria. Un libro bello anche dal punto di vista estetico che riporta in copertina un’immagine prestataci gratuitamente da quelli che sono oramai da qualche anno la punta di diamante della videoarte italiana, i Masbedo. Immagine tratta da un loro lavoro da noi mostrato a Ferrara. Un libro che storicizza il primo periodo, i primi 4-5 anni che fino ad allora avevamo fatto di “The Scientist”. Con calma credo che riusciremo a farne un altro in modo da raccontare anche il secondo periodo.

titolo film 01

“Inseguendo il cinema che spacca i cuori”. Il tuo primo lungometraggio.

Come dicevamo prima, il sogno di chi lavora nel cinema o nel mondo dei video è quello di realizzare il suo film, il suo lungometraggio. Io questo sogno dopo tanti anni di lavoro sono riuscito a coronarlo e appunto si chiama “Inseguendo il cinema che spacca i cuori”.

Titolo particolare… è un documentario?

Possiamo dire che è un documentario, ma poi, su questa definizione ci possiamo tornare. Intanto è un film. Tutto ciò che si muove per immagini in movimento e suoni è un film, secondo la definizione di George Sadoul.

Il nome del film riprende il titolo di una serie di racconti scritti da quello che è il protagonista, Gabriele Caveduri, gestore del Cinema Manzoni di Ferrara che per trent’anni, fino alla sua chiusura definitiva, ha fatto sognare il proprio pubblico scegliendo sempre film d’autore. Quando il Cinema Manzoni venne chiuso, Gabriele Caveduri, che andò a fare l’impiegato in una multisala, iniziò a scrivere questi racconti. Ma parlando con lui, mi ha raccontato che in realtà il titolo  proviene da una frase del compianto regista Carlo Mazzacurati. Uno dei miei registi italiani preferiti. Quando uscì il suo primo film, “Notte Italiana”, va a presentarlo al cinema di Gabriele. E proprio lì, Mazzacurati racconta di una giovane coppia che girava i cinema della città alla ricerca dei film che gli davano emozioni. Per lui, così come per noi, il cinema che ti fa emozionare, che, appunto, ti fa spaccare il cuore è quello d’autore. Quel cinema che, come tutto ciò che è artistico, a volte può essere definito pesante.  Quindi è così che è nato il titolo del mio primo film. Primo film che in realtà non ho girato da solo. L’idea del film è mia. Avevo già cominciato a lavorarci, ma poi, sia per miei problemi di salute, sia perchè sentivo la necessità di confrontarmi, ho pensato di coinvolgere un altro regista, Alessandro Raimondi, con cui avevo gìà realizzato un documentario. Per cui la regia è mia e di Alessandro Raimondi.

manzoni01 [33883] 01

 

Come è nata la storia e l’idea di realizzare il tuo film? Quando hai pensato: “E’ questo il film che voglio fare”?

Diciamo che questo mio sogno era lì, nella mia testa, e ci voleva qualcosa che lo facesse sbocciare. Questo qualcosa per me è stato il mio incontro con Gabriele Caveduri. Con questo esercente cinematografico che fino ad allora conoscevo solo superficialmente. Così, nel 2014, l’ho invitato al c.d.l. in Scienze e Tecnologie della Comunicazione, durante l’insegnamento di Nuovi Media, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Ferrara, a raccontarci, intervistandolo, la sua esperienza professionale. Durante quell’incontro ho capito che nel suo racconto c’era qualcosa d’importante, di avvincente e che, arricchito di una serie di cose, poteva benissimo essere trasformato in un lungometraggio. La storia che ci ha raccontato parla dei trent’anni in cui sceglieva per il cinema Manzoni, quei film che secondo lui facevano sognare gl’italiani. Io stesso ho frequentato spessissimo il suo cinema. Posso benissimo dire che i film proiettati nel suo cinema, così come quelli di un altro cinema ferrarese, il Cinema Comunale, il Boldini, anch’esso dedito ad una programmazione prevalentemente d’essai, sono stati molto importanti per la mia formazione. Era la storia di uno che da trent’anni frequenta il festival di Cannes! La storia di una persona che ha conservato tutte le locandine, grandi e piccole, dei film che sono passati nel suo cinema. Uno che ha fatto fotografie dappertutto. Una persona molto simpatica e cordiale… Così ci siamo conosciuti e, finito il lavoro con l’Università, questa intervista che gli studenti come esercitazione hanno ripreso e montato, gli ho proposto di girare altre cose ed ho cominciato a lavorare con lui perchè, appunto, la sua storia era una bella storia da raccontare. Perchè non è necessario raccontare la biografia di un grande personaggio. E’ facile che diventi magari un film la storia di Federico García Lorca o comunque di una persona già nota in altri ambiti… La cosa che m’interessava era che Gabriele aveva una bella storia personale. E così ho pensato di trasformarla nel mio primo lungometraggio.

Quanto tempo c’è voluto per realizzarlo?

La lavorazione del film è cominciata con questa intervista nel Maggio del 2014. Però poi ho cominciato a lavorarci seriamente con  Alessandro Raimondi da Ottobre-Novembre dello stesso anno. Diciamo che da quando abbiamo ripreso in mano l’idea e abbiamo scritto un soggetto, un trattamento, una sceneggiatura, ci sono voluti circa dodici mesi. Tenendo presente che la nostra troupe era composta da quattro persone. Oltre me ed Alessandro, un assistente alle riprese e Federica Ascanio che si è occupata delle ricerche storiche. Anche perchè la storia inizia nel 1975, per cui siamo andati a cercare tutta una serie di materiali che riguardassero la Ferrara degli anni 70-80. Il tutto per creare dei livelli narrativi che arricchissero la parte del racconto basata su intervista, altrimenti sarebbe stata una lunga noia.

La fase più lunga è stata sicuramente il montaggio, anche perchè il film è basato su molto materiale di repertorio. Montaggio che ho curato in modo particolare io, in quanto è stato fatto nella mia suite di lavoro, nella mia regia. Essendo anche Alessandro un lavoratore non potevamo limitarci alle due o tre ore che ci scavavamo dal lavoro un paio di volte a settimana. Ne servivano di più. Per cui facevo con Alessandro un piano di lavoro, poi lo sviluppavo per conto mio e poi si guardavano insieme i risultati e si facevano i cambi e tutto il resto.

Più o meno la storia ce l’hai raccontata. Vuoi aggiungere qualcos’altro?

In realtà della storia vi ho detto poco. Cioè la vita professionale di Gabriele Caveduri, esercente cinematografico e la vita degli ultimi trent’anni del Cinema Manzoni di Ferrara. In realtà questo film è molto di più. E’ un bellissimo racconto d’amore per il cinema. In qualche modo lo potrei definire nipote di “Nuovo Cinema Paradiso”! Anche se “Nuovo Cinema Paradiso” è stato girato con risorse economiche molto più ricche di quelle scarsissime che abbiamo avuto io e Alessandro. Per cui, tanto per capirci, siamo nel racconto di cinema nel cinema. E’ anche un atto d’amore verso Ferrara che è la città dove il film è ambientato. Ma in realtà Ferrara è una protagonista secondaria. La cosa bella è che, partendo dal 1975, abbiamo sviluppato la città nel passato col materiale filmico  che abbiamo trovato. Per cui i ferraresi avranno modo di vedere una parte di città che non esiste più.

Inoltre nel film ci sono scene di Cannes! Il festival dove Caveduri si reca spesso e dove ha conosciuto grandi attori e registi… Nel film appaiono Sergio Leone, Quentin Tarantino, Nicole Kidman, Dustin Hoffman… Tenendo conto che Gabriele è una persona molto “sgaggiata”, furba, per entrare nei party dove c’erano questi grandi attori e registi, doveva sapersi intrufolare. E lui si è sempre intrufolato. Infatti ha foto con De Niro, con Hoffman in dei party speciali dove c’era solo lui insieme agli amici dell’attore o del regista che voleva conoscere. E quindi nel ruolo d’attore non c’è solo Gabriele, c’è la città di Ferrara, ci sono questi grandi attori e registi che vi ho nominato. Poi chiaramente ci sono una serie di dinamiche in cui la storia del film si sviluppa sia attraverso il suo racconto che attraverso scene quasi fiction che sono girate un po’ alla Ken Loach. Quindi anche le scene fiction sembrano documentario.

Dicevo che il film potrebbe essere definito classicamente come documentario. In realtà a me piace definirlo come un film con il corpo da documentario. Oppure il cinema del reale con un’anima di cinema di fiction. Il racconto è così avvincente e intenso che anche durante le due proiezioni test che abbiamo fatto, gli spettatori hanno gradito molto la fluidità delle scene tra fiction e non fiction per tutti gli ottanta minuti della sua durata. Diciamo che il termine esatto con cui si può definire questo film è Biopic, una biografia filmata.

La storia arriva non solo fino alla chiusura del Cinema Manzoni. Ma arriva fino ai giorni nostri, in cui Gabriele lavora in questa multisala, e cerchiamo di dare il nostro punto di vista, noi come autori, lui come protagonista, di quello che sta accadendo nel passaggio del cinema analogico al cinema in digitale. Diciamo la nostra su quello che oggi giorno è vero cinema a tutti gli effetti.

La musica?

Diciamo che la musica, in questa biografia filmata, ha un ruolo molto rilevante. La musica è basata soprattutto sul Jazz. Non solo classici ma anche acid-jazz.

Prima ci hai accennato ai costi… Vi é costato veramente poco?

Diciamo che in realtà non ci è costato poco. Ci è costato molto, soprattutto in termini di usura personale! Abbiamo speso moltissimo in termini di risorse umane! Non saprei definire un costo… Ecco! Il costo è un anno della mia vita. Un anno della mia vita dedicato con passione ed con grande emozione a questo sogno che si è avverato.

Come sarà il prossimo futuro del tuo film? Ci sono già in programma le prime proiezioni? C’é l’idea di qualche festival?

Faremo un’anteprima a Ferrara. La città dove vive il protagonista, dove vivo io, dove esisteva il Cinema Manzoni. Ferrara che viene considerata una città fortemente cinematografica. Città dove sono stati ambientati film come “Ossessione” di Luchino Visconti, “Il giardino dei Finzi-Contini” di Vittorio De Sica tratto dal romanzo del ferrarese Giorgio Bassani. Opere che vengono riprese anche nel mio film così come il bel ricordo che Gabriele ha di Michelangelo Antonioni e Wim Wenders. Quando i due registi si ritrovarono a Ferrara per girare uno degli episodi dell’ultimo film di Antonioni, “Al di là delle nuvole”. Per questo ti dico che questo racconto è una storia d’amore per il cinema. Perchè dentro c’è tanto cinema. Ma La nostra ambizione è che il racconto possa diventare universale. Nel senso che quello che descrive il film potrebbe essere successo anche a Catanzaro così come a Milano. Comunque dove ci sia stato un qualsiasi esercente cinematografico che abbia dedicato la sua vita al cinema d’autore.

Abbiamo quasi la certezza di poter partecipare ad una selezione che farà girare il film in Emilia Romagna in quanto abbiamo avuto il patrocinio, oltre che del Comune di Ferrara, della F.I.C.E. che è la Federazione Italiana Cinema D’Essai della regione. Questo proprio perchè l’hanno riconosciuto come film ad alto valore culturale. Cercheremo di portarlo al Biografilm festival di Bologna. Ma lo manderemo comunque in tutti quei festival che possono fare al caso del nostro film. In quelle sale che sviluppano cinema d’autore…cinema d’arte. Per raccontare un aneddoto, Gabriele ci racconta sempre di quando a Cannes si ubriacò con Iosselliani. che non è l’ultimo dei registi. Ha conosciuto Sokurov che è uno dei miei preferiti…Quindi stiamo parlando di registi che hanno un certo peso artistico e non certo commerciale nella storia del cinema.

E’ chiaro che mi piacerebbe portarlo anche in Calabria. Mi hanno dato delle indicazioni per qualche festival ma si potrebbe tranquillamente cercare il modo di trovare qualche sala in Calabria per farlo vedere. Questo di sicuro sarà uno dei miei obiettivi futuri.

Prima hai citato “Al di là delle nuvole” di Antonioni…che ricordo hai della tua esperienza in quel film?

“Al di là delle nuvole” é una delle sequenze più importanti del mio film. Michelangelo Antonioni, che qualche anno prima era stato colpito da un ictus, arriva a Ferrara per girare uno dei quattro episodi di cui si compone questo film e aveva come tutor Wim Wenders. Questo perchè la produzione aveva deciso che nel caso in cui Antonioni fosse stato impossibilitato a finire il film ci fosse un altro in grado di portarlo a termine. I due, per vedere le scene girate sul set, scelgono il Cinema Manzoni. Così Gabriele Caveduri ha l’occasione di conoscere Antonioni e Wenders. Su questa storia c’è tutto un racconto che si sviluppa all’interno del mio lungometraggio.

Quando nel 94 venne girato “Al di là delle nuvole”, io ero più un amante di Wenders che di Antonioni. Non conoscevo molto bene il cinema di Antonioni. Cosa che poi ho fatto… Ho colmato questo vuoto, per tornare ad una delle prime domande, con una rassegna a Ferrara dove ho visto tutti i suoi film e cortometraggi. Quindi volevo conoscere Wenders ed ho fatto di tutto per fare la comparsa in quel film. Io che ero nel giro, conoscevo l’assistente alla regia, Marialisa Calò, e cominciai a tempestarla di telefonate riuscendo a farmi inserire fra le comparse.

La scena si svolge nella Sala Estense dove fanno un matinèe e in cui il protagonista, Kim Rossi Stewart, ritrova dopo anni la sua innamorata interpetrata da Ines Sastre. In questa scena io sono proprio dietro ad Ines Sastre, per cui nel momento in cui l’attrice viene inquadrata mi vedo nel film per pochissimi secondi. Io che so di esserci nel film mi rivedo sempre…

Gabriele Caveduri, protagonista del mio film e amante del cinema di Wenders e di Antonioni, si era intrufolato anch’esso come comparsa proprio nella stessa scena in cui ci sono io. Lui, al piano superiore della Sala Estense e vicino a Kim Rossi Stewart, la cinepresa scende e inquadra Ines Sastre con la sua amica, escono di scena e mi si vede per un secondo. Per cui eravamo predestinati, io e Gabriele Caveduri a fare questo film insieme.

Ezio Munizza 

Musica e vita secondo Piovani

 

piovani 06

Un concerto-racconto, quello di Nicola Piovani, nel presentare a suo modo il libro “La musica è pericolosa”.

Ieri sera, per “Settembre al Parco”, anfiteatro e spazi verdi intorno al palco gremiti di un pubblico forse un po’ troppo incline all’applauso (anche quando occorrerebbe stare in silenzio per ascoltare), Piovani Nicola ha alternato l’esecuzione di brani musicali alla narrazione dei suoi rapporti con l’arte, intesa a 360 gradi e i personaggi che lo hanno ‘segnato’ nel corso della sua carriera.

Piovani 01

E così, sul palco sembrava di veder sfilare Ennio Morricone, Fabrizio De Andrè ( l’album ‘Storia di un impiegato’), Gigi Magni, Vincenzo Cerami con la canzone “Quanto ti ho amato”, a testimonianza della vastità del repertorio di Nicola Piovani, le bande di paese, un tempo quasi esclusivo strumento per potersi occupare di musica e tuttavia capaci di commuovere. E Poi Federico Fellini, Roberto Benigni, al quale è stata dedicata, oltre che la colonna sonora di “La vita  è bella” ,vincitrice dell’oscar, anche “La banda del pinzimonio”, per introdurne il suo ingresso in scena da comico di rango.

piovani 02

Con  simile compagnia è logico pensare che la musica sia pericolosa, perché ti proietta in una dimensione ‘altra’, talmente positiva da spingerti ad affrontarli questi ‘rischi’. Già, perché in fondo tutta la  narrazione di Piovani non è altro che una logica soluzione per parlare della vita. Una vita degna di essere vissuta, lontano da ogni forma di comodo piattume ed al contrario capace sempre di rinnovarsi ad ogni scintilla, ad ogni emozione. La musica è pericolosa proprio perché ti spinge  a rischiare di provarle queste emozioni, agendo di conseguenza, mettendoti in gioco ogni giorno.

 Alfonso Scalzo

 

piovani 04

 

musica è pericolosa piovani

Riso, anche amaro, con ‘Miles Gloriosus’

 

miles gloriosus 04

Si ride di gusto  ascoltando le millanterie del soldato vantone e i piani orditi da una serie di personaggi a lui vicini, solo fisicamente, però, nel prenderlo in giro. Ma si riflette anche sui rapporti tra diverse classi sociali, nel perenne scontro tra chi possiede e coloro i quali sono sempre alla ricerca di un tozzo di pane.

miles gloriosus 01

“Miles Gloriosus”, una delle più antiche commedie di Plauto, nella versione  andata in scena ieri sera,nel capoluogo di regione, nel corso della rassegna “ Settembre al Parco”, è sicuramente più vicina alla trasposizione fatta da Pier Paolo Pasolini. Dal latino al romanesco, parolacce incluse, con un’umanità povera che s’ingegna di trovare i mezzi necessari per vivere.

A metterla in scena, dopo ulteriori riduzioni ed adattamenti rispetto alla riscrittura di Pasolini da parte di Luigi La Rosa, la compagnia del “Teatro Calabria A. Tieri”. Regia di Aldo Conforto e interpreti:  Salvatore Venuto, Paolo Formoso, Mariarita Albanese, Alessandra Macchioni, Marta Parise, Annamaria Corea.

miles gloriosus 05

Il soldato vanaglorioso, dopo essere stato illuso sulle sue qualità e le sue gesta (assolutamente inventate) di guerriero e seduttore insuperabile, subirà il giusto castigo, scivolando progressivamente in un ridicolo così accentuato da risultare perfino crudele.

miles gloriosus 03

Dopo il “ Miles Gloriosus”, stasera nuovo appuntamento con “ Settembre al Parco”. Molto atteso il concerto di Nicola Piovani, tra l’altro premio oscar per la colonna sonora di “ La Vita è Bella” di Roberto Benigni.

Piovani presenterà il suo  libro “La musica è pericolosa”. Una narrazione musicata, in pratica, dei suoi rapporti con artisti ed intellettuali di rango, quali Fabrizio De Andrè e Federico Fellini, solo per citarne qualcuno, con l’esecuzione di brani inediti o riarrangiati in funzione proprio del suo racconto.

 

a.s.

Il gospel della Corale Theotokos tra le suggestioni dell’area verde cittadina

???????????????????????????????

Pubblico che non ha mancato di dare il proprio apporto, per la prima delle cinque serate previste per questa edizione 2015 di “Settembre al Parco”. Sullo sfondo, i chiaroscuri e le ombre, dettati dall’ambiente naturalistico, dalle numerose opere d’arte esposte e dalle stesse figure dei visitatori, in contrasto con le luci del palco allestito all’interno dell’anfiteatro: ad osservare con attenzione, si percepivano immagini molto suggestive.

corale 01

Ad aprire la rassegna, la Corale Theotokos, un ensamble calabrese, composto da circa 150 elementi provenienti dalla Provincia di Catanzaro e da quella vibonese, con un repertorio che dal classico spiritual gospel approda al pop ( Eros Ramazzotti, ad esempio) alla dance ( con i ballerini ASD “Let Me Dance, di Montepaone Lido della scuola di Elena Santise).

corale 02
Ed ecco che la ripetitività del testo religioso trova un suo equilibrio, gradevole per il pubblico – sotto il profilo prettamente artistico –  nell’intreccio di suoni e ritmi dettati da coro e orchestrali. Positiva anche la scelta di cantare alcuni brani in dialetto.

Stasera, sabato 5, ore 21.30, nuovo appuntamento per ” Settembre al Parco”. La compagnia “Teatro di Calabria – Aroldo Tieri” metterà in scena “Miles Gloriosus”  di Paluto, nella  traduzione di Pierpaolo Pasolini, la riduzione è di Luigi La Rosa.

a.s.