Catanzaro: un pò di storia (ed una targa) per ricordare i marinai Merolla e Artese,affondati con il ‘Pietro Micca’

Una targa posta accanto al monumento “ Ai caduti del Mare”, sul lungomare di Catanzaro. Ricorderà il sacrificio dei marinai Catanzaresi Alfonso Merolla e Giuseppe Artese, morti tragicamente il 29 luglio del 1943, a bordo del sommergibile “Pietro Micca” affondato dal sommergibile inglese “Trooper”.
La cerimonia avrà luogo domani, domenica 28 luglio, alle 19.30.
Lo ricorda una nota diffusa dall’avv. Jole Le Pera, dall’Associazione ‘Catanzaro in Movimento’ che, citando lo storico catanzarese, Angelo Di lieto, scrive .
“Artese Giuseppe, classe 1923, nato a Catanzaro Marina,(…) allo scoppio della 2ª Guerra Mondiale, venne imbarcato come motorista navale sul “Pietro Micca”. Il giovane Merolla Alfonso, anch’egli di Catanzaro Marina, nonché compagno di scuola del marinaio Artese, venne destinato su di un altro sommergibile”.” .
I due marinai, però, riuscirono a farsi trasferire sullo stesso sottomarino, che, però, durante un’operazione nel Mediterraneo, a causa di un’avaria subì seri danni. Conseguentemente, Il “Pietro Micca”, non potendo immergersi, il 29 luglio del 1943, al promontorio di S. Maria di Leuca fu facilmente colpito da un siluro inglese, lanciato dal sommergibile “Trooper”.
“Il sommergibile colpito, affondò repentinamente e si adagiò su un fondale di 72 metri, a quasi tre miglia dalla costa, dove per due giorni i componenti dell’equipaggio riuscirono con gli strumenti di bordo, a farsi sentire all’’esterno, nella speranza di poter ricevere qualche intervento straordinario per la salvezza di tutti”, continua la narrazione del prof. Di Lieto.
“A 72 metri di profondità lentamente morirono 54 giovani, ad eccezione, del Comandante, del vicecomandante e di 16 marinai, probabilmente perché all’atto del siluramento si trovavano sulla torretta in osservazione o in prossimità di essa. (…) Nulla si potè fare per salvare i 54 marinai rimasti intrappolati, nonostante si sentissero rumori che documentavano all’esterno la loro esistenza in vita; qualche testimone sostenne pure che al terzo giorno dall’affondamento erano stati sentiti venire dallo scafo dei colpi d’arma da fuoco. Molto probabilmente qualcuno, piuttosto che soffrire per la mancanza d’aria una lunga agonia o perché ferito, pienamente consapevole dell’impossibilità di essere salvato, preferì togliersi la vita (…)”.
“Altro particolare drammatico fu che il padre Artese ebbe la notizia della morte del figlio la sera del 12 Agosto 1943, notizia che tenne segretamente per sé per qualche giorno, perché il dì successivo aveva una figlia che, ignara, a Catanzaro Marina contraeva matrimonio”.
Il sommergibile “Pietro Micca”, si trova ancora nel posto dov’è stato silurato: ad appena 72 metri di profondità. Nessuno ha pensato di recuperarlo.

 

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