Catanzaro, più di un secolo fa: giovedì tutti in fila, esce ” U Strolacu”

U “putichinu” come mezzo di diffusione editoriale. Periodici, politico -letterari, ma anche  umoristici, oggi si direbbe satirici, in dialetto, con i catanzaresi che aspettavano ansiosamente di poter acquistare.  Era fine ‘800. L’analfabetismo imperava, ma la stampa  riusciva comunque a crearsi un suo spazio. (a.s)

L’articolo di Silvestro Bressi

 

Nel 1888 si pubblicò per la prima volta a Catanzaro «U Strolacu», un settimanale dialettale-umoristico diretto dal poeta e giornalista Raffaele Cotronei (1868-1929). Un fortunato foglio che trovò largo consenso tra le classi popolari.
A curarne la stampa fu Eugenio Caliò, mentre l’aspetto amministrativo venne, invece, affidato a Vitaliano Smorfa, un abilissimo commerciante di prodotti d’importazione.
Il direttore di «U Strolacu», detto Lellè, era un poeta molto popolare e fu anche autore di un vocabolario del dialetto catanzarese dato alle stampe nel 1895. Con Cotronei collaboravano Giovanni Patari (1866-1948), Luigi Caputo, il parroco Mi-chele Cozzipodi , autore di gustosissime scenette calabresi, e il maestro elementa-re Antonio Scalise, di Marcellinara, paziente raccoglitore di proverbi calabresi
Il Patari, a soli sedici anni, aveva già raggiunto una certa notorietà come poeta dialettale, secondo quanto attesta lo scrittore Giovanni Greco (1891-1943), nipote di Nicola Misasi, per via del sonetto: «I muzzuni: prima ma ncariscianu i sicarri» pubblicato sul «Corriere Calabrese» nel 1883, in concomitanza con l’aumento del costo dei sigari, ed andato purtroppo disperso .
Collaborarono saltuariamente con «U Strolacu» Carlo De Nobili (1845-1908), Nicola Barone, Orsini Mazzotta, Aniceto Lentini, Gioacchino Crucinio, Rodolfo Castagna e Salvatore Ursini, titolare di un elegante negozio di cappelli in Piazza Mercanti (attuale Piazza Grimaldi), all’epoca ritrovo di venditori ambulanti che «venivano in città da Gagliano, da Tiriolo, da Settingiano, da Marcellinara, da Pentone, da Taverna, da Gimigliano e vendevano a seconda delle stagioni e dei mesi diversi: uova, ricottelle, cetrioli, cocozzelle, panini di farina di castagna» .
«U Strolacu», giornale del popolo, satirico e burlesco, ottenne in breve tempo il meritato successo. I catanzaresi aspettavano con ansia il giovedì per acquistarlo, al prezzo di 0,05 lire, nella rivendita di sali e tabacchi, «’u putichinu», di Raffaele Cannistrà, nel centralissimo Corso Vittorio Emanuele.

Dal 1893 il foglio, che superò la tiratura di quattromila copie, cambiò veste gra-fica e venduto di domenica con il sottotitolo «serio-umoristico-illustrato». Vi trovarono il meritato spazio anche la celeberrima «Pippa» ed altre poesie di Vincenzo Ammirà, il più grande poeta dialettale Ottocentesco della Calabria.
Intanto, Raffaele Cotronei, coadiuvato da Giacinto Ciaccio, Giuseppe Felicetti, Gennaro Messina e Giovanni Patari, stampò «Il Sud», primo tentativo di un quoti-diano in Calabria, il quale non ebbe il successo sperato e restò in vita solo due anni. «Il Sud», che aveva corrispondenti a Borgia, Tiriolo, Settingiano, S. Nicola da Crissa ed in altri centri della regione, dedicava una apposita rubrica ai poeti dimenticati.

Quando, nel 1899, «U Strolacu» non fu più pubblicato, sui tre colli fiorirono, in particolare sino al 1910, numerose testate umoristico-dialettali curate da tanti «pennaioli» e da tipografi-editori.

Già subito dopo l’Unità d’Italia si registrava nella città delle tre «V» un cospicuo numero di stamperie. A tal proposito scrive Maddalena Barbieri «nel 1865 le tipo-grafie sono più numerose di quanto non fossero le filande in una città che della lavorazione della seta aveva fatto, per secoli, la sua bandiera» .
Nonostante il considerevole tasso di analfabetismo i giornali proliferavano, da quelli politico-letterari a quelli satirici e caricaturistici.
I primi non si risparmiavano vicendevoli pungenti attacchi. Tra i secondi ebbe successo «’U monacheddu», un simpaticissimo settimanale fondato e diretto da Giovanni Patari, che si pubblicò dal 1903 al 1905. «Per ragioni del tutto personali – spiega il Patari – non più gli feci vedere la luce» . Il direttore elaborava quasi tutti i suoi componimenti nella stessa tipografia dove si pubblicava il giornale, «Scriveva come gli veniva, senza troppa meditazione e senza lima» . I tempi a sua disposizione erano limitati.

Oltre a «’U monacheddhu»,  c’erano la famiglia, la scuola, ecc. Certo è che fu       <<U Strolacu» l’apripista delle decine e decine di testate umoristiche locali, molte delle quali rimasero in vita per periodi limitati.

Nel 1910, dopo ventuno anni di assenza, «U Strolacu» riapparve nel putichino-agenzia giornalistica di Raffaele Cannistrà. L’anonimo redattore spiegò così i motivi per i quali il giornale aveva chiuso i battenti: «fu rimproverato, minacciato, malmenato» . Ad Eugenio Caliò, nelle mansioni di gerente, subentrò Luigi Masciari della Tipografia del «Sud».
Fu un ritorno in sordina quello di «U Strolacu» per via della preannunciata volontà di correggere le esuberanti intemperanze caratteriali che lo avevano contraddistinto nella prima fase di vita.
Ma qual’é il significato di «strolacu»?
Il suo significato corretto è «astrologo», ma era usato anche per designare una persona stravagante, strampalata .
Per Domenico Pittelli, noto cultore delle cose catanzaresi, il termine «strolacu» indicava una persona un po’ strana, per il modo di pensare, di agire alquanto diverso da quello comune, ma dotata di vivacità e di una certa intelligenza .
Nessun cenno a tale termine fa, nel suo dizionario del dialetto calabro pubblicato a Firenze nel 1886, lo studioso di Marcellinara Francesco Scerbo .
Il filologo Gerhard Rohlfs, grande amico della Calabria, nel dizionario dei soprannomi per «strolacu» intende una persona stravagante .
E, il tipo stravagante che ispirò Cotronei nel dare il titolo al settimanale da lui diretto, fu Antonio Scalise, è questo il nome che risulta all’anagrafe anche se nei documenti firmava come Antonio Scalese, un giovane «strolacu», nato il 13 dicembre del 1846 a Pianopoli e cresciuto a Marcellinara. Ma di Scalise, o Scalese, parleremo successivamente…

Silvestro Bressi

 

Nella foto : Silvestro Bressi, con l’antropologo Vito Teti e l’ex Prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci.  In precedenza, un’edizione  de ” U strolacu”

2 Comments

  1. Anna Zampina scrive:

    Bella questa ricostruzione di allora, solo che ora alcuni giornali nulla hanno né di satirico-culturale, ma solo pseudo satira-volgare e di bassissimo profilo!

  2. Mariagabriella Scalise scrive:

    Ho trovato queste informazioni molto interessanti al punto che farò una approfondita ricerca su questi giornali locali. Sono molto interessata e farò del tutto per trovarne una copia anche perchè si da il caso che io sia nipote del Prof.Tommaso Scalise e figlia di Armando, suo figlio ed insieme ai miei cugini stiamo ricostruendo la storia nostra e di questa grande famiglia, ringraziando in particolar modo Franco Mancuso che oltre ad aver curato la tomba dei nostri nonni ci fornisce questo interessantissimo materiale storico di un paese altrettanto affascinante. Grazie

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