Monteverdi (Libera), “Vale la pena resistere…”

 

Una manifestazione, o un presidio, contro l’escalation della  criminalità nel capoluogo di regione. Ad organizzarla/o, Libera Catanzaro. Si terrà venerdì 24 aprile, alle 18.00, in piazza Prefettura. Un richiamo forte per  difendere la propria città ed il diritto di vivere secondo i principi della legalità, rafforzando la coscienza civile collettiva.

Nostra intervista a Donatella Monteverdi, coordinatrice Libera Catanzaro.

 

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Vietato girarsi dall’altra parte. L’indifferenza non è consentita in una città aggredita pesantemente dalla criminalità organizzata. Libera scende in campo con una manifestazione per la tutela della legalità. Con quali aspettative?

 

Libera e tante altre associazioni, cittadini e istituzioni. Come ripete sempre Don Luigi il Noi deve prevalere sull’io, le consapevolezze o sono collettive o non hanno alcun senso, abbiamo avuto soltanto il ruolo di “facilitatore”. Libera è un’associazione di associazioni, abbiamo imparato negli anni che le diversità sono una risorsa e non un ostacolo quando ci si misura con i concreti timori e tremori di una comunità. Mi chiede delle aspettative: nessuna . Non c’è stato neanche il tempo di pensare a quello che verrà. Le cose si fanno perché si sente di doverle fare, non ci sono aspettative, soltanto una speranza: quella che il cuore della nostra città ricominci a battere all’unisono e con il giusto ritmo.

Il nostro -il 24 aprile – sarà un presidio all’insegna della responsabilità, noi non siamo i tutori della legalità, siamo cittadini che credono profondamente che ciascuno debba fare la propria parte, che per essere esigenti nei riguardi di chi gestisce la cosa pubblica, bisogna essere presenti.

 

Intanto continuano le adesioni…

Sì, tante, ma soprattutto immediate e piene di spirito di compartecipazione; dalla diocesi, sempre a noi vicina, alle organizzazioni rappresentative del mondo lavoro, alle associazioni ambientali e culturali, mi pare un buon punto di partenza, il mio augurio e che crescano sempre di più nei prossimi giorni. Troppo spesso ci siamo fermati di fronte alla difficoltà di superare le nostre differenze e diffidenze, questa volta mi pare che un piccolo passo sia stato fatto.

 

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Una manifestazione organizzata in pochissimo tempo.

Manifestazione è una parola grossa, pesante, parliamo di presidio di responsabilità, di un incontro tra concittadini che vogliono sentirsi reciprocamente vicini in un momento di difficoltà. Quando si è inquieti la solitudine diventa opprimente, vivere insieme i momenti difficili aiuta, sentirsi parte di una comunità dev’essere il primo passo per affrontare con serietà e concretezza ogni problema, anche quello pressante ed opprimente della criminalità organizzata. Qualche tempo fa in una intercettazione telefonica tra boss, uno degli interlocutori affermò – le do naturalmente la traduzione in italiano al netto anche delle oscenità- ” se la gente ci si rivolta contro siamo finiti”. Ecco, penso che dobbiamo ripartire da queste parole, sono sicura, io che normalmente vivo di molti dubbi e di pochissime certezze, che il primo argine sia il rifiuto di ogni espressione di illegalità, soltanto così potremmo aiutare a rendere efficiente da parte degli organi dello Stato il controllo e la tutela del territorio, necessari ma, ripeto, non sufficienti per vincere sulle logiche mafiose.

 

Una città, Catanzaro, fino a poco tempo fa considerata, probabilmente sbagliando,  “isola felice”, rispetto all’ingerenza criminale. Una città che accusa anche forti deficit identitari. Come ricostruire il rapporto tra periferie ( anche immediate, dove gli episodi criminosi sono in atto da tempo) e centro? In sostanza, la lotta alla criminalità presuppone anche un cambiamento culturale?

 

La lotta alla criminalità è alla sua radice una sfida sociale, una sfida al disagio economico e al degrado etico, non si può immaginare di sconfiggere il fenomeno mafioso senza affrontare la solitudine e il degrado delle periferie. Noi da qualche tempo, ad esempio, con l’Agesci abbiamo aperto un piccolo doposcuola in viale Isonzo. Una piccola cosa, certo, come tante altre intraprese da molte realtà associative della nostra città. La ” gemmazione” può essere una strada, piccoli progetti che si moltiplicano, abbiamo imparato in questi anni che di progettazioni faraoniche in Calabria si muore. Bisogna portare in quelle strade il mondo ed al contempo non abbassare mai la guardia, non avere atteggiamenti ipocritamente indulgenti, i nostri bambini sanno che le regole vanno rispettate. Vorremo fare di più e talune volte dobbiamo fermarci di fronte alle difficoltà, le faccio un esempio: pensavamo di poter dare una mano ad una cooperativa per attivare una piccola impresa all’insegna degli “ecopunti”, una cosa – sulla carta – semplice, i ragazzi avrebbero portato i prodotti dei loro orti ed in cambio avrebbero ricevuto al posto del denaro materiale riciclabile, ebbene non abbiamo potuto aiutarli perché i punti di raccolta per buona parte dei materiali è tanto lontana da non permettere alcuna potenzialità seppur minima di ricavo. Se riuscissimo a rendere più concreto il sostegno alle iniziative imprenditoriali piccole e grandi,  ai tanti che si adoperano nel sociale, fornendo loro il supporto necessario sarebbe un buon passo. Metodo, responsabilità  e compassione sono gli anticorpi contro l’aggressione della mafia. Se riuscissimo a “guardarla” -questa nostra città – con maggiore amore e non come una costante fonte di problemi scopriremmo le sue risorse profonde, se facessimo ciò , il suo cuore – il centro storico – ricomincerebbe a battere. Dobbiamo riacquistare il piacere di stare insieme, uscire, passeggiare per le nostre strade, guardarci intorno e dirci che ne vale la pena di resistere. Insieme.

 

Alfonso Scalzo

 

Il Chi è di Libera

Nata nel 1995, come sprone alla società civile perla legalità e la lotta alle mafie, è attualmente un coordinamento di oltre 1.500, tra associazioni e gruppi di lavoro. Guidata da una figura carismatica, don Luigi Ciotti, che ne è il fondatore, si muove a tutto campo: dalle attività antiusura allo sviluppo, dall’uso sociale dei beni sequestrati ai mafiosi, all’educazione ai valori della Democrazia nelle scuole. Ha avuto, nel corso degli anni, riconoscimenti significativi per la sua attività da tutto il mondo.

 

 

 

 

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