Catanzaro:Giuseppe Petitto, sarebbe stato l’erede di Vittorio De Seta

Quando un artista viene a mancare in circostanze tragiche, come è accaduto al regista Giuseppe Petitto, nostro concittadino, morto a soli 46 anni in un incidente stradale all’alba del 2 settembre scorso, nei pressi di Pietragrande, sulla 106 Jonica, una persona diventa solo un numero, quello dell’ennesima vittima della strada.

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Se c’è una cosa che interessa ricordare in questo momento, è il lato artistico e professionale di Giuseppe Petitto. Aveva diretto il primo dei suoi cortometraggi a soli vent’anni, ma lo ricorderemo soprattutto come un eccellente documentarista, con grandi capacità di racconto e ottima perizia tecnica. Si è occupato un po’ di tutto, a 360 gradi, spaziando dai grandi personaggi del cinema (Federico Fellini, Leopoldo Trieste), per passare poi anche alla politica con “L’ultimo socialista”, dedicato a Giacomo Mancini, il senior, il capostipite.

Ma il campo dove è emerso di più lo spessore registico di Petitto è stato quello dei temi sociali. Non a caso, sotto questo aspetto, fu elogiato da autentiche leggende del cinema come Arthur Penn e soprattutto Martin Scorsese.

E Scorsese fu anche grande fan del più noto, fra i registi calabresi, anche se d’adozione, Vittorio De Seta. E la vita di Petitto, stroncata improvvisamente, ci impedirà di assistere alla crescita di un autore che si avviava a diventare il nuovo Vittorio De Seta. In questo senso, il documentarista Petitto aveva la sensibilità, la partecipazione emotiva, “l’occhio” di chi pur filmando la realtà ne rende partecipi gli spettatori, ma ne viene coinvolto egli stesso. E, per restare in tema calabrese, il documentario “Tredici”, dedicato alle vittime della tragedia del Camping “Le Giare” nel 2000 è un esempio encomiabile. Petitto riusciva a coinvolgere la propria personalità nel racconto che narrava con le immagini e le parole, anche quando queste ultime non erano le sue: una dote piuttosto rara per chi sta dietro la macchina da presa, e per certi versi – come nel suo caso – quasi irripetibile.

Giuseppe Petitto aveva messo bene a frutto gli anni passati a Roma e i grandi riconoscimenti internazionali.  Aveva realizzato anche un lungometraggio, al quale stava ancora lavorando: “Lucy in the sky”. E probabilmente anche in quel caso avrebbe aperto il suo sguardo partecipe, lo stesso che ebbe un Vittorio De Seta in “Diario di un maestro” o “Lettere dal Sahara”.

Con Giuseppe Petitto, scompare un artista che aveva ancora moltissimo da raccontare, ma anche l’artefice di un cinema davvero legato alla realtà. Ma soprattutto, pur rimanendo le opere, va via una forte speranza del cinema calabrese.

Aurelio Fulciniti

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