Catanzaro capoluogo di regione: De Virgilio, un ruolo menomato dalla mancanza di progettualità

 

Catanzaro ed il suo ruolo di capoluogo regionale. Uno status che sembra essere messo in discussione, ancora oggi, da significativi ridimensionamenti delle funzioni. La storia delle rivendicazioni per il capoluogo di regione,del resto, ha datazione antecedente al 1970, quando scoppiò la nota rivolta di Reggio Calabria. Un precedente, importante e sconosciuto a molti,va ricercato nella protesta svoltasi 20 anni prima e documentata dal  giornalista Alessandro De Virgilio, nel suo libro “Le quattro giornate di Catanzaro. 25-28 gennaio 1950, la citta’ in rivolta per il capoluogo” , edito da Rubbettino. Allora, però una cittadinanza unita, sotto  la guida di una classe dirigente autorevole, provò a far valere le proprie ragioni. Oggi, sarebbe ancora possibile?

 

L’intervista.

Alessandro De Virgilio 01

Partiamo da una data: 25 gennaio 1950. Iniziano quattro giornate di lotta, a Catanzaro. Migliaia di persone, nelle piazze, nelle strutture culturali, unite da uno stesso obiettivo: il riconoscimento dello status di capoluogo di regione. Al di là di quelle che furono le risultanze, le quattro giornate rappresentano comunque un momento storico di forte coesione sociale, tra politici, intellettuali e cittadini. Un’ unità d’intenti, per certi versi riscontrata successivamente solo allo stadio, alle partite di calcio…

“Quell’episodio e’ stato dimenticato, soppiantato dagli eventi del Settanta. Gli stessi catanzaresi hanno perso la memoria della loro storia e del ruolo che la loro citta’, ben prima dell’istituzione della Regione, ha svolto come punto di riferimento per i calabresi . Paradossalmente, il decadimento della citta’ e’ iniziato proprio a partire dalla legittimazione ufficiale del suo ruolo di capitale della Calabria, risultato menomato dalla mancanza di un progetto che riempisse di contenuti un articolo dello statuto regionale”.

Le Quattro Giornate... 02

Catanzaro senza una propria “ identità” , citando Quirino Ledda, con un profondo scollamento tra centro e periferie. Perchè?

“Intanto un pensiero commosso a Quirino. Lui, che calabrese non era, ha amato Catanzaro piu’ di tanti catanzaresi. Lo scollamento fra centro e periferie e’ un fattore ancora decisivo, purtroppo destinato ad aggravarsi con la costruzione del polo direzionale e universitario a Germaneto, cioe’ fuori dall’asse centro-S. Maria-Lido. Catanzaro non e’ una realta’ urbana, bensì una galassia di nuclei abitativi realizzati intorno al centro in modo irrazionale, senza quei servizi che avrebbero dovuto colmare le distanze. Il risultato e’ stato lo spostamento a valle di decine di migliaia di cittadini, destinati ad occupare quartieri-dormitorio privi di funzione sociale. La questione urbanistica e’ stata decisiva. La citta’ e’ cresciuta solo in ragione di interessi fondiari e speculativi che hanno penalizzato la grande ricchezza rappresentata dal mare, spingendo la crescita edilizia verso la Sila. Catanzaro non ha saputo dialogare con i comuni confinanti. Il centro storico e’ stato in buona parte demolito per fare spazio a palazzoni o edifici pubblici avulsi dal l’assetto architettonico, modesto ma armonioso, della vecchia Catanzaro. Il palazzo Serravalle, con la caratteristica strettoia, e’ il simbolo delle violenze subite dalla citta’, abbruttita da obbrobri come il palazzo delle Poste, la galleria Mancuso, i palazzi della Banca d’Italia, del Banco di Napoli o della stessa Provincia. Costruzioni che in un altro contesto sarebbero stati apprezzabili ma che nel cuore della citta’ vecchia rappresentano uno scempio e basta”.

Largo serravalle


E’ mancato, forse, quel necessario legame tra classe politica e mondo della cultura ? Ma perché, tornando ai contenuti del l libro, 65 anni fa, laddove anche i mezzi di comunicazione di massa disponibili offrivano potenzialità sicuramente diverse da quelle attuali, si riuscì comunque a coinvolgere la città unitariamente, sia pure intorno ad una rivendicazione? Oggi una simile condivisione d’intenti sembrerebbe impossibile, o quasi…

“Catanzaro oggi e’ priva di rappresentanti istituzionali autorevoli, a tutti i livelli. Un tempo in consiglio comunale sedeva il meglio della societa’ catanzarese; oggi vi entrano personaggi in qualche caso improbabili e improponibili. I parlamentari catanzaresi – faccio solo un esempio – sono appena due, a riprova del crollo di ruolo anche politico della citta’. I ceti professionali sono alla ricerca di incarichi e consulenze, non partecipano alla vita sociale e, perseguendo solo interessi individuali, vivono al traino della politica. Quanto alla cultura, e’ stata da tempo soppiantata dagli affari. Allora Catanzaro era una citta’ caratterizzata da una certa, sebbene limitata, vivacita’ economica e commerciale, pur uscendo profondamente ferita dalla guerra”

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Le continue ‘ spoliazioni’, lamentate spesso da associazioni e comitati rispetto al ventilato trasferimento di importanti uffici da Catanzaro verso altre città, la ‘difesa’ del ruolo di capoluogo regionale e la stessa partita che si gioca su un settore fondamentale come la Sanità, potranno costituire nuovi elementi di coesione sociale nella Catanzaro di oggi?

“Sarebbe auspicabile. Il processo di impoverimento e progressiva sottrazione delle funzioni del capoluogo e’ frutto di quel decadimento di cui parlavo prima. La “rivolta” del 1950 fu partecipata e vivace, anche perche’ sollecitata da una classe dirigente autorevole, fatta di giuristi e professionisti stimati, ma non raggiunse mai livelli insurrezionali. Ci furono incidenti, ma furono provocati dalla Celere, allora molto energica, piu’ che dai manifestanti. Bisognerebbe tornare a quello spirito, non di ribellione ma di rivendicazione; mobilitare i catanzaresi chiamandoli all’impegno civile, ma mancano figure autorevoli in grado di esercitare sulla popolazione il carisma necessario”.

Alfonso Scalzo

 

Il “Chi è “ di Alessandro De Virgilio

Alessandro De Virgilio è nato a Catanzaro. Giornalista professionista, è stato redattore de “Il Giornale di Calabria” e del quotidiano economico-finanziario romano “Ore 12-Il Globo” oltre che corrispondente dalla Calabria dell’agenzia di stampa Asca. Ha collaborato con periodici locali e nazionali, tra cui il settimanale “Agrisole” de “Il Sole 24 Ore”. E’ responsabile della redazione dell’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) della Calabria.

 

Foto:Largo Serravalle, dopo la demolizione. Edizione straordinaria de “Il Grido Della Calabria” (1950); 

3 Comments

  1. marino scrive:

    Vivo a Roma da 47 anni, ma da Catanzarese, ho vissuto i giorni della rivolta per il Capoluogo con i moti di Reggio e di Catanzaro.
    Allora, tutti noi giovani, speravamo di divenire a breve una Città nuova, non più un paesotto arroccato sui tre colli ma una grande Città con quartieri moderni a valle fino a congiungerci con la Marina come si chiamava .
    Avevamo tante sale cinematografiche, ricordo ad es: il Comunale, il Politeama, l’Odeon, il Masciari, il Kursal, uno a Via XX settembre, l’Orso e una altro a Marina, uno a Santa Maria e uno a Pontegrande.
    La popolazione era in continua crescita.
    Dopo un decennio avevamo superato quota 100000 toccando i 104.000 abitanti all’apice.
    Non abbiamo saputo sfruttare, allora e negli anni a seguire, il ruolo di Capoluogo di Regione.
    Ci abbiamo messo oltre 40 anni per costruire il Palazzo della Regione, forse per non far torto ai proprietari di immobili che i sono arricchiti affittandoli alla Regione a prezzi stratosferici.
    Ne è derivato un Capoluogo spezzettato nei suoi uffici mal collegati e ubicati nei posti più impensabili e questo ha fatto crescere il risentimento degli altri Calabresi nei confronti di Catanzaro, vista come caotica, piena di traffico senza parcheggi e collegata male.
    Invece di provvedere a recuperare in fretta il gap con le altre Città Calabresi e d’Italia, abbiamo perso altro tempo, decenni.
    45 anni per iniziare i lavori del porto ( che poi è solo un porticciolo) oggi bloccato,
    mezzo secolo per la viabilità, nuova 106 e 280, ancora incompiuta,
    ristrutturazione dello Stadio che è una vergogna sia per posizione che per struttura, quando se ne poteva costruire uno moderno in un posto all’interno del Comune più facile da raggiungere e con ampi parcheggi.
    Nel frattempo la grande Catanzaro della serie A di quegli anni è scivola inesorabilmente verso la seri D. La nuova Catanzaro è una serie di agglomerati a macchia di leopardo, disordinata, con quartieri che si sentono come siti autonomi e percepiti come tali dagli altri.
    Si continua a identificare Catanzaro come se fosse solo il centro storico e come se Marina, Germaneto, Santa Maria ecc fossero Comuni a se.
    Noi 50 anni fa sognavamo una nuova Città moderna a valle e oggi ci si lamenta se il nuovo Ospedale doveva sorgere a Germaneto ( visto che i finanziamenti sono stati dirottati altrove), se la nuova Stazione ( per modo di dire) è li, se Marina ha più movimento del centro storico.
    Così facendo facciamo il gioco della concorrenza.
    Uno di Maida dice di essere di Lamezia eppure Maida è un Comune a se.
    Uno di Marina o di Santa Maria che fanno parte integrante di Catanzaro, difficilmente lo dice, quasi se ne vergogna.
    Si parlava di scale mobili, di metropolitana, di nuove strade, di Impianto per la Cremazione, di nuovo lungomare. Tutte opere che non sono mai iniziate o, se iniziate, prontamente interrotte.
    Il parco commerciale Romani, quasi ultimato e mai aperto e ormai alla rovina più completa, dopo anni di abbandono.
    Ma è mai possibile che non si riesce a fare niente di buono per questa Città ?
    E’ chiaro che così facendo, si invoglia il Governo Centrale e Regionale alla spoliazione, con un Capoluogo a metà, uffici spostati a Reggio, altri a Cosenza, altri a Lamezia ecc.
    Non abbiamo saputo nemmeno farci valere nella scelta del nome dell’aeroporto che è solo Lamezia.
    In tutte le altre Città di Italia e specie nei Capoluoghi, l’aeroporto prende il nome del Capoluogo. Catanzaro è invece una anomalia.
    Avremmo fatto bene allora a costruirlo nella valle di Germaneto o di Simeri.
    Scusate lo sfogo.
    Speriamo che le cose cambino, prima o poi.
    Forza Catanzaro sempre
    Dott. Marino Roma

    • admin scrive:

      Nulla di cui scusarsi, dott.Marino.Apprezziamo anzi, come sempre del resto, la sua costanza nel seguire CatanzaroPolitica ed i suoi commmenti,che aggiungono elementi di riflessione importanti agli argomenti proposti di volta in volta dalla nostra testata.Un cordiale saluto, Alfonso Scalzo.

  2. Il commento del dott. Marino, che non ho il piacere di conoscere, e’ puntuale e ben argomentato. Non ho nulla da aggiungere se non un’annotazione in merito all’aeroporto, al quale dedico un capitolo del mio libro. Nell’immediato Dopoguerra e negli anni Sessanta, si ipotizzo’ la costruzione di una scalo aereo nel Comune di Catanzaro. L’area individuata era localita’ Barone, fra Santa Maria e Lido, quella, per capirci, occupata ora dal centro commerciale “Le Fontane”. La zona fu visitata da inviati del ministero dei trasporti che la giudicarono idonea. Alla fine si opto’ per la piana di S.Eufemia, piu’ estesa e pertanto piu’ adatta. Lo scalo avrebbe dovuto asumere la denominazione di “aeroporto di Catanzaro-Lamezia”, in linea con la tendenza generale di denominare gli aeroporti con i nomi dei capoluoghi ai fini di una piu’ efficace identificazione con il territorio. E’ quanto successo con Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Cagliari-Elmas….

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