Banche: in Calabria costo del credito per le imprese doppio rispetto alla media nazionale

 

Un sistema bancario che si allontana sempre di piu’ dalle esigenze del territorio e che non “ tiene in considerazione come dovrebbe le esigenze ed i desiderata delle Famiglie, degli Artigiani e dei Piccoli Imprenditori”.
E’ quanto asseriscono Confartigianato e Centro Studi Pitagora ribadendo che “ il sistema creditizio non aiuta più il nostro sistema produttivo, non finanzia più idee e progetti dei nostri giovani e dei nostri imprenditori a meno che le garanzie rilasciate da questi ultimi non azzerino il rischio per le banche che, pertanto e per definizione, non scommettono più sul tessuto produttivo che per anni le ha rese ricche e grasse”.

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“Questo trend, tanto per confermare la tendenza della Calabria a stazionare agli ultimi posti di ogni qualsivoglia classifica, è catastrofico in Calabria. Come era già stato rilevato da una indagine pubblicata ad Agosto 2015 dal Centro Studi Pitagora, si continua a registrare un calo netto del credito erogato nei nostri territori (al meridione solo il 16,5% contro l’83,5% del centro-nord). L’analisi del costo del credito a livello provinciale mostra i livelli più elevati nel Mezzogiorno”, afferma Salvatore Lucà, direttore del Centro Studi Pitagora, “di seguito qualche esempio: Enna (9,50%), Reggio Calabria (9,20%), Cosenza (9,03%), Crotone (9,00), Agrigento (8,89%), Messina (8,87%) Vibo Valentia (8,83%) e Catanzaro (8,30%). All’opposto i tassi più bassi ed inferiori al 5% si registrano a Biella (3,24%), Alessandria (4,32%), Cuneo (4,32%), Bolzano (4,49%), Torino (4,60%), Pordenone (4,60%), Milano (4,60%), Novara (4,63%), Vercelli (4,83%), Reggio Emilia (4,83%), Roma(4,91%), Mantova (4,91%) e Treviso(4,97%). In base a questi valori l’indicazione chiara e netta è quella che il costo del credito per un’impresa di una provincia calabrese è quasi doppio di quello medio nazionale (5,53%) e triplo rispetto al tasso minimo rilevato a Biella (3,24%)”.

 

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“Alla tragica situazione del basso livello di erogazione di credito, soprattutto per imprese e professionisti, si aggiungono ora anche tutte le incertezze per i risparmiatori dovute al caso Banca Etruria, Banca Marche, Cari Ferrara e Cari Chieti”, continua Lucà, ” la disinvoltura da parte delle banche italiane nel vendere ai propri clienti retail, prodotti finanziari il cui rischio dovrebbe vederli destinati ad un tipo di clientela più addentro alle logiche della finanza, è disarmante. Ma è ancora più disarmante come anche questa volta il sistema bancario si sia autotutelato, coadiuvato da una politica sempre generosa, a discapito dei soliti risparmiatori ,sarebbe meglio dire “degli ultimi”.

“E chi doveva tutelare ed evitare questa situazioni a dir poco spiacevoli? I vertici della Consob, della Banca di Italia, dell’Abi? Tutti al loro posto! Quasi come se vittima di questa sciagura fossero stati anche loro”.

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“Le vicende nazionali di queste ultime settimane, ove ce ne fosse ancora bisogno, confermano chiaramente che le prese di posizione degli ultimi anni nei confronti di un settore avulso e assente, dedicato a fare altro, non sono e non erano infondate”, conclude lo stesso Lucà, “ alla luce di questa situazione gravissima, anche a seguito di una serie di indagini effettuate nelle basi associative di Confartigianato Crotone e Catanzaro e non solo, si è manifestata quasi all’unanimità l’esigenza seria e concreta di tenere insieme famiglie, artigiani e piccoli imprenditori in un confronto continuo con un mondo che non può fare più e solo quello che gli aggrada. Insieme, rappresentanze sindacali e operatori singoli, devono d’ora in avanti fare le pulci a questo sistema i cui operatori, dagli Amministratori ai Dirigenti, non meritano quella fiducia che negli anni con molta leggerezza gli è stata concessa.”

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