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Tavolo Economia – Guccione: primo, il credito

 

 

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“Dobbiamo fare presto se non vogliamo perdere l’appuntamento con la ripresa che, seppur timidamente, sembra cominciare a fare capolino nel buio totale della crisi che abbiamo vissuto fino ad oggi. Il credito ha conosciuto e conosce in Calabria una forte contrazione, soprattutto per quanto riguarda il settore edile che presenta, rispetto al resto del Paese, un tasso di due punti percentuali in meno nell’erogazione del credito alle imprese. Rispetto a questo dato, vogliamo partire attivando politiche di garanzia che servano a rilanciare le imprese e il lavoro. Utilizzeremo Fincalabra (con la nuova Programmazione europea lo stiamo già facendo), per erogare credito a tasso zero e mettere in campo strumenti di ingegneria finanziaria per favorire innovazione e nuova occupazione”.

 

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Lo ha detto l’assessore regionale al Lavoro, Carlo Guccione, introducendo questa mattina i lavori del cosiddetto “Tavolo dell’Economia” convocato presso un noto albergo di Feroleto Antico, a cui hanno partecipato i principali attori dell’economia e del sistema creditizio calabrese.

“La partita del credito è fondamentale per ricostruire un tessuto economico ed imprenditoriale che abbia la garanzia di una erogazione del credito in Calabria che abbia gli stessi tassi di quelli che vengono praticati nel resto del Paese e di servizi bancari che sostengano l’impresa che vuole innovare e svilupparsi”, ha aggiunto Guccione, “ Per quanto riguarda gli strumenti di ingegneria finanziaria vorrei segnalare, solo per fare un esempio, l’ultimo che abbiamo attivato che è il Fondo Unico per l’occupazione e la crescita, e che prevede l’erogazione di 57 milioni di euro a tasso zero. La prima rata si paga dopo dodici mesi senza intermediazione bancaria. Eroghiamo il credito anche ai non bancabili”.

 

Calabria-Bordino: per la crescita, nuovi meccanismi di credito, ma anche vera cultura d’impresa e programmazione

 

(NOSTRA INTERVISTA) –

Esperti di settore, amministratori locali e imprenditori hanno provato a fare il punto sulle opportunità per le piccole e medie imprese, in relazione allo sviluppo del territorio. E’ accaduto  recentemente a Sellia Marina. Convitato di pietra , il credito, elemento fondamentale per la crescita del sistema impresa, anche in Calabria. Sulla delicata questione, proprio nei giorni scorsi, la Regione ha  organizzato un Tavolo dell’Economia, chiedendo a gran voce condizioni più favorevoli di accesso al credito per il comparto produttivo calabrese. Tutto ciò mentre l’Istat,nel suo ultimo rapporto prevede nel 2015  un aumento del Prodotto interno lordo nazionale intorno allo 0,7% e una crescita dell’1,2% nel 2016 e dell’1,3% l’anno successivo. 

Abbiamo chiesto a Vito Bordino, amministratore B.F. Servizi s.r.l  – che ha promosso l’incontro svoltosi nell’area jonica della Provincia di Catanzaro –  il “che fare” per uscire dalla situazione di stallo.

 

VITO BORDINO

 

L’accesso al credito sembra essere ancora uno dei problemi principali per le imprese in Calabria. Nei giorni scorsi, nel corso di una Tavolo tecnico convocato a livello regionale ,l’assessore al Lavoro Carlo Guccione, ha ribadito la necessità di un sistema creditizio che tratti allo stesso modo le diverse aree del Paese. Quanto è ampia oggi, a questo livello, la forbice  tra nord e sud ?

E’ apprezzabile quanto recentemente affermato dall’ assessore regionale al Lavoro, Carlo Guccione e anche la strategia che si intende mettere in atto per avviare finalmente anche in Calabria un sistema creditizio alla pari del resto del Paese. Siamo purtroppo tutti consapevoli che il sistema del credito con le sue lacune ha costituito finora un evidente deterrente alla crescita economica della Regione. Le imprese, soprattutto piccole e medie, che costituiscono l’ossatura produttiva, hanno avuto ed hanno difficoltà enormi sia per le lungaggini burocratiche che per le tortuosità delle procedure  oltre ad avere a che fare con tassi bancari eccessivi. E allora è auspicabile che le azioni e la strategia che la Regione intende portare avanti rivestono concretezza e finalmente possano crearsi condizioni per una ripresa economica.

L’insoddisfazione e le lamentele da parte degli imprenditori sono state espresse da tempo. C’è anche chi ha denunciato tassi a livello di usura applicati da alcuni istituti di credito….

Gli imprenditori hanno ben ragione a lamentarsi sia per i tassi praticati dalle banche che per le difficoltà dell’accesso al credito, ma c’è anche un’altra verità che non si può sottacere e che inerisce la “cultura d’impresa”  che stenta a mettersi adeguatamente in linea coi cambiamenti sociali, con l’innovazione, con la lungimiranza, con la modernità. Un insieme di cose quindi che costituiscono finora un preoccupante rallentamento del consolidamento e della crescita di tante aziende e a volte anche il default, assieme alla troppo lenta crescita dell’economia globale su tutto il territorio regionale.

 

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Qualche timido segnale di ripresa è stato registrato dagli istituti statistici: oscillazioni minime, soprattutto a livello di Prodotto Interno Lordo. Ma, così potranno beneficiarne solo le imprese  in alcune aree del territorio nazionale…

I segnali ci sono per pensare con ottimismo alla crescita, ma ancora minimali e dovremo attendere per verificare se le misure mese un atto dal Governo Nazionale potranno produrre effetti positivi anche in termini di accorciamento della forbice tra le varie aree del Paese. Pur non nascondendoci un’altra verità e cioè che finora è mancata, oltre a una moderna cultura d’impresa, anche l’incapacità di programmazione e di progettualità e di spesa per le ingenti risorse finanziarie che comunque sono arrivate in Calabria ma che non hanno prodotto nè sviluppo economico nè occupazione, il che denota che qualcosa che non andava c’era e a cui bisogna apportare i giusti correttivi.

Difficoltà ancora maggiori per piccole e medie imprese, in Regioni come la Calabria, ma non solo, l’ossatura del sistema produttivo. Che fare?  

Le piccole e medie imprese in Regioni come la Calabria costituiscono da tempi remoti l’ossatura del sistema produttivo ed economico. Eppure poca attenzione è stata data nel tempo a questa realtà. Le emarginazioni delle nostre imprese nei confronti del resto del Paese sono state suffragate da politiche di sviluppo per lo più inesistenti o inadeguate. E’ ora di cambiare radicalmente rotta e avere la capacità da parte di tutti gli “attori” di valorizzare appieno le occasioni che pian piano ci saranno, con intelligenza, lungimiranza, capacità programmatoria e progettuale e sfuggendo le tentazioni delle logiche clientelari o gli interventi “a pioggia” che nel passato hanno prodotto ben poco. Oggi sia con azioni di garanzia istituzionali, che con revisione delle logiche bancarie, con innesto di risorse provenienti da canali diversi e svolgendo soprattutto  ognuno il proprio dovere fino in fondo e ognuno per le proprie funzioni si potrà guardare con ottimismo al futuro del tessuto socio-economico della Calabria, purchè però alle parole seguano finalmente i fatti. A tal proposito e in questa ottica già la B.F. Servizi srl ha promosso iniziative di informazione e conoscenza sulle diverse opportunità di finanziamento alle piccole e medie imprese con incontri-dibattito svolte a Zagarise e Sellia Marina. A breve organizzeremo altre analoghe iniziative in altre realtà territoriali e a Cropani un pubblico incontro finalizzato a far conoscere oltre che le risorse e i meccanismi finanziari messe in campo dalla Regione anche quelle programmate dal Ministero dello Sviluppo Economico e attivate attraverso Invitalia.

a.s.

 

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http://catanzaropolitica.it/?s=primo+il+credito

 

Salerno: Il Primo Maggio? – Rischia
di trasformarsi in una presa
per i fondelli..,

“La Calabria con il 22,2%, nel 2013, ha fatto registrare il tasso di disoccupazione  più alto d’Italia e quella giovanile è al 56,1%, il 16% in più della media nazionale, il 33,3% superiore alla media europea.
Dati straordinariamente preoccupanti e che vanno letti in uno con quelli relativi ai percettori di ammortizzatori sociali in deroga, nel 2013 ne sono stati finanziati in Italia per 2,5 miliardi di euro e servono ancora risorse per coprire interamente l’annualità”.
Ad affermarlo, l’assessore regionale al lavoro, Nazareno Salerno, che ricorda: “ è evidente come dietro ai numeri, che sono gravi ma possono apparire anche freddi, ci siano storie personali, angosce familiari, disperazioni alla ricerca di risposte definitive e rassicuranti.
In questi lunghi e difficili mesi nei quali ho ricoperto il ruolo di assessore regionale al lavoro ho ascoltato le richieste di chi un lavoro non ce l’ha e di chi ce lo aveva ed a causa della crisi economica lo ha improvvisamente perso; ho sentito le voci legittimamente rabbiose di chi non riesce a far fronte alle necessità quotidiane, di chi davanti ai figli vive questa condizione di precarietà come una lesione della propria dignità di madre o di padre.
Ho avuto la triste possibilità di verificare come una situazione del genere spinga tanti a mettere tutti i politici, chi ha responsabilità e chi no, in un unico calderone; mi sono reso conto di quanto sia difficile, se non impossibile di fronte alla disperazione ed all’angoscia lavorativa, spiegare le scelte, le decisioni, i provvedimenti, la vicinanza nei confronti dei lavoratori, dei disoccupati, di chi è alla ricerca di un lavoro che dia senso alla propria esistenza e gli consenta di rimanere in Calabria”.
Salerno sottolinea : “ abbiamo fatto sforzi straordinari per reggere l’onda d’urto della crisi, cito solo alcune delle iniziative intraprese: dal recupero di ingenti risorse da destinare ai percettori di ammortizzatori sociali in deroga allo strumento del credito sociale, dalla scelta di elaborare strumenti di sostegno che consentano il mantenimento dei livelli occupazionali all’impegno sulle decine di vertenze aziendali aperte in Calabria”.
Ma ci sono, secondo l’assessore al Lavoro, tre problemi: risorse che sono insufficienti; burocrazia, che rende complicatissimi percorsi che invece dovrebbero essere veloci e spediti ; questa regione è strutturalmente troppo debole e non è capace al suo interno di essere e sentirsi sistema..
“Per tutte queste ragioni penso che questo non sia un bel primo maggio, che questo giorno abbia una forza evocativa straordinaria ma allo stesso tempo” , conlcude Salerno, “– nelle condizioni date e di fronte alle tante e vuote celebrazioni retoriche, rischia di trasformarsi in una presa per i fondelli(…)”.

 

Catanzaro, centro storico: 4 mila euro per avvio nuova attività

 

Pubblicata la Manifestazione d’interesse per l’assegnazione dei contributi per nuove attività produttive nel centro storico.

La si può consultare all’indirizzo:  www.comunecatanzaro.it

“Sarà stanziato un fondo di 20 mila euro per l’erogazione di cinque linee contributive a fondo perduto, a copertura di specifiche spese d’investimento, per un importo massimo di euro 4 mila per ogni attività avente diritto”, comunica l’Amministrazione comunale, ” sono previsti, inoltre, altri benefit quali la consulenza fiscale e del lavoro a titolo gratuito per il primo anno, a cura di Cicas Italia e Confartigianato Imprese Catanzaro, e la possibilità di accedere, sotto forma di mutui chirografari, al microcredito d’impresa, con concessione di finanziamento per start-up, e al fondo approdo per giovani professionisti”.

 

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I contributi sono rivolti a persone che intendano avviare nuove attività di natura commerciale, artigianale e agroalimentare (inteso quest’ultimo come commercializzazione del prodotto finito). I soggetti destinatari sono nuove imprese, imprese già esistenti risultanti attive nel registro delle imprese che intendano aprire nuove unità locali o imprese risultanti inattive nel registro imprese che intendano iniziare l’attività.

Le manifestazioni d’interesse, redatte tramite l’apposito modello allegato al bando, dovranno pervenire entro le ore 12 del 29 aprile 2016 direttamente all’ufficio protocollo, sito in via Jannoni, da lunedì a venerdì dalle 9 alle 13, e lunedì e mercoledì dalle 15 alle 17, oppure mediante PEC all’indirizzo: ufficio.protocollo@certificata.comune.catanzaro.it.

Per ogni ulteriore informazione sul bando è possibile inviare una e-mail all’indirizzo: aldo.pellegrino@comune.catanzaro.it.

 

Lucà: piccole imprese e famiglie minacciate dallo strapotere del sistema bancario

 

 

Salvatore Lucà

 

Un quadro desolante per quanto riguarda il rapporto banca-impresa in Calabria e nell’intero Mezzogiorno.

Anticipando i risultati di un’indagine condotta su questo versante da Confartiginato, Salvatore Lucà, della stessa confederazione, evidenzia:  “un primo dato molto negativo è quello di un distacco netto tra banca e impresa, nella fattispecie imprese artigiane e commerciali piccole,  come se queste entità non dovessero più interloquire col sistema finanziario, lasciate veramente sole a se stesse. Una situazione per un certi versio indescrivibile, nei territori come i nostri, dove comunque, al di là dei formalismi, il rapporto tra il piccolo imprenditore e il suo istituto bancario di riferimento, negli anni scorsi è stato sempre abbastanza stretto e sinergico”.

 

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“Oggi assistiamo a un’indifferenza netta col risultato aberrante di vedere artigiani e piccoli imprenditori  soli con le  loro difficoltà, addirittura qualcuno è stato lasciato morire proprio perché non aveva le capacità finanziarie di far fronte ad impegni con la cosa pubblica e con il sistema creditizio che evidentemente pensa di vivere su un altro pianeta e di poter fare quello che più gli aggrada”, aggiunge Lucà, “ registriamo infatti attività bancarie anomale come quelle di alcuni istituti di credito (su loro richiesta) che aumentano gli affidamenti a quelle imprese restie a richiederli perchè  non ne hanno bisogno,  infatti non utilizzano poi il credito concesso”, mentre tantissime imprese e famiglie bisognose vengono di fatto abbandonate.

“Uno strapotere non più condivisibile e sopportabile. Evidentemente per giustificare gli aiuti che sono arrivati a iosa dalla BCE, questi  crediti   sono concessi probabilmente solo e esclusivamente  per giustificare le risorse  in arrivo dall’Europa  e impegnati di fatto senza alcun rischio concreto”, aggiunge Lucà, “occorre da subito una norma che impedisca tassativamente alle banche di chiudere linee creditizie dalla sera alla mattina, la situazione impone una vera moratoria e il sistema creditizio, che è divenuto il vero e solo  usufruitore delle manovre della BCE. Lo stesso dicasi per gli enti statali preposti agli incassi, situazioni incagliate da anni non possono essere risolte solo con una semplice rateizzazione senza tener conto delle reali potenzialità di rimborso.”

Il dirigente di Confartigianato lancia poi l’allarme su un sistema produttivo “ basato principalmente sull’artigianato e il mondo della piccola impresa” che potrebbe sparire “  per lasciare alle grandi aziende campo libero nel poter fare quello che vogliono”.

“Se  il sistema bancario, ribadiamo unico vero usufruitore  degli aiuti della BCE, non cambia modus operandi, basta con comportamenti unilaterali e non concordati,   non servirà nemmeno questa o quella misura regionale o nazionale a fondo perduto e quant’altro”, conclude lo stesso Lucà, “ l’attenzione va spostata da subito proprio sul sistema finanziario, la politica dovrebbe adottare delle misure serie e concrete per garantire la giusta attenzione proprio a quelle economie fragili come le nostre, in caso contrario si prospetta un vero default generale a favore di quel capitalismo  che guarda solo ed esclusivamente  agli  interessi non certo delle nostre imprese e famiglie ( Grecia docet)”.

 

 

Imprese artigiane: ‘sportello anticrisi’ a Catanzaro e Crotone

 

 

lavoro

Uno ‘Sportello Anticrisi’ attualmente esistente nella Provincia di Crotone e che verrà esteso anche a quella di Catanzaro. A promuoverlo, Confartigianato, sulla base  “della situazione di crisi disastrosa che, oltre ad evidenziare il  “non rapporto” tra imprese e sistema finanziario (con un costo del denaro inaccettabile), ha rilevato anche la grande solitudine in cui i nostri imprenditori si ritrovano ad operare, in un mercato globale che non concede tregue e distrazioni”.

“ Tanti operatori fanno ormai fatica non solo a difendere il posto di lavoro dei propri dipendenti ma, in taluni casi, anche la stessa permanenza sul mercato della propria azienda”, sostiene la stessa Confartigianato, “ Sicurezza, infrastrutture, servizi e grande depressione i temi più sentiti ed impattanti non solo sulle imprese ma anche sulle famiglie”.

“Nei prossimi mesi, inoltre, si analizzerà la possibilità di estendere l’accordo anche ad altre province  calabresi, e non solo”, dichiarano i due segretari delle strutture di Catanzaro  e Crotone , Raffaele Mostaccioli e Salvatore Lucà.

A tutte le aziende interessate, associate e non, Confartigianato CZ e KR proporranno un primo servizio gratuito di check up aziendale per  capire le concrete esigenze dell’impresa, per poi proporre e decidere congiuntamente con l’imprenditore una linea di interventi condivisa.

“Le convenzioni che verranno stipulate andranno altresì  nella direzione di favorire non solo le imprese  ma anche  le stesse Famiglie degli associati e di tutti i loro collaboratori”, sostengono Mostaccioli e Lucà,”oltre ad una serie di convenzioni aggiornate sui costi del credito bancario con gli istituti più rappresentativi presenti in Calabria, verranno offerti accordi che oltrepassano la sfera imprenditoriale e si focalizzano sulla Famiglia(…)”.

Catanzaro: Ledda, cartoline che testimoniano del degrado storico e culturale della città

 

 La pubblicazione di un volume ” Catanzaro su cartolina”,di Rino Rubino,recentemente presentato alla stampa, offre spunti di riflessione a Quirino ledda, ex vicepresidente del Consiglio Regionale e memoria storica della vita politico-culturale cittadina, sulle situazioni di degrado registratesi nel corso del tempo e su un capoluogo di regione spersonalizzato..

Il testo dell’intervento:

 

Scrivevo molti anni addietro una prefazione riferita ad un volume fotografico sul Comune di Africo rilevando che la fotografia si oppose alla litografia, la sua irresistibile seduzione in armonia con la ormai laicizzazione della cultura positiva; l’immagine finalmente realtà.

Credo che cosa analoga si possa affermare sulla pubblicazione di Rino Rubino con il volume “Catanzaro su cartolina”, che non è solo la condivisione con altri della passione del collezionismo, ma il confermare visivamente cosa era Catanzaro alla fine dell’Ottocento e agli inizi del Novecento.

 

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Il rivedere la sede del Credito Calabrese in un palazzo dell’epoca con la parte esterna all’entrata in legno, e vedere oggi la sede del Banco di Napoli, dà l’idea  che tipo di speculazione sia avvenuta nel nostro centro storico.

La collocazione nel passato del Monumento del Generale Garibaldino Stocco, allora in via Indipendenza,oggi denominata Piazza Matteotti, diventata un cantiere aperto che dura da molti anni per realizzare un progetto che modificherà profondamente l’unica piazza di cui Catanzaro dispone, sarà più armonica nel suo contesto urbanistico di allora?

La Catanzaro dell’Ottocento-Novecento vive un processo urbanistico del proprio aspetto con la costruzione dei vari palazzi Fazzari, Alemanni, Doria, il Teatro Carlino, Piazza Roma con la vecchia Fontana di S.Rocco, la Funicolare, l’Archivio di Stato, l’abbattuto Palazzo Serravalle, il palazzo Grimaldi, Villa Trieste, il Teatro Masciari ecc.

Potrei continuare nella descrizione del volume di Rino Rubino che ti rapisce non per la nostalgia del passato, ma per l’incapacità interessata di chi ha amministrato Catanzaro per desertificarla.

 

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Dal mio punto di vista questo primo libro realizzato da Rino Rubino con sole cartoline viaggiate è un’atto di accusa nei confronti di coloro che hanno predato la storia e la cultura di questa città.

Abbiamo una classe politica-imprenditoriale (si dice per dire) una cosiddetta borghesia che ci fa vivere senza la nostra memoria.

Ha prevalso non solo l’interesse economico di ampie dimensioni in tutto il territorio di Catanzaro, ma anche quello di chi pur di vedere avanzare il proprio interesse ha messo a repentaglio il bene comune della comunità.

La nostra città va oltre la crisi d’identità, è una città agonizzante che ha investito l’aspetto sociale, morale, economico.

L’aspetto più grave è che la gran parte dei catanzaresi è stata conquistata dalla logica della spersonalizzazione.

Il nuovo personaggio è un qualsiasi abitante senza volto, con la distruzione dell’intelletto critico collettivo.

 

Quirino Ledda

               Ex Vice-Presidente del Consiglio Regionale

Telespazio Calabria : si chiude il sipario. Definitivamente

 

Fallita. Radio TeleSpazio s.p.a, emittente radiotelevisiva che aveva precorso i tempi, creando in Calabria una struttura di primo piano nel mondo dei Media, non esiste più. Il Tribunale di Catanzaro ne ha dichiarato il fallimento, sotto il peso delle azioni  giudiziarie messe in campo dai numerosi creditori, tra i quali figurano anche i dipendenti, progressivamente licenziati nel corso degli anni.

Una vicenda giudiziaria iniziata con il licenziamento improvviso ed ingiustificato, come poi riconobbe lo stesso Tribunale di Catanzaro con due sentenze di primo e secondo grado. Sentenze che stabilivano il reintegro al posto di lavoro dei primi dipendenti licenziati: i giornalisti. Reintegro che non è stato mai attuato.

 

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Di fatto, dal maggio 2007 ,quando i giornalisti di turno avevano trovato, di domenica, affisso in bacheca il loro licenziamento, insieme  a quello di tutta la redazione., la vicenda si è dipanata nelle aule  giudiziarie, mentre aumentava il numero dei lavoratori  progressivamente lasciati senza occupazione.

Una vicenda che ha coinvolto necessariamente anche i familiari dei dipendenti  allontanati dalla struttura, rimasti di colpo senza reddito, mentre le sentenze di volta in volta emesse dal Tribunale del capoluogo di regione non trovavano nessuna concreta attuazione da parte dei vertici aziendali.

Intanto, veniva distrutto inspiegabilmente un patrimonio immenso in immagini spesso esclusive, girate nel corso dei decenni  di esistenza dell’emittente, e che costituivano un specchio fedele della società calabrese, con personaggi e cittadini comuni protagonisti dell’informazione e della vita quotidiana.

Adesso si apre il capitolo creditori  e la fine di una sicuramente bella avventura iniziata molti anni fa dal  fondatore, Tony Boemi.

 

Angela Robbe: lavorare in cooperativa coinvolge. Nostra Intervista

 

 

Una donna alla guida della Lecacoop Calabria. Angela Robbe è stata eletta presidente, al termine dei lavori per il 10°congresso regionale dell’organizzazione cooperativistica.Un approfondimento sul presente e sul futuro delle cooperative calabresi, soprattutto negli anni della crisi economica e mentre il nuovo presidente della Giunta Regionale, Mario Oliverio, si appresta a mettere in campo il suo esecutivo.

La nostra intervista 

 

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La Legacoop  Calabria ha un nuovo presidente regionale, ma le difficoltà che attanagliano il settore sono decisamente identiche: accesso al credito, burocrazia, ritardi da parte degli enti pubblici nei pagamenti, eccessivo costo del denaro e i ‘tagli’ economici  nei diversi comparti. Cosa fare?

Le problematiche,come lei dice, sono le stesse e richiedono risposte quali quelle individuate dai livelli nazionali delle rappresentanze di impresa, che vanno poi modulate, a livello di risposta e d’interventi, in base alle situazioni particolari esistenti nelle diverse regioni. In ogni caso ognuno dei temi citati va trattato e richiede interventi che coinvolgono sia le stesse imprese che gli attori pubblici, nelle diverse articolazioni.

Per quanto riguarda la burocrazia si è ormai detto molto: é un dato acclarato che in tutta Italia é necessario alleggerire le incombenze burocratiche a carico delle imprese e quindi é necessario che le scelte impegnino in primo luogo il governo ed a cascata le regioni e gli enti locali. Per quanto riguarda i ritardi nei pagamenti degli enti pubblici, atteso che lo stato ha adottato una serie di provvedimenti per ovviare almeno in parte a questo problema, occorre adesso che nella nostra regione vengano messe in pratica queste norme ancora disattese.
Altro discorso va fatto per l’accesso al credito e il costo del denaro: gli istituti bancari applicano tassi differenziati che penalizzano particolarmente la nostra regione rispetto ad altre. In questo caso oltre a chiedere agli istituti di credito un comportamento diverso, occorre chiedere al governo interventi che non solo riportino in Calabria tassi pari a quelli applicati in altre regioni , ma addirittura bisogna chiedere condizioni di miglior favore che tengano conto delle difficoltà di contesto.

Quindi come vede rispetto a temi così complessi sono necessarie risposte articolate che impegnino le istituzioni a tutti i livelli. Anche le imprese, in particolare le imprese della nostra regione, a loro volta, devono modificare almeno in parte modalità di lavoro e strutture patrimoniali ed economiche, per non subire in modo tanto pesante gli effetti dei malfunzionamenti di cui sopra.
Per quanto riguarda i tagli economici nei diversi comparti è un discorso forse più articolato poiché occorrerebbero valutazioni in merito alla natura dei tagli stessi, quindi alla natura della spesa, alle scelte di finanza pubblica e di politica industriale e di welfare, considerato che i settori che hanno maggiormente subito tagli sono quello dei servizi e dei servizi alla persona. Ciò è particolarmente vero e particolarmente sentito in Calabria dove il sistema delle imprese è fortemente dipendente dalla domanda pubblica e quindi particolarmente soggetto a subire gli effetti dei colpi di forbice ai bilanci degli enti pubblici.
Occorre in definitiva un forte impegno istituzionale e politico per affrontare questi temi rispetto ai quali le imprese possono modificare poco.
Se poi vogliamo guardare l’impatto di questi problemi sul sistema cooperativo, troviamo degli effetti peculiari, con particolare riguardo alla riduzione della domanda, dovuti alla natura stessa dell’impresa, che ha come scopo la salvaguardia del lavoro alle migliori condizioni o possibili e quindi non fa leva sulla “flessibilità” del costo del personale. Leva a volte impropriamente utilizzata. Poi ci sono anche problemi dovuti alla forte presenza delle cooperative nel settore dei servizi alla persona, ambiti di attività sottoposti a forte taglio della domanda.

 

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I dati, forniti dalla stessa Legacoop, attestano di  400 cooperative, in Calabria, 20 mila soci, un fatturato per 300 milioni di euro annui e- aspetto non trascurabile- occupazione per  6.500 persone. Il settore cooperativistico su quali linee dovrà muoversi per incidere maggiormente su uno sviluppo complessivo del territorio?

Dovremo rafforzare la cooperazione esistente portandola sempre più verso nuovi settori, la “green economy”, l’ambiente, i nuovi modelli di welfare, la ricerca.Far nascere nuove cooperative rivolgendo particolare attenzione ai giovani ed alle donne, alle fasce ad alta qualificazione professionale, nei settori di cui sopra, con un occhio attento ai settori medesimi in cui la Calabria non può non essere presente: l’agricoltura di qualità, il turismo, la gestione del patrimonio culturale, archeologico ed immobiliare. Dovremo puntare verso un aumento della presenza e della qualità delle cooperative, per essere visibili e dare slancio ad un modello cooperativo di sviluppo nel quale la partecipazione e la responsabilità siano due pilastri fondamentali e provare a far sentire, meglio di quanto siamo riusciti finora, che far cooperazione non solo è utile ma è bello, fa bene e fa star bene. Perchè lavorare stanca, ma lavorare in cooperativa, anche se stanca di più, coinvolge.

Come collaborano, coop di diversi settori tra loro?. Esiste un’interrelazione, una ‘filiera’, necessaria per avere accesso anche ai mercati fuori dal territorio nazionale?

Le cooperative per loro natura collaborano. Collaborare tra cooperative si dice tradizionalmente “fare mutualità”: tra consorzi di servizi, cooperative di costruzioni, organizzazioni di produttori, consorzi per la commercializzazione dei prodotti agricoli, cooperative di pesca e tra cooperative che si occupano di servizi sociali, etc. Sono esempi di filiere, nate quando ancora di filiere non si parlava. Oggi quelle forme si stanno evolvendo in reti, sistemi nodali, cluster: insomma cambiano nome, si adeguano nelle modalità, nelle forme e nei contenuti, ma sono per noi l’evoluzione del nostro modo di essere. Non possiamo non collaborare, non lavorare in filiera. Lo facciamo con ottimi risultati in diversi settori, cito per comodità, l’agricoltura,le costruzioni i servizi, il sociale, gli abitanti : abbiamo esperienza e storie, lo facciamo con integrazioni non solo regionali ma nazionali e possiamo affermare, per esperienza diretta, che grazie a queste filiere molte delle nostre realtà, delle cooperative calabresi lavorano, vendono e offrono servizi su tutto il territorio nazionale e con buoni risultati. Se a questi sistemi venisse dato il giusto sostegno e l’ adeguata risonanza, potremmo innescare un virtuoso meccanismo di “me too”.

 

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Un nuovo governo regionale: cosa si aspetta  Legacoop dalla Giunta Oliverio?

Al nostro congresso il Presidente Oliverio non ha potuto essere presente per impegni improrogabili: ha però inviato una lettera nella quale è contenuto esattamente quanto ci aspettiamo da questa giunta, per la cooperazione. Insieme a questo ci auguriamo – e il presidente si é già espresso positivamente sull’argomento – che si dica basta a scelte non dettate da una visione strategica e piuttosto orientate al ‘qui ed ora’. A noi non resta che augurare alla Giunta Oliverio: buon lavoro.

Alfonso Scalzo

 

Il “Chi è” di Angela Robbe

E’ in Legacoop dal 1998, con diversi incarichi assunti  nel  corso degli anni. Una lunga esperienza, che l’ha portata prima ad essere vicepresidente della struttura di rappresentanza cooperativistica  in Calabria e dal 1° dicembre, presidente regionale. Una laurea in Filosofia alle spalle, alcuni master in Marketing e Comunicazione e  – ancora –  Finanza e controllo di gestione.Tra i suoi incarichi, responsabile regionale delle Cooperative di Produzione e Lavoro e di Servizi dal 2005, componente del Comitato Nazionale Pari Opportunità Legacoop e membro della Consulta Regionale della Cooperazione in rappresentanza di Legacoop Calabria.Da segnalare, ma l’elenco potrebbe continuare, anche l’esperienza con Cooperfidi, del quale è stata prima componente del Comitato Nazionale di Sorveglianza e poi Presidente del Consorzio in Calabria.

Catanzaro fine ‘800 : uomini politici che impoveriscono per la città
e l’eccentrico poeta Antonio Scalise

 

 

Antonio Scalise. Una figura ‘strana’ d’intellettuale, che s’inserisce in uno spaccato pregevole della Catanzaro a cavallo tra ‘800 e ‘900,dove si parla dei Convitti, del morzello e di amministratori che divennero poveri per aiutare i propri concittadini, come don Peppino Rossi. C’è spazio anche per Garibaldi e per Marcellinara, paese di nascita per lo stesso Scalise.

 

E per chi volesse compiere un piccolo viaggio nell’editoria  politico – letteraria, ma anche umoristica di fine 800, a Catanzaro,vi rinviamo al . punto focale di queste pubblicazioni:  il settimanale ” U Strolacu”, diretto da Raffaele Cotronei.  

SI LEGGA :  http://catanzaropolitica.it/catanzaro-piu-di-un-secolo-fa-giovedi-tutti-in-fila-esce-u-strolacu/

 

 

 

E, il tipo stravagante che ispirò Cotronei nel dare il titolo al settimanale da lui diretto, fu proprio Antonio Scalise, è questo il nome che risulta all’anagrafe anche se nei documenti firmava come Antonio Scalese, un giovane «strolacu», nato il 13 dicembre del 1846 a Pianopoli e cresciuto a Marcellinara dove frequentò le scuole elementari, sotto l’occhio vigile dell’arciprete don Francesco Colacino, fratello della madre. Fu poi lo stesso zio a sostenerlo economicamente, permettendogli di proseguire gli studi a Catanzaro.

Antonio fu il primogenito di Caterina Colacino e Domenico Scalise. Il nome completo che gli venne attribuito all’atto della nascita fu Antonio, Francesco Maria. «Egli era molto intelligente, ma stravagante e bizzarro. Riuscì, comunque a formarsi una buona cultura e a conseguire il diploma di maestro. Ma preferì svolgere attività libera, dando lezioni private, anche ad allievi di scuole medie e superiori» .
Ma perché lo si definiva stravagante e bizzarro?
Per via della sua condotta eccentrica, originale, insolita, che destava curiosità e stupore. Per via del vizio di varcare i limiti della consuetudine, ma sempre con correttezza e rettitudine. Si verificava anche che qualche sua originale trovata venisse copiata e riproposta. E poi c’è da considerare che gli artisti sono tutti un po’ stravaganti!
E Antonio Scalise fu un artista a tutti gli effetti. Fu un buon poeta dialettale dotato di vivace sagacia, capace di mettere il lettore a contatto con la realtà locale nella sua più schietta espressione, vivacizzata dalla sonorità dei toni. I suoi versi, semplici e arguti, che su «U Strolacu» firmava con lo pseudonimo di Ascanio Selento, non furono mai raccolti in volume. Altrettanto avvenne per quelli dell’amico Lellè Cotronei.
Così come Antonio anche il fratello Tommaso (1854-1914), giovane modesto e umile, avrebbe voluto proseguire gli studi a Catanzaro, ma non sussistevano le condizioni economiche. Lo zio prete, del resto, non era disponibile a mantenerli tutti e due. Si dichiarava disponibile a concedere a Tommaso «non più di sette pani e mezza lira ogni quindici giorni» .
Il giovane, per nulla scoraggiato decise, con la caparbietà che lo contraddistingueva, di proseguire gli studi in città con o senza l’aiuto dello zio canonico.
Tramite il fratello Antonio conobbe le sorelle Garcea, due brave zitelle, che lo ospitarono nella loro casa, alla «Matalena», quartiere popolare nei pressi della Porta di Mare, abitato prevalentemente da «matarazzari» (materassai).
In pochi anni di studio Tommaso conseguì il diploma di maestro elementare: era il 15 ottobre 1877. L’anno successivo fu nominato Alunno di Cancelleria presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Accettò il posto di lavoro solo per poter vivere dignitosamente, ma il suo sogno era sempre quello di fare il maestro di scuola, possibilmente a Marcellinara.
Da notare che a quei tempi «gli stipendi dei nostri insegnanti erano i più bassi d’Europa. Per gli uomini oscillavano dalle 300 alle 1.320 lire e per le donne da 366 a 1.000 lire al mese» . Nello stesso periodo i colleghi francesi percepivano mediamente 3.400 lire. Una bella differenza!
Tommaso, come il fratello, si creò in città una cerchia di amici selezionati. In particolare instaurò ottimi rapporti col barone Carlo de Nobili (1845-1908) e con il figlio primogenito Pippo (1876-1964), fondatore, quest’ultimo, assieme a Ernesto Peronaci del giornale «Battaglia».
Riflettendo sui sacrifici fatti in quegli anni per poter studiare, ebbe l’idea di creare un convitto per i giovani dei paesi della Provincia desiderosi di seguire corsi di studio senza recarsi sino a Napoli. In tale idea fu incoraggiato dall’amico Pippo De Nobili e dalle autorità scolastiche.
Nel gennaio del 1881 Tommaso Scalise fu inserito nella lista degli invitati al ricevimento offerto in Prefettura in occasione della visita del Re Umberto I con la consorte Regina Margherita e con il Duca d’Aosta Amedeo di Savoia.
Il primo settembre dello stesso anno ottenne la regolare autorizzazione del Re-gio Provveditore agli Studi e in poche settimane riuscì ad inaugurare, nelle vesti di direttore e proprietario, uno dei più moderni collegi dell’epoca che denominò «Istituto-Convitto Beniamino Franklin». Il fratello Antonio assunse il ruolo di vice direttore nonché di docente di materie letterarie, trovando alloggio nella stessa struttura. Ben presto l’istituto superò il numero di duecento convittori.
Tra i docenti Vincenzo Vivaldi (1856-1940) stimato scrittore e severo critico letterario di umili origini che, dal 1891, si trasferì al liceo convitto governativo «Galluppi», al quale risultavano annesse Scuole Universitarie.
Il Vivaldi fece parte di quel gruppo di intellettuali che, posti a sostegno dell’importanza dello studio del folklore e delle variegate tradizioni italiane, aderì, nel 1893, alla «Società Nazionale per le tradizioni popolari», fondata dallo studioso Angelo De Gubernatis (1840-1913), primo laureato in Lettere del Regno d’Italia.
Gli allievi del «Beniamino Franklin» concludevano i cicli di studio con una qualificata preparazione che facilitava il loro inserimento nel mondo del lavoro.

Tommaso Scalise, direttore dell’ormai importante «Convitto», diventò a Catanzaro una personalità di rilievo e veniva invitato a tutti gli eventi cittadini ed alle cerimonie ufficiali.

Per quanto soddisfatto dei traguardi raggiunti continuava a nutrire il sogno di insegnare nelle Scuole Elementari di Marcellinara. A tutto ciò si aggiunge il desiderio di prender moglie, così come aveva fatto il fratello Antonio che aveva sposato Rosina Sanseverino, possidente di Marcellinara, appartenente alla nobile famiglia Sanseverino, una delle più antiche del Mezzogiorno.
Antonio e Rosina furono uniti in matrimonio, il 4 aprile 1883, dal sindaco di Marcellinara Luigi Sanseverino di Saverio, in qualità di Ufficiale dello Stato Civile. Un certificato rilasciato dal medico Emanuele Scerbo attestante l’impedimento della ventisettenne nobildonna a recarsi nella casa comunale consentì la celebrazione privata nella casa di Antonio Sanseverino, padre della sposa.
Al momento della firma dell’atto di matrimonio il sindaco era assistito dal segretario comunale Francesco Mauro; controfirmarono l’atto Saverio Scerbo di Luigi, 57 anni, guardia municipale, Annibale Giglio fu Francesco, 51 anni, barbiere, Antonio Rotella di Paolo, 38 anni, falegname, Saverio Scerbo fu Giuseppe, 58 anni.
Il fatto che i testimoni erano dei popolani, e che lo stesso era stato celebrato in casa induce a pensare che, probabilmente, lo sposo non era pienamente accetto alla famiglia Sanseverino.
Nello stesso anno Antonio Scalise aderiva all’Associazione Liberale Progressista capeggiata dal senatore del Regno Giuseppe Antonio Rossi (1818-1910) ed alla quale si avvicinarono centinaia e centinaia di catanzaresi di varia estrazione sociale. Tra i primi iscritti l’avv. Enrico De Seta, l’avv. Vincenzo Lombardi, l’avv. Vincenzo Giglio, l’avv. Michele Le Pera, l’avv. Giuseppe Gironda Veraldi, gli avv. Antonio, Giovanni e Gregorio Iannoni, tanti altri legali e poi una sfilza di commercianti, tipografi, falegnami, ecc.
Al primo incontro dei soci dell’Associazione Progressista catanzarese, che si tenne nel palazzo comunale, si discusse, tra gli altri, sul tema della costruzione della stazione ferroviaria in città. L’amministrazione comunale catanzarese però, nell’immediatezza, non poteva garantire alcun impegno economico.
Le casse erano state alleggerite in concomitanza della venuta dei sovrani: nell’occasione si spesero centocinquantamila lire di cui ottantamila per opere di ristrutturazione del Municipio, nella Villa cittadina e nel Sancarlino, il Real teatro cittadino, così detto per via della similitudine architettonica con il San Carlo di Napoli.
L’Associazione Progressista catanzarese, grazie all’impegno profuso a sostegno di problematiche d’interesse pubblico particolarmente sentite dalla cittadinanza, allargò notevolmente i consensi facilitando la scalata a sindaco, nel 1887, di Giuseppe Antonio Rossi. Questi era stato il fondatore dell’Orfanotrofio cittadino che, successivamente, fu a lui intitolato.
Il senatore Rossi, puntuale finanziatore della Congregazione della Carità, era il sindaco della povera gente e dispensava aiuti a tutti. Ma «’a troppa carità scianca a vertula» (l’eccessiva elargizione svuota la bisaccia), si suole dire a Catanzaro, e l’amato sindaco morì povero!

 

Quando era ancora fresco di laurea, il Rossi, fece parte, assieme al Marchese Vitaliano De Riso, a don Liborio Menichini (1825-1895) e a don Alfonso Critelli della delegazione prescelta per salutare Garibaldi a Soveria Mannelli e a proporgli una visita a Catanzaro. Incaricato a parlare con Garibaldi fu don Peppino Rossi, giovanissimo avvocato di facile oratoria.
Mentre gli altri componenti della commissione catanzarese aspettavano di essere ricevuti dal generale, il Rossi si appartò con Benedetto Musolino, allontanandosi dai suoi concittadini. Quando Garibaldi si fece vivo sulla porta, i tre catanzaresi sorpresi e non preparati a far da portavoce della città, turbati, gridarono: «Peppino, curri, curri»; Rossi accorse e parlò a Garibaldi a nome della cittadinanza catanzarese e gli disse che la popolazione era ansiosa di acclamarlo in Catanzaro; Garibaldi rispose: «Prima il dovere, poi il piacere» .
A cento anni dalla morte di don Peppino Rossi, avvenuta il 19 gennaio 1910, nessuno lo ha ricordato; eppure fu un valente amministratore e uomo politico schierato sempre dalla parte dei bisognosi. Una dimenticanza che da validità al detto: «passa ’u santu e passa ’a festa!».
Con la chiusura dell’Orfanotrofio che portava il suo nome come unico ricordo è rimasto il busto marmoreo, in Villa Margherita, facilissimo da riconoscere: è l’unico con il piedistallo in cattivo stato di conservazione! Un altro busto recuperato, grazie al buon senso di qualche diligente dipendente comunale, nell’ex Orfanotrofio, quando stavano per iniziare i lavori di ristrutturazione dell’immobile, è ora collocato in un ufficio del Comune.
Nel 1884 per Tommaso giunse l’attesa nomina di insegnante. Finalmente pote-va realizzare il sogno di educare i figli del popolo marcellinarese, composto a quei tempi da poco più di 1500 anime. Un gradito rientro quello di Tommaso. Il ritorno nei propri luoghi, è risaputo, fa sempre piacere, essi rappresentano un contenitore di ricordi e passioni. L’umile maestro allo spazio urbano prediligeva quello paesano con i suoi luoghi e «con la magia che essi possono esercitare» .
A Tommaso sarà forse mancato il campanile della Chiesa di Maria SS. Assunta, come a quel pastore suo compaesano che, casualmente, divenne protagonista di un fatto annotato e decodificato dal noto etnologo Ernesto De Martino (1908-1965) e che trovò notorietà in campo internazionale.
«Cercando una strada, egli e i suoi collaboratori fecero salire in auto un anziano pastore perché indicasse loro la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo poi al posto di partenza. L’uomo salì in auto pieno di diffidenza, che si trasformò via via in una vera e propria angoscia, non appena dalla visuale del finestrino sparì alla vista il campanile di Marcellinara, il suo paese. Il campanile rappresentava per l’uomo il punto di riferimento del suo circoscritto spazio domestico, senza il quale egli si sentiva realmente spaesato. Quando lo riportarono indietro in fretta l’uomo stava penosamente sporto fuori dal finestrino, scrutando l’orizzonte per veder riapparire il campanile. Solo quando lo rivide,il suo viso finalmente si riappacificò» .
Ancora oggi il campanile di Marcellinara, diventato un simbolo dell’identità culturale, trova spazio in relazioni e scritti di studiosi dello spessore di Luigi M. Lombardi Satriani .
In questa antica e tranquilla borgata, posta a cavallo tra lo Ionio ed il Tirreno, si tramanda che fu gradito ospite, nel maestoso palazzo dei baroni Sanseverino, Francesco di Paola (1416-1507), in tempi in cui l’umile frate era già in odore di santità.
Da qui, inoltre, nel settembre del 1860, Antonio Graziano, Luigi Rizzuto, Pietro e Antonio Scerbo, si aggregarono ai volontari garibaldini della Divisione Stocco, detta anche Divisione Calabrese, 2° reggimento «Cacciatori della Sila», partecipando alle battaglie del Volturno, di Caserta e di Capua .
Nel 1877 a Marcellinara venne eletto un sindaco molto giovane, l’avv. Giovan Battista Augello, il quale fu nominato Cavaliere della Corona d’Italia in quanto «sindaco modello. Giovine, di eletta intelligenza, amante del proprio Comune, spende tutto se stesso a pro’ dei suoi amministrati. Mercé l’opera sua nel bilancio comunale di quest’anno è stato stanziato in bilancio il fondo speciale per la costruzione della strada interna di Marcellinara. Mercé questa strada il commercio che ora si svolge tra Pizzo, Nicastro o Catanzaro, sarà attirato nell’interno dell’abitato» .
Marcellinara, arroccata su colline tinte dal verde degli ulivi e degli altri alberi da frutto al quale, dal mese di maggio sino ad estate inoltrata, si aggiunge il giallo oro delle ginestre che le esperte mani delle donne locali lavoravano con particolare maestria. Gli uomini, oltre che nell’agricoltura, trovavano impiego nelle locali cave di gesso.
In paese erano in pochi a leggere il giornale e le scuole si fermavano a quelle elementari.
A sviluppare il territorio incise, qualche anno dopo, la costruzione della ferrovia tra S. Eufemia biforcazione e Catanzaro Lido, la cui prima tratta, ultimata nel 1894, collegava S. Eufemia con Marcellinara passando per lo stretto Veraldi .
I lavori ferroviari furono portati a completamento grazie al pressante interessamento dei parlamentari Giuseppe Rossi Milano, Bruno Chimirri (1842-1917) e Carlo Sanseverino (1812-1894). Il barone Carlo, oltre ad essere stato deputato per tre legislature e presidente della deputazione provinciale, fu sindaco di Catanzaro e fondatore, sempre a Catanzaro, della «Banca Cooperativa di Credito Popolare» , costituita nel 1883 con atto rogato dal notaio Alfonso Menichini (1846-1928).
Nell’impianto ferroviario di Marcellinara fu realiz-zato anche un ampio scalo merci, con l’utilizzo, in via sperimentale, dei primi carri per il trasporto di merci di lunghezza eccezionale. Tale scalo risultò di vitale importanza per lo sviluppo agricolo e commerciale del paese e del comprensorio.
A contribuire sulla scelta di Tommaso ad abbandonare la città fu la notizia che sui tre colli si paventava l’istituzione di un nuovo convitto nazionale il quale sarebbe stato un rischioso concorrente per il «Franklin». Per cui Tommaso, senza alcuna esitazione, cedette la sua creatura al fratello Antonio e si trasferì definitivamente a Marcellinara.
Qui la situazione economica non era delle migliori, basti pensare che, a quei tempi, tre soli suoi concittadini possedevano un libretto di risparmio postale.
A settembre del 1888 Tommaso sposò Caterina Lentini. Con lo stipendio di maestro visse dignitosamente tra la sua gente e tra quei piccoli compaesani ai quali riversava amorevolmente il suo sapere. E così fece sino a quando un tumore allo sterno non gli tolse la vita. Era la notte tra il 7 e l’8 agosto del 1914.
A Catanzaro, quando ormai Antonio aveva preso le redini del «Franklin», apriva i battenti l’«Istituto-Convitto Paolo Emilio Tulelli» diretto dal professor Beniamino Fera. Nel 1894 fu la volta del «Convitto Jonico», sito in Via Gelso Bianco, con direttore Francesco Lupò, apprezzato docente di lettere e filosofia, il quale lanciò l’innovativa formula dell’insegnamento orale, per meglio dire senza libri, ad eccezione di quelli di lettura e dei vocabolari.
Un altro buon convitto-collegio, intitolato a CarloPoerio, si trovava nel palazzo Marincola, a Montecorvino. Lo dirigeva il professor Vincenzo Graziani. Tra i suoi docenti Michele Vitale, direttore del «Corriere Calabrese», ricordato dagli allievi per la paterna severità del suo sguardo.
Dal nord qualche convitto puntava sugli studenti catanzaresi pubblicizzandosi sulla stampa locale. Per il «Franklin» si paventavano tempi duri.
Antonio, «u strolacu», intanto, caricato di ardore giovanile, diventava sempre più catanzarese.


Catanzaro risultava la città a misura per lui. Viva, allegra, mondana, romantica, generosa. Città dove «si impara ad essere umani» . Città dello struscio ciarliero, della satira, dell’ilarità, dello sfottò, di «’u prisebbiu cchi ssi mòtica» , di «’u sona sona» , di «San Bitalianu cchi frisca d’o cùlu», tradizionali fischietti di terracotta che riproducevano l’effigie del Santo patrono . Città dei circoli ricreativi per nobili e letterati ai quali si aggregavano quei «catanzarisi lussu e debbiti» che, pur di non rinunciare alla vita mondana, erano pronti ad indebitarsi sino al collo.

 

 

Catanzaro, città dove la carta stampata e il vernacolo riuscivano a smascherare le ipocrisie, ad attaccare i pregiudizi ed a mettere il naso nei fatti degli altri con la forza dissacrante dell’ironia.
Città delle logge massoniche e dell’accesa lotta politica tra destra e sinistra. Città che non accettava più il banditore pubblico, «’u vanderi», considerato costume da fiera.
«Se Catanzaro fosse Papanice si potrebbe tollerare, ma nella così detta Atene delle Calabrie!!» .
Città dei cocchieri e delle carrozze padronali, dello spumone di caffè, dei fichi d’india, detti «gelateddhi», delle «putiche con le coddare che pippiàvano», tappa d’obbligo per i forestieri i quali ripartivano solo dopo aver gustato il «morzello» nel-la pitta con la tecnica del mungi e mangi. «Il morzeddhu era la colazione e il pasto della tarda mattinata, era il piatto ricco e veloce di una teoria di artigiani, com-mercianti, impiegati, forestieri che accorrevano per varie ragioni nelle strade e nei vicoli della città», scrive l’antropologo Vito Teti, profondo conoscitore della realtà calabrese, nella sua monografia sul peperoncino .
Catanzaro: città che, con voce tonante, chiedeva la costruzione della funicolare. Città della critica, basti pensare che bocciò a suon di fischi l’esibizione del grande Enrico Caruso (1837-1921), tenore per eccellenza. Città delle operette al teatro comunale, dei concerti in villa, delle troupe canzonettistiche al Caffè Margherita, dell’Albergo Concordia e del ristorante di Coriolano Paparazzo, che ospitarono, nel 1897, il viaggiatore inglese George Gissing, il quale nelle sue memorie scriveva: «In Inghilterra sono uscito da molti bar oppresso dal tedio e dal disgusto; quel caffè di Catanzaro sembrava, in confronto, un’assemblea di saggi e di filosofi» .
Come scrive Vito Teti, «Nella seconda metà dell’Ottocento la città conosce una grande vivacità commerciale e culturale» .
«Tra le industrie, sebbene non più nello splendore di prima, è assai prospera la tessile in seta, specie per i fazzoletti, che sono molto richiesti in commercio» .
Le sottostanti vallate, dal Pie’ di Sala a Santa Maria Zarapoti, sono fertilissime e coltivate a vigneti, ulivi, frutta e seminativo.
Lo storico Cesare Mulè, autore tra l’altro di una pubblicazione dedicata al poeta Antonio Scalise, solo omonimo del Nostro, prete popolare di Sersale, scrive: «La città si arricchisce di un teatro, di grandi e signorili palazzi, di una villa ricca di piante ornamentali rare e giochi d’acqua» .
Era questa la Catanzaro del maestro Scalise.
«’A la chiazza» incontrava i suoi compaesani i
quali, per guadagnarsi da vivere, lavoravano come corrieri portando in città pacchi destinati a persone, e prodotti locali come polli, uova, ricotte, frutta ed altro, da vendere ad una ristretta clientela.
Lo Scalise era un assiduo frequentatore dei festini di Palazzo Alemanni e delle conversazioni nella libreria Mazzocca, fondata da un immigrato toscano nel 1855 e diventata ritrovo di intellettuali, letterati, filosofi, insegnanti e giuristi. Questi ultimi, a Catanzaro, per tradizione sono stati sempre più numerosi dei medici. Tale dato potrebbe derivare dal fatto che la città fu sede della Corte d’Appello delle Calabrie fin dal 1809, sebbene il capoluogo della Calabria Ultra all’epoca fosse Monteleone.
Il tribunale catanzarese fu sede di importanti processi. Nel 1867 si tenne quello al capobrigante Pietro Bianco e alla sua banda, l’anno successivo fu la volta del processo alla banda brigantesca capeggiata da Rocco Casalinuovo di Stalettì. Agli inizi del Novecento, nello stesso palazzo di giustizia, si avviò il processo al re dell’Aspromonte, Peppi Musolino, accolto al suo arrivo da una folla applaudente e dal lancio di baci e fiori delle donne. L’effetto Musolino, sviluppatosi in più conti-nenti, dal momento della cattura del super latitante era arrivato sin qui. Il processo catanzarese fu limitato a poche sedute in quanto la Cassazione decise di rinviare gli atti ai colleghi di Lucca.

Anche la farmacia del comm. Federico Leone, fondata nel 1841 e trasferita nel 1893 negli artistici locali posti al piano terra dell’imponente Palazzo Fazzari, «fu luogo d’incontro di personalità di maggiore spicco della città, nonché di artisti, letterati e poeti, non solamente calabresi, ma di quanti venivano a Catanzaro, rinomato centro di cultura in tutta Italia ed anche all’estero» . Nello stesso palazzo vendeva pianoforti Domenico Lamonica e di fronte, nel palazzo Parlato, si trovava il lussuoso negozio di abiti scozzesi dei fratelli De Vito.
Il maestro Scalise osservava, scrutava e poi traduceva in sonetti che, dopo oltre un secolo, risultano ancora attuali e fanno sorridere per la loro arguzia invitando, nel contempo, a meditare sulle debolezze e sui vizi della gente. Un verseggiare, a tratti profondo, che si fa carico di speranze e sofferenze ma senza mai rinunciare al linguaggio sferzante dell’ironia.
Per molti aspetti, bisogna ammetterlo, ci riconosciamo in lui. Non solo e non tanto perché conterranei, ma per il vernacolo in cui si esprime, per la verve tipica della nostra gente, per la critica facile e franca, per le allusioni toccanti ma sempre soffuse da un innato spirito bonario, affettuoso, raffinatamente civile e, pertanto, piacevole, divertente, sicuramente da apprezzare.
Il Nostro dedicò alcuni suoi sonetti alla cucina popolare; riservò ampio spazio alle donne, belle e meno belle, che annegano nel suo umorismo. L’amore risultò uno dei temi preferiti ed in un componimento, confermando i sani principi che lo caratterizzavano, mise in risalto il valore dell’unità familiare. Nelle sue rime trovarono spazio, sempre in chiave ironica, la miseria economica del popolo ed anche difetti e abitudini della società catanzarese. Perfino la politica giolittiana fu colpita da qualche misurata frecciata di Ascanio Selento.
Chissà se fu l’aristocratica consorte a ispirarlo, almeno per una volta, a mettere da parte l’ironia e a scrivere, sempre in dialetto, la melanconica dichiarazione d’amore: «Esta amura».
«Non c’è mai stata una donna gentile, galante come a te, sono felice solo quando ti sono vicino e il cuore fa ticchi tacchi» , un amore vero e profondo che si arricchisce della musicalità del dialetto locale e delle melodie del maestro Luigi Griffo (1859-1929), apprezzato compositore, originario di Chiaravalle Centrale, che studiò al Conservatorio napoletano di S. Pietro a Majella sotto la guida del maestro Paolo Serrao.
Il cav. Griffo, docente di canto corale e musica presso il «Convitto Tulelli» di Catanzaro, fu autore di pregevoli volumi di cultura musicale per uso dei Regi Conservatori di Musica e di un metodo di canto corale approvato dall’Accademia di Santa Cecilia di Roma.
Le musiche di «Esta amura» furono raccolte in un’unica spartitura con quelle di «Pensu a ttia», una serenata sentimentale composta da Giovanni Patari e musicata dallo stesso maestro Griffo, pubblicate dalla «Editoria Musicale G. Pisano» di Napoli nel 1901.
Si tratta di due raffinate romanze da salotto, create per canto e pianoforte, con antichi spunti, accenti e cadenze popolari, che venivano eseguite e apprezzate nei salotti aristocratici e borghesi. I due brani, into-nati al gusto francese, risultavano in piena sintonia con la moda musicale in voga tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, il cui tema dominante era sempre l’amore. Un amore irreale e tormentato, raccontato con un delicato linguaggio musicale capace di mandare in estasi le buone famiglie della borghesia catanzarese.
Erano i tempi di «Marechiaro», «Era de maggio», «Voce ’e notte», «I’ te vurria va-sà», «Torna a Surriento», «Regginella» e altre melodiose e indimenticabili canzoni.
«Esta amura», la cui armoniosa musicalità arriva direttamente nel cuore di chi l’ascolta, è finita nel dimenticatoio così come è stato completamente dimenticato sia a Catanzaro, sia a Marcellinara, il suo autore Antonio Scalise: un poeta a modo suo, spontaneo e umano; un nostrano cabarettista d’altri tempi; un giullare stravagante nel temperamento e arguto nel linguaggio, i cui versi, piacevolmente vivaci, a volte ironici, licenziosi e scurrili, a volte malinconici, inducevano e inducono, ancor oggi, al sorriso.
Antonio Scalise fu un poeta gentiluomo, un uomo di grande coerenza e rettitudine, che fece parte di quel gruppo di intellettuali catanzaresi, vissuti a cavallo tra l’Ottocento e i primi decenni del Novecento, e che diventarono poeti dialettali umoristici, giornalisti brillanti, critici arguti della società e dei costumi dei tempi.
Per questo riteniamo doveroso da parte degli ambienti culturali di Marcellinara, di Catanzaro ed anche di Pianopoli, paese natio dello Scalise, di riappropriarsi di quel figlio stravagante, appassionato cultore del dialetto e testimone della cultura popolare calabrese, che con i suoi vivaci sonetti, ha lasciato una non trascurabile traccia dei tempi passati e delle nostre usanze.
La realizzazione di questo volumetto consente, seppur in parte, per la prima volta, la ricostruzione della vicenda umana e artistica di un intellettuale calabrese, ancora oggi largamente sconosciuto al pubblico, attraverso la riproposta di quei frammenti di produzione poetica recuperati dalle poche copie di «U Strolacu» ancora in circolazione, sullo sfondo del panorama culturale e letterario catanzarese di fine Ottocento.
Caro strolacu, finalmente, pur nella modestia, un segno di riconoscenza e gratitudine!

Silvestro Bressi

Poesie di Antonio Scalise :

http://catanzaropolitica.it/le-rare-ormai-poesie-di-ascanio-salento-antonio-scalise/

 

 

* Le foto: Una prima pagina de ” U Strolacu”, Silvestro Bressi (al centro) con alcuni turisti, libri antichi della Biblioteca Tabor di Catanzaro.